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L'uomo commosso dal respiratore: evoluzione di una leggenda


articolo di Sofia Lincos


Da alcuni giorni sta circolando, sia in inglese sia in francese, una curiosa storia legata all'epidemia in corso e ambientata in Italia. Ecco la traduzione del testo:


Da meditare! Un italiano di 93 anni, guarito dopo essere stato infettato dal coronavirus, è scoppiato in lacrime quando gli è stato chiesto di pagare il costo di una giornata di utilizzo per un respiratore artificiale. Quando il medico gli ha domandato perché piangeva, ha risposto: "Piango perché grazie a Dio ho potuto respirare gratuitamente 93 anni, quando oggi per una semplice giornata di respirazione artificiale ho dovuto pagare 500 euro. Immaginate l'enorme debito che ho verso Dio!"

È evidente che, agli occhi di un italiano, questa storia suoni più falsa di una moneta da 7 euro: facile pensare che sia nata all'estero, a opera di qualcuno che conosce poco il funzionamento del nostro Servizio Sanitario Nazionale e che ritiene plausibile la scenetta descritta. Altrettanto semplice - tramite reverse searching - trovare la provenienza dell'immagine che correda il racconto: l’uomo ritratto è Bill Moore, veterano americano della Seconda Guerra Mondiale che nel 2015 era balzato agli onori della cronaca per una curiosa storia di lettere ritrovate. Una persona aveva infatti scoperto in un mercatino dell’usato una sua lettera d'amore scritta nel 1944; aveva rintracciato il proprietario, che si era commosso nel rileggere quelle parole, anche perché la la donna a cui era indirizzata la missiva era poi diventata sua moglie ed era morta nel 2010.


Eppure, nonostante gli indizi di falsità, la notizia dell'uomo commosso per il respiratore ha avuto successo un po' in tutto il mondo, diventando virale su siti e su pagine social dedicate alla religione e alla spiritualità. Tanto per fare qualche esempio: il 19 aprile è stata pubblicata sul bollettino di una parrocchia cattolica del Wisconsin, negli Stati Uniti, l'11 era stata postata su Twitter da un attore induista di Mumbai, in India, mentre il 4 era stata invece diffusa, sempre su Twitter, da un imam musulmano canadese.


Ma da dove nasce questa storia? Cercando un po', ci si rende conto che si tratta del ritorno (con qualche adattamento) di una storia già in circolazione da diversi anni, particolarmente diffusa in area cristiana, fra varie chiese protestanti e, al di fuori, in quella islamica (ma non solo). La si confronti, ad esempio, con questo racconto pubblicato su Facebook il 1° ottobre 2019 sulla pagina Life in Saudi Arabia (in inglese):


Un uomo di 78 anni cadde a terra per la fatica e venne trasferito in un ospedale privato in Arabia Saudita, a Riyadh, dove per 24 ore gli venne data una dose di ossigeno per sostenerlo. Dopo alcune ore era migliorato; il medico gli presentò un conto di 600 riyal e lui, quando vide la parcella, cominciò a piangere. Il dottore gli disse di non piangere per quello, e l’uomo rispose: “Non sto piangendo per il conto, sono in grado di pagare. Sto solo piangendo perché, per sole 24 ore di uso dell’ossigeno, devo pagare 600 riyal, mentre grazie ad Allah ho respirato aria fresca per 78 anni, e non ho mai pagato nulla… Lei sa quanto sia in debito con lui?” Il dottore abbassò la testa, e iniziò a piangere.

In questo caso la morale viene esplicitata:


Per quanti anni abbiamo respirato ossigeno senza pagare il conto delle lodi e dei ringraziamenti ad Allah, in una forma che sia degna della sua grandezza e della sua immensa potenza! [...]

La storia dell’uomo commosso per il respiratore era quindi già diffusa prima dell’epidemia di Covid-19, ed è solo stata ripresa e adattata per l’occasione: è stata convertita la valuta, è stato tagliato il finale che vedeva il dottore scoppiare a sua volta in lacrime, la scena si è spostata dall’Arabia Saudita all’Italia e la ragione del ricovero è stata modificata, per far credere che l’episodio si fosse appena svolto.


Un curioso ibrido tra le due narrazioni è disponibile in questa pagina Facebook, dove il 93enne (versione Covid-19) afferma di aver respirato 78 anni (versione Riyad) senza pagare un soldo (15 anni senza bisogno di ossigeno, si direbbe!). Anche in questo caso, comunque, la morale viene spiegata per esteso:


Avete respirato l’aria gratuita di Dio senza limitazioni né pagamenti, prendetevi solo 2 secondi del vostro tempo e scrivete “Grazie Dio per il dono gratuito della natura”. Ignorate, invece, se respirate il vostro ossigeno.

La storia dell’uomo commosso dal respiratore, comunque, era in circolazione da anni, con alcune varianti, e in ambiti religiosi assai diversi. Su internet la troviamo almeno a partire dal 2003. Compare in siti dedicati alla crescita personale e in altri dedicati alla riflessione e alla preghiera cristiana (in quest’ultimo caso si tratta di pastori dell’Elevation Church, una chiesa battista statunitense, ma lo stesso racconto viene ripreso da denominazioni diverse nel Protestantesimo, come in questo post di una chiesa pentecostale filippina o nel sermone che si trova qui a pagina 111, proveniente da un’altra chiesa neo-protestante del Texas).


Il racconto ritorna anche in blog di riflessione psicologica nel senso ampio del termine come questo, in cui però il legame con un Dio personale scompare e la morale appare de-teologizzata:


[...] Piangeva perché aveva pensato a quanto avrebbe pagato se gli fossero stati conteggiati i 78 anni di ossigeno che aveva usato gratuitamente. Questo mi ha dato veramente una prospettiva nuova. Viviamo le nostre vite come se fossimo gli esseri più importanti della Terra e, d’altra parte, come se la vita non fosse poi così importante (non sono sicuro che cogliate questa cosa. Prendetevi un paio di minuti, la cosa vi colpirà in un attimo).

Molto interessanti le varianti in cui il “dono gratuito” non è più l’ossigeno, ma una qualsiasi altra facoltà dell’uomo. In area islamica, ad esempio, sembra essere popolare questa versione (la prendiamo, qui, da un post del 2003 proveniente da uno dei siti più frequentati dell’ecumene musulmano):


Avete mai ricevuto una parcella da Allah? Un uomo raggiunse i 70 anni di età ed ebbe una malattia, non poteva più urinare. I dottori gli dissero che aveva bisogno di un’operazione per curare la disfunzione. Lui acconsentì all’operazione, dal momento che il problema gli stava procurando dolore ormai da giorni. Quando l’operazione fu portata a termine, il dottore gli presentò un conto che copriva tutti i costi sostenuti. L’anziano guardò la parcella e iniziò a piangere. Vedendo ciò, il medico gli disse che se il costo era troppo alto si poteva pensare a una qualche transazione. L’anziano rispose: “Non sto piangendo per il denaro, ma perché Allah mi ha permesso di urinare per 70 anni e non mi ha mai presentato il conto”. Sia lode ad Allah! Noi ringraziamo raramente per queste cose che invece sono grandi favori. Chiediamo ad Allah che ci conceda la capacità di essergli grati e di ricordarlo sempre.

Ma la stessa versione si trova anche in libri come Can you imagine? (2014) e Christian Jokes (2019), di ambito teologico cristiano-protestante. Dall’India ci giungono invece varianti in cui si rende grazie al dio Shiva per l’udito o ad Allah per la lacrimazione (e qui il protagonista non è più anziano, ma un ragazzino di 17 anni), mentre altrove l’operazione - con conseguente epifania successiva - riguarda invece un problema alla digestione.


Insomma: una storia esemplare, con una morale facilmente adattabile da fedeli di religioni del tutto diverse tra loro e che circola da anni in tante versioni.


La tragedia dell’epidemia di Covid-19 ha permesso di rilanciarla, con qualche dettaglio modificato, per dare al racconto un sapore da storia vera o da episodio appena accaduto.


In altre parole, un racconto che ha tutti i crismi della leggenda contemporanea.


Si ringrazia Roberto Labanti (CICAP) per le fonti fornite.


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