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  • Redazione

George Clooney, principe generoso


articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

Nel marzo scorso, a Torino, uno di noi (SL) si è sentita raccontare da una donna questa storia:


...girava una voce su George Clooney: aveva fatto un incidente con una signora nella zona del lago di Como, dove lui ha la villa. I due si erano dati appuntamento il giorno dopo per scambiarsi i dati delle assicurazioni, ecc. Il giorno dopo, però, la signora all'appuntamento al posto di Clooney aveva trovato un'auto nuova fiammante, regalo dell'attore...


Come si vede, questo breve racconto è localizzato sul lago di Como, dove, a Laglio, dal 2002 l’attore americano possiede una villa lussuosissima.


In realtà questa leggenda circola in Italia almeno da undici anni, quando fu localizzata in tutt’altra parte del nostro Paese, sulle coste dell’Adriatico marchigiano.


Il 21 agosto del 2008, il Telegraph di Londra annunciò che Clooney aveva tamponato la Lancia Ypsilon di una donna di Pennabilli (Pesaro-Urbino) con la sua lussuosa berlina nera causando solo lievi danni. Quando la donna sarebbe andata a ritirarla presso l’officina dove era stata mandata per le riparazioni, avrebbe trovato un biglietto di scuse sul parabrezza e un’auto nuova di zecca “di ultimo modello”.


La storia era apparsa, con maggiori dettagli, il giorno prima e sembra circolasse da un po’ nella zona di Rimini, fra gli ombrelloni. Si diceva che il fatto risaliva alla fine di luglio e l’incidente sarebbe avvenuto sulla provinciale Marecchiese a Ponte Messa, frazione di Pennabilli. Ad un certo punto la donna


si è scontrata con una grossa berlina scura, che non l’aveva vista arrivare e ha finito per urtarla. La donna è uscita dalla sua auto illesa, e si è diretta verso la berlina per chiedere spiegazioni, visto che a causare l’incidente era stata l’altra macchina. Dall’auto, con i vetri rigorosamente oscurati, è sceso un autista in giacca scura, che ha subito riconosciuto la sua colpevolezza e le ha chiesto perdono per l’accaduto.
Chiarite le responsabilità, la donna ha lasciato così all’autista i riferimenti della concessionaria dove aveva acquistato l’auto, e dove l’avrebbe riportata (visto che è dotata di officina e carrozzeria) per le riparazioni. «Dopo una settimana non avevo ancora riportato l’auto – ha confidato la signora a un’amica – eppure ricevo la telefonata dalla concessionaria, che mi assicura che la macchina è pronta». E’ allora che la donna si precipita all’officina, stupita e curiosa. Ad aspettarla c’è effettivamente un’auto come la sua, solo che questa è nuova fiammante. Con tanto di mazzo di fiori, e bigliettino. «Mi spiace per quello che è accaduto, spero che mi perdonerà. Firmato George Clooney». Perdonato George, eccome no! «Ma almeno poteva scendere dalla macchina, quel giorno!», sospirano le amiche della signora.

Due giorni dopo il racconto estivo riminese era già sul sito dell’edizione di Elle, sotto il titolo persino troppo esplicativo, per un folklorista, di Un principe in berlina.


In questa versione il contatto fra il principe e la donna comune non avviene neppure. Il riconoscimento è impedito dalle barriere sociali: i vetri oscurati, l’autista in giacca scura. La donna però non ha neppure bisogno di consegnare il bene danneggiato. L’auto nuova (di modello uguale alla sua) è pronta dal concessionario, che le telefona.


La narrazione su Clooney è interessante soprattutto perché localizza in Italia una leggenda di frequente ambientazione statunitense. Tanto frequente che il folklorista Jan H. Brunvand lo classifica al numero 01145 del suo indice tipologico di leggende metropolitane, con il titolo The Celebrity’s Car Breakdown (“Il guasto dell’auto della celebrità”).


La storia in versione classica racconta di un automobilista che si ferma per aiutare un altro guidatore la cui auto è in panne, magari su un’autostrada ad alta intensità di traffico. Il soccorritore è gentilissimo: può cambiare una gomma, trainare l’auto ad una stazione di servizio, dare un passaggio al malcapitato sulla sua vettura fino alla più vicina area di servizio, oppure aiutarlo in altri modi.


Nelle versioni più tradizionali, che negli Stati Uniti circolano almeno dagli anni ‘50 con protagonisti attori o cantanti, il Buon Samaritano non riconosce chi sta aiutando, ignaro di andare in soccorso di un “principe”. Lo fa dunque per mera generosità, non perché si attenda un premio.


In un secondo momento, la scena cambia e il Buon Samaritano Ignaro riceve un’automobile di lusso o un altro regalo costoso. Solo al momento del “premio”, ma quando la presenza diretta del vip è cessata, avviene la "rivelazione" e apprende la verità su colui che aveva incontrato senza rendersene conto.


Il riconoscimento della natura “regale” del personaggio, dunque, è legata alla sua assenza, al suo nascondimento.


Un’ultima sorpresa. La storia del Clooney “principe generoso” è senz’altro connessa ad un’altra narrazione che però non sappiamo quando sia sorta.


Stando ad un articolo pubblicato nel 2011 da La Provincia di Como, che però riprendeva il settimanale americano Parade, l’acquisto della magione di Laglio, Villa Oleandra, da parte dell’attore avrebbe avuto una genesi particolare. Gli ultimi proprietari degli edifici prima di Clooney furono gli eredi del miliardario Henry J. Heinz, imprenditore gastronomico famoso per il ketchup che ne reca il nome.

Ebbene, secondo La Provincia fu


Più che un investimento immobiliare mirato, un segno del destino. George Clooney deve infatti l'acquisto di Villa Oleandra a un banale guasto della motocicletta: a rivelare il curioso aneddoto è il domenicale statunitense Parade, che ha parlato direttamente con l'attore. Nell’estate del 2001 Clooney era in viaggio sulle Alpi quando - passando da Laglio - la sua Harley-Davidson si fermò improvvisamente di fronte ai cancelli della villa. «Ho suonato alla porta - racconta il divo - e i proprietari sono stati così gentili da aiutarmi»…

A quanto pare, almeno in quell’occasione Clooney non andò a schiantarsi contro il cancello della villa. Chissà che cosa avrebbe dovuto spendere, per ripagare non un’anonima italiana, ma i proprietari della Heinz Company.


Una variante ancora più interessante della leggenda del “principe generoso” è quella che circola riferita a Donald Trump. Comparve già nel numero di febbraio 1996 della rivista Forbes, quando il futuro presidente era “soltanto” un miliardario con una vita sopra le righe. In quel caso, il racconto riguardava lo pneumatico dell’auto di lusso di Trump, sostituita da un uomo fermatosi con la sua utilitaria per dare una mano. La trama è un po’ diversa: Trump chiede come sdebitarsi, quello ribatte che potrebbe mandare un mazzo di fiori a sua moglie, ma poco dopo, oltre ai fiori, l’uomo si ritrova ben altro: un biglietto di Trump in cui spiega di aver estinto il mutuo che il Buon Samaritano aveva acceso con la sua banca...


Ecco la cosa che colpisce: sebbene nel 1997 l’ufficio stampa di Trump si peritasse di negare qualsiasi veridicità alla leggenda, otto anni dopo, nel 2005, quando all’ormai potentissimo finanziere fu chiesto dell’aneddoto durante il programma televisivo The Apprentice, lui rispose, semplicemente: That’s true. E’ vero.


In questo modo, Trump si aggiungeva al gruppo delle celebrità che, nel tempo, hanno fatto propria, adottato e confermato una leggenda metropolitana che li riguardava.


Il “principe inatteso”, comunque, giunge inaspettato nella tua vita, la sfiora per un attimo, ma quel breve contatto non lascia indifferenti. Per un attimo l’uomo comune è in contatto con il “cielo” e ne riceve i doni - tanto più se, come in questa leggenda, si mostra gentile per mero amore verso il prossimo, senza attendersi niente.


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