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L'uomo del rospo



di Eymeric Manzinali


L’Autore è un bibliotecario che lavora a Strasburgo ed è un appassionato di folklore, leggende contemporanee e studi sul pensiero cospirazionista. Anima uno dei principali siti francesi su questi argomenti, Spokus. eu - La traduzione dal francese si deve a Sofia Lincos.



La storia de "L'Uomo del rospo" appare in diversi testi del XIII secolo, dove viene presentata come "fatto di cronaca". Mette in scena un figlio ingrato che s’impadronisce delle fortune di suo padre e spinge quest'ultimo alla povertà. Sarà punito quando il pasto succulento che sta per divorare e che nasconde agli occhi di suo padre, si trasforma in un rospo che gli salta in faccia e che gli rimane attaccato, senza che nulla o nessuno possa staccarlo.


Come la maggior parte degli exempla, gli aneddoti esplicativi ed edificanti che i predicatori medievali inserivano nei sermoni, "L'Uomo del rospo" presente delle somiglianze con le leggende urbane. Queste sono visibili nella forma della storia, ma anche nella dimensione morale di essa.


Dall'exemplum medievale...


Le prime versioni dell’"Uomo del rospo" furono pubblicate tra il 1218 e il 1267. Sei di queste sono state oggetto di un ampio studio dello storico Jacques Berlioz (1990). Raccontano le avventure di un figlio ingrato che convince suo padre a dargli tutti i soldi per fare un bellissimo matrimonio, e che poi lo abbandona in povertà. Un giorno, il figlio è seduto davanti a un buon pasto: oca, pollo o cappone. Quando suo padre (a volte accompagnato da sua moglie) bussa alla porta, si affretta a nascondere il pezzo di carne e aspetta che se ne vada per andarlo a riprendere. Poi si accorge che il cibo si è trasformato in un rospo o in un serpente, che gli salta in faccia e gli rimane avvinghiato.


In alcune versioni, il figlio riesce a sbarazzarsi dell'animale dopo essersi pentito. Thomas de Cantimpré (1201-1270) la racconta così:


"appresi più tardi [...] che [il figlio] era stato liberato dalle preghiere di alcuni santi e che il mostro atroce era improvvisamente scomparso. Prima di esser liberato, il giovane aveva dovuto viaggiare attraverso le città di Normandia e di Gallia, su ordine del vescovo, per raccontare la sua storia e dissuadere i figli dal maltrattare i loro padri."

Al contrario, secondo San Bonaventura (1221-1274) il rospo rimane aggrappato per sempre alla faccia del figlio ingrato. che fa una brutta morte. Nella storia pubblicata in L'Échelle du ciel di Jean Gobi le Jeune, il rospo entra nelle viscere del figlio e lo conduce da un villaggio all'altro; non sappiamo se il giovane riuscirà a liberarsene.


La maggior parte delle versioni insiste sulla cattiva influenza della moglie del protagonista, che odia il suocero e convince il figlio a cacciarlo di casa (San Bonaventura), o suggerisce di alloggiare il vecchio in una misera capanna (Thomas de Cantimpré).


Gli exempla sono racconti che i predicatori del Medioevo inserivano nei sermoni per illustrare una morale in modo concreto. In effetti, alla fine del XII secolo, “la Chiesa deve adattarsi alle trasformazioni della società. Di fronte all'ondata di eresie, allo sviluppo delle città, alla crescita economica, alla crescita demografica, c'è un'unica soluzione: una nuova predicazione ”, osserva Jacques Berlioz (1980). I nuovi predicatori sono essenzialmente "i domenicani e i francescani che diffondono la Parola con l'esempio ...e con gli exempla." Dal XIII secolo "vediamo comparire raccolte fatte apposta per servire come miniere a cui i predicatori possano attingere, e la cui popolarità non verrà mai meno", spiega il professore di letteratura medievale Jean-Pierre Bordier. Gli exempla che le compongono provengono da varie fonti: la Bibbia, le vite dei santi, le cronache, il folklore...


...Al racconto moderno


La diffusione dell’”L'Uomo del rospo” non si limita al Medioevo. L'exemplum compare anche in un racconto dei fratelli Grimm. Secondo Jacques Berlioz, si sarebbe trattato di un prestito dallo Schimpf und Ernst dell'alsaziano Johannes Pauli (1455-1530).



Illustrazione per "Le fils ingrat", racconto dei fratelli Grimm pubblicato in Contes choisis des frères Grimm. Traduzione di Frédéric Baudry. L. Hachette, 1864 (p. 74-75).


Una versione molto simile a quella di Thomas de Cantimpré è stata pubblicata anche in una raccolta recente di racconti e leggende della Franca Contea ad opera di Gabriel Gavrier (1984); la storia è ambientata nelle vicinanze di Clerval, nel comune di Doubs.


La versione più interessante del nostro exemplum però fu pubblicata da François-Marie Luzel nel suo Légendes chrétiennes de la Basse Bretagne (1881). La storia, raccolta in un filatoio di Pluzanet nel 1872, è in realtà più dettagliata e piuttosto lontana dall’esempio medievale delle storie raccolte da Gabriel Gravier e dai fratelli Grimm. Riguarda un figlio attratto da una vita di divertimenti e viaggi. Abbandonato il lavoro dei campi, vive con le rendite dei genitori. A corto di denaro, erode gradualmente l’eredità e li costringe a vivere in povertà. Un giorno, decide di organizzare un grande ricevimento, ma dimentica di invitare i genitori. Quando questi ultimi si uniscono alla festa, il figlio li allontana. La pietanza si trasforma quindi in un rospo che salta in faccia al giovane. In seguito, questi riesce a sbarazzarsene andando a Roma a visitare il papa, che gli ordina di tornare a piedi e senza soldi e di chiedere perdono ai suoi genitori. Questo racconto bretone può essere considerato una modernizzazione dell'exemplum originale. Sviluppa efficacemente il tema dei soldi, caro alla letteratura ottocentesca.


Ma torniamo al racconto medievale.


Una storia edificante, raccontata come vera


Per Jacques Berlioz (1990), l'exemplum dell’"L'Uomo del rospo" apparve nel XIII secolo in un quadro in cui era in corso una trasformazione della struttura della famiglia che comportò "lo sviluppo del nucleo matrimoniale a spese della famiglia patriarcale. Quest'ultima… che si era imposta durante l'Alto Medioevo, conferiva un ruolo rigoroso a ciascuno, al fine di assicurare il mantenimento e la sopravvivenza dei propri progenitori. A partire dall'XI secolo i legami tra i membri della famiglia si allentarono e l'autorità del padre ne uscì indebolita. Da quel momento in poi, una parte dei figli, diventati adulti, prese a lasciare la casa, e coloro che erano rimasti dovevano convivere con gli anziani, ormai considerati come appendici più o meno parassitarie e non più come parte integrante del nucleo familiare. Il vecchio padre, bocca inutile, era spesso disprezzato e trattato con sufficienza, anche se nominalmente continuava a essere il capo della famiglia.


Gli anziani abbandonati andarono a formare un grande esercito di poveri che nel Medioevo vagava da un villaggio all'altro. "Di fronte alle conseguenze di questa trasformazione", la Chiesa poteva solo reagire e appellarsi - senza dubbio con disperazione - alla voce della morale, alla pietà filiale. E questo, in gran parte grazie al tramite della predicazione e agli exempla.


Ne "L'Uomo del rospo" le colpe del figlio ingrato e il suo eventuale pentimento sono puniti o ricompensati direttamente da una specie di giustizia immanente. Questo fenomeno ne ricorda uno presente in molte leggende metropolitane. In quelle che mettono in scena le fantasie sessuali di persone anonime, gli atti che si discostano da una visione "classica" e conservatrice della sessualità sono, ad esempio, puniti automaticamente (spesso con il ludibrio pubblico la morte dei protagonisti). La donna che tradisce il marito nella storia degli amanti incastrati rimane così "attaccata" al suo compagno che i due protagonisti devono lasciare l'appartamento su una barella (Campion-Vincent & Renard, 2002)!


Per coinvolgere il proprio pubblico, exempla e leggende metropolitane usano gli stessi meccanismi: presentarsi come vere e amplificare il "senso di realtà". San Bonaventura (1221-1274) riferisce di aver “[egli stesso] visto colui che conosceva colui al quale accadde." Quanto a Thomas de Cantimpré, dà al riguardo i seguenti dettagli: "Quest'uomo che stava circolando […], fratello Jean de Grandpont, dell'ordine dei [frati] Predicatori, come lui stesso riferì, lo aveva visto nella sua giovinezza a Parigi parlare apertamente a tutti e mostrare quanto aveva sofferto per anni, per non aver onorato i genitori, e quanto aveva sofferto per volontà di Dio". Queste formule ricordano il famoso meccanismo “è successo a un amico di un amico" delle leggende metropolitane. Anche le precise indicazioni spazio-temporali consentono alla storia di ancorarsi alla realtà.


Nelle leggende metropolitane, la morale non è formulata direttamente nella storia. Piuttosto, sembra "derivare naturalmente, in modo ovvio, dalla storia o dall'aneddoto presentato come autentico", osserva Véronique Campion-Vincent (1989). La morale dell'exemplum era invece "esplicitamente messa in campo dal racconto", da parte del predicatore, durante il suo sermone. Questo ricorso alla morale esplicita si osserva oggi nei glurges, quei racconti ottimisti ed edificanti che circolano sotto forma di post su Facebook o come presentazioni, e che si concludono con una morale che esige spesso di essere consapevoli della brevità e della bellezza della vita (Campion-Vincent & Renard, 2014).


Simbolismo del rospo e tematica della storia


Come sottolinea Véronique Campion-Vincent (1976), le leggende metropolitane raramente si riferiscono al meraviglioso, e invece di solito si conformano alla realtà. In effetti, sono pensate per esser credute. L'apparizione del soprannaturale ne "L'Uomo del rospo" può, come tale, sorprendere l’uomo di oggi. Secondo Jacques Berlioz, tuttavia, "l'aspetto soprannaturale del fenomeno non [era] in alcun modo un ostacolo alla sua veridicità" per l'individuo del Medioevo (1990). L'irruzione del meraviglioso nella vita quotidiana avveniva senza ostacoli.


La presenza del rospo come strumento di giustizia divina non è comunque casuale, se si pensa al simbolismo che lo riguardava nel Medioevo. Il rospo, animale dai tratti diabolici, era allora considerato uno dei più brutti della creazione. Era comunemente conosciuto per la sua capacità di "tormentare gli uomini avidi di denaro, di potere e di lussuria. Perché orgoglio, avarizia e lussuria condividono tutti la stessa avidità (in latino, gula)” (1999).


In effetti nel Medioevo si credeva che questo anfibio si nutrisse delle terra che trovava ogni mattina tra le sue zampe. Questo gesto era paragonato a quello del custode, che stringe i suoi beni tra le mani. Secondo Aurélie Berna, erpetologa responsabile delle ricerche presso l'associazione “Bufo”, questi comportamenti (mangiare terra o schiacciare la terra tra le zampe) in realtà non sono mai stati osservati nei rospi in Francia. Tuttavia, lei stessa nota che il Pelobate fosco "ha dei rostri sulla parte posteriore delle zampe che gli permettono di seppellirsi. I suoi movimenti potrebbero ricordare l'immagine di un rospo che raccoglie della terra. La credenza potrebbe anche derivare, più in generale, dalla forma arcuata delle zampe corte dei rospi, che preferiscono camminare, piuttosto che saltare e che amano stare in prossimità del suolo… “ Ma queste sono solo ipotesi.



Pelobate fosco (Pelobates fuscus). Questa specie ha "rostri sulla parte posteriore delle zampe che le permettono di seppellirsi". I suoi movimenti potrebbero ricordare l'immagine di un rospo che raccoglie la terra." - Immagine: Christian Fischer, Wikipedia.


Secondo Aurélie Berna, erpetologo, anche il motivo della trasformazione degli alimenti in animali malvagi si trova in una storia della Cronaca di Ottone di Saint-Blaise (1209-1210) in cui uno strozzino, desideroso di confessarsi, invita un prete a mangiare (Berlioz, 1990). “Ma, nelle mani del suo cuoco, tutti gli ingredienti si trasformarono in rane o in serpenti". L'uomo si pentì e distribuì le sue ricchezze; tuttavia, un amico gli fece notare che aveva dimenticato venti misure di grano, immagazzinate in una stalla. "Il ricco, il prete e una folla di amici, di uomini di chiesa e di altre persone andarono lì e trovarono [la stalla] piena di rospi e di serpenti!" Il sacerdote chiese quindi allo strozzino di entrare nudo nel fienile, al fine di ottenere la vita eterna. Il giorno successivo, trovarono "solo ossa umane, più bianche della neve". L'usuraio pentito, dunque, finisce per essere sepolto in un luogo onesto.


Infine, il tema dell'animale-tenaglia è comune nel Medioevo, sottolinea Jacques Berlioz (1989). Nelle Balivernes des courtisans di Walter Map (1140 ca.-1208), ad esempio, una lucertola si attacca alla spalla di un cavaliere che non ha il timor di Dio e che vive nel peccato. L'uomo, disperato, si rivolge a Pietro II di Tarentasia. “Quest'ultimo ascoltò la sua confessione e gli impose una penitenza. Quando l'uomo ebbe completato la penitenza, fu liberato."


L'exemplum dell’"L'Uomo del rospo" condivide con le leggende urbane la brevità della storia e i numerosi "effetti di realtà". Véronique Campion-Vincent ha sottolineato nel 1989 la vicinanza tra questi due generi, che condividono lo stesso uso della metafora e della metonimia per esprimere una morale implicita (ed esplicitata dai predicatori nel caso del nostro exemplum). I dettagli degli exempla, infine, forniscono preziose indicazioni sulla vita quotidiana, sociale e familiare delle donne e degli uomini del loro tempo e sulle preoccupazioni della Chiesa di fronte alle trasformazioni della società. Questa paura del cambiamento è presente anche in numerose leggende urbane che illustrano le conseguenze negative dell'assunzione di funzioni precedentemente devolute alla famiglia (preparazione dei pasti, assistenza all'infanzia...) da parte di estranei (mense scolastiche, catene di ristoranti, babysitter...).


Opere citate:


Berlioz, Jacques. 1990. «L’homme au crapaud : genèse d’un exemplum médiéval». In: Tradition et Histoire dans la culture populaire. Documents d’ethnologie régionale. Grenoble, Musée Dauphinois (21-23 gennaio 1989).


———. 1999. «Le Crapaud, Animal Diabolique : Une Exemplaire Construction Médiévale». L’animal Exemplaire Au Moyen Age (Ve-XVe Siècle). A curas di Jacques Berlioz e Marie Anne Polo de Beaulieu, Rennes: Presses Universitaires de Rennes, 1999, p. 267-288 (leggibile all’url: https://www.academia.edu/2927431/_Le_crapaud_animal_diabolique_une_exemplaire_construction_m%C3%A9di%C3%A9vale_, ultimo accesso 6 giugno 2020 - 2020a).


———. 1993. «Le Crapaud et Le Prédicateur ». La Gourmandise. Délices d’un Péché, Autrement, n. 140, novembre 1993 (Série Mutations/Mangeurs), p. 31-34. (leggibile all’url: . https://www.academia.edu/2919958/_Le_crapaud_et_le_pr%C3%A9dicateur_. ultimo acesso 6 giugno 2020- 2020b).


———. 1989. « L’homme Au Lézard. Une Légende Bourguignonne Du XIIe Siècle [Gautier Map, De Nugis Curialium, II, 5]», Pays de Bourgogne, n. 146, ottobre 1989, 36e Année, p. 4-6. (leggibile all’url:. https://www.academia.edu/2763013/_Lhomme_au_l%C3%A9zard._Une_l%C3%A9gende_bourguignonne_du_XIIe_si%C3%A8cle_Gautier_Map_De_Nugis_curialium_II_5_, ultimo accesso 6 giugno 2020 - 2020c).


Bordier, Jean-Pierre. s. d. «EXEMPLUM». In: Encyclopædia Universalis. (leggibile all’url: http://www.universalis-edu.com.acces-distant.bnu.fr/encyclopedie/exemplum/ (ultimo accesso: 16 giugno 2020).

Campion-Vincent, Véronique. 1976. «Les histoires exemplaires». Contrepoint, n, 22‑23: p. 217‑32.


Campion-Vincent, Véronique. 1989. «Complots et avertissements: légendes urbaines dans la ville». Revue Française de Sociologie 30 (1): 91. https://doi.org/10.2307/3321426.


Campion-Vincent, Véronique e Jean-Bruno Renard. 2002. «Rumeurs et légendes sexuelles». In: De source sûre: nouvelles rumeurs d’aujourd’hui, p. 217‑58. Parigi: Payot.


Campion-Vincent, Véronique e Jean-Bruno Renard. 2014. 100 % rumeurs: Codes cachés, objets piégés, aliments contaminés… La vérité sur 50 légendes urbaines extravagantes. Parigi: Payot.


Gravier, Gabriel. 1985. «Le fils ingrat». In: Franche-Comté, pays des légendes (4). Légendes de l’arrondissement de Montbéliard (Doubs) et du Territoire de Belfort: Notices biographiques, bibliographie générale, index général. FeniXX.


Grimm, Jacob e Wilhelm. 1864. «Le fils ingrat». In: Contes choisis des frères Grimm, pp. 74‑75. Parigi: L. Hachette. [in italiano in molte edizioni, di solito come “Il figlio ingrato o “Il figlio irriconoscente, N. d. T.]


Luzel, François-Marie. 1888. «Le fils ingrat». In: Légendes chrétiennes de la Basse Bretagne (leggibile all’url: https://fr.wikisource.org/wiki/L%C3%A9gendes_chr%C3%A9tiennes/Le_fils_ingrat)


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