La serpe nello stomaco, tra tradizione e immaginario moderno
- Redazione
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Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo
Qual è la differenza tra le leggende più tradizionali e quelle “metropolitane”? Spesso i confini sono più sfumati di quanto pensiamo. Un recente studio della folklorista ungherese Éva Mikos, pubblicato a gennaio 2026 su Acta Ethnographica Hungarica, si concentra proprio su questo aspetto. Lo fa attraverso l’analisi di un grande classico del leggendario contemporaneo, i cosiddetti bosom serpent, ovvero gli animali (spesso serpenti) che si insinuano nello stomaco delle persone.
Una storia antica quanto l’umanità
La leggenda del bosom serpent ha radici antichissime: storie di rettili o di altri animali che penetrano nel corpo dei dormienti si trovano sia nella letteratura classica, sia nei testi medievali. Mikos si concentra sulla tradizione ungherese, ma quella leggenda è presente un po’ in tutto il mondo (il nostro paese ha la fortuna di ospitare un grande esperto di questo motivo folklorico, lo studioso Davide Ermacora).
La leggenda (identificata come B784 nel Motif-Index of Folk-Literature e come ATU 285B* - The Snake Stays in the Man's Stomach della classificazione Aarne-Thompson) è questa: una persona si addormenta in un campo, spesso con la bocca aperta, magari dopo aver bevuto del latte. Un serpente, attratto dal profumo, striscia nella sua bocca e si insinua nello stomaco, dove rimane, cresce, a volte si riproduce e può essere causa di disturbi o di malattie. In alcune versioni, il rettile entra nel corpo del malcapitato quando questo beve a una fontana o a una sorgente.
Mikos ha raccolto e analizzato oltre 130 versioni del racconto: 86 versioni orali rinvenute nella tradizione contadina tra il 1950 e il 2010, e più di cento varianti pubblicate dalla stampa ungherese tra il 1840 e il 2022 – in questo caso grazie a un archivio di giornali digitalizzati (Arcanum). Nella tradizione orale, l’animale è quasi sempre un serpente, talvolta una salamandra. Nelle versioni stampate, invece, compaiono anche lucertole, rane, topi e persino ragni.
L’ambiente è quasi sempre quello rurale: le vittime sono di norma contadini che riposano dopo il duro lavoro, oppure neonati che le donne impegnate nei lavori agricoli lasciano ai margini dei campi. Ecco un esempio tipico:
“Uscirono per il raccolto. Beh, a mezzogiorno erano stanchi e si sdraiarono all'ombra. Poi, una giovane donna si svegliò e disse: 'Oh, ho sognato di bere un'acqua così deliziosa e fresca! Ne ho bevuta così tanta che la sento ancora nello stomaco!’ [...] Nel frattempo, però, suo marito si svegliò e, mentre la donna aveva la bocca aperta, vide la punta della coda del serpente. Le era sceso in gola. [...] Era quella l'acqua fredda che aveva bevuto. Portarono la donna a casa di corsa e fecero bollire del latte. La donna non capiva cosa stesse succedendo. La presero e le dissero di mettersi al di sopra del latte. Ma ormai lei stava male, perché il serpente si contorceva nel suo stomaco. Poi il serpente uscì, per via del latte caldo. La donna morì di paura: era terrorizzata dal serpente”.
In due casi raccolti da Mikos, il serpente non striscia nello stomaco del bambino, ma entra invece dalla testa, attraverso la fontanella. Una delle varianti più originali – si riscontra solo nelle storie provenienti dall’area della Transilvania e dagli ungheresi di Moldavia – è poi quella in cui il serpente è nascosto nel gambo di una cipolla: nella maggioranza dei casi, la storia ruota intorno a un triangolo amoroso o a un amore non corrisposto, e l’episodio non è frutto di un incidente, ma di un gesto deliberato:
"Mia madre raccontò la storia di un ragazzo che corteggiava una ragazza, e allo stesso tempo faceva lo faceva con un'altra ragazza. Le due giovani catturarono allora un serpentello e lo nascosero in un gambo di cipolla. Sfidarono il ragazzo a ingoiare il gambo di cipolla, promettendogli varie cose se lo avesse fatto. Lui ingoiò il serpente, e questo crebbe nel suo ventre. Quando mangiava, nutriva il serpente. Ma lo sentiva crescere e muoversi dentro di lui. Allora fecero bollire del latte zuccherato e gli misero la pentola di fronte. Lui tenne la bocca aperta, e il serpente uscì e scivolò nel latte. L'odore del latte dolce lo aveva attirato fuori. Questo è quello che ho sentito da mia madre: la storia mi è stata raccontata durante la filatura".
In casi più rari, la storia ha un risvolto erotico: in tre versioni, una ragazza rimane incinta di un serpente, e in una dà alla luce un bambino con un serpente sulla spalla.
La stampa come ponte tra tradizione e modernità
Ciò che rende lo studio di Mikos particolarmente interessante è la sua analisi di come questa leggenda sia stata trattata dalla stampa ungherese negli ultimi due secoli. La ricercatrice ha diviso le versioni giornalistiche in due categorie principali.
Categoria A: storie trattate come finzione, superstizione o folklore. In questo gruppo troviamo articoli di debunking (A/1), oppure pezzi che presentano queste narrazioni come tradizioni culturali da preservare (A/2). Tuttavia, la storia può anche essere vista con diffidenza, magari perché ricondotta a problemi psichiatrici (A/3), oppure essere usata in chiave umoristica o satirica (A/4). Un esempio di quest’ultima categoria:
"Un uomo bussa alla finestra di un medico del villaggio a tarda notte. Allarmato, il dottore salta giù dal suo letto caldo e apre la finestra.
'Dottore! Dottore! Corra! Mia moglie ha ingoiato un topo!'
'Cosa?' chiede il dottore.
'Sì, davvero... Un topo!'
'Allora le faccia ingoiare un gatto!', risponde il dottore arrabbiato, sbattendo la finestra”.
Categoria B: notizie presentate come autentiche. Sono le più interessanti dal punto di vista della continuità fra leggende tradizionali e leggende metropolitane. Ecco un esempio tratto dal quotidiano Kis Ujság del 1° ottobre 1935:
“Vazul Ursache, un operaio rumeno di Braila, stava dormendo accanto a un cespuglio durante la pausa di mezzogiorno quando è avvenuto l’incidente. Stava dormendo a bocca aperta. Un serpente gli è scivolato in bocca, e lui lo ha ingoiato per lo spavento. Ursache è stato portato d’urgenza in ospedale, dove è stato operato immediatamente. Il serpente, lungo un metro e mezzo, è stato rimosso vivo dal suo stomaco. L’operaio rimane in condizioni critiche”.
Come nota Mikos, la prima parte della storia (l’operaio che dorme all’aperto, il serpente che entra dalla bocca) ricalca le versioni orali più tipiche della tradizione contadina. Il finale è invece completamente modernizzato: niente latte bollente per attirare il serpente fuori, ma un ospedale e una moderna operazione chirurgica.
Magia e tecnologia vanno a braccetto
Quello che è ancora più affascinante è che questa ibridazione non avviene solo sulla stampa. Anche alcune versioni orali raccolte dalla seconda metà del Novecento in poi mostrano elementi moderni inseriti nella struttura tradizionale della storia. In alcuni racconti, il medico usa i raggi X per diagnosticare la presenza del serpente nello stomaco del paziente, per poi curarlo però con il metodo tradizionale del latte bollente. In altri, al malcapitato viene somministrato un emetico.
Dunque, la modernizzazione di una leggenda non segue un percorso unico e lineare.
Questo è forse il dato più interessante che emerge dall’analisi di Mikos: non c’è un momento preciso in cui la leggenda tradizionale diventa leggenda metropolitana. Piuttosto, esistono numerose versioni ibride in cui il nucleo magico-tradizionale della storia e gli elementi della modernità si combinano.
Altro aspetto cruciale dello studio sta nella valutazione del ruolo della stampa come veicolo di trasmissione. Mikos ha notato che certe versioni della leggenda sono state pubblicate, identiche, su decine di giornali diversi nell’arco di pochi giorni. Una versione ambientata in Portogallo con protagonista un mendicante che dormiva all’aperto, aveva fatto il giro di tutta la stampa ungherese. Spesso, queste storie apparivano sui giornali in estate, soprattutto in luglio e in agosto e nelle edizioni del weekend, quando le notizie scarseggiavano e i redattori ripescavano leggende e storie più frivole per riempire gli spazi vuoti.
In più, il fatto che alcune storie venissero riproposte a distanza di anni, con nomi e luoghi invariati, suggerisce un’interazione bidirezionale tra stampa e tradizione orale. I giornali, in altre parole, non si sarebbero limitati a riportare storie sentite dalla gente: le loro pubblicazioni avrebbero influenzato a loro volta i racconti orali, in un ciclo continuo di scambio e di contaminazione.
Per Mikos, la stampa, lungi dall’aver sostituito la tradizione orale, è stata piuttosto un ponte, un medium che ha preservato, diffuso e adattato storie antichissime alle sensibilità moderne. Il successo delle leggende metropolitane risiederebbe proprio nel loro modo di trasformarsi, rivestendo di panni moderni il loro nucleo antico. Il serpente nello stomaco potrà forse essere diagnosticato con i raggi X ed esser rimosso chirurgicamente, ma resta pur sempre un serpente, simbolo di qualcosa di oscuro che abita in noi – il male, la malattia, la follia, qualcosa di estraneo e di minaccioso che ci consuma dall’interno. E finché l’umanità avrà bisogno di dare forma narrativa alle proprie paure, queste storie continueranno a vivere.
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