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Il barbiere fantasma di Pascagoula




Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Era l'inizio di giugno del 1942, quando una cittadina del Mississippi fu sconvolta da una serie di sconcertanti “attacchi”. Gli Stati Uniti erano in guerra da sette mesi, ma non era quel genere di incursioni a preoccupare: un uomo si intrufolava nelle case, raggiungeva le camere da letto e tagliava ciocche di capelli alle vittime addormentate (si trattava invariabilmente di donne).


Iniziò tutto il primo del mese, in una stanza del convento di Our Lady of Victories - un istituto cattolico che ospitava bambini e ragazzi.


Quella notte Mary Evelyn Briggs stava dormendo nella sua camera con la sorella Laura, con suor Camille e un’altra bambina. Stava sognando di andare in bicicletta, con il vento che le scompigliava i capelli, quando qualcosa - così disse - la fece svegliare all’improvviso. Accanto al letto c’era una figura grigia e dalla forma indistinta che, portando un dito alle labbra, le sussurrò: “Ssh”. La ragazza invece si mise a urlare, anche perché si accorse che la sagoma si dirigeva verso la sorella. A quel punto si svegliarono tutti, compresa la suora, che si alzò immediatamente per capire cosa stesse succedendo.


Mary Evelyn le raccontò dell’uomo nella stanza, fuggito attraverso la finestra. Lo descrisse come un individuo basso, grasso e con una felpa bianca. La finestra, in effetti, sembrava essere stata manomessa. Si accorsero che l’uomo aveva lasciato anche un’altra traccia, assai più concreta e inquietante: i riccioli biondi di Mary Evelyn erano stati tagliati. E non era tutto: anche la piccola Edna Marie Hyde, sette anni, aveva subito la stessa sorte.


A partire da venerdì 5 la stampa locale s’impadronì del caso. Attraverso il quotidiano locale, il Chronicle-Star, partirono le prime discussioni. Ben presto lo sconcerto crebbe, anche perché la storia tornò a ripetersi quasi subito.


Il lunedì successivo, l'8 giugno, l’intruso penetrò nella casa della famiglia Peattie, nella quale dormivano i gemelli David e Carol. I genitori non c’erano (la madre era ricoverata in ospedale). Ai piccoli badavano i coniugi Henshaw. Nella notte, la donna sentì un rumore nella camera dei bambini, svegliò il marito e i due andarono a controllare. Tutto sembrava in ordine, a parte l’impronta di un piede su un copriletto bianco posto su un letto vuoto. Poi, però, i coniugi scoprirono che la bambina aveva subito la stessa sorte di Mary Evelyn e Edna Marie: i boccoli di Carol, lunghi fino alle spalle, erano stati accorciati fino a farli diventare simili a quelli del fratellino. Anche in quel caso la finestra risultò manomessa: qualcuno aveva tagliato il vetro facendo poi scivolare la lastra di lato.


La settimana successiva, ecco un terzo caso: la casa presa di mira fu quella di R. J. Anderson, ingegnere capo di uno dei tanti cantieri navali della città, che dormiva in un cottage con la moglie e la figlioletta. Fu svegliato dalla donna in preda al panico: qualcuno aveva cercato di entrare attraverso la finestra sul retro. L’uomo provò a perlustrare i dintorni, ma non trovò alcuna traccia del misterioso intruso.

Così il "Chronicle-Star" del 19 giugno 1942: "le voci sono il carburante dell'isteria".


A Pascagoula, intanto, era scoppiato il panico. I giornali furono rapidi a trovare un nomignolo per l’uomo misterioso che turbava i sonni della città. Fin dai primissimi articoli del Chronicle-Star, per tutti era diventato il barbiere fantasma.


Un’illustrazione apparsa sul quotidiano californiano San Francisco Examiner il 30 agosto, quando ormai il panico del barbiere era in fase di ripiegamento, dice molto sulla forma che aveva assunto la psicosi. La vedete in testa al nostro articolo: l’intruso era raffigurato come una specie di orco, un omaccione di dimensioni gigantesche e con gli occhi fuori dalle orbite intento ad aggredire una bambina indifesa con un forbicione di pari grandezza.


Di gigantesco, però, nel giugno 1942 c’era solo la paura. Le donne non si avventuravano più in giro la sera e i genitori avevano preso a dormire nelle stanze dei figli. Nonostante il caldo estivo, le finestre ai piani bassi erano lasciate rigorosamente chiuse. Altri si fabbricarono armi di fortuna o cominciarono a tenere a portata di mano le pistole. La psicosi aveva un effetto anche sulla vita economica della città: gli uomini che lavoravano nei cantieri navali si rifiutavano di fare i turni di notte per rimanere a casa con i figli.


Sui giornali, intanto (e non solo su quelli locali) fioccavano le supposizioni. Il misterioso “ladro di capelli” era paragonato a altri criminali anomali, come il ladro solleticatore di New York e il bandito baciatore di St. Louis. I quotidiani supponevano che il barbiere fantasma avesse una predilezione per i riccioli biondi, e che colpisse prevalentemente nei giorni di lunedì e venerdì, a mezzanotte. Qualcuno pensava che l’intruso potesse davvero essere un barbiere folle: non si poteva spiegare altrimenti una tale bramosia per i riccioli umani. Altri obiettavano che un vero barbiere avrebbe avuto ben altre possibilità per procurarsi i capelli, se davvero fosse stato quello il suo scopo.


Ma l’ipotesi più “esotica” e adatta al momento era quella che l’uomo fosse un esponente della quinta colonna. Era chiamato così, soprattutto negli Stati Uniti, l’ipotetico esercito di spie e infiltrati che si diceva operasse clandestinamente per compiere azioni di sabotaggio e per preparare l’invasione. Durante i due conflitti mondiali, i timori per questi presunti nemici interni (in parte giustificati, ma enormemente esagerati) avrebbero dato origine a psicosi, dicerie e leggende metropolitane diffuse un po’ in tutte le nazioni in guerra. Abbiamo presentato altrove un caso italiano di questo genere, quello dei “preti spia degli austriaci”: un vero e proprio panico che travolse l’Italia nel secondo semestre del 1915, e, in misura minore, anche in seguito.


Anche il barbiere fantasma di Pascagoula fu inquadrato in questa cornice. Era forse un sabotatore che cercava di minare l’animo degli Americani usando una modalità particolarissima per condurre la guerra sul fronte interno? Oppure collezionava i capelli per scopi ancor più inquietanti? Si arrivò a dire che i capelli - spediti in Germania - potessero essere usati come componenti dei reticoli di mira per i visori degli aerei da bombardamento. Questa ipotesi è quella che più fa rientrare la nostra storia nel campo del leggendario: l’idea che parti del corpo siano sottratte per applicazioni tecnologiche ha una lunghissima tradizione. Nel giugno 1870, ad esempio, un orfanotrofio di Tianjin (Cina) fu dato alle fiamme perché si pensava che le suore e i preti cattolici francesi rapissero i bambini, e, dopo averli battezzati, ne asportassero gli occhi; il fluido oculare sarebbe poi stato usato per comporre il liquido delle emulsioni delle lastre fotografiche, tecnologia allora avanzatissima. Furono trucidati circa sessanta fra cinesi cristiani, europei e religiosi francesi.


Un'ultima ipotesi per le prodezze del barbiere fantasma - anche questa di tipo strettamente leggendario - voleva che i capelli fossero usati nel “paese d’origine” (quindi, anche qui il sospetto andava alla Germania) per cerimonie di maledizione.


Comunque stessero le cose, il presunto barbiere fantasma tornò ben presto a farsi sentire, e in maniera ben più violenta. Nella notte del 13 giugno 1942 uno sconosciuto penetrò nell’abitazione della famiglia Heidelberg e aggredì la giovane coppia con una sbarra di metallo. Il marito perse i sensi, mentre la moglie fu colpita in pieno volto dall’arma impropria. Ci rimise alcuni denti anteriori; per fortuna, si salvarono entrambi. Tutto era accaduto così in fretta che le due vittime non riuscirono a dare una descrizione dell’aggressore. Il modo in cui lo sconosciuto era entrato in casa - manomettendo una delle finestre - ricordava quello degli altri raid, ma l’aggressione sembrava ben più violenta e le ciocche di capelli non furono prese di mira. Per i giornali, però, non c’erano dubbi che tutte le azioni, compresa questa, fossero opera dello stesso uomo: dalle fonti del tempo non sembra emergere l’idea che in realtà, nella zona, potessero esserci due criminali.


A fronte di questi episodi, la polizia di Pascagoula si trovò in netta difficoltà. Con la guerra, la città era passata da un semplice paese di pescatori di 5.000 abitanti a fiore all’occhiello dell’industria navale americana. Lì si producevano alcune delle unità navali che presto sarebbero andate a combattere i giapponesi nel Pacifico e gli italo-tedeschi nell’Atlantico e nel Mediterraneo. Pensate: pochi mesi dopo la psicosi del barbiere, alcuni di quegli scafi porteranno sulle coste algerine i primi soldati statunitensi impegnati in modo diretto contro i tedeschi nello sbarco di Orano, in quella che è passata alla storia come la prima, grande operazione militare anfibia della storia contemporanea.


E così, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour (7 dicembre 1941), la popolazione di Pascagoula era più che triplicata, raggiungendo i 15.000 abitanti. La polizia faticava a mantenere l’ordine, tra risse di ubriachi, aggressioni e rapine. E poi ci si era messa anche la psicosi del barbiere. Gli agenti fecero quel che potevano con i mezzi a loro disposizione. Interrogarono i testimoni e istituirono una ricompensa di 300 dollari per chi fosse riuscito a fornire informazioni utili alla cattura. Fecero arrivare alcuni cani bloodhounds da fuori città e li utilizzarono per seguire le tracce del misterioso aggressore. Nel caso degli Heidelberg, i segugi trovarono un paio di guanti insanguinati nei boschi, ma nulla di più. Forse - si ipotizzò - l’uomo era scappato con una bicicletta nascosta tra gli alberi.


Infine, l’ultimo colpo del barbiere, un paio di settimane dopo l’aggressione agli Heidelberg. Questa volta la vittima fu la signora R. E. Taylor, svegliatasi di notte a causa di un rumore. Avvertì qualcosa che le passava sul volto e uno strano odore: era cloroformio, dirà agli investigatori. Si svegliò il mattino dopo, confusa. Il barbiere fantasma si era portato via cinque centimetri di riccioli grigi dalla testa della donna. Ancora una volta, il vetro della finestra era stato tagliato e fatto scivolare.


A questo punto è necessario riflettere sulla possibilità che una persona adulta possa essere davvero narcotizzata da un fazzoletto imbevuto di cloroformio premuto per qualche secondo sul volto. Si tratta di pura fantasia: questa sostanza, semplicemente, non funziona così. Perché faccia effetto ci vogliono tra i cinque e i dieci minuti d’inspirazione volontaria e profonda: un po’ scomodo, per portare a termine un’aggressione. Dunque, la domanda resta: cosa accadde alla signora Taylor? Era stata una messinscena creata ad arte per motivi che ci sfuggono? Oppure la donna aveva creduto in buona fede di essere stata drogata, mentre in realtà il “furto di capelli” era avvenuto secondo altre modalità?


Comunque sia, fu questo l’ultimo episodio attribuito, al misterioso e perverso “barbiere di Pascagoula".


Per due mesi, l’unica cosa che è possibile constatare dalle fonti del tempo è lo stato d’ansia che continuò a pervadere almeno una parte degli abitanti di Pascagoula. Solo a metà agosto la vicenda subì una svolta. Il 14 di quel mese, infatti, giornali come il Ludington Daily News (Michigan) titolarono soddisfatti: “La polizia ritiene che il caso del barbiere fantasma sia risolto”.


William A. Dolan, 57 anni, sposato, era stato posto agli arresti. Era di nazionalità statunitense, ma aveva studiato chimica in Germania ed era considerato da tutti un simpatizzante nazista. In un’America che si stava riprendendo dallo shock di Pearl Harbour e che stava mandando i suoi migliori giovani a combattere contro il Reich e l’Impero del Sol Levante, non poteva che essere malvisto da tutta la comunità. In più, Dolan aveva litigato con il padre del signor Heidelberg, che era un magistrato locale, e nella sua casa erano stati trovati capelli sospetti, subito spediti ai laboratori dell’FBI. “Siamo sicuri che sia il nostro uomo”, affermò il capo della polizia di Pascagoula.





Dolan fu incriminato per l’aggressione e per il tentato omicidio dei coniugi Heidelberg. Processato, si proclamò innocente. Fu condannato a dieci anni di reclusione, ma - va notato - la questione dei furti di capelli rimase fuori dal dibattimento; per quella parte non c’erano abbastanza prove e, oltretutto, l’impronta lasciata nel caso “Carol” sembrava diversa dalla sua. Perché un filonazista avesse dovuto tagliare ciocche di capelli ad alcune donne di una cittadina portuale del Mississippi, peraltro, non è affatto chiaro.


Sei anni più tardi, nel 1951, calmatasi la tragedia della guerra, il governatore del Mississippi Fielding Wright riesaminò il caso, su cui da sempre nutriva dubbi. Chiese a Dolan di sottoporsi alla macchina della verità e lui superò il test. La condanna fu sospesa e l’uomo, già in libertà condizionata dal 1948, fu ritenuto innocente. Cadde ogni accusa e il chimico - ormai riabilitato - aprì un negozietto a Bay St. Louis (Clarion-Ledger, Jackson, Mississippi, 20 maggio 1951).


A distanza di quasi ottant’anni, i dubbi rimangono. Storici come Sandra Moncrief, della University of Southern Mississippi e autrice di un libro sulla vicenda, sono convinti che Dolan fosse innocente. Il test della macchina della verità non dice poi molto: sappiamo che i suoi verdetti sono pura pseudoscienza. Venuto meno il contesto bellico in cui si svolse il processo, al termine della guerra, con o senza lie test detector le prove furono giudicate insufficienti. Nell’estate del 1942, serviva trovare un nemico: Dolan, con i suoi trascorsi in Germania e le sue simpatie verso il Reich, era un obiettivo ideale, in una comunità in bilico fra tradizione da villaggio costiero e centro industriale (sorto di colpo per far fronte a eventi infinitamente più grandi dei suoi abitanti).


Comunque siano andate le cose, l’episodio è entrato nella storia sociale di Pascagoula, ed è diventato parte del folklore del Mississippi. Generò voci e leggende sulle intenzioni del misterioso aggressore, alcune delle quali - ricordiamo quella sui capelli pronti a essere trasformati in visori di aerei - possono essere comprese solo nel clima del conflitto in corso. Col sorgere del moderno folklore ufologico, c’è chi ha legato la storia ai rapimenti alieni, ipotizzando una soluzione extraterrestre ai “furti di capelli”.


Per una curiosa combinazione, nell’ottobre del 1973, al culmine di un’enorme psicosi da avvistamenti Ufo che stava interessando gli Stati Uniti dall’estate, due operai che si trovavano a pesca sulle rive della cittadina raccontarono di essere stati rapiti, portati a bordo di un disco volante e lì sottoposti a esami medici spaventosi.


Ma, come si suol dire, questa è un’altra storia.


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