Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee (CeRaVoLC) - 2018

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  • Sofia Lincos

Girotondo degli appestati

articolo di Sofia Lincos


Chi non ha giocato a girotondo da bambino? Beh, da diversi anni la celebre filastrocca che per tradizione lo accompagna è oggetto di attenzione sul web, di articoli che lo trasformano in un prodotto macabro e inquietante del XVII secolo:

Giro giro tondo è una filastrocca che ha divertito tantissime generazioni, eppure la sua storia non ha nulla di gioioso o allegro. La filastrocca vanta una tradizione lunga almeno tre secoli ed è originaria dell'Inghilterra, infatti la vera canzone è in lingua inglese e parla di rose da odorare e di cadere tutti per terra. "Ring-o-ring o' roses, a pocket full of poises. A-tishoo! A-tishoo! We all fall down". Quello che però racconta ha dell'orribile e risale ai tempi più bui della Gran Bretagna: la Grande Peste. A Londra nel 1665-66 furono gli anni della Grande Peste o Peste Nera, ci furono quasi 100.000 morti; i cadaveri erano così tanti che invadevano le strade e le persone quando giravano per esse si portavano al naso dei sacchettini con dentro petali di rosa o fiori profumati per non sentire il tanfo dei cadaveri in putrefazione. In quel tempo nacque la famosa filastrocca che aveva lo scopo di far accettare la morte ai più piccoli e quindi esorcizzarla, da qui le strofe "Casca la terra", "Tutti giù per terra".

Leggenda o verità?


Tanto per cominciare, la filastrocca riportata è una variante moderna della versione inclusa proprio a conclusione della raccolta Mother Goose, pubblicata a Londra nel 1881 e illustrata da Kate Greenaway. Un classico della letteratura per bambini che ebbe un'enorme diffusione e grazie al quale la canzoncina arrivò anche in altri Paesi. L'originale recita:


Ring-a-ring-a roses,
a pocket full of posies;
Hush! Hush! Hush! Hush!
We're all tumbled down.

Il secondo verso significa "Una tasca piena di fiori", il terzo "Silenzio! Silenzio! Silenzio! Silenzio!", l'ultimo "Ruzzoliamo tutti giù". Il primo è invece più oscuro. Alcuni lo traducono "Suona il cerchio di rose" o "Gira nell'anello di rose", "Gira intorno al roseto".


I presunti riferimenti alla peste, però, variano parecchio a seconda dell'interprete. Tanto per spiegarsi, il secondo verso (Una tasca piena di fiori) è "spiegata" con l'uso di erbe e di aromi per evitare il contagio, ma anche come una trasposizione degli immancabili bouquets deposti sulle tombe in omaggio ai defunti, fino ad arrivare all’idea che si tratti di un’allusione ai bubboni che la peste portava con sé.


Ancora più ampia l'esegesi del terzo verso, che alcuni leggono come Ashes! Ashes!, ossia "Ceneri! Ceneri!". A seconda di chi l’ha analizzato potrebbe essere un riferimento all'atto di bruciare i cadaveri o le loro case per evitare il contagio, o alla colorazione della pelle dei malati, o anche un’onomatopea per ricordare gli starnuti degli appestati.

Insomma, un po' troppe cose radicalmente diverse per così pochi versi.


Il vero problema, però, è un altro. Fino al XIX secolo non esistono trascrizioni della filastrocca, né della versione inglese né di quelle comparse in altri Paesi, Italia compresa. Per contro, abbiamo moltissime trascrizioni di filastrocche e di versi per bambini che risalgono a secoli precedenti, incluse certe poesie in varie lingue relative alle danses macabres, le ben note rappresentazioni della Morte diffuse fin dal Medioevo. Possibile che nessuno abbia mai pensato di trascriverla, se fosse stata così diffusa fin dal XVII o addirittura dal XIV secolo? Non è più semplice pensare che la filastrocca sia nata proprio tra il Settecento e l'Ottocento (proprio il periodo in cui, suggerisce il folklorista Philip Hiscock, i balli erano vietati in buona parte delle chiese protestanti e nacquero diverse altre filastrocche-gioco, da effettuare in cerchio durante i cosiddetti play-party da tenersi in chiesa, cosa ancor oggi vivissima in quella parte di Cristianesimo)?


In più, il girotondo inglese esiste in numerose varianti. Il terzo verso della nostra filastrocca, ad esempio, diventa di volta in volta Hush!, A-tischa!, Hasher, Husher A-tishoo... Fra queste, molte versioni omettono il finale "rivelatore" tipico della struttura delle leggende, quel cadiamo tutti giù interpretato come un ovvio riferimento alla morte. Qualche esempio? Nel 1883 il folklorista americano William Wells Newell trascriveva una canzone diffusa tra i bambini di New Badford (Massachusetts) già intorno al 1790:


Ring a ring a Rosie,
A bottle full of posie,
All the girls in our town
Ring for little Josie.

Newell scriveva che alla fine della canzone i giocatori dovevano immediatamente lasciarsi andare a terra; l'ultimo a farlo doveva fare una penitenza o prendere il posto di un altro bambino al centro del cerchio, che rappresentava il roseto (rosie).


In un romanzo del 1855, The Old Homestead, la scrittrice Ann S. Stephens menzionava invece questa variante:


A ring - a ring of roses,
Laps full of posies;
Awake! Awake!
Now come and make
A ring - a ring of roses.

Insomma, la casistica è assai ampia, come spiega anche Snopes, che ne riporta un’altra parte in cui i collegamenti con la peste scompaiono del tutto.


Impossibile capire, ormai, quale potesse essere la versione "originale" - se mai ha un senso parlare di versione “prima” di una canzoncina infantile del genere. Infine, è altamente improbabile che bambini e adulti abbiano interpretato per secoli quella canzone senza essersi mai accorti di quel presunto significato, “buio” e “nascosto”.


Decisamente troppo nascosto.


L’”interpretazione macabra” in realtà è recente. Compare solo nel 1961 in un saggio dello scrittore inglese James Leasor (1923-2007), The Plague and the Fire, dedicato ai disastri che colpirono la Londra del XVII secolo - peste compresa. Il successo di questa interpretazione è forse dovuto al contrasto tra aspetto innocente e contenuto inquietante, così caratteristico di romanzi e film horror, in cui abbondano bambini diabolici, bambole indemoniate e pagliacci spaventosi.


Il libro di Leasor non fu tradotto in italiano, ma ebbe enorme successo internazionale. Una conferma della prevalenza recente della lettura “macabra” di “Giro giro tondo” mi pare venga da una sequenza iconica della versione italiana del capolavoro di Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello Spazio.


Quando il computer HAL 9000 muore, “ucciso” dall’astronauta David Bowman che ne estrae, disattivandoli, uno per uno i moduli di memoria, perde via via le capacità logiche e “muore”, con un effetto di progressivo rallentamento della velocità della voce che sa di “paranormale”, recitando - nell’originale inglese - una canzoncina per bambini intitolata Daisy.

Bene, nella traduzione del film nel nostro Paese Daisy sparisce.


Sapete che cosa viene usato al posto, come “canto del cigno” di HAL 9000?


Sì, avete indovinato: uno spaventoso “Giro giro tondo”, forse anche più efficace del Daisy americano.


La tendenza ad accentuare il senso del contrasto innocenza apparente/ contenuto spaventoso giocò un ruolo assai grande durante il cosiddetto satanic panic degli anni ‘80-’90 del secolo scorso, quando schiere di genitori preoccupati cercavano di scoprire messaggi occulti e diabolici in canzoni e cartoni animati di ogni tipo.


Insomma, molto più che sulla vera origine del girotondo, la diceria che abbiamo esaminato ci dice qualcosa su di noi, sulla nostra tendenza a cercare significati e interpretazioni anche nelle più piccole cose, canzoni comprese.


Possibilmente con un tocco di macabro o di scabroso, che nelle leggende non guasta mai.


[Nell’immagine: Girotondo, di Raffaello Sorbi, 1844-1931]

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