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  • Sofia Lincos

Storia di un bambino coraggioso e di una trasfusione

Aggiornato il: 23 ago 2018


Articolo di Sofia Lincos


Nel mese di luglio hanno avuto parecchio seguito alcuni tweet che raccontavano una storia accaduta - si diceva - in un ospedale degli Stati Uniti. Per la verità, in molti casi si trattava di una vicenda che era già stata raccontata nel 2016 attraverso un post su Imgur diventato immediatamente virale. L'autore si presentava come un chirurgo di nome Jim Clark:

Oggi ho dovuto operare una bambina piccola. Aveva bisogno di sangue 0 negativo. Non ne avevamo, ma suo fratello gemello aveva il suo stesso tipo. Gli ho spiegato che era una questione di vita o di morte. Lui si è seduto in silenzio per un attimo, e poi ha salutato i suoi genitori. Non ne ho capito bene la ragione fino a quando gli abbiamo fatto il prelievo di sangue ed ha chiesto: "e quindi, quando morirò?". Aveva pensato di dare la vita per quella della sorella. Fortunatamente stanno entrambi bene.

Un post che aveva scatenato le proteste della Croce Rossa americana, che aveva fatto notare come negli Stati Uniti si debba essere maggiori di sedici anni per donare il sangue, e che pertanto la scena non sarebbe potuta avvenire così come raccontata - anche se chi parlava si augurava che potesse servire ad attirare l'attenzione del pubblico sull'utilità delle trasfusioni.


Si tratta, in effetti, di una leggenda metropolitana diffusa almeno dagli anni ‘20 del Novecento, un periodo in cui le trasfusioni erano agli inizi della loro storia: per quanto fossero state usate come pratiche salvavita durante la Prima Guerra mondiale, infatti, l'istituzione di banche del sangue vere e proprie avverrà solo nel decennio successivo.

La storia del bambino coraggioso compare per la prima volta in un film muto del 1925, Little Annie Rooney. In questa variante la protagonista è una ragazzina che si offre volontaria per la trasfusione quando il ragazzo di cui è innamorata, Joe, finisce in ospedale ferito da un colpo d’arma da fuoco. Anche in questo caso la protagonista è convinta di dover donare la vita per il suo amore, ma scopre invece che sopravviverà e che potrà un giorno sposare il suo Joe.


Secondo Snopes, negli anni ne sono circolate molte versioni, da quella ambientata in un villaggio vietnamita durante la guerra con gli Stati Uniti a quella diffusa nel 1974 in un opuscolo della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, cioè dalla chiesa mormone.


In Italia la leggenda è conosciuta per lo più grazie al best seller Brodo caldo per l'anima, una raccolta di "storie che scaldano il cuore e confortano lo spirito" arrivata da noi per la prima volta nel 1995 grazie all’editore Armenia. Gli autori del libro, Jack Canfield e Mark Victor Hansen, la presentano come una vicenda avvenuta davvero:

Molti anni fa, quando lavoravo come volontaria allo Stanford Hospital, conobbi una bambina di nome Liza che soffriva di una malattia rara e grave. L’unica sua possibilità per ristabilirsi sembrava essere una trasfusione con sangue prelevato al fratellino di cinque anni, che miracolosamente era sopravvissuto alla stessa malattia e aveva sviluppato gli anticorpi necessari per combattere l’infermità. Il medico spiegò la situazione al fratellino e gli domandò se fosse disposto a donare il suo sangue alla sorella. Lo vidi esitare solo un attimo prima di inspirare profondamente e dire: “Sì, lo farò se Liza si salva.” Mentre veniva effettuata la trasfusione, il bambino era disteso su un letto accanto alla sorella e sorrideva, come tutti noi, nel vedere che alle guance di lei ritornava il colore. Poi il bambino impallidì e il sorriso gli si spense. Guardò il medico e domandò con voce tremante: “Comincerò a morire subito?” Il bambino, piccolo com’era, aveva frainteso il medico; pensava che dovesse donare tutto il proprio sangue.

Insomma, si tratta di una piccola fiaba dolce e confortante, che ispira coraggio e fa tenerezza, almeno fino a quando non si pensa, come suggerisce un po' malignamente Snopes, che il bambino fosse convinto che agli occhi dei genitori la sua vita potesse valere meno di quella della sorellina. Ma è una storia che "funziona" e che è sopravvissuta a cambiamenti di tecniche e di consapevolezza verso le trasfusioni restando pressoché immutata per quasi cento anni.

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