Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee (CeRaVoLC) - 2018

MESSAGGI OCCULTI

di Paolo Toselli

 

 

Nella seconda metà degli Anni 50 negli Stati Uniti operava un intraprendente signore di nome James Vicary, che si dilettava in ricerche motivazionali finanziate dall’industria pubblicitaria. Nel 1957, Vicary annunciava al mondo di aver progettato un macchinario per la comunicazione subliminale capace di proiettare di nascosto, a un terzo di millisecondo, messaggi su un grande schermo cinematografico. Molti furono coloro che reagirono scetticamente all’annuncio di tale tecnica, chiedendosi quale fosse stata l’efficacia di un messaggio pubblicitario che non si poteva vedere. Vicary a sostegno delle sue tesi asseriva d'aver condotto un esperimento in un cinematografo di Fort Lee, New Jersey, che aveva prodotto risultati considerevoli. Per sei settimane aveva fatto apparire nell’arco della proiezione del film ogni cinque secondi sullo schermo i messaggi “mangia pop-corn” e “bevi Coca-Cola”. Le frasi comparivano però per così poco tempo da non essere consciamente percepite dagli spettatori, ma inducevano in loro un comportamento inconscio. Vicary affermava di fatto che i suoi messaggi avevano incrementato le vendite di Coca-Cola del 18% e di pop-corn del 58%.

Nonostante lo studioso fornisse pochissimi particolari del suo esperimento, la nozione che la comunicazione subliminale potesse avere effetto sul pensiero e le azioni della gente si diffuse molto velocemente. Nel maggio 1958, appena nove mesi dopo la notizia dell’esperimento di Vicary, un sondaggio rivelò che il 42% degli americani aveva sentito parlare di questa tecnica. Di questi, il 50% dichiarò di considerare la pubblicità subliminale non etica contro l’altro 50% che la tollerava. Ma una maggioranza rilevante, il 69%, affermò che avrebbe continuato a vedere i programmi TV pur sapendo che tale tecnica poteva essere utilizzata nelle varie trasmissioni a sua insaputa.

Un tentativo di duplicazione del lavoro di Vicary fu compiuto nel 1958 dall’Ente Radiotelevisivo Canadese, il quale trasmise il messaggio subliminale “telefona subito” 352 volte nel corso dello show televisivo Close Up. Tuttavia, non si riscontrò alcun picco di chiamate. Ma ancor più interessante fu che, dopo aver chiesto ai telespettatori di provare ad indovinare il messaggio nascosto, di quasi cinquecento lettere ricevute nessuna dava la risposta giusta. Comunque quasi la metà degli spettatori sosteneva d'aver avuto fame o sete durante il programma!

 

La pubblicità che non c’è

Un clamoroso voltafaccia si ebbe nel 1962 quando in un'intervista per la rivista di settore Advertising Age, l’imprenditore del subliminale James Vicary confessò di non aver previsto il grande interesse per la sua tecnica. In effetti, era da tempo che pensava all’utilizzo del subliminale nella pubblicità, ma si trovò costretto ad anticipare i tempi a causa della forte richiesta di nuove idee che veniva dal mercato in quel momento. Fu così costretto ad uscire allo scoperto con la tecnica subliminale prima d'essere veramente pronto. Nell’intervista, confessò addirittura che quando il fenomeno scoppiò non era stata da lui sviluppata alcuna ricerca, solo quanto bastava per l’ottenimento di un brevetto. Vicary giustificò la ritrattazione col fatto che ormai la sua società, Subliminal Projection Co., era stata chiusa e non aveva quindi problemi ad ammettere che le sue ricerche erano state “minime” per essere considerate significative.

Malgrado ciò, di messaggi subliminali si continuò a discutere negli anni. Nel 1973 la Federal Communication Commission denunciò tali tecniche pubblicitarie come ingannevoli - al di là della loro reale efficacia. A detta di un giornalista radiofonico canadese sia l’emittente Voice of America che Radio Mosca trasmisero nel corso dei loro programmi messaggi subliminali. L’utilizzo di messaggi subliminali fu bandito in Belgio e Gran Bretagna. Nel 1974 anche una commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite raccomandò un'analoga proibizione, denunciando l’indottrinazione subliminale come potenzialmente distruttiva delle culture locali.

D’altro canto, Hal Becket, un ingegnere, introdusse sul mercato americano un nuovo aggeggio che inseriva messaggi subliminali nei nastri musicali. La trovata di Becket venne utilizzata in 50 grandi magazzini per scoraggiare i ladri. Messaggi come “io sono onesto, non devo rubare” erano ripetuti rapidamente e mixati con la musica di sottofondo che era diffusa a basso volume. Nei negozi in cui furono installate le “piccole scatole nere” di Becket, si sarebbe rilevata una sensibile diminuzione nei furti.

Secondo quanto scritto da Wilson Bryan Key, promotore dell’efficacia della seduzione subliminale, in un suo libro del 1973, in molti dischi rock sono inseriti messaggi al di sotto della soglia percettiva, i quali inducono gli ascoltatori ad alzare il volume in modo da percepirli. Key introdusse anche il concetto di backward masking nel suo originale significato psicologico secondo cui parole visivamente incastonate in altre (o anche suoni) possono essere percepite anche se capovolte o scritte in senso inverso. Malgrado Key abbia negato ciò, molte delle sue considerazioni sono semplicemente delle proiezioni che lo spettatore/ascoltatore fa sopra un’immagine o una musica, lo stesso che accade per le interpretazioni del test psicologico delle macchie di Rorschach. Così come in molti casi i presunti messaggi subliminali denotano non tanto l’intento segreto del musicista o una cospirazione pubblicitaria, ma piuttosto le attese e le ossessioni di chi li interpreta. Vi ricordate le ultime parole del disco di Zucchero, Miserere? Recita una voce: “A volte, la migliore musica è il silenzio. Diciamo”. Un invito alla serenità condito con autoironia. Eppure, la frase “girata” al contrario direbbe tutt’altro: “Hashish, eroina e droga”. Un puro caso o uno scherzo utile anche come trovata pubblicitaria?

Tra le altre cose, Key sostenne anche che le tecniche subliminali non erano limitate alla Tv o al cinema, ma dei messaggi nascosti ad arte, e miranti a provocare l’eccitamento sessuale, erano contenuti anche nelle foto pubblicitarie. E con buona volontà trovò la parola “sesso” ovunque, dai cracker Ritz ai cubetti di ghiaccio della pubblicità di un noto gin. Era inoltre convinzione di Key, senza possibilità di dimostrarlo, che era in atto un complotto a cura dei grandi pubblicitari assieme ai governanti per controllare le nostre menti utilizzando tecniche subliminali.

A distanza di oltre 40 anni dal loro primo manifestarsi, le assunzioni di manipolazioni subliminali persistono, in particolar modo oltreoceano, dove a partire dalla fine degli Anni 80 è sorta un’industria dal fatturato annuo di oltre cinquanta milioni di dollari, la quale commercia in audio cassette o CD di “auto-aiuto” che sarebbero efficaci per qualsiasi cosa. Il fenomeno dei messaggi subliminali si è quindi evoluto nel tempo: dagli Anni 50 in cui era vissuto come lavaggio del cervello, alla odierna filosofia New Age, passando per gli Anni 70 in cui si è sposato con la corruzione dilagante dei maggiori governi.

 

Tante tecniche, pochi risultati

Spot televisivi, pubblicità sulla carta stampata e negozi specializzati promuovono nastri subliminali che promettono risultati sconvolgenti nella cura di problemi di salute e psichici. Queste audiocassette sono pubblicizzate come capaci di produrre una varietà di effetti positivi desiderabili, inclusa la perdita di peso, lo smettere di fumare, lo sviluppo della memoria, l’aumento delle funzioni sessuali e così via. Come è possibile ciò? Con un paio di metodi abbastanza semplici, affermano le società che producono i nastri. Il primo consiste nel produrre segnali sonori subliminali, la cui velocità di presentazione eccede i parametri conosciuti per la comprensione di frasi compresse o accelerate. L’altro è registrare i messaggi subliminali su nastri multipista col risultato di concentrare oltre un milioni di questi messaggi in una cassetta da un’ora.

 

Poiché tuttavia tali messaggi sono di difficile comprensione anche quando vengono resi chiaramente udibili, non si comprende come il mascheramento degli stessi aumenti la loro efficacia percettiva. Gli studiosi di psicologia hanno dimostrato sempre scetticismo nel ritenere che l’uso di questi nastri possa avere una reale utilità nell’aumento delle performance degli utilizzatori.

In Italia l’argomento fece discutere quando nel 1988 il network Odeon TV annunciò l’intenzione di sperimentare la pubblicità subliminale, inserendo in un filmato qualsiasi un messaggio visivo della durata di un cinquantesimo di secondo. L’Unione Consumatori levò gli scudi chiedendo il divieto dell’utilizzo di tale tecnica. I giornali espressero la preoccupazione che questo tipo di pubblicità fosse già praticata clandestinamente nei cinema e nei programmi televisivi, evidenziando la mancanza di una norma specifica della nostra legge che la vietasse: solo il codice di autodisciplina pubblicitaria prevedeva che la pubblicità doveva essere “facilmente riconoscibile”. Non sappiamo come si concluse la vicenda, ma certo fu una buona pubblicità - nemmeno tanto subliminale - per l’emittente televisiva.

Sul fenomeno della percezione subliminale, ricerche recenti hanno confermato che il fenomeno esiste ma si verifica solo in certe condizioni accuratamente controllate.

 

Queste includono la definizione di soglie percettive individuali per ogni partecipante all’esperimento, un ambiente controllato, l’attenzione focalizzata sull’area specifica, e l’esclusione di fonti estranee di stimolazione. In tale contesto la percezione subliminale è più propriamente definita come una situazione in cui c’è una discrepanza tra l’esperienza fenomenica dell’osservatore e la sua abilità nel discriminare tra differenti stati di stimolazione.

Le ricerche suggeriscono che la percezione subliminale non è una percezione in assenza di “sensibilità” allo stimolo. Piuttosto, essa accade quando l’esperienza soggettiva è in sovrappiù rispetto le misure oggettive di rilevazione del segnale. Oggi si conviene che la percezione subliminale consiste in una dissociazione tra una misura oggettiva della percezione e la simultanea consapevolezza soggettiva. Inoltre l’aspetto critico dei (presunti) segnali nei nastri subliminali è il significato del messaggio che deve essere riconosciuto dal soggetto per essere valida, a livello semantico, l’effettiva efficacia dei messaggi. Naturalmente se non viene compreso il significato semantico di una frase o un messaggio (come dimostrato dalla gran parte degli esperimenti di laboratorio) ogni effetto attribuibile a tali nastri è reso vano. Quindi niente teorie misticheggianti di processi percettivi inconsci che vanno oltre i normali sensi.

Infatti, mentre esistono prove che confermano l’esistenza della percezione subliminale intesa come rivelazione di informazioni al di fuori della sfera cosciente, non è tuttavia dimostrato che gli stimoli sotto le soglie soggettive possano condizionare il comportamento di un soggetto, ad esempio. migliorare i risultati degli esami universitari.

Malgrado ciò, c’è ancora chi si ostina a voler trovare messaggi subliminali malefici ovunque. Su Internet, ad esempio, trovete ampie notizie sui messaggi occulti contenuti nel logo di avvio del vecchio sistema operativo Windows 95. Tra le nuvolette del logo sarebbero distinguibili - provare per credere (o per dubitare!) - quattro curiose immagini: un cavallo nero al galoppo, un grande uccello scuro, il profilo di un chitarrista dalla folta chioma identificato come Jimi Hendrix e sagome di uomini e donne che fanno sesso. L’ennesimo mix di sesso, droga e rock ‘n’ roll!

Nell’estate 1990 il gruppo rock dei Judas Priest, assieme alla compagnia discografica CBS, fu citato in giudizio per aver inciso, in uno dei suoi pezzi, il messaggio subliminale “Falla finita”, che secondo l’accusa avrebbe spinto al suicidio due studenti di college, Ray Belknap e James Vance. Nel processo, in cui testimoniò anche Key a favore dei querelanti, il giudice si espresse a favore dei Judas Priest, e non concedendo alcun risarcimento ai parenti dei giovani sentenziò: “Le ricerche scientifiche svolte non provano che gli stimoli subliminali, anche se fossero percepiti, possono indurre a comportamenti di tale gravità. Ci sono altri fattori che spiegano la condotta dei due deceduti, per cause estranee agli stimoli subliminali”. Una sconfitta per chi crede nei messaggi più o meno satanici e inneggianti ad una vita sregolata “nascosti” in ben noti brani di artisti altrettanto famosi.

 

Come ti erudisco il pupo

Secondo alcuni, in una scena del film Il Re Leone tra le volute di una nube di polvere sollevata da Simba, uno dei protagonisti, comparirebbero le lettere “S-E-X”, ovvero la parola “sesso”. La visione tuttavia non è così semplice, in quanto si consiglia di inclinare leggermente la testa verso sinistra per distinguere le lettere che si formerebbero sulla destra dello schermo. Inoltre necessita concentrarsi un po’ per distinguere il messaggio tra la polvere, anche se avete a disposizione un videoregistratore e proiettate il video al rallentatore.

Se la parola “sesso” è stata inserita deliberatamente nella scena o è un semplice prodotto della suggestione è difficile dirlo. Le lettere sono facilmente visibili da chi è al corrente della storia, mentre sono pressoché indistinguibili da chi ne è all’oscuro, anche se lo si invita a cercare di distinguere una parola nei singoli fotogrammi. Una spiegazione abbastanza accettata è che le lettere sono state messe volutamente da qualcuno che lavora negli effetti speciali, per formare l’abbreviazione “S-F-X”, ma anche questa sembra più leggenda che realtà.

Si narra che il primo ad accorgersi del messaggio nascosto sia stato un bimbo di 4 anni residente nello stato di New York - ma secondo altri in Luisiana - che avvisò subito sua madre (o suo zio). Come abbia fatto un bimbo di questa età a pronunciare e rendersi conto del significato della parola “sesso” è ancora un mistero. Certo che questo particolare ha reso più oltraggioso il fatto, tant’è che - si dice - la madre (o lo zio) ne riferirono ad un gruppo religioso noto per le sue campagne puritane che nel settembre 1995 ne fece il cavallo di battaglia per boicottare la vendita dei video della Disney contenenti “evidenti” messaggi sessuali.

Di fatto, le accuse alla Disney erano iniziate già nel 1993 quando negli USA venne messa sul mercato la versione in videocassetta del film Aladdin. Pare che proprio questo personaggio, così amato dai bambini, in una scena dell’omonimo cartone, pronunci una frase alquanto ambigua. Tutto accadrebbe quando Aladdin vola sul tappeto magico fino al balcone della principessa Jasmine per riconciliarsi con lei dopo un litigio. Ma qui si imbatte nella tigre da guardia, Rajah, che ringhiando lo ricaccia indietro. Nel mentre Aladdin borbotta qualcosa, tra il ringhio di Rajah e una battuta del Genio. Alcuni giurano che, nella versione originale, in tutta questa confusione Aladdin sussurri sottovoce: “ragazzi, spogliatevi!”. In realtà, l’affermazione è falsa in quanto ad un attento ascolto le parole pronunciate sono di più e meno lunghe.

Secondo la Disney il testo preciso sarebbe “Su, bella tigrotta, spostati, dai gattina”.

E facciamo solo cenno alla “presunta” erezione del sacerdote che celebra il matrimonio tra Ariel e il principe Eric nel film La Sirenetta. Nell’ottobre 1995 il prestigioso Wall Strett Journal condusse un’accurata indagine sulla nascita delle varie voci di oscenità celate nei cartoni animati della Disney scoprendo che nemmeno gli accusatori più accaniti erano disposti a giurare che le scene incriminate contenevano le presunte immagini o frasi oscene.

Qualcuno ha suggerito di iniziare ad analizzare coloro che con tanto accanimento si mettono alla ricerca di presunti messaggi subliminali, nelle più svariate forme di comunicazione. Forse il vero mistero risiede proprio in costoro, che vedono e sentono cose, in gran parte negative, dove tutto il resto della popolazione non percepisce nulla se non forme vaghe e suoni incomprensibili. E’ possibile che senza di loro la storia dei messaggi occulti non sarebbe mai esistita.

 

Pubblicato in origine su “The X-Files. La rivista del fantastico e del mistero”, n. 31, anno IV, Giugno 1998

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