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I maiali delle fogne di Londra





Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Sono aggressivi, spaventosi, vivono nelle fogne della grande metropoli, pronti ad azzannare chiunque gli si pari davanti…


Alligatori? No, non proprio. Maiali.


Stiamo parlando di una delle leggende metropolitane più curiose della Londra vittoriana. Nel Diciannovesimo secolo, si raccontava che una scrofa fosse fuggita per poi rifugiarsi nei condotti di scarico sotterranei, senza più riuscire a venirne fuori. Lì aveva partorito una cucciolata, e i maiali si erano riprodotti a dismisura, abbeverandosi delle acque reflue e nutrendosi della spazzatura…


Purtroppo le fonti su questa sporca storia sono pochine. Quella che, a quanto pare, ha reso celebre la diceria arriva da un libro del 1851, London Labour and the London Poor, di Henry Mayhew (tradotto in italiano da Mauro Cotone come Il lavoro e i poveri nella Londra vittoriana, Gangemi Editore, 2012).


L’autore era un giornalista del Morning Chronicle che negli anni Quaranta dell’Ottocento documentò la vita dei poveri, delle classi meno abbienti e di coloro che vivevano ai margini tremendi della società di Londra, quella che osservò con orrore Karl Marx a partire dal 1849 e che tanto contribuì, sul piano psicologico, a convincerlo che lo sviluppo capitalistico fosse un orrore senza fine. Quanto a Mayhew, era mosso da intenti sociali più immediati. La sua, al tempo, era un’operazione giornalistica quasi unica nel suo genere. Di solito, queste masse di diseredati non avevano spazio sui giornali, voce esclusiva delle classi medio-alte e, al limite, riflesso della carità che veniva elargita agli sfortunati. Mayhew, invece, si lanciò in un vero e proprio giornalismo di inchiesta: raccontò condizioni di vita, abitudini e convinzioni religiose di chi non aveva nulla o quasi, spesso intervistando i protagonisti e riportando per intero stralci delle loro risposte. Per questo, London Labour and the London Poor rimane un documento utile per chi si interessa della storia sociale dell’Ottocento.


Fra la “povera gente” di cui parla Mayhew, c’erano tutti quelli che si arrabattavano con lavori più o meno di fortuna: i mendicanti, gli artisti di strada, i cercatori di lumache, i cacciatori di topi, le prostitute, i venditori ambulanti, gli straccini, i fiammiferai, i raccoglitori di feci canine da vendere alle concerie… E anche i toshers. Si trattava di persone che setacciavano i liquami delle fogne alla ricerca di tesori che potevano essersi persi e che si erano depositati laggiù: per lo più si trattava di pezzi di rame (chiamati tosh, da cui il nome), ma anche ossa, frammenti di corda, chiodi, rottami metallici, e - se la giornata era fortunata - monete e posate d'argento. Secondo Mayhew i toshers erano riconoscibili per i lunghi cappotti dalle ampie tasche e per grembiuli e sacche che portavano in spalla, oltre che per le indispensabili lanterne legate sul petto. Sovente avevano con sé zappe dal manico lungo, che usavano per scavare nella fanghiglia e per trovare un appiglio quando rischiavano di sprofondare in qualche pantano. Il più delle volte scendevano nei cunicoli sotterranei in gruppo, anche per difendersi dagli attacchi dei ratti; in altre occasioni, si limitavano a setacciare i fanghi intorno alle rive del Tamigi. Era un mestiere terribile (il fetore, le esalazioni, il rischio di perdersi fra i cunicoli o di venire travolti quando il livello dell’acqua si alzava, i mattoni “marci” che potevano cadere in testa da un momento all’altro, le sacche di gas pronte a esplodere o a soffocare i malcapitati...); ma - secondo Mayhew - anche redditizio.


Ed è proprio da uno di questi “cercatori di tesori” che il nostro giornalista apprese la storia dei maiali che vivevano sotto la zona di Hampstead (tuttora - ma anche all’epoca - uno dei più ricchi sobborghi di Londra):



Gira uno strano racconto tra i lavoratori della riva, su una razza di maiali selvatici che abitano le fogne nei dintorni di Hampstead; la storia dice che una scrofa gravida entrò per caso nelle fognature attraverso un’apertura e, andando in giro, alla fine partorì e allevò la prole nei cunicoli, nutrendola con i rifiuti e la spazzatura che passava in continuazione. E così, si racconta, i nuovi nati si sono moltiplicati a dismisura e sono diventati feroci e numerosi. Questa storia, per quanto possa sembrare apocrifa, ha tuttavia i suoi sostenitori che hanno ingegnosamente affermato che il motivo per cui nessuno degli animali sotterranei sia riuscito a risalire alla luce del giorno è che potrebbero farlo solo raggiungendo l’imboccatura della fogna dal lato del fiume ma che, per farlo, incontrano necessariamente il fosso del Fleet, che scorre veloce verso il fiume: e poiché nella natura di quell’animale c’è l’istinto a nuotare ostinatamente contro corrente, il maiale selvatico delle fogne inevitabilmente torna verso la sua dimora originaria e non si fa mai vedere. Ciò che sembra strano è che non si è mai sentito dire che gli abitanti di Hampstead abbiano visto qualcuno di questi animali passare sotto le grate o che ne abbiano sentito i grugniti. Il lettore naturalmente potrà credere quanto vorrà di questa storia, ma corre l’obbligo di informarlo che gli stessi cacciatori delle fogne finora non hanno mai incontrato questi mostri favolosi negli scarichi di Hampstead.

Alcuni anni dopo la pubblicazione del libro, anche il Daily Telegraph menzionò la storia dei maiali nelle fogne, però prendendone le distanze:


L'esagerazione e il ridicolo vanno spesso a braccetto con la vastità di Londra e con l'ignoranza dei suoi penetrali comuni a noi che vi abitiamo. È stato detto che animali da caccia vagano ancora nelle verdeggianti roccaforti di Grosvenor Square, che ci sono zone sconosciute di foresta primordiale in Hyde Park e che le fogne di Hampstead ospitano una mostruosa razza di suini neri, che si sono moltiplicati e si sono inselvatichiti tra i viscidi liquami, e il cui muso feroce un giorno sradicherà l'arco di Highgate, mentre renderanno Holloway intollerabile con i loro grugniti. (Daily Telegraph, 10 ottobre 1859)

È difficile dire come si sia originata la leggenda. Alcune fonti la fanno risalire a una vicenda del 1736, quando un cinghiale scappò nelle fogne di Fleet Ditch. Le gazzette dell’epoca raccontano che l’animale avrebbe vissuto per cinque mesi nei cunicoli sotterranei, per poi riemergerne assai più grosso di quando era sceso, e “con un valore lievitato da dieci scellini a due ghinee”.


Qualunque fosse l’origine di questa storia, sembra che il declino della sua popolarità sia iniziato con la ricostruzione della rete fognaria cittadina. A metà Ottocento le acque reflue e i rifiuti delle case venivano ancora gettati direttamente nel Tamigi, che nel periodo estivo si trasformava in una grande cloaca a cielo aperto. Durante le piogge primaverili, invece, le fogne straripavano. Il 1858, ad esempio, fu l’anno del grande fetore: quell’estate la portata del fiume diminuì e le acque si trasformarono in un inquietante cocktail di deiezioni, cadaveri di animali, visceri dei macelli e di scarti industriali. L’odore era talmente forte che il Parlamento fu chiuso e le sedute spostate altrove. Va detto, inoltre, che il Tamigi era, oltre che il principale collettore fognario di Londra, anche la maggior fonte di approvvigionamento idrico della capitale dell’Impero. L’incarico di ridisegnare l’intero sistema, decisione assunta subito dopo quella crisi sanitaria, fu affidato all’ingegnere Joseph Bazalgette, direttore del “Metropolitan Board of Works”. Bazalgette costruì nuovi collettori, riprogettò completamente la rete fognaria e canalizzò i reflui che all’epoca si riversavano nelle strade e poi nel Tamigi. Nel corso di pochi anni, circa 1300 miglia di cunicoli sotterranei presero forma. Durante la realizzazione di questo nuovo mastodontico impianto, c’era da giurarlo, nessun maiale nero fece capolino dal sottosuolo: tutto sommato, un duro colpo alla nostra storiella.


Lo storico Simon Young, impareggiabile studioso di storia insolita, ha scovato un’ultima apparizione di questo motivo in un libro di Richard Rowe (Episodes in an Obscure Life, Routledge, 1871), e l’ha incluso nel suo volume recentemente pubblicato The Nail in the Skull and Other Victorian Urban Legends (Tantor Audio, 2022) - un’opera imprescindibile per chiunque voglia approcciarsi alle leggende di epoca vittoriana. Qui un altro “setacciatore” racconta:


Dicono che ci siano maiali grossi come orsi lungo alcune rive [sta parlando sempre delle fogne]. Non so che dire. Però non sono mai incappato in uno di loro, né nessun altro [che conosco].

Da allora, la leggenda in sostanza scomparve. Solo di recente è tornata in auge: Thomas Boyle, autore di Black Swine in the Sewers of Hampstead (Viking, 1989), ci ha visto un esempio perfetto di sensazionalismo dei media del tempo; Camilla Asplund Ingemark, che ha pubblicato sul tema dei mostri delle fogne un articolo per il Journal of Folklore Research (The Octopus in the Sewers: An Ancient Legend Analogue, 2008), una rappresentazione borghese delle classi proletarie e della metafora dell’analogia fra la scarsa igiene attribuita al proletariato e i vizi e la corruzione morale attribuitagli; i più, comunque, vi hanno scorto un antecedente della più che celebre leggenda degli alligatori di New York. In effetti, tra le due leggende la somiglianza è notevole.


Nel suo Miti vaganti Tommaso Braccini ha assegnato le fogne al lungo elenco degli spazi liminari: un luogo che confina con la nostra vita di tutti i giorni, eppure sconosciuto, come oggi sono le hall degli alberghi, le scale mobili dei supermercati, gli aeroporti, gli ascensori; il posto dove a volte buttiamo quello che non serve più, come gli scarichi e la spazzatura. Proprio per questo, spesso si è popolato di creature spaventose. In epoca romana (lo raccontano sia Braccini, sia Ingemark), si parlava di polpi giganti che risalivano dalle fogne fino alle cantine di Pozzuoli o di altre città dell’impero; negli anni Trenta, di antiche popolazioni rettiliformi che sopravvivevano sotto alla città di Los Angeles. Oggi, pensiamo a un classico moderno come Guerre stellari (il primo della serie, quello del 1977), in cui gli eroi rischiano di essere uccisi da una specie di mostro subacqueo che vive in un compattatore dei rifiuti posto fra un livello e l’altro della stazione spaziale imperiale, la Morte Nera.


Negli stessi anni in cui si parlava di maiali neri nel sottosuolo londinese, si raccontava anche di ratti incredibilmente aggressivi, pronti a divorare i gatti o gli uomini che si inoltravano laggiù (magari spolpandoli completamente e lasciandone solo le ossa). Lo stesso libro di Mayhew menziona storie di questo tipo, raccontate di nuovo dalla voce di un tosher:


Conosco un tipo che i ratti aggredirono giù nelle fogne; lo avevano morso con violenza… ne avrai sicuramente sentito parlare; lo sentirono gridare pure i marinai che stavano entrando nel fiume, mentre erano intenti a remare [...] Ti ricordi di quell'uomo che fu trovato nelle fogne circa dodici anni fa? Oh, dovevi vederlo. I topi lo avevano mangiato in ogni sua parte e non avevano lasciato nulla se non le ossa.

In tempi recenti, si racconta invece di piante di marijuana albine cresciute nel sottosuolo americano (germinate da semi buttati in un water durante una retata e diventate super-potenti), di ragni sovradimensionati nelle fogne di Tokyo, mutanti vari e, naturalmente, dei nostri cari, vecchi alligatori…


Mostri proveniente da un “altrove” oscuro, inquietante, eppure così vicino.


Immagine in evidenza: License CC0 - Pubblico dominio - by Andrea Stoeckel: https://www.publicdomainpictures.net/en/view-image.php?image=355786&picture=piglet-piggy-luck-vintage



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