Mystery Park, il parco delle meraviglie leggendarie di Erich von Däniken
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articolo di Paolo Toselli
Innumerevoli patiti di UFO e alieni sognano di visitare due luoghi cult del folklore moderno: Roswell, nel New Mexico, e l’Area 51, nel Nevada. Ma è esistito un posto, parimenti attraente – almeno secondo i suoi ideatori – proprio nel cuore della vecchia Europa.
Il 24 maggio 2003, nel Canton Berna, vicino a Interlaken, tradizionale località di villeggiatura svizzera, veniva inaugurato in pompa magna, alla presenza di numerosi giornalisti da tutto il mondo, il Mystery Park.
Secondo quanto dichiarato a swissinfo da Oskar Schärz, presidente del consiglio d’amministrazione del parco, si trattava “del primo grande progetto turistico dalla costruzione della ferrovia della Jungfrau, agli albori del Ventesimo secolo, ed è un’ottima alternativa quando fa brutto tempo”.
Sei anni prima, Erich von Däniken, scomparso il 10 gennaio 2026 all’età di 90 anni, annunciava di voler costruire sul sedime dell’ex-aeroporto militare di Interlaken un parco tematico dedicato ai misteri, veri o presunti, del nostro pianeta, con particolare riferimento alle “interferenze aliene” dei tempi antichi.
Lo scrittore svizzero, autore di numerosi bestseller a partire da Erinnerungen an die Zukunft, pubblicato nel 1968 (tradotto in Italia come Gli extraterrestri torneranno, prima edizione, Ferro, 1969), che vendette nel mondo milioni di copie, è stato tra i principali fautori della cosiddetta teoria degli "antichi astronauti" secondo la quale, nel passato, i miti, le arti, e le organizzazioni sociali dell’umanità furono influenzati dalla presenza di rappresentanti appartenenti a civiltà extraterrestri giunti sulla Terra nelle varie fasi evolutive dell’umanità.
Stando ai sostenitori della teoria, tale sapere sarebbe andato perduto, ma ne sarebbe rimasta traccia nei reperti archeologici, nelle costruzioni e nei templi sparsi ovunque. Von Däniken non si curò mai della reazione inorridita degli storici e degli archeologi e continuò a pubblicare decine di libri sull’argomento, tradotti in più di trenta lingue e giungendo a vendere nel complesso oltre settanta milioni di copie.
Personaggio di fama internazionale, von Däniken sembrava di per sé una garanzia sufficiente perché l’avvincente tema degli “enigmi terrestri” risultasse appetibile ai finanziatori. Ci volle tempo, ma alla fine il denaro giunse da un gruppo di investitori privati, che iniettò 43 milioni di franchi svizzeri nelle casse del progetto. Altro denaro arrivò da gente comune, che aveva acquistato le azioni emesse con un basso valore nominale. Alla fine, l’opera fu realizzata al costo di 86 milioni di franchi svizzeri (all’epoca, 55 milioni di euro).
Il trionfo dell’improbabile – e del kitsch
Sette diversi padiglioni presentavano i “più grandi misteri di questo mondo”: un viaggio “per giovani e meno giovani” desiderosi di storie sensazionali. L’architettura (opera di uno studio locale di professionisti) era spettacolare: i padiglioni, uno a forma di piramide, uno simile ad un tempio azteco, un altro ancora copia di un osservatorio astronomico, erano disposti a stella intorno al centro, collegati da un corridoio di vetro dove veniva trasmesso un piacevole sottofondo musicale. Gli edifici erano stati progettati secondo canoni del risparmio energetico, e un sistema di condizionamento permanente permetteva di tenere aperto il parco tutto l’anno.
All’ingresso, una hostess consegnava ai visitatori delle audioguide che permettevano, avvicinandosi ad ogni padiglione, di ascoltare nella lingua selezionata le spiegazioni dei temi esposti, enigmi che secondo i realizzatori del parco erano assolutamente senza risposta. Si passava così, con l’ausilio di filmati tridimensionali, laser show e riproduzioni di ambienti esotici, dalle linee di Nazca in Perù ai culti cargo, dai megaliti di Stonehenge in Gran Bretagna al calendario Maya in Messico, dalla Grande Piramide di Giza in Egitto ai Vimana descritti nel Mahabharata dell’antica India, per concludere con la simulazione di un viaggio in fondo all’oceano e quella di un volo nello spazio, fino a esplorare Marte.
Una torre di oltre quaranta metri di altezza posta al centro dei padiglioni ospitava all’interno di una gigantesca sfera la Fondazione Erich von Däniken. Simile a una torre di controllo, consentiva al visitatore, oltre alla possibilità di ammirare il panorama delle Alpi, di soffermarsi su una mostra di opere – più o meno kitsch – a lui dedicate, ma soprattutto di immergersi nei suoi bestseller in tutte le lingue nelle quali erano stati tradotti. A parte i mille punti di ristoro, dal self-service alle aree picnic, c'erano altrettanti negozi che vendevano prodotti collegati ai temi dei padiglioni. Al momento dell’inaugurazione, il parco, che si estendeva per una superficie di oltre 100.000 metri quadri, dava lavoro a più di 120 persone.
Uno sforzo speciale era stato stato fatto per catturare l’attenzione dei giovani: le gite scolastiche arrivavano numerose. Confondendo cultura e mistero, paranormale e scienza, lo scopo evidente era quello di confondere il visitatore favorendo la messa in discussione delle certezze. Era chiaro: obiettivo del parco non era soltanto quello di intrattenere i visitatori, ma anche quello di promuovere come conoscenza “vera” le teorie del suo fondatore, invitando in maniera suadente gli spettatori a considerare la spiegazione “aliena” come quasi naturale risposta ai tanti misteri illustrati.
Il declino
A un anno dall’apertura pareva essere stato raggiunto il pareggio dei conti, ma alla fine del 2004, il parco e in particolare il sostegno dato dagli enti governativi allo stesso – per esempio un accordo con la compagnia ferroviaria della Confederazione elvetica per vendere un biglietto combinato treno-ingresso, furono attaccati in modo pesante
da alcune testate giornalistiche. In particolare, il Mystery Park fu definito una “Chernobyl culturale” da Antoine Wasserfallen, membro dell’Accademia svizzera delle Scienze tecniche in un’intervista pubblicata dal quotidiano Le Temps, già pochi mesi dopo la sua inaugurazione.
A causa anche degli obiettivi non raggiunti, e che prevedevano mezzo milione di visitatori all’anno (nel 2004, il migliore esercizio in assoluto, il numero di visitatori toccò la soglia dei 444.000, mentre nel 2005 furono soltanto 200.000), il Mystery Park si trovò in gravi difficoltà finanziarie, e questo anche a causa di un’alluvione, che aveva provocato un ulteriore calo dei visitatori e una conseguente riduzione dei posti di lavoro. Secondo il parere di Fritz Zemp, chiamato a guidare le sorti del parco come amministratore delegato dall’aprile 2005, non fu mai delineato a sufficienza il segmento di mercato su cui ci si doveva concentrare. “Che cosa si voleva offrire al pubblico: un prodotto di puro intrattenimento, uno spettacolo ufologico nella migliore tradizione dei fan di von Däniken, oppure un’opportunità pedagogica di apprendimento?”
Oltre ad aver iniziato troppo tardi ad offrire pacchetti comprensivi di vitto e alloggio, in molti lamentavano la mancanza di animazione e di interazione, oltre alla mancanza di innovazioni tali da motivare i visitatori a ritornare una seconda volta. In crescente difficoltà, nella primavera del 2006 il Mystery Park chiese un differimento della procedura fallimentare e la concessione di una moratoria concordataria. Un investitore si dichiarò disposto a rilevare il parco per sedici milioni di franchi svizzeri, ma poco dopo l’offerta fu ritirata. Così, il 19 novembre 2006, poco dopo aver accolto il suo milionesimo visitatore, il parco chiuse i battenti.
In seguito, fu rilevato da un gruppo di investitori che poco dopo lo rivendettero. Dopo quasi tre anni di inattività, il 16 maggio 2009, grazie alla nuova proprietà, il parco, ribattezzato Jungfrau Park, dal nome della regione del sud-ovest svizzero, una delle mete turistiche più gettonate, riaprì nella sua forma originale, per la sola stagione estiva, con l’obiettivo di attrarre almeno cinquecento visitatori al giorno. L’ingresso giornaliero era di quaranta franchi svizzeri (circa 36,00 €) per gli adulti. Sconti erano previsti per famiglie e comitive. Con l’aggiunta di 13 €, una volta al mese si poteva assistere ad una conferenza dell’intramontabile von Däniken, con la possibilità di acquistare i suoi libri e farseli autografare.
Addio, Erich!
Tuttavia, ormai da anni i commenti dei visitatori erano del tutto negativi: spesso, denunciavano il semiabbandono della struttura. Nel marzo 2025, la New Inspiration AG, l’impresa edile che gestiva il Jungfrau Park, annunciava che a seguito di una rivalutazione delle attività era stato deciso di “chiudere le aree ‘Erich von Däniken Mystery World Show’ e ‘Swiss Alps Show’ fino a quando non sarà trovato un investitore per l'hotel in progetto”.
Restava ormai malinconicamente aperto soltanto l’adiacente parco giochi per bambini dai due ai dieci anni. Quattro mesi dopo, arrivava l’annuncio che il parco divertimenti aveva cambiato proprietario e che si stava valutando di trasformarlo in un cosiddetto “campus del futuro”.
L’antico sogno di Erich von Däniken di rendere imperitura la sua opera non soltanto sulla carta si è infranto per sempre? Probabilmente, ma per chi, più modestamente, volesse approfondire la figura del prolifico scrittore svizzero, noi all’articolo del filosofo della scienza Stefano Bigliardi apparso sul numero 36 (inverno 2018) di Query, il trimestrale del CICAP.
Una prima versione di questo testo si trova nel saggio di Paolo Toselli Turismo alieno, parte dell’antologia Fuori rotta; nuove pratiche del viaggiare, a cura di Laura Bonato e Sandra Degli Esposti Elisi, Meti edizioni, 2016.
Immagine in evidenza: Ingresso del Mystery Park di Interlaken. Foto di Krischan74, da Wikimedia Commons, rilasciato in licenza CC BY-SA 3.0

