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Acqua santa "avvelenata" a Notre-Dame?

Aggiornato il: 26 ago 2018


Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

La paura dell’avvelenamento delle fonti è antichissima e sempre presente nelle culture e nella storia, in guerra attribuita al nemico di turno, nella modernità a criminali e terroristi, sia pure in forme adeguate e tecnicamente evolute.


Se al timore della contaminazione delle acque si aggiunge quello della violazione di simboli religiosi tradizionali considerati importanti da una parte della popolazione, la frittata “leggendaria” è già pronta.


E’ da questo mix micidiale che è nata la breve vicenda dell’acqua santa “avvelenata” nella cattedrale parigina di Notre-Dame, uno dei luoghi di turismo più noti al mondo.


Così presentava la storia la mattina del 13 agosto il sito de Il Giornale:

Parigi - L’acqua di Notre-Dame è stata avvelenata? Non c’è pace per la cattedrale parigina dove venerdì una coppia di fedeli si è fatta il segno della croce bagnandosi le mani nell'acquasantiera ed è rimasta fortemente intossicata.
Immediatamente il loro viso ha cominciato a irritarsi, al punto da richiedere l'intervento di un medico. Avvertono mal di testa e il dubbio che qualcuno abbia potuto avvelenare l'acqua della cattedrale comincia a insinuarsi nel luogo di culto già al centro di leggende esoteriche e fantasie medievali mai sopite.
A immaginare l'ipotesi che evoca romanzi come il Nome della rosa, uno degli ecclesiastici. Venerdì si è recato subito al commissariato per denunciare l'accaduto. Dai primi rilievi della polizia non emerge nulla. I fedeli, interrogati, smentiscono l'allucinazione collettiva: quello a cui hanno assistito è un mistero e chiedono risposte.
Ieri nuova giornata di indagini, ma nessuna sostanza tossica sembra sia stata trovata.

A dire il vero la fonte italiana era abbastanza chiara, nel seguito, pur mantenendo una certa ambiguità. Alcuni prelati minimizzavano: era un odore agliaceo dovuto a uno scherzo, probabilmente fialette puzzolenti. Ma anche questi cenni non erano sufficienti per chiudere il ragionamento:

Nonostante le risposte tardassero ad arrivare, l’acqua benedetta è stata rimossa e l'acquasantiera pulita a più riprese con la candeggina. Un modo per alimentare l'enigma tra le navate. Si trattava davvero di avvelenamento? Qualcuno ha sversato una sostanza nociva nell'acquasantiera? Perché è stata usata la candeggina per ripulire così a fondo le acquasantiere?

Rafforzava la storia traballante il riferimento a due altri presunti “avvelenamenti” di acquasanta, a marzo a Digione e ad aprile a Domois (sempre in santuari mariani, per provare a suggerire un filo comune, ma nel primo caso si era comunque trattato di generico vandalismo).


Tre giorni dopo, il 16 agosto, Il Giornale tornava sull'argomento spiegando che le analisi chimiche svolte sull'acqua santa non avevano rilevato molecole sospette, ipotizzando che potesse trattarsi di una goliardata ma al tempo stesso riferendo le parole di un sacerdote secondo cui si trattava "sicuramente" di un sabotaggio, e che c'era qualcuno che voleva avvelenare la gente.


Invece le fonti francesi, nonostante qualche esagerazione iniziale, a poche ore dall'accaduto erano molto più nette. Tutti gli interpellati avevano escluso qualsiasi causa “preoccupante” per quel minuscolo episodio:

Credo si sia trattato di un paio di cretini che hanno messo delle fialette puzzolenti che davano odore di aglio… Devo dire che una dipendente è andata nel panico e ha quasi creduto a un attacco chimico, ha spiegato monsignor Patrick Chauvet, rettore di Notre-Dame. [...]
Anche il sindaco del 4° arrondissement parigino minimizza: “Non è successo niente. Capita spesso che l’acqua delle acquasantiere sia corrotta - diciamo così - perché la gente vi butta delle cose involontariamente oppure per scherzo. Oggi non c’è stato niente”…
Di fatto per la prefettura di Polizia si è trattato di un non-evento. Non è stata presentata nessuna denuncia e non è stata aperta nessuna indagine.

Il timore della trasmissione volontaria di malattie o veleni attraverso il liquido delle acquasantiere è un classico delle psicosi collettive che insorsero durante le epidemie, dalle grandi ondate di peste del tardo Medioevo e della prima età moderna europea al colera dell’Italia ottocentesca.


Delle voci e delle vere e proprie allucinazioni legate a questo mito si è occupato parecchi anni fa uno storico dell’Università di Padova, Paolo Preto, in alcune parti del suo libro Epidemia, paura e politica nell'Italia moderna (Laterza, Bari, 1988). Per gli avvelenamenti dei pozzi attribuiti agli ebrei nella Francia del Trecento, durante la peste, vi rimandiamo invece a un classico di Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba (Einaudi, Torino, 1989, p. 22 e seguenti).


Come dicevamo, l’avvelenamento delle acquasantiere giocò un ruolo fondamentale durante le epidemie di peste bubbonica che imperversarono in Italia nel XVII secolo.


Tanto per fare qualche esempio: nel 1629 a Milano vengono arrestati due untori in abito da frate e “un tale, che havea portato qua una ampolla della peste, con la quale disegnava infettare la città, mettendo di quella diabolica composizione dentro l’acqua benedetta delle chiese”. A Venezia, durante il focolaio del 1630, il Senato discute della possibilità di togliere le panche dalle chiese, serrare le corde delle campane e svuotare le acquasantiere, considerate oggetti particolarmente “a rischio” di unzione. Nello stesso periodo a Padova l’abate Tomasini stigmatizza il popolino che evitava ogni precauzione contro il contagio, convinto che basti verificare l’assenza di polveri o altre sostanze sugli usci delle case e nelle acque sante.


Il 4 settembre dello stesso anno le autorità politiche di Pistoia fanno rimuovere l’acqua benedetta dalle pile delle chiese “per rimediare ad ogni disordine che potesse nascere”. Il 29 maggio, invece, a Piacenza sono arrestati alcuni soldati tedeschi sospettati di aver infettato le acque sante delle chiese. Infine a Roma, il 30 agosto, un’enorme folla si raduna davanti alla chiesa dei santi Lorenzo e Damaso, dove un pover’uomo è stato visto avvicinarsi a un’acquasantiera estraendo un oggetto sconosciuto da una scatolina: l’uomo in realtà soffre di una malattia agli occhi e cerca di curarli toccandoli spesso con una pietra immersa in acqua benedetta, ma finirà per essere additato come untore.


[Immagine: Wikimedia Commons]

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