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Il mistero delle scolaresche scomparse




Ci sono leggende che lasciano un po’ l’amaro in bocca a quelli che se ne occupano. Il motivo è che non si riesce a capire quando siano nate - cioè, se siano creazioni degli ultimi anni, oppure se quello che si legge oggi arrivi da un passato più remoto.


Per mostrare in concreto di che cosa stiamo parlando, vi proponiamo un esempio che ci è parso illuminante. Si tratta di racconti che riguardano scolaresche, di bambini o di studenti un po’ più grandi, che sarebbero sparite misteriosamente mentre visitavano zone archeologiche di alcune località del Mediterraneo. Ebbene, a quando risalgono storie come queste? Sono radicate davvero nella cultura popolare delle città in cui sono ambientate? E come interpretarle?


Cominciamo con l’esempio che si trova con maggior facilità facendo qualche semplice ricerca sul web.


Catania e il suo teatro-labirinto


Catania è antichissima. Fu fondata probabilmente da coloni provenienti da Naxos intorno al 730 a.C. Dopo la sua splendida storia greca, passò sotto Roma nel 263 a.C. Raggiunse il suo splendore architettonico sotto Augusto: fu allora che si dotò di edifici splendidi, che per un certo periodo ne fecero una delle città più ragguardevoli del Mediterraneo settentrionale.


Fra questi, il teatro romano. Sul posto, che ora si trova in pieno centro storico, c’era già un teatro greco, ma i resti notevolissimi che ora si possono visitare sono frutto dei restauri di epoca augustea, e poi della trasformazione del teatro in un monumento, nel II secolo d.C. Il teatro romano è da sempre in dialogo antropologico e urbanistico fortissimo con Catania. Il quartiere Grotte, addossato ai resti archeologici, ne è testimonianza. Come per mille altri luoghi delle civiltà del Mediterraneo, le “rovine” non sono altrove, non sono passato o luogo “da visitare”. Per tempo immemore sono stati vissuti e attraversati con assoluta naturalezza da coloro che avevano avuto in sorte di nascere lì.


Forse questa premessa è utile per interpretare la nostra storia che, come dicevamo, non sappiamo a quando risalga davvero. Noi la vediamo comparire in un modo curioso: è qualificata senza alcun dubbio come leggenda metropolitana, ma è menzionata soltanto in via incidentale, in occasione di una polemica relativa a iniziative di restauro che avrebbero dovuto interessare l’anfiteatro romano.


Il 20 febbraio del 2014, infatti, il sito Urbanfile - Catania e hinterland commentava un articolo comparso cinque giorni prima sul Quotidiano di Sicilia. Questo articolo non menzionava la nostra storia, ma - per Urbanfile - alludeva alla credenza secondo la quale sotto di esso vi sarebbero stati lunghi percorsi sotterranei di origine romana.


Per Urbanfile


[…] tra le righe, si percepiscono vicende leggermente diverse.
Anzitutto una precisazione tecnica. Nel sottosuolo di Catania non esistono e mai sono esistite gallerie ipogee che mettano in comunicazione Teatro e Anfiteatro. Questa leggenda metropolitana (perché di ciò si tratta) è legata alla famosa scolaresca perduta nella fantomatica Catania vecchia, leggenda peraltro comune in tutte le città che abbiano un sottosuolo archeologico. Tutto intorno alle strutture sepolte dell'Anfiteatro, infatti, vi sono solo ed esclusivamente macerie, depositi stratigrafici e soprattutto fondamenta degli edifici visibili in superficie. Niente gallerie, dunque, nessun corridoio né sottopassaggio che camminerebbe addirittura per ben 700 metri al di sotto delle strade superficiali. Un corridoio che si presumerebbe voluto dai Romani. Peccato che all'epoca romana quelle che oggi sono macerie erano alla luce del sole e dunque non vi era motivo alcuno di costruire gallerie al chiuso. La fantasiosa visione di una città sotto la città ricorda molto le storie degli alligatori e delle civiltà di mutanti sotto le fogne e dentro le gallerie della Metropolitana di New York…

Il resto dell’articolo riguardava la congruità dei finanziamenti previsti, e non toccava quanto di nostro interesse.


Emergevano soltanto due particolari: la presenza della leggenda fra i catanesi, data per pacifica e, probabilmente, per ben nota da tempo; l’accenno a storie di questo genere, ritenute comuni in parecchie città con ricchezze archeologiche nel sottosuolo. Come vedremo, questo secondo punto è confermato. Catania non è certo la sola città a godere della fama di inghiotti-bambini.


In anni recenti la leggenda catanese è facilmente reperibile in rete. Così è raccontata nel 2018, ma ci sono anche versioni leggermente diverse:


[…] la più conosciuta, è quella che negli anni ’80, una scolaresca scomparve durante una visita all’interno dell’Anfiteatro. La leggenda racconta che i ragazzi, dopo che hanno visitato la parte aperta al pubblico, decisero di avventurarsi nella parte sotterranea ma…Le ricerche furono istantanee ma non c’era traccia di loro: mai nessuno fu più ritrovato. Furono fatte tante ipotesi ma ad oggi nessuno è riuscito a risolvere questo mistero. Qualcuno dice che, quando si attraversano quei cunicoli, si sentono voci, pianti e grida di adulti e bambini. Superstizioni e suggestioni o esistono veramente dei sotterranei segreti di cui nessuno conosce l’esistenza?

Le catacombe di Siracusa


Una storia analoga a quella di Catania è ambientata in un’altra città siciliana. È infatti il turno di Siracusa; la scomparsa della scolaresca sarebbe avvenuta nelle catacombe della città.


In una pagina web dedicata ai santi siracusani, pubblicata nel 2010, si legge infatti:


L'articolazione e la struttura delle Catacombe di S. Lucia, si presentano ancora oggi alquanto complesse e meritevoli di ulteriori approfondimenti. Il loro esteso sviluppo, la fragilità delle rocce in cui insistono, oltre alla controversa collocazione di parti cimiteriali non solamente cristiane, hanno facilitato in un certo qual modo la nascita di storie misteriose: la più nota delle quali riguarda la scomparsa al suo interno di una intera scolaresca, mai più ritrovata. Una storia fantasiosa che la credulità del popolo ha ingigantito nel tempo tramandandola a voce di generazione in generazione, ma di cui è difficile accertarne la veridicità.

Un’altra fonte più recente - risale al 2017 - fa riferimento a una canzone di un gruppo musicale locale, che già raccontava la leggenda. Si tratta del testo dell’insegnante e appassionato di teatro e musica Arturo Messina (1929-2015) pubblicato sul sito del settimanale siracusano I Fatti. Si distingue dalle altre per una chiara qualità letteraria, e, dunque, per la palese costruzione di un racconto complesso, articolato, da antologia del folklore locale o, meglio ancora, da palcoscenico teatrale.


Una versione più breve della storia, apparsa nel 2021 su Siracusando News con ogni evidenza si ispira al testo di Arturo Messina, ma prova a inquadrarlo un po’ meglio dal punto di vista storico, sostenendo che sarebbe trasmessa “da generazioni” a Siracusa e altrove, e tende a far assumere ai bambini scomparsi il tratto proprio dei fantasmi le cui urla si sentirebbero tuttora provenire dalle catacombe:


La leggenda della scolaresca scomparsa si tramanda da generazioni a tutti noi siracusani e non. In realtà non esiste né una data certa né una fonte storica che la certifichi ma per molti fu un fatto realmente accaduto. In realtà molti pensano che la scolaresca si fosse persa in una gita scolastica, in visita alle Catacombe, in cui imprudentemente si fossero spinti oltre i sentieri conosciuti, ma la vera leggenda dice altro. La scolaresca si perse nei meandri delle catacombe entrandoci da quella che noi tutti siracusani conosciamo come “A rutta e ciauli”. Questa grotta è adiacente al monumento ai caduti [...] La leggenda dice che quella grotta penetrava per lunghissimo tratto, all’interno. E si congiungesse con le numerose catacombe circostanti ( quella di Santa Lucia, quella di San Giovanni, quella di Vigna Cassia) o almeno con qualcuna di esse. La cosa in sé potrebbe avere un suo fondamento sia storico che geologico infatti è molto probabile che, in caso di pericolo, i primi cristiani, durante le persecuzioni, avessero avuto la possibilità di porsi in salvo fuggendo dalla catacombe e raggiungendo il mare attraverso questo sbocco di salvezza. Fatto sta che, ancora oggi, nonostante le numerose frane, essa penetra profondamente all’interno e vi si possono notare diversi lucernari o prese d’aria che in qualche modo potevano illuminare il lunghissimo percorso sotterraneo. E fu da lì che la scolaresca con il suo maestro entrarono per perlustrare la grotta da cui non fecero più ritorno, perdendosi in quel labirinto. La leggenda continua dicendo che fino a tutto oggi, in certe giornate, dalle catacombe si sentono in sottofondo urla di adolescenti.

Anche ad Anzio


Abbiamo visto due storie ambientate in grandi centri della costa orientale della Sicilia. Entrambe pretendono di raccontare eventi piuttosto remoti, ma senza che sia possibile reperire riferimenti davvero distanti nel tempo rispetto a noi. Lo stesso accade per un’altra area geografica (e archeologica) d’importanza senza pari: Roma e il basso Lazio.


La prima storia riguarda Anzio, dunque la costa della provincia di Latina e - anche in questo caso - una struttura molto famosa: i sepolcreti pre-cristiani nei pressi della cittadina, frequentati probabilmente fra il IV e il II secolo a. C.


La fonte è precaria, ma ha una caratteristica interessante: viene da un sito gestito e frequentato da studenti, e, dunque, presumibilmente testimonia la circolazione di questa versione in quel gruppo sociale, come ben noto produttore costante di leggende (in particolare quelle riguardanti scuole, docenti, mezzi di trasporto per alunni, locali scolastici e molto altro, con conseguenti disavventure e incidenti di percorso).


Si tratta di studenti.it, che pubblica - senza datarle, ma la loro qualità recente è chiara - una serie di slide intitolate “8 posti da incubo in cui andare in gita”. La seconda mostra un corridoio ipogeo e questa didascalia:


Catacombe di Anzio - Un’altra scolaresca infatti negli anni ‘30 pare non aver fatto più ritorno dalle Catacombe di Anzio, vicino Roma. I bambini scomparsi pare frequentassero una scuola elementare a Viterbo.

Non abbiamo altro, ma è interessante - soprattutto in relazione alla storia che vedremo per ultima - il fatto che l’episodio venga fatto risalire agli anni ‘30 del Ventesimo secolo.


Le varianti romane


Fin troppo facile, com’era da prevedere, localizzare la nostra storia in qualcuna delle catacombe di Roma, cristiane o pagane che siano. Ne menzioniamo due. La prima riguarda le catacombe di sant’Agnese, ipogeo paleocristiano probabilmente del III secolo, nel moderno quartiere Trieste della capitale; la seconda, davvero interessante, quelle delle catacombe di san Callisto, del II secolo, fra l’Appia Antica e l’Ardeatina.


Ecco la prima, raccontata nel giugno 2008 da una donna su un newsgroup dedicato alle leggende contemporanee: la storia della scolaresca dispersa viene interpretata qui come una cautionary tale, ossia come forma di ammonimento a comportarsi bene.


Mi ricordo che da piccola, quando andammo a visitare le Catacombe di S.Agnese, la maestra per non farci allontanare ci terrorizzò con la storia di una scolaresca che si era persa nel sottosuolo di Roma e che non era stata mai più ritrovata (passai la gita aggrappata alla treccia della bambina davanti a me :D). Ho sempre pensato che fosse una storia inventata dalla maestra per farci stare buoni, ma oggi, vagando per siti, sono arrivata a un sito che parlava delle apparizioni di fantasmi in Italia e si parlava ancora della scolaresca dispersa che ancora si sentiva piangere nel sottosuolo. Che voi sappiate è mai successa una cosa del genere? Bambini che si sono persi e sono morti nelle catacombe? Esistono fatti di cronaca documentati?

La storia relativa alle catacombe di San Callisto, invece, è una di quelle che per noi sono particolarmente interessanti perché, finalmente, documentano con chiarezza la presenza della leggenda della scolaresca scomparsa prima dell’era del web. La si trova in un articolo di Pier Carpi (1940-2000), eclettica figura di fumettista, scrittore, sceneggiatore, massone membro della loggia P2, teosofo (e inventore a profusione di storie misteriose di ogni genere).


La nostra storia comparve in un suo articolo, “Roma segreta”, pubblicata sul numero 1 del gennaio-febbraio 1989 (anno XXV) di Conoscenza, espressione di un “Centro Studi Esoterici ed Iniziatici”.


Scomparsi nelle catacombe di San Callisto – Una intera scolaresca, nel 1936 sparì dopo essere entrata in visita nella celebre catacomba di San Callisto, una delle tante, ma sicuramente la più visitata di quelle romane. Solo dopo tre giorni, insegnanti e allievi, stremati, tornarono in luce, ma addirittura oltre Ostia. Ma in passato, e forse anche in tempi più recenti, non pochi si sono perduti, senza mai tornare, in questa come nelle altre catacombe romane, la cui vastità non è calcolabile. La sola catacomba di San Callisto è stata esplorata per soli venti chilometri, senza poter arrivare alla fine di un unico sotterraneo, mentre ne esistono tantissimi, tutti sbarrati da massi, frane e altri ostacoli. Cosa vi sia, oltre ai luoghi cimiteriali, in questo impenetrabile labirinto, non si sa. La tradizione più antica parla di tesori nascosti, oltre che di opere d’arte. Dei famosi radiestesisti giurano che nelle catacombe vi sono grandi quantità d’oro.

Come si vede, anche in considerazione della vena tipica dell’autore, la leggenda si contorna di elementi fantastici di ogni genere: la scolaresca ricompare oltre Ostia dopo tre giorni di cammino nel sottosuolo di Roma, la catacomba di san Callisto nasconde segreti di ogni genere, compresi gli inevitabili tesori - senza dimenticare la riproposizione, già vista per Anzio, di una datazione del presunto episodio agli anni ‘30. Inutile dire che i giornali del tempo non hanno fornito alcuna notizia che potesse essere la fonte di ispirazione della leggenda.


Un precedente remoto davvero: Malta, anni ‘30


Le storie che vi abbiamo presentato hanno un parallelo che riguarda un’area geografica e culturale relativamente prossima all’Italia peninsulare, e cioè l’isola di Malta.


Nel suo numero di agosto 1940, mentre la Seconda Guerra Mondiale era in corso e, da diverse settimane, l’isola era sotto la minaccia degli attacchi aeronavali italiani, un mensile importante come National Geographic pubblicò un lungo articolo dedicato alla roccaforte insulare britannica, vera spina nel fianco dell’Italia fascista (che ne rivendicava la sovranità ma che, per tutta la durata della guerra, insieme ai tedeschi si dimostrò penosamente incapace di aver ragione delle difese dell’isola). Il pezzo era intitolato Wanderers Awheel in Malta, ed era costituito dalle esperienze di viaggio in bicicletta dell’autore, l’americano Richard Walter, e di un suo compagno.


L’articolo si soffermava a lungo sulle testimonianze antichissime delle civiltà che avevano fatto fiorire Malta, in particolare sulle testimonianze megalitiche e su quelle ipogee. La parte che ci interessa riguarda il celebre ipogeo neolitico di Ħal-Saflieni (sarebbe stato in uso dal 4000 al 2000 a.C.), che si trova presso la cittadina di Paola, a sud de La Valletta. Santuario e grande necropoli, a quel tempo la scoperta era ancora relativamente recente, e la sua valorizzazione turistica era di là da venire.


Il primo riferimento è questo, e faceva da didascalia a una foto di p. 267:


Strade e tunnel sotterranei punteggiano Malta. Parecchi passaggi sotterranei, comprese le antiche catacombe, ora sono parte delle fortificazioni e del sistema difensivo dell’isola. In diversi tunnel sono conservati i rifornimenti, altri sono diventati rifugi contro i bombardamenti. Sotto La Valletta alcune aree sotterranee fungono da abitazioni per i poveri. L’uomo preistorico aveva costruito templi e camere in queste caverne. In un anfratto sotto un altare sacrificale giacciono migliaia di scheletri umani. Anni fa era possibile camminare sottoterra da un estremo all’altro di Malta, ma il governo ha chiuso gli ingressi a questi tunnel dopo che degli scolari e i loro insegnanti si sono persi nel labirinto mentre erano in gita di studio e non hanno mai più fatto ritorno.

Il secondo riferimento, più specifico, era proprio in chiusura dell’articolo, a p. 272:


La tragedia del labirinto di tunnel maltesi - Mentre pedalavamo sulla via del ritorno, i nostri amici ci hanno detto che l’isola era punteggiata da una rete di passaggi sotterranei, molti dei quali erano catacombe. Parecchi anni fa si poteva andare sottoterra da un capo all’altro di Malta, ma gli ingressi sono stati chiusi dal governo a seguito di una tragedia. Durante una gita panoramica - qualcosa di simile ai tour naturalistici delle nostre scuole - un certo numero di bambini delle scuole elementari ed i loro insegnanti erano scesi nei tunnel labirintici e non ne erano più tornati. Per settimane le madri dichiararono di sentirli piangere e urlare dal sottosuolo, ma parecchi scavi e squadre di ricerca non trovarono tracce di quelle anime perse. Dopo tre settimane furono dati per morti. Intere sezioni di questa rete sotterranea sono state usate per proteggere i rifornimenti per l’esercito e per la marina. E, invero, diverse fra le fortificazioni sono soltanto coperture poste sopra una serie di tunnel. Questa è Malta fortificata. Il suo popolo austero, religioso, intelligente, ama la pace. Tuttavia, a causa della guerra in Europa, adesso sono al centro della lotta per il Mediterraneo.

La situazione d’assedio in cui Malta si trovava nell’estate del 1940, dunque, aveva dato la possibilità all’autore dell’articolo, in giro sull’isola, di apprendere la storia che circolava. Nella sua brevità, è interessante per almeno due motivi. Introduce il motivo folkloristico dei tunnel sotterranei sconosciuti, misteriosi e perduti, della cui esistenza si racconta praticamente in qualsiasi cittadina mediterranea - grande o piccola che sia - e che di solito si dice connettere luoghi o edifici eminenti fra loro. Nel nostro caso, un ipogeo davvero notevole, con migliaia di corpi lì sepolti nel Neolitico, diventa il luogo in cui un gruppo di bambini sparisce. Qui c’è il secondo motivo interessante. In una certa misura - anche se la fonte non lo esplicita in maniera netta - i bambini, nel labirinto sotterraneo, vicino ai morti dell’antichità, per un certo periodo vivono una vita sospesa, da quasi-fantasmi, urlando e piangendo, uditi dalle madri, mentre chi dovrebbe cercarli è incapace di restituirli alla vita. A sancirne la morte definitiva, il suggello dei labirinti che, si dice, da quel momento, per ordine delle autorità non saranno più accessibili a nessuno.


In realtà, il complesso sotterraneo di Ħal-Saflieni si estende per circa 500 metri quadri, su tre livelli, sino a una profondità di una quindicina di metri. Si ritiene raccolga i resti di settemila individui. In alcune parti ha una struttura labirintica, ma - naturalmente - per quanto si tratti di un complesso notevole, è impensabile che un gruppo di persone, su quelle distanze limitate, ci si potesse perdere davvero e che non fosse in grado di trovare l’uscita, anche in mancanza di indicazioni dettagliate. Il complesso non è collegato ad altri, e non conduce da nessun’altra parte. Si tratta di una struttura conclusa, di un grande, sontuoso edificio sotterraneo, ma niente di più.


Questo non ha impedito che, senza alcun dubbio almeno dagli anni ‘30 del secolo scorso, la nostra storia fosse raccontata e condivisa dai maltesi.


In tempi recenti, un sito che si occupa di folklore maltese si è interessato di quanto scrisse il National Geographic. Uno spoglio per gli anni ‘30 del principale quotidiano del tempo, The Malta Times, non ha però prodotto nessun risultato: non è stato possibile reperire nessun riferimento alla nostra vicenda.


In conclusione, confortati da questa fonte davvero “vecchia”, e visti anche i riferimenti precari agli anni ‘30 tramandati circa le catacombe di Anzio e quelle romane di san Callisto (questa stessa piuttosto in là nel tempo, visto che risale al 1989), un’ipotesi forse è possibile. Può darsi che su qualche periodico italiano, o comunque di aree del Mediterraneo particolarmente ricche dal punto di vista archeologico, la leggenda della scolaresca scomparsa negli ipogei fosse presente in modo significativo. Ulteriori indagini in tal senso, dunque, potrebbero portare a ricostruire un quadro più ampio della nostra rassegna, datando la leggenda a tempi più remoti di quanto gli articoli su internet porterebbero a immaginare.


Immagine in evidenza: generata con Microsoft Bing Image Creator

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