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5 altre leggende da un libro cult: more scary stories to tell in the dark


Articolo di Sofia Lincos


More Scary Stories to Tell in The Dark è il sequel di Scary Stories to tell in The Dark, il best seller di Alvin Schwartz cui abbiamo già dedicato un articolo. Uscì nelle librerie in occasione di Halloween, il 31 ottobre 1984, circa tre anni dopo il suo predecessore.

L'Autore mantiene la formula vincente del libro precedente: una serie di racconti per ragazzi tratti dal folklore popolare americano conditi con le inquietanti illustrazioni in bianco e nero di Stephen Gammell e suddivise in capitoli. Quello finale, come in Scary Stories, raggruppa alcune storielle che invece che far urlare dovrebbero far ridere, ma che in qualche caso risultano comunque disturbanti, non ultimo grazie alle immagini che le accompagnano.


Anche nel suo secondo volume Schwartz fece ampio uso di leggende metropolitane e di racconti popolari tradizionali. Il libro, proprio come gli altri due, è estremamente godibile per qualsiasi appassionato dei nostri temi, non solo per i più giovani. Il capitoletto The Wreck (L'incidente) riguarda una delle più classiche varianti della storia dell’autostoppista fantasma, mentre The Cat in a Shopping Bag (Il gatto nella borsa della spesa) non è altro che una versione della leggenda che vi avevamo raccontato quest'estate. Non sono trascurate nemmeno la Llorona messicana e la storia di Bloody Mary (comprensiva di spiegazione su come "giocare" a evocare quest'ultima), nonché quella del pirata fantasma Jean Lafitte, conosciutissimo negli Stati Uniti…


Ma ecco le cinque vicende che più ci hanno colpito.

1. C'era qualcosa di sbagliato (Something was wrong)

La storia si apre con il protagonista, John Sullivan, che si ritrova una mattina a vagare per una strada del centro. Non sa come ci è arrivato, né perché sia lì, e non sa nemmeno che ora sia. Mano a mano che incontra altra gente si rende conto che ci dev'essere qualcosa di sbagliato in lui: i passanti fuggono appena lo vedono, i taxi evitano di caricarlo e anche una signora cui chiede l'ora scappa via urlando. Decide quindi di telefonare a casa. Trova un telefono e chiede di sua moglie.


Una voce sconosciuta gli risponde: "mi spiace, la signora Sullivan è al funerale. Il signor Sullivan è morto ieri in un incidente in centro".


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L’idea che i fantasmi possano dimenticare la propria vita terrena è un tema ricorrente fin dall’antichità. Tra i greci i defunti erano condannati a superare il Lete, il Fiume dell’oblio, scordando così ogni particolare del proprio passato. Celebre la scena in cui Orfeo tenta di recuperare dall’Aldilà la sua Euridice, talmente desideroso di vederla da girarsi a guardarla prima di uscire alla luce del Sole, cosa esplicitamente proibita da Ade, signore degli Inferi… Questo mentre Euridice, del tutto immemore di chi sia quell’uomo che le cammina innanzi, non gli rivolge alcuna parola o pensiero. E’ forse da questa idea che si è sviluppata la figura del fantasma inconsapevole della sua natura, che ha ormai dimenticato circostanze e verificarsi stesso della sua morte. Questo cliché è stato usato sovente nel cinema e in letteratura, spesso anche con ottimi risultati. Ne sono casi bellissimi film come (spoiler spoiler) Il sesto senso (1999) e The others (2001).


2. Una domenica mattina (One Sunday Morning)

La nostra seconda narrazione inizia quando Ida si sveglia e decide di andare in chiesa, come ogni domenica mattina. E' convinta di essere in ritardo, quindi si veste in tutta fretta, esce nel buio di una mattina invernale e si fionda in chiesa, dove il servizio sembra già iniziato. Si siede e comincia a guardarsi intorno... Inizialmente le pare di non conosce nessuno, poi si accorge che una donna poco distante ha un volto noto: è Josephine Kerr, morta un mese prima. Mentre i suoi occhi si abituano all'oscurità, Ida si rende conto che uomini e donne non sono altro che scheletri.


Anche i morti si accorgono della donna e cominciano ad ammiccare verso di lei con sguardo adirato. Josephine sussurra a Ida di scappare subito dopo la benedizione finale pronunciata dal pastore, se ci tiene alla vita.


Sarà quello che farà Ida, inseguita da scheletri che le urlano "vattene!", o "tu non appartieni a questo posto!" Nella concitazione, gli scheletri riescono a farle cadere cappello e soprabito. Solo lo spuntare del Sole farà sparire gli assalitori, mentre gli oggetti scivolati a terra saranno ritrovati il giorno seguente ridotti a brandelli.


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Il tema è quello delle processioni notturne dei morti: un motivo diffusissimo anche in Italia, nonostante il contesto culturale e religioso assai diverso da quello statunitense cui si riferisce la storia di Schwartz. Fra i tanti possibili, vi segnaliamo questo sito dedicato al folclore relativo a Castelbuono (Palermo), in cui un appassionato di etnologia locale spiega (anche con testimonianze di prima mano!) come fosse possibile assistere e partecipare più o meno per sbaglio a una messa di morti, celebrata da preti defunti - con tutti i rischi e pericoli del caso.


3. La sposa (The Bride)

Durante una festa di matrimonio, dopo la musica e le danze, gli invitati decidono di divertirsi giocando a nascondino. Partecipa anche la sposa, che pensa bene di nascondersi in un'antica cassapanca di proprietà del nonno. Mentre si sistema all'interno, il coperchio cade e la colpisce in testa facendola svenire, mentre il lucchetto si chiude di scatto. Gli invitati e lo sposo la cercano ovunque, all'interno dell’edificio e fuori, ma a nessuno viene in mente di guardare nella cassapanca. Solo a distanza di anni una cameriera, cercando un oggetto, apre il mobile e urla in preda all'orrore: lì giace lo scheletro della donna scomparsa, ancora vestita del suo abito da sposa!


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Questa storia è un classico delle leggende metropolitane. L’idea della sposa morta imprigionata nella cassapanca o affini, seppur ampiamente diffusa nell’Ottocento e nel Ventesimo secolo, trova una prima codificazione scritta in Ginevra, poesia del 1822 di Samuel Rogers di fantasiosa ambientazione italiana, e poi nella canzone natalizia The mistletoe bough di Thomas Haynes Bayley.


In Inghilterra è diventata quasi un luogo comune con risvolti commerciali degni di nota, dal momento che un gran numero di locations aspira ad essere quella “originale” della tragedia della povera sposa (o almeno, così raccontano le rispettive guide turistiche). Versioni più moderne possono essere lette qui.


°°° 4. La zampa del gatto (The Cat's Paw)

Jed Smith era piuttosto preoccupato: qualcuno continuava a far sparire prosciutti e fette di carne dal suo affumicatoio. Così l'uomo decise di cogliere il ladro in flagrante: si appostò all'interno della struttura armato di fucile e si mise ad aspettare... Non dovette attendere a lungo perché una gatta - la più grande che avesse mai visto! - scivolasse dentro l'affumicatoio afferrando un prosciutto. Imbracciato il fucile, Jed sparò, colpendo la ladra. La gatta scappò via, però la sua zampetta rimase a terra coperta di sangue. Ma, ecco la sorpresa - poco a poco la zampa cominciò a trasformarsi in un piede umano. "Quindi si trattava di una strega!", si disse l'uomo.


Poco dopo, uno dei vicini di Jed fu visto correre lungo la strada: cercava un medico per sua moglie. La donna stava male, le avevano sparato a un piede “per sbaglio”. Il dottore arrivò appena in tempo. Chi assistette alla scena disse che la donna soffiava e ululava come un gatto...


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Siamo di fronte, questa volta, a una diffusissima storia popolare risalente a tempi assai antichi (per gli studiosi è il “motivo folklorico D702.1.1. - Cat‘s paw cut off: woman’s hand missing, traducibile come “La zampa di un gatto viene tagliata, la mano di una donna sparisce”). Come spiega Carlo Ginzburg in Storia notturna. Una decifrazione del sabba (1989), questo tipo di racconti compare in un gran numero di racconti legati alle streghe, con protagonisti animali diversissimi tra loro.


Probabilmente leggende simili erano diffuse fin dai tempi della Roma classica, e forse anche prima. Petronio, ad esempio, racconta qualcosa di assai simile nel Satyricon (libri 61-62), che risale al primo secolo della nostra era. Il protagonista, l’ex liberto Nicerote, racconta di essere andato a trovare la sua amante insieme a un ospite di casa sua, un miles (soldato). Lungo il tragitto però quest’ultimo si trasforma in un lupo e fugge via. Giunti a destinazione Melissa, l'amante di Nicerote, gli racconta di aver subito l’attacco di un lupo che le aveva ucciso tutte le pecore, anche se un servo era riuscito a colpirlo al collo con una lancia. Tornato a casa, il protagonista trova il suo ex-compagno di viaggio disteso a letto e sofferente per una ferita al collo…


Insomma, licantropi e streghe pare avessero gli stessi problemi, fin dall’antichità - e fossero partecipi delle stesse leggende.


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5. Il tamburo (The Drum)

"Mia madre mi disse: non devi giocare con gli zingari nel bosco...", cantava De Andrè in Sally, quarant’anni fa. La nostra ultima storia inizia così, con due sorelle, Dolores e Sandra (7 e 5 anni), che incontrano una zingarella intenta a suonare un tamburo. Le bambine si innamorano di quell'oggetto e lo chiedono in dono alla ragazzina, ma questa risponde: "solo se vi comporterete male. Tornate domani e ditemi quanto siete state cattive, allora deciderò se regalarvelo". Dolores e Sandra tornano a casa, urlano, scrivono sui muri, fanno arrabbiare la madre, versano la cena per terra... E il giorno seguente si precipitano dalla proprietaria del tamburo. Ma no, la ragazza non glielo dà, non sono state abbastanza malvagie.


Le bambine allora tornano a casa intenzionate a fare di peggio per guadagnarsi il tamburo. Strappano i fiori del giardino, sporcano i vestiti, fanno scappare il maialino della famiglia... La madre è sempre più triste e dice alle figlie: "se non la smettete, me ne andrò e avrete una nuova mamma con occhi di ghiaccio e una coda di legno". Le bambine non le credono, e il giorno dopo tornano dalla zingara; le cattive azioni commesse non sono però ancora sufficienti.


Questa volta Dolores e Sandra picchiano il cane, rompono i piatti, fanno a pezzi i vestiti e sculacciano il fratellino di fronte alla madre in lacrime... All'ennesima richiesta del tamburo, però, la zingarella si mette a ridere: "non ho mai avuto intenzione di darvelo, era solo un gioco". Le bambine tornano meste a casa, ma al loro rientro non trovano tracce della mamma. Al suo posto c'è la nuova madre, con occhi di vetro scintillanti e una coda di legno che rimbalza sul pavimento.


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La storia è una delle più favolistiche di tutto il libro, ma la figura della “Nuova Madre” risulta comunque tanto inquietante che alcuni considerano questo racconto tra i più spaventosi di Scary Stories. Forse per questo c’è chi ha cercato di studiare questa figura in termini psicoanalitici: è il caso di Bruno Bettelheim ne Il mondo incantato (1976), seppur poi criticato dalla scrittrice sudafricana Jax Goss.


Ad ogni modo, le origini del racconto risalgono ad una storia del 1882 che potete leggere qui. Si tratta di The New Mother, della scrittrice inglese Lucy Clifford (1846-1929), autrice di libri per ragazzi dal chiaro intento moralistico: la sua scrittura invita i bambini ad ascoltare i genitori, a non comportarsi male, ecc. Nella sua versione, l’oggetto del desiderio è una scatola al cui interno si nasconderebbero una donna e un uomo minuscoli. Le ragazze tentano di impedire l’ingresso della nuova madre in casa, e la storia termina con le protagoniste condannate a vivere nei boschi cibandosi di frutti selvatici.


Al racconto vittoriano s’ispirerà anche lo scrittore inglese Neil Gaiman per il suo horror per ragazzi Coraline, che rielabora il tema terrifico dell’Altra Madre (che in questo caso, però, si presenta con bottoni cuciti al posto degli occhi). Su internet si trovano altre varianti del racconto originale. Per esempio, su un sito britannico è possibile leggere The Pear-drum (il titolo richiama uno strumento a corde simile alla balalaika russa), in cui cambia l’oggetto del desiderio delle due piccole protagonista, ma la favola rimane la stessa.


Su tutti incombe la figura dell’oscura, magica, inquietante madre mostruosa…

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