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I misteriosi bus dei razziatori australiani

Aggiornato il: mar 27

articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Hoarders: in inglese significa “accaparratori”, accumulatori seriali di beni di prima necessità senza alcun riguardo per gli altri ed è un termine che possiede, non a caso, lo stesso etimo della parola italiana orda, di cui condivide l’origine turca. Se ne parla spesso in questi giorni in molti Paesi, tra le normali ansie da coronavirus e le spinte incoercibili a far provviste in vista un possibile lockdown.


In Australia, però, da un paio di settimane si discute di un fenomeno più inquietante. Mentre altrove le momentanee carenze di generi alimentari o per la pulizia sono quasi un fenomeno naturale, lì si racconta per la prima volta di hoarders organizzati.


La storia sarebbe questa, al netto delle varianti: in un piccolo paesino dell’Australia, arriva un bus. Ne scendono una cinquantina di persone (alcuni li descrivono come cinesi, o comunque come orientali), che entrano nell’unico emporio della zona e acquistano tutto quello che c’è nel negozio. E quando diciamo tutto, intendiamo tutto: nemmeno un prodotto viene lasciato sugli scaffali. Dopo di che, i misteriosi stranieri risalgono sull’autobus e se ne vanno, senza che più nulla sia lasciato agli abitanti del posto.


La storia ha tratti da leggenda metropolitana, e viaggia di bocca in bocca e di cellulare in cellulare tra le città dell’Australia. Così come è “leggendaria” la morale implicita nel racconto: meglio andare a far spese, prima che succeda davvero qualcosa del genere. Non si sa mai…


Che si tratti di una diceria Aussie senza riscontri lo provano i giornali locali e nazionali che hanno provato a verificarla. Il 18 marzo, ad esempio, il Mudgee Guardian si chiedeva: Ci sono bus carichi di gente che arrivano a Ovest per razziare gli scaffali dei nostri supermarket?. La risposta era un perplesso “probabilmente no”.


Mudgee è una cittadina del Nuovo Galles del Sud, nell’Australia orientale, a circa 260 km da Sydney: il sospetto era che i “razziatori” arrivassero dalla grande città. Il quotidiano aveva ricevuto infatti diverse chiamate da cittadini preoccupati per quello che veniva definito il “problema dei bus”. In molti gruppi, si rincorrevano speculazioni sulla natura e sull’origine dei razziatori. I portavoce dei supermarket però negavano: sì, c’erano state momentanee carenze di prodotti, un aumento di traffico, l’imposizione di alcuni limiti di acquisto per alcuni generi di prima necessità. Ma dei misteriosi “bus” nessuna traccia.


Il Mudgee Guardian segnalava anche il fatto che vari supermarket avevano ricevuto richieste di “preservare” i prodotti per gli acquirenti locali e di non venderli ai “forestieri” (una cosa di difficile applicazione, sotto molti punti di vista). Una foto che ritraeva un bus parcheggiato vicino a un grande magazzino si era rivelata, in effetti, quella di un mezzo proveniente da un sobborgo di Sidney; si trattava però di pensionati in gita, semplici turisti in viaggio per visitare la regione e non con il deliberato proposito di “razziare” il supermarket.


Tra le cittadine colpite, comunque, non c’è solo di Mudgee: su twitter sono apparse numerose richieste di chiarimenti sui bus misteriosi, che ci indicano come la leggenda sia diffusa in molte parti dell’Australia (qualche esempio lo troviamo: qui, qui e qui). In questo tweet si può leggere lo sfogo di un uomo di Paterson (un paesino di 300 anime nel Nuovo Galles del Sud) che si lamenta per i bus di stranieri provenienti “da fuori” per far shopping nella zona. In quest’altro, invece, si parla esplicitamente di “bus di cinesi”.


Il Courier segnala voci simili ambientate a Ballarat (Victoria). Una donna era stata avvicinata da due persone in un supermarket della zona:


In una cronaca locale da Shepparton, l’abitante del posto Barbara Bikoff, 69 anni, ha dichiarato che due donne “che non conoscevo” l’avrebbero avvicinata al centro commerciale Safeway chiedendole dove si trovavano i detergenti.
"Gli ho domandato da dove arrivavano, perché non le avevo mai viste prima, e io conosco la gran parte della gente dei dintorni".

Simili voci sono circolate pure a Gisborne, Traralgon, Ararat, Woodend e Numurkah.


Un’ulteriore verifica è stata fatta dalla redazione australiana del Guardian, che ne ha tratto un resoconto pubblicato il 21 marzo. Anche in questo caso, nessun riscontro (ma pure questa volta il giornale segnalava trattarsi di cinesi o di asiatici). I racconti sono stati presi assai seriamente dal ministro degli Interni Peter Dutton, che ne ha parlato durante un popolare programma radiofonico, il Ray Hadley Morning Show, in onda sull’emittente 2GB:


Ci sono alcune persone che penso ne stiano approfittando. [...] Stanno facendo incetta, non per il loro consumo personale, piuttosto, credo che mandino alcuni dei prodotti all’estero o che li vogliano vendere in qualche mercato nero in Australia.

Dutton ha annunciato future indagini e l’arresto degli eventuali colpevoli.


Inutile dire che anche in questa occasione tabloid come il Daily Mail non hanno resistito alla tentazione di sfruttare la storia. Il testo però è interessante, perché accentua la contrapposizione culturale fra aree urbane e campagne (“i cittadini che vengono a svaligiare i supermarket dei nostri paesi rurali”).


La gente di Sydney riempie le auto siano a farle traboccare. Il nostro supermarket non ha scorte a sufficienza solo per la nostra popolazione, quindi lasciamo fuori gli hoarders. Si tratta di una cosa davvero triste e penso che la Polizia dovrebbe occuparsene.

Cosa c’è dietro questa ridda di voci, testimonianze poco circostanziate e fotografie sgranate che dovrebbero corroborarle? Innanzitutto, la leggenda degli hoarders fornisce una comoda spiegazione per le carenze di prodotti che si stanno verificando in Australia (e altrove) proprio per colpa del panic buying.


In secondo luogo, racchiude la paura fondamentale di rimanere senza cibo o senza carta igienica, e un implicito invito a fare scorte. In un certo senso si tratta di una cautionary tale, un avviso su quello che potrebbe succedere e che bisogna evitare che accada - in realtà trasformando il panico nell’ennesima profezia che si autoadempie. Lo condividiamo perché ci sembra utile, e ci sembra importante che altre persone lo sappiano.


Infine, innesca una contrapposizione noi/loro di cui le leggende si nutrono da tempo immemorabile: da una parte noi cittadini del posto, con le nostre legittime esigenze e il nostro mondo da preservare. Dall’altra loro, il nemico esterno, i forestieri, che dalle grandi città vengono a rubare ciò di cui abbiamo bisogno; magari, ciliegina sulla torta, pure stranieri, asiatici o cinesi.


Meglio avvisare del pericolo tutti i nostri amati contatti. E la leggenda, così, continua a circolare...



Nell'immagine in evidenza: un manifesto propagandistico tedesco del 1942, che stigmatizzava i comportamenti degli accaparratori di beni in tempo di guerra.


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