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Pérák dai tacchi a molla, il fantasma di Praga



Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo


Nel 1946, in occasione della prima, vera edizione del Festival cinematografico di Cannes, fu presentato un cartone animato di 14 minuti, firmato dall’illustratore ceco Jiří Trnka: L’uomo a molle e le SS (Pérák a SS). Potete guardarlo qui, in versione integrale: l'immagine che vedete è tratta da questo cartone. Il cortometraggio si apriva con queste parole:


Durante l’occupazione tedesca si raccontavano storie di un uomo misterioso che saltava sulle molle e spargeva il terrore tra gli occupanti con i suoi balzi e le molle. Il nostro film è dedicato a quel bravo fantasma.

In effetti, l’idea di un misterioso “sabotatore” con molle attaccate ai piedi che durante la Seconda guerra mondiale colpiva i militari tedeschi arrivava dalle innumerevoli leggende sul Pérák circolate ai tempi dell’occupazione tedesca della Cecoslovacchia. Il termine Pérák non è un nome proprio; in italiano si potrebbe forse tradurre come “il molleggiato”: un nome generico per un “fantasma senza nome”. A volte, lo si chiamava anche Pérový muž (l’Uomo molla), quasi fosse un supereroe.


È questa l’immagine di Pérák che è stata promossa dal secondo dopoguerra a oggi: un prode ribelle della resistenza antinazista ceca, capace di imprese spettacolari grazie ai suoi ingegnosi tacchi a molla. L’origine del mito, però, è più complicata: prima della sua crociata contro gli occupanti, l’uomo a molla era un personaggio che faceva paura. A indagare sulla sua evoluzione nel tempo, ha contribuito nel 2020 lo studioso Petr Janeček, che ne ha scritto per Fabula, una delle più prestigiose testate di studi folklorici. Lo studioso e i suoi collaboratori hanno raccolto 168 testimonianze orali di persone che ricordano la saga dell’uomo-con-le-molle.


Oggi Pérák si è trasformato in una specie di eroe popolare e viene utilizzato in mille forme nella cultura pop: la sua origine, però, risale a molto tempo prima della Seconda guerra mondiale, e il quadro attuale è soltanto il punto d’arrivo di una lunga evoluzione. Cerchiamo dunque di capire chi è stato il nostro uomo-a-molla, a seconda del momento storico.

La prima versione: il fantasma saltatore, agente dei gesuiti


Pérák è probabilmente il discendente di uno dei fantasmi più celebri dell’Inghilterra vittoriana, Spring-heeled Jack: un misterioso individuo - a metà tra il fantasma e il criminale - in grado di aggredire innocenti passanti grazie, dicevano alcuni, ai suoi balzi prodigiosi (ma anche in quel caso le cose sono più sfumate, e la capacità di saltare non è l’unica caratteristica di questo strano fantasma). Storie su Spring-heeled Jack comparvero sui quotidiani londinesi dal 1837 fino all’inizio del Ventesimo secolo.


Ma il misterioso Spring-heeled Jack non rimase confinato all’Inghilterra: con gli anni, si trasformò in una “leggenda migratoria internazionale”, disseminata, a partire dalla Prima guerra mondiale, anche nell’Europa centrale e orientale. In particolare, incubatori fondamentali per la successiva comparsa del Pérák furono la Russia e l’Ucraina della rivoluzione e della guerra civile tra rossi e bianchi. Qui, fra il 1918 e il 1925 si verificarono, specie a San Pietroburgo, Odessa e Mosca, vere ondate di panico per una banda di terribili ladri saltatori, i poprigunchyki (“saltatori”, appunto). Quasi in contemporanea, le prime forme della nostra storia cominciarono ad apparire in Cechia.


In questo periodo, le interpretazioni prevalenti furono di tipo razionalizzante: semplificando molto, potremmo dire che le apparizioni di Pérák furono viste, negli anni Venti, come uno scherzo da preti.


Per capire meglio questa interpretazione, occorre guardare al momento che la Cecoslovacchia stava vivendo. La neonata repubblica stava spingendo in gran numero le popolazione urbane e suburbane ad abbandonare la chiesa cattolica, vista come legata al vecchio impero asburgico e ad aderire alle chiese protestanti derivanti dalla Riforma ecclesiale caldeggiata nel Quindicesimo secolo da Jan Hus, considerate più prossime alle spinte nazionalistiche imperanti.


Secondo le dicerie, i fantasmi saltatori erano quindi preti cattolici - magari i proverbiali gesuiti - travestiti da fantasmi, oppure capaci di far “vedere” gli spettri con l’uso di proiettori primitivi come le lanterne magiche: un mezzo bizzarro per spaventare i miscredenti, indurre in loro un sacro terrore e riavvicinarli alla vera religione. Janeček riporta, a questo proposito, un’interessante testimonianza:


Nella città di Most, i minatori stavano tornando a casa dal lavoro e il “fantasma” balzò innanzi a loro. Un sacerdote di Hněvín lo aveva proiettato grazie a una [lanterna] magica, la figura saltò davanti a loro. Era dopo la prima guerra mondiale. Nostro papà ci riportò la storia quando tornò a casa dal turno. Nessun uomo voleva andare da solo. Saltava su e giù come sulle molle. (Narratrice A. K., di sesso femminile, nata nel 1890, Louny. Il narratore è stato intervistato dal folklorista ceco Miloš J. Pulec negli anni 60)

A quel tempo, Pérák poteva assumere nomi diversi come quelli di Spiralhopser, Springer, Hüpfemännchen; rimaneva però sempre l’idea di un uomo in grado di compiere balzi giganteschi grazie alle sue molle - vere o immaginate che fossero.


Anni Trenta: ladro e guardone


La seconda fase ebbe un carattere meno politicamente marcato: negli anni Trenta, prima che la situazione internazionale precipitasse verso la Seconda guerra mondiale, il fantasma saltatore assunse tratti meno definiti. A volte era un ladro-inventore, dotato di un avanzatissimo marchingegno che gli permetteva di compiere le sue malefatte, altre, era un individuo misterioso dagli intenti più maliziosi.


Nel 1936-37 l’uomo dai tacchi a molla divenne popolare tra gli appartenenti alla classe lavoratrice della città industriale di Chomutov/Komotau. Riporta Janeček:


Era un voyeur e un ladro, poco prima della Seconda guerra mondiale. Ma non ha mai preso di mira i poveri. Presumibilmente aveva enormi molle sui piedi, sotto gli stivali, ed è per questo che non è mai stato arrestato dalla polizia. Dicevano che succedeva in tutta la repubblica, e che c'erano testimoni affidabili delle sue buffonate. I nostri genitori ci spaventavano: "L’uomo-a-molla ti catturerà!" Da bambini giocavamo a interpretarlo e immaginavamo di poter saltare oltre il recinto e rubare le fragole... (Narratrice B. L., di sesso femminile, nata nel 1924, Kladno).

Insomma, Pérák era uno strano tipo di criminale, che destava inquietudine e poteva diventare occasionalmente anche uno spauracchio per indurre i più piccoli a comportarsi bene. Usava le molle per guardare, all’insaputa di tutti, le donne che si spogliavano nelle proprie stanze, ma anche per raggiungere i piani alti dei palazzi e derubare i benestanti…


Il passaggio centrale: la Seconda guerra mondiale


Arriviamo così alla prima metà degli anni Quaranta, quelli che consacrarono definitivamente la figura del Pérák. Nella primavera del 1939 la Cecoslovacchia era stata smembrata dai nazisti: in parte era già stata annessa al Reich, in parte era diventato un protettorato con un regime fantoccio alleato di Berlino; nella realtà dei fatti, si trattava di un’occupazione militare e di una repressione spaventosa. Non prestando alcuna fede ai mezzi di comunicazione ufficiali né ai giornali sottoposti a forte censura, la popolazione ricorse in larga misura alla comunicazione diretta, alle voci e alle dicerie.


Tra gli occupati andavano forti gli aneddoti antinazisti, le barzellette e lo humor nero: una forma di reazione a quella situazione difficilissima. La seconda vita di Pérák inziò così, sotto i bombardamenti alleati che avevano come obiettivo principale l’industria pesante, assai sviluppata nel Paese, e che andavano via via intensificandosi. Le voci, comparse nella seconda metà del 1942, assunsero ampia portata alla fine del 1943, proprio mentre le sorti della guerra cominciavano a volgere al peggio per l’Asse. Ecco un’altra testimonianza riportata da Janeček:


L’Uomo-a-molla? La gente ne parlava molto, nei rifugi sotterranei. Penso che iniziò quando si intensificarono i raid aerei e i bombardamenti delle fabbriche che lavoravano per i nazisti. Ne sentii parlare per la prima volta verso la fine della guerra, quando ero un lavoratore forzato in una fabbrica di munizioni a Polička. Me ne parlò un veterano di guerra austriaco, più gentile dei nazisti che lavoravano lì come sorveglianti. Gli eserciti russo e americano erano già entrati in Germania e i nazisti stavano rapidamente abbandonando il Paese... La gente parlava molto di questo Pérák, diceva che qualcuno lo aveva visto da qualche parte mentre saltava qualcosa. Avevamo davvero paura di uscire la sera. Ci dicevamo sempre: "Gesù Maria, immagina se ci salta addosso da qualche parte!" Diceva la gente che anche i soldati nazisti avevano paura dell'Uomo-a-molla. (Narratrice M. N., di sesso femminile, nata nel 1925, Praga)

Da Praga, le voci sull’esistenza di quel fantomatico criminale salterino raggiunsero quasi tutta la Cecoslovacchia. Ne rimasero fuori soltanto le regioni della Boemia meridionale e della Moravia sud-orientale. In genere, si trattava di una figura vista al crepuscolo: balzava oltre i treni e i mezzi pesanti, raggiungeva con un unico salto tetti e ponti ferroviari. Si diceva che stesse combattendo i nazisti: grazie ai suoi tacchi-a-molla rubava i loro equipaggiamenti, danneggiava le loro armi, sabotava il lavoro nelle industrie di guerra e scriveva slogan sui muri in luoghi difficilmente accessibili, dove le frasi erano difficili da cancellare.


A parlarne erano soprattutto bambini e ragazzi, affascinati da quel personaggio in grado di compiere balzi impensabili. Per gli adulti, invece, era un gioco, quasi una barzelletta: un po’ come per i Gremlins della Seconda guerra mondiale, cominciarono a evocarlo ogni volta che le cose volgevano al peggio per i nazisti.


Ludmila Sinkulová (1910–1988), storica della scienza e della tecnologia, lo descrive così:


[...] una figura immaginaria, fatta di fili di acciaio, con gambe lunghe e robuste molle attaccate. Quando saltava, le sue gambe possenti lo facevano saltare in alto in maniera soprannaturale e lontano quanto desiderava. Praticamente invisibile, si muoveva per il mondo a suo piacimento sabotando la produzione delle industrie belliche e ogni altro luogo, danneggiando gli occupanti nei loro punti più deboli. Si specializzò in scherzi crudeli contro i nazisti, ma aiutò gli oppressi e, soprattutto, li fece divertire. Una specie di Ulenspiegel moderno e invisibile. Il suo principale luogo di attività era la Boemia, in particolare Praga, dove circolavano migliaia di storie su di lui. Venivano raccontate come battute, e ognuno aggiungeva la sua variante. La maggior parte degli scherzi dell'Uomo-a-molla ebbero luogo durante le repressioni naziste seguite all'assassinio di Reinhard Heydrich: quasi un esempio da manuale di evasione psicologica.

Però - argomenta Janeček impiegando l’analisi strutturale del motivo narrativo - durante la guerra Pérák non assunse mai del tutto la forma dell’eroe antinazista senza sfumature: rimase sempre un po’ un burlone, un po’ un fantasma, un po’ un supereroe dai tratti soprannaturali, un po’ “deviante”.


In fondo, si trattava di una creatura “liminale”: compariva al crepuscolo, tra il giorno e la notte, facendo balzi che erano a metà tra il camminare e il volare, sempre nelle periferie tra lo spazio urbano e quello rurale. E anche la sua natura rifletteva questo fatto: un po’ uomo un po’ demone, Pérák era una figura ambigua, lontana dall’idea dell’eroe moderno. Se in città era descritto come un patriota anti-nazista, in campagna si parlava di lui come di una creatura demoniaca (ma c’erano anche più persone scettiche sulla sua effettiva esistenza), opure di un ladro, di un disturbatore.


Pérák come figura contemporanea


Dopo la guerra, Pérák cominciò a sparire dai racconti orali. In alcuni posti, specie nelle aree rurali, sopravvisse ancora una ventina di anni: se ne continuò a a parlare, ma in maniera sempre più sporadica, sempre come di un voyeur, di un ladro imprendibile, o addirittura un “babau” per spaventare i bambini.


La nuova vita di Pérák vide il passaggio dalla cultura orale alla sfera della politica, e, infine, si sovrappose alla prevalenza della cultura pop. Questo processo coincise con un rapido appiattimento della figura del personaggio, tale da renderlo sempre meno ambiguo. La prima fase di questa trasformazione avvenne in concomitanza con il passaggio della Cecoslovacchia alla dittatura comunista (1948): Pérák diventò quasi all’istante il patriota che aveva contribuito a combattere i nazisti durante la guerra. Le altre interpretazioni divennero ben presto minoritarie. Ad aiutare questa transizione giunse, nel 1946, il cortometraggio animato di cui parlavamo in apertura. Qui l’uomo dai tacchi a molla era uno spazzacamino, che nel suo lavoro sui tetti osservava dall’alto la città di Praga e gli abusi della polizia nazista. Armato di molle prese da un divano e di una calza in testa, il bravo e coraggioso ribelle si metteva a combattere gli occupanti, liberando i prigionieri e portando scompiglio tra le file delle SS. Questo brevissimo film d’animazione fu talmente potente da sopprimere quasi all’istante tutte le altre narrative concorrenti. Spiega ancora Janeček:


Per via di questo cartone immensamente popolare, l’Uomo dai tacchi a molla dell’immaginario popolare cambiò definitivamente, da fantasma amorfo e ambivalente a una figura ideologicamente ben definita, abitante la sfera della simbolica politica.

Il secondo punto di svolta per la nuova definizione del Pérák giunse con il fumetto Pérákovy další osudy (“Ulteriori avventure dell’Uomo Molla”), pubblicato nel 1948 in un supplemento di Haló noviny, organo del Partito comunista cecoslovacco. Illustrato da Vladimír Dvořák, la storia si presentava come un seguito del cartone animato di Trnka; questa volta, però, il supereroe dai tacchi a molla continuava a combattere i nemici anche dopo la guerra. Ovviamente, gli avversari adesso erano diventati i nuovi nemici del popolo: gli ex-collaboratori nazisti erano passati nelle file della CIA, e, in combutta con la borghesia cercavano di sovvertire l’ordine in Cecoslovacchia, nuovo paradiso proletario.


Ma il Pérák è davvero capace di mille vite. Con l’invasione della Cecoslovacchia a opera degli eserciti del Patto di Varsavia dell’estate 1968, intervenuti per sopprimere i tentativi di riforma democratica di quel Paese, ecco l’uomo a molla prendere la strada della letteratura clandestina d’opposizione, quella dei samizdat, diffusi in forme e sotto testate diverse un po’ in tutti i Paesi sottoposti al dominio sovietico e nella stessa URSS. In quel genere letterario, Pérák si volge contro i sovietici e i loro servitori.


La dissoluzione dei regimi comunisti, alla fine degli Anni 80, ha portato con sé un’ulteriore evoluzione del nostro personaggio. Le istanze, le tensioni e le attese del mondo globale lo hanno trasformato in un campione dei nuovi nazionalismi di destra, come nella graphic novel Pérák kontra Globeman, nella quale l’eroe si batte sia contro il “mondialismo” di McDonald sia contro i divi hollywoodiani e le popstar come Michael Jackson, accusato di pedofilia in combutta con i poteri che dominano il pianeta. All'estremo opposto dello spettro politico, fra i gruppi Antifa cechi, dal 2010 Pérák è riprodotto in innumerevoli stickers, gif, graffiti, come eroe della lotta al neocapitalismo e alla globalizzazione.


Nella fase più recente, infine, Pérák è diventato anche un supereroe a metà fra l’universo Marvel e il filone letterario delle “storie alternative” del mondo (si pensi, ad esempio, allo steampunk, al dieselpunk e alle distopie ambientate ai tempi della Seconda guerra mondiale che sfruttano super-armi naziste e dischi volanti).

In una certa misura, Janeček conclude la sua complessa disamina sostenendo che l’uomo a molla ceco, nato come versione locale del motivo folklorico di Spring-heeled Jack, avrebbe subito nel tempo una fortissima semplificazione dei suoi caratteri. Da complicato, ambivalente e in grado di condividere nello stesso periodo e in parti diverse del Paese tratti e interpretazioni alternative, con la Seconda guerra mondiale sarebbe rapidamente diventato monodimensionale. Così, in qualche momento è diventato il super-partigiano antinazista, in altri un eroe della sinistra radicale, in altri periodi ancora un supereroe fortiano dotato di tecnologie mirabolanti e abitatore di mondi alternativi a quello reale. Anche la natura popolaresca, irridente e tutto sommato non fortemente politica degli anni precedenti al 1938 sarebbe andata persa.


Per lo studioso ceco, dopo un secolo di vita del Pérák, sarebbe possibile delinearne due idealtipi: quello originale, ambivalente, fantasma urbano vivente attraverso le leggende orali del periodo interbellico 1918-1938, e quello inventato, idealizzato, sempre positivo per chi lo racconta e prodotto da una cultura politica oppure di una pop di tipo non-orale: il Pérák del periodo che va dal 1939, e che vive ancora oggi.


Il processo dialettico d’interscambio fra memoria comunicativa e memoria culturale, fra cultura pop e cultura orale e fra sfera privata e sfera pubblica caratterizza il peculiare personaggio dell’Uomo a molla nelle sue tante manifestazioni, dagli inizi sino al tempo presente.

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