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Ghostwatch: la Tv dei fantasmi



articolo di Paolo Toselli


La notte di Halloween di trent’anni fa la BBC terrorizzò decine di migliaia di telespettatori del Regno Unito. Il 31 ottobre 1992, a partire dalle 21.25, andò in onda sul primo canale nazionale il programma Ghostwatch, trasmesso in diretta da una casa di Northolt che si diceva infestata da una presenza malevola.


In studio c’era un volto ben noto al pubblico inglese, Sir Michael Parkinson, affiancato da una esperta di paranormale. In collegamento dalla casa, situata nei pressi di Londra, assieme ad una signora ivi residente e le sue due figlie, si trovava Sarah Greene, conduttrice di programmi per bambini. Suo marito, Mike Smith, era al comando di un centralino telefonico per le chiamate da casa, in stile Chi l’ha visto?, il cui numero lampeggiava nella parte inferiore dello schermo. Craig Charles, all’epoca all’apice della sua fama per una sitcom, era il giornalista sul campo che non nascondeva il suo scetticismo intervistando i passanti.


Insomma, tutti personaggi televisivi molto conosciuti e ben considerati Oltremanica.


Poco dopo l’inizio del programma, veniva mandato in onda un filmato ripreso quattro mesi prima da una telecamera a circuito chiuso in cui, di notte, nella camera da letto dove dormivano le due bambine, si odono strani rumori e movimenti inspiegabili di oggetti. Parkinson avvertiva che nel corso del programma sarebbe stato mostrato altro materiale perturbante. Nella casa erano state piazzate numerose telecamere, alcune anche a infrarossi, e sensori di temperatura per documentare la presenza del “fantasma”, a cui le bambine avevano dato anche un nome: Pipes, come le tubature da cui provenivano gli strani rumori.


Stando sempre alle loro dichiarazioni, Pipes aveva l’aspetto di un uomo calvo con un lungo vestito nero da donna e due occhi insanguinati. Viveva in uno scantinato e ogni tanto andava a disturbare il sonno delle bambine e della loro mamma, una donna divorziata di una quarantina d’anni. Una delle due bimbe aveva anche portato Greene nell’armadio del sottoscala per mostrarle dove lui “abitava”.


Malgrado questi racconti, tutto era filato liscio per i primi 45 minuti. Il clima in studio era gioviale, col conduttore che faceva la parte dello scettico, anche a fronte della telefonata di una spettatrice che evidenziava come nelle immagini a circuito chiuso, andate in onda all’inizio del programma, era visibile una misteriosa figura vicino alla finestra. Poi le cose erano cambiate, anche a seguito delle testimonianze di alcune vicine di casa e di persone tra il pubblico in studio che riferivano storie dai contenuti macabri.


Le telefonate dei telespettatori aumentavano in un crescendo. Un uomo riferì che un molestatore di bambini aveva abitato in quella casa negli anni ‘60, che si era impiccato sotto le scale e che la sua faccia era stata deturpata dai gatti che erano rimasti chiusi con lui. Una delle due bambine appariva in video con dei graffi sulla faccia, mentre dai muri provenivano strani rumori e si sentivano miagolii di gatti arrivare dallo scantinato. In quel mentre i conduttori mostravano inquietudine, come se qualcosa gli fosse sfuggita di mano.


Qualche borbottio, e poi il nero. Silenzio e titoli di coda.


Subito dopo la rete mandò in onda l’equivalente della nostra Domenica sportiva. Soltanto a mezzanotte passata un annunciatore precisava: Se prima siete stati con noi per Ghostwatch, posso rassicurarvi sul fatto che si trattava solo di una storia e che va tutto bene qui alla sede della BBC.


Di fatto, bastava soffermarsi sui titoli di coda per leggere Scritto da Stephen Volk (noto sceneggiatore e scrittore horror) avvertenza alla quale seguivano i nomi degli attori che avevano interpretato la parapsicologa in studio e la famigliola “infestata” - ma quanti fanno caso ai titoli di coda?


La realtà è che quella notte undici milioni di telespettatori, tra cui molti bambini, avevano assistito a uno spettacolo scritto a tavolino e recitato da attori, in cui le prime telefonate in diretta erano volutamente finte, ma non la maggioranza delle trentamila chiamate giunte alla BBC, che si era premunita con un messaggio che spiegava trattarsi di una fiction. Quando il centralino fu intasato il meccanismo tranquillizzante saltò, e fu il caos.


Così, furono in molti a prendere sul serio il programma e ad allarmarsi. Secondo quanto ricostruito da Kate Mossman in un dettagliato articolo del 19 ottobre 2017 pubblicato su New Stateman, cinque giorni dopo la trasmissione un ragazzo di 18 anni con difficoltà di apprendimento, Martin Denham, si impiccò. Il suo patrigno spiegò che era ossessionato dal programma e che si era convinto che ci fossero fantasmi nei tubi dell’acqua della sua casa di Nottingham.


Un anno dopo la messa in onda di Ghostwatch, due medici di un reparto di psichiatria infantile di Coventry, pubblicarono un articolo al British Medical Journal nel quale descrivevano i primi casi di disturbo da stress post-traumatico causati da un programma televisivo. Gli erano stati indirizzati due ragazzi di dieci anni. Uno era stato ricoverato in un reparto di degenza per otto settimane; batteva la testa nel tentativo di liberarsi dai pensieri di Ghostwatch e dal suo spirito malvagio, Pipes.


Consulenti psicologici di Edimburgo si fecero avanti con altri quattro bambini con sintomi simili. I genitori di Martin Denham chiesero un'inchiesta sulla morte del figlio. Nel 2002, sua madre stigmatizzò l'uscita in DVD di Ghostwatch, affermando che il programma le aveva "ucciso il figlio". Il tempo trascorso ha visto la rabbia dei Denham raffreddarsi un po', anche se non guardano più i canali della BBC o qualsiasi cosa che abbia a che fare con Michael Parkinson.


I giornali inglesi non risparmiarono le critiche, e il 15 novembre 1992 i produttori dello spettacolo, Ruth Baumgarten e Richard Broke, furono costretti a partecipare al programma di controllo dei consumatori della BBC Biteback per difendersi. I due sostennero che erano stati forniti parecchi indizi che il programma era un’opera di fantasia. In estate, del resto, i giornali avevano riportato la notizia che Michael Parkinson avrebbe ben presto fatto il suo debutto come attore.


La rivista Radio Times aveva incluso una "lista del cast" e lo spettacolo era stato annunciato come parte della serie teatrale Screen One della BBC. Inoltre, all’interno della trasmissione erano stati inseriti diversi indizi che facevano sospettare una finzione.


Come ha commentato Volk,


c'è stata una vasta gamma di reazioni, da persone che non ci hanno creduto per un secondo a persone che ci hanno creduto fino in fondo.

E i bambini? Non avrebbero dovuto esserci, perché il programma era stato trasmesso dopo lo spartiacque delle 21. Ma nel 1995 l’Autorità britannica garante per le telecomunicazioni sentenziò che la BBC doveva "fare di più che semplicemente accennare all'inganno che stava praticando sul pubblico". Di conseguenza, l'azienda televisiva pubblica si scusò e prese le distanze dal programma.


Oggi Ghostwatch, che non è mai più stato trasmesso in Tv, è diventato quasi un cult. Di fatto, fu un precursore nel giocare con la sottile linea di demarcazione tra verità e fantasia (o inganno, se vogliamo essere più cinici).


Ma dopotutto non è quello lo stesso meccanismo su cui si basano le nostre amate leggende metropolitane?


Per approfondire: Ghostwatch: il programma choc che mostrò i fantasmi a una nazione intera su Coolturama 26 ottobre 2021, e I 10 scherzi più spaventosi della storia, di Massimo Polidoro, 1° aprile 2022.




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