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La levatrice e i criminali: da cinque secoli una storia fra leggenda e realtà

Articolo di Giuseppe Stilo


Simon Young è uno storico inglese che vive e lavora in Italia, presso l’Università di Siena, dove insegna nell’ambito di un programma della University of Virginia. Ha al suo attivo decine di pubblicazioni di storia medievale e del folklore delle isole britanniche. Il suo interesse è particolarmente volto alle tradizioni che riguardano il soprannaturale, non ultime a quelle che sono giunte vitali sino alla nostra post-modernità.


In questo senso, parecchie pagine dei suoi lavori sono di diretto interesse per chi si occupa di leggende contemporanee. Questa cosa risulta particolarmente evidente in uno dei suoi lavori più recenti, Midwife to Murderers: A Newly Identified Contemporary Legend?, pubblicato sull’ultimo numero di Contemporary Legend (3° serie, vol. 7, 2017, pp. 40-74), la rivista della International Society for Contemporary Legend Research (ISCLR).


Finora - è questo il succo del lavoro di Young - i folkloristi non si erano resi conto con chiarezza di aver dimenticato nelle loro innumerevoli classificazioni la presenza di un racconto ben strutturato e ben documentabile nel corso del tempo, che ha tutte le caratteristiche per essere inserito fra i motivi folklorici. Si tratta di una storia che vive e si manifesta con piena vivacità nel corso del XIX e XX secolo e che assume dunque la natura di leggenda contemporanea.


Questa storia è quella che lui chiama Midwife to Murderers, che io traduco come “la levatrice e i criminali”.


Eccone un bell’esempio giornalistico.

Bucarest. Una tremenda avventura è capitata a una levatrice, tale Vendescu, residente in questa città. Davanti alla casa della levatrice si fermò, alcune notti or sono, un'automobile di lusso, dalla quale scese un signore sui quarant'anni, elegantemente vestito che, mettendole in mano una forte somma di denaro, la pregò di recarsi con lui ad assistere una partoriente. La levatrice era appena entrata nella vettura che l'uomo, puntando contro di lei una rivoltella, le impose, pena la morte, di non raccontare ad alcuno, e tanto meno alla polizia, quanto sarebbe accaduto. Così dicendo, la imbavagliò per impedirle di gridare e le bendò gli occhi con un fazzoletto. Quando l’automobile si fermò, la levatrice fu condotta in una stanza, dove giaceva una signora, che diede alla luce felicemente un bambino. Mentre la levatrice si accingeva a fare il bagno al neonato, lo sconosciuto glielo strappò dalle mani e lo gettò in una caldaia d’acqua bollente. La Vendescu a quella vista perdette i sensi. Quando rinvenne si trovava nuovamente nell’automobile la quale filava a grande velocità. Poco dopo ella fu gettata dalla vettura e venne raccolta da alcuni passanti. La Vendescu ha depositato alla polizia il denaro ricevuto. Le indagini eseguite avrebbero già portato all’arresto del colpevole.

(Corriere della Sera, 5 marzo 1937)


In generale la storia può avere diversi protagonisti, che sono trasportati in un luogo segreto per svolgere un compito particolare, il più delle volte legato a un delitto o a un atto criminale. Ad esempio, un muratore può essere chiamato per murare viva una persona, una ragazza vergine o un prete sono portati via per essere usati in una cerimonia satanista, un sacerdote è invitato a confessare una persona che sta per essere uccisa o un medico costretto a curare un criminale ferito da un’arma da fuoco o a dissanguare a morte qualcuno, oppure, nel caso più diffuso, una levatrice viene chiamata al capezzale di una partoriente il cui onore (o quello della cui famiglia) deve essere difeso ad ogni costo. In quest’ultimo caso è possibile che il bambino o la donna stessa siano poi uccisi. Altri protagonisti, meno popolari, possono essere boia, ingegneri o sarti, tutti coinvolti in compiti delittuosi.


In una variante particolarmente truculenta della storia, un chirurgo è obbligato ad amputare la mano di una ragazza… La giovane l’aveva promessa a un uomo di cui si era innamorata nonostante la contrarietà della famiglia. Svolto il proprio compito, i protagonisti sono di solito ricondotti, ancora bendati, lì dove erano stati prelevati, profumatamente ricompensati o minacciati perché mantengano il silenzio da coloro che s’intuisce essere appartenenti a ceti sociali elevati o a gruppi criminali (terroristi, mafiosi…)


Non è detto, naturalmente, come in tutte le nostre storie, che tutti gli elementi che ho appena riassunto siano presenti o siano così evidenti. Nel caso della levatrice e i criminali, per esempio, manca a volte l’ultimo stadio del racconto, quello in cui si capisce chi erano i mandanti e soprattutto perché il compito della levatrice o del medico doveva svolgersi nel segreto più assoluto di un luogo nascosto.


Young è stupito dalle diverse tipologie di media nei quali è possibile reperire tracce della storia. Dai diari personali, ai sermoni, si passa alle storie da gazzetta al sorgere della stampa moderna, senza escludere il profluvio di letteratura ottocentesca, soprattutto anglosassone...


Quel che è certo, dice Young, è che il successo della forma letteraria del nostro racconto non ne ha per niente cancellato la dimensione orale; ad esempio il romanzo di Mario Puzo Il Padrino, che è del 1969, non fa altro che mettere su carta, rispettandone le forme in maniera assai stretta, i racconti che circolavano nei bassifondi della Little Italy newyorkese nei decenni precedenti.


Nella seconda parte del saggio, poi, Young discute a lungo i motivi per i quali questa storia, come tanto altro folklore classico e contemporaneo, sta sempre a metà tra realtà e fantasia, tra fact e fiction.


Nonostante il fatto che storici e giornalisti abbiano dato a lungo credito a racconti di questo genere, infatti, rimane comunque evidente il substrato leggendario. Su questa linea, particolare spazio viene riservato alle fonti concernenti un prete messicano che nel 1791 raccontò sul serio, stando alle carte d’archivio del tempo, di esser stato costretto a recarsi, bendato, presso un uomo e una donna rimasti a lui sconosciuti, per confessarli. Questo non ci esime, scrive Young - prudente - dal chiederci se il prete abbia raccontato un fatto vero o se, anche lui, per qualche motivo che ci sfugge, narrasse.


Ma a quando risale questo motivo folklorico? Grazie anche ai contributi forniti da Roberto Labanti, studioso nostrano di storia dell’anomalistica, Young riesce a retrodatare sino agli anni ‘80 del XV secolo in Emilia Romagna le fonti più antiche della levatrice e i criminali. Nel farlo, però, ricorda che sarebbe “un errore di categoria cercare la versione originale di storie di questo tipo”.


Infine, sulla base delle similitudini strutturali, l’autore ipotizza che la nostra leggenda possa essere una versione secolarizzata, modernizzante, del motivo folklorico della levatrice delle fate, una storia documentabile almeno dal XIII secolo in Europa occidentale e settentrionale, in cui un’ostetrica viene portata in modo soprannaturale in un regno segreto dove aiuta a far nascere un bambino, figlio di una donna del nostro mondo tenuta prigioniera o addirittura di una stessa fata.


Nel formulare questa ipotesi, comunque, Young si mantiene cauto. Le fonti scritte antiche di cui dispone per la leggenda della levatrice delle fate sono poco numerose. Per questo, non è detto che la storia della levatrice e i criminali derivi di sicuro da quella delle fate. Potrebbe benissimo essere accaduto il contrario. Addirittura è possibile che ci si trovi al cospetto di racconti diversi, senza alcun legame fra loro.


Infine, l’Autore fornisce un catalogo cronologico che va dal 1481 al 2015 con le fonti note sulla leggenda in esame: 123 versioni della storia della levatrice e i criminali accompagnate da un’ampia bibliografia sull’argomento. Tra i casi, una buona percentuale (18%) è rappresentata da fonti italiane, e fra queste vi figurano le tre più antiche. Il merito va in parte anche agli altri italiani ringraziati da Young per le fonti reperite.


A parte Labanti compaiono infatti il folklorista Davide Ermacora, Sofia Lincos, che collabora con regolarità con il CeRaVoLC, e lo stesso Paolo Toselli, che ne è il fondatore.

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