Un ballo in maschera, ovvero: sesso col partner sbagliato
- Redazione
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articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo
A proposito di maschere...c’era un programma su Cielo che una sera ha raccontato una storia buffa su una festa in maschera.
È successo al Ballo del Doge. Gli uomini tutti in vestimenta con solo la maschera in volto e le donne con quegli abitoni a meringa...in una sala si giocava a poker e la moglie di uno di questi gli aveva dato appuntamento in ascensore x farsi una sveltina e che tanto si sarebbero riconosciuti xk lui portava una maschera da medico veneziano
Il marito mentre gioca a poker incontra un amico (senza maschera) che lo invita ad andare in sala a mangiare al buffet. Il marito della signora dice all’amico che la partita a poker sarebbe ancora durata molto, di prendere la sua maschera e andare lui al buffet. ‘Sto qua prende si e mette la maschera prende l'ascensore e li c’è la moglie dell'altro che senza saperlo (non ci credo) si è fatta scopare di brutto credendo fosse suo marito.
(resoconto del 2016 a Sofia Lincos)
In realtà, quando questo racconto fu fatto a uno di noi due, in realtà era già assai noto da molto tempo ( almeno dagli inizi degli anni ‘60 del secolo scorso) tra i folkloristi. Diffuso agli inizi sotto forma di fotocopia con titoli del genere “La festa di Halloween” o, come lo abbiamo chiamato in questo articolo “Sesso col partner sbagliato”, lo si trovava già parecchio tempo fa, negli Stati Uniti, nei libri che raccoglievano barzellette, storielle, aneddoti o scherzi tra amici.
La storia si basa su un equivoco iniziale e su uno successivo, e su un dato quasi sempre costante: l’equivoco consiste nel fatto che i due, nell’affittare dei costumi per una festa a tema in casa dei vicini o di amici, lo fanno in maniera separata, così che lui non vede con precisione il modo in cui la moglie si travestirà. Quanto al dato ricorrente, sta nel fatto che, di norma, la coppia è sposata, cosa che da un lato riconduce a una condizione del tutto prevalente ai tempi in cui la storia prese forma, al contempo ridicolizza l’idea del matrimonio come unione sessuale priva d’incidenti che, a volte, possono essere più bizzarri dei consueti tradimenti standard.
Il secondo equivoco si somma col primo: lui si è già messo il costume, ma lei non si sente bene, e allora dice al marito di andare pure da solo alla festa. Un’oretta dopo però, dopo aver preso un’aspirina e aver riposato, la moglie si sente meglio, si mette il costume e raggiunge la casa dei vicini.
Vede il marito, ma senza dirgli nulla, si mette a ballare con lui, lo corteggia come ai bei tempi, finché i due finiscono nella camera degli ospiti, al piano di sopra, dove fanno sesso - ma senza togliersi le maschere!
Più tardi, la moglie rientra a casa per prima, se ne va a letto. Quando il marito rientra e la raggiunge in camera, lei gli chiede che cosa gli è parso della bella serata. Lui le risponde che non ha ballato per niente, che c’erano altri tipi piuttosto annoiati, e che allora se ne sono andati in soggiorno tutti insieme a giocare a poker.
Però il tipo al quale ho passato il mio costume deve essersi divertito un sacco.
È questa una versione standard e ampia della leggenda. Fu presentata dal mensile americano Reader’s Digest nel 1988. In una delle prime varianti (diverse sono state presentate su Snopes nel 1999, ed è da lì che traiamo questa e altre versioni), quella presentata da un libro umoristico statunitense nel 1965, invece, la donna lascia la festa in costume perché ha mal di testa, si cambia, e torna alla festa dopo un po’. Scorge un uomo vestito con lo stesso costume del marito, e allora si mette in mente di sedurlo, finché quello non lo porta sul sedile posteriore di un’auto parcheggiata lì vicino, in un vialetto, che non è la loro ma che ha la portiera non chiusa a chiave. Alla fine, lei rientra per prima e, quando il coniuge torna e le lei gli chiede com’è andata, lui le racconta che aveva dato il suo costume al barman ingaggiato per l’occasione, che si lamentava sempre di non riuscire mai ad approfittare delle occasioni che spesso si presentavano in quelle serate.
In questo caso, dunque, a essere sanzionato è il tentativo manipolatorio della donna: è lei, infatti, in questa variante, a prendere l’iniziativa sessuale.
Come in altre occasioni, non bisogna stupirsi che il folklore possa essere raccontato in prima persona, ossia non come qualcosa capitato “all’amico dell’amico”. Nel 1998, su Cosmopolitan, una ventiquattrenne precisa anche come lei e il suo partner erano vestiti: lei da diavolessa, lui da Fantasma dell’Opera. In questo caso, però, il plot è ancora più divertente. Durante la festa, si accorge che lui è andato in una camera da letto con un’altra donna. Approfittando del fatto che lui si è allontanato per andare in bagno, la donna tradita entra in camera e spiega tutto all’altra, e ne prende il posto, mentre l’altra, sorniona, se ne va. La stanza è buia, l’uomo rientra, e i due hanno un rapporto. Ma ecco la svolta: lui urla il nome dell’altra donna! A quel punto, lei accende la luce e si svela l’intreccio: ha fatto sesso con il Fantasma dell’Opera sbagliato, che era il secondo uomo che l’altra stava aspettando.
Incesti, fallimenti e gemelli
Com’è facile immaginare, sebbene il motivo folklorico di oggi sia quello del travestimento durante una festa che impedisce il riconoscimento, ci sono sia storie in cui le cose hanno un esito meno lieto e altre in cui lo scambio avviene perché neppure il costume che travisa le sembianze del partner è necessario per l’innesco della vicenda.
Così, in certi casi lo scambio non riesce perché non è più basato sull’equivoco, ma sulla volontarietà. L’esempio americano classico riguarda le due coppie (sposate) che vanno insieme in campeggio, ciascuna con la sua tenda. La sera, i due uomini chiacchierano delle virtù erotiche delle consorti, finendo per mettersi d’accordo per scambiarsi le tende - e dunque le mogli - ma senza accorgersi che le due donne li avevano preceduti, e che quindi già loro avevano cambiato tenda.
Il risultato è comico: ognuno dei due finisce con la solita donna.
In altre occasioni, invece il biasimo implicito è maggiore, come nella variante incestuosa pubblicata da Playboy nel 2004. Festa di Halloween, la donna che come di solito ha mal di testa, lui che va da solo, vestito da orso, lei che dopo un po’ sta meglio, va anche lei alla festa e vede il marito vestito da orso che flirta un po’ con tutte. Lei lo trascina in bagno, fanno sesso, poi le se ne torna a casa per primo. Consueta domanda al rientro di lui: com’è andata?
“Ah, le solite persone. Ho visto i ragazzi e allora ce ne siamo andati nella stanza di servizio a giocare a poker per tutta la sera”.
“Dovevi sembrare un cretino vestito da orso a giocare a poker”.
“Beh, a dire la verità ho passato il costume a mio padre. Mi sa che ha passato la miglior serata della sua vita”.
In altre occasioni, come raccontato su Quora, il travestimento per l’equivoco non serve. Il sesso col partner sbagliato, infatti, dipende dal fatto che l’uomo non si rende conto di passare la serata con una donna diversa dalla moglie, durante una festa, perché l’altra in realtà è la sorella gemella della consorte, non troppo dispiaciuta che lui non si renda conto di quanto accaduto.
In ogni caso, nel complesso, la dimensione giocosa e liberatoria della sessualità è quasi sempre in primo piano nella storia: difficilmente, riprovazione e vergogna sono sottesi nelle parole di chi narra o scrive della curiosa festa in maschera. Il fatto che nessuno sembri accorgersi delle differenze anatomiche del partner o della partner non pare disturbare il flusso della narrazione.
Bibliografia ulteriore:
Brunvand, Jan Harold. 1989. Curses! Broiled Again! The Hottest Urban Legends
Going. New York, Norton, pp. 209–211
David Holt; Mooney, Bill. 1999. Spiders in the Hairdo, Little Rock, August House, p. 31
Brunvand, Jan Harold. 1999. Too Good to Be True: The Colossal Book of Urban
Legends. New York, Norton, pp. 132–133
Bennett, Gillian; Smith, Paul (a cura di). 2007. Urban Legends: A Collection of International Tall Tales and Terrors. Westport, Connecticut, Greenwood Press, pp. 178–180.
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