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La bambina con la vipera sul collo


Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Una bambina italiana a New York, figlia di immigrati siciliani, che mostra sul collo, perfettamente formato, il disegno di una vipera...


Presentata come vera in tutti i suoi dettagli, alla fine del Diciannovesimo secolo, questa storia veniva inquadrata all’interno di una credenza diffusa fin dall’antichità, la teoria delle impressioni materne: le emozioni violente provate da una donna incinta si trasmetterebbero in forma somatica e diretta al nascituro, di solito con esiti pessimi. Ancora nell’Ottocento, malgrado la maggior parte della medicina ormai la rifiutasse, questa convinzione era ancora presente nei discorsi e nelle interpretazioni della gente, che stentava a cogliere la natura leggendaria di gran parte della casistica elencata - e di cui questa vicenda è un esempio lampante.


La storia che presentiamo apparve il 30 maggio 1894 negli Stati Uniti, su un quotidiano della Georgia, l’Evening News (che però l’aveva ripresa a sua volta da un quotidiano newyorkese allora diffusissimo, il New York World di qualche tempo prima).


A quanto pare, dunque, nella primavera del 1894 diversi curiosi cominciarono ad affluire al Bellevue Hospital di New York, la più prestigiosa istituzione sanitaria degli Stati Uniti del tempo (tuttora assai importante): medici e donne chiedevano di sapere qualcosa di più su una bambinetta di circa due anni e mezzo, i cui genitori erano emigrati tre anni prima dalla Sicilia insieme ad altri due figlioletti.


La bambina si sarebbe chiamata “Sarafino Sciaolino” e il padre, Gaetano, avrebbe portato la famiglia da Palermo a Brooklyn, dove aveva trovato casa in Oak Street 43. A parte gli ovvi errori sul nome di battesimo, è probabile che anche la grafia del cognome fosse distorta: il cognome Sciaolino in Sicilia esiste, ma Sciaulino è di gran lunga più diffuso, soprattutto nel Palermitano. Si può dunque presumere che la bambina, Serafina Sciaulino (o, meno probabilmente, Sciaolino), fosse nata a New York verso la fine del 1891.


Ma che cosa attira il nostro interesse di appassionati di folklore contemporaneo?


Poco tempo prima di partire per nave per il nostro Paese, sua moglie era seduta fuori della porta d’ingresso della sua abitazione per scegliere della frutta. Nello svuotare un cesto vi scoprì un serpente. Era una vipera, che si era nascosta tra la frutta e giaceva avvinghiata ad un ramoscello. [La donna] corse via per la strada urlando. Un vicino venne in suo aiuto e uccise il rettile.
Sei mesi dopo il loro arrivo, nacque la piccola Serafino (sic). Fin da principio si notò una strana protuberanza intorno al collo della bambina. I genitori la osservavano con curiosità, ma senza preoccuparsene. Giorno dopo giorno la cosa cresceva, assumendo infine la forma perfetta di un serpente. La coda cominciava sul lobo dell’orecchio destro e il corpo si estendeva lungo il collo terminando sulla gola. Qui la creatura sembrava essere avvolta, con il collo e la testa estesi. I denti sembravano affondare nella parte sinistra della gola della bimba.
Nella forma, l’escrescenza pare quasi perfettamente uguale ad una vipera. Presenta colore marrone scuro, quasi nero. Se toccata, dà la sgradevole sensazione di un serpente. Ha un aspetto peculiare, simile a scaglie. La bambina sembra essere a malapena disturbata dalla deformità.

La famiglia della piccola avrebbe tenuto per sé la vicenda se non fosse stato per un incidente.


Dieci giorni fa Seriafino (sic) stava giocando nella stanza, quando è salita su una scatola, ha perso l’equilibrio ed è caduta rompendosi una gamba. Un’ambulanza l’ha portata al Bellevue Hospital, dove è stata messa nel reparto bambini. I dottori S. E. Getty e A. L. Flanders, che erano di servizio, hanno notato entrambi lo strano scherzo di natura. Hanno chiamato i dottori F. W. Gwyer e George Woolsey per un consulto. Hanno così ricordato il caso narrato in Redgauntlet, di Scott [un romanzo di Walter Scott apparso nel 1824, NdA], in cui un cavaliere con la corazza, nel tornare al castello, per errore fa sì che il suo destriero passi su un bambinetto, schiacciandone il cranio. La moglie era presente all’accaduto. Quando le nacque un figlio, sulla fronte era visibile l’impronta di un ferro di cavallo.

A parte l’annuncio della consultazione di uno specialista di malattie della pelle per cercare di capire se fosse possibile rimuovere la formazione, l’articolo proseguiva evocando un secondo episodio che rafforzava il quadro mitologico in cui l’evento era collocato. Dalla menzione di un passo letterario portato senza difficoltà come evidenza scientifica (quello di Scott), si passava infatti a narrare di un altro dipendente dell’ospedale, secondo il quale una malformazione da lui osservata in passato era dovuta a un trauma psichico di una futura madre:


Il custode O’Rourke dice di aver visto qualcosa di simile presso l’ospedale sei anni fa. Un uomo aveva un topo perfettamente formato sulla spalla. Si ritiene che quell’escrescenza fosse dovuta a uno spavento che la madre dell’uomo aveva avuto prima della sua nascita.

Può darsi che la storia sia apparsa anche su altri periodici americani. Il 18 dicembre 1894, il testo uscito sei mesi e mezzo prima comparve su El Reno Daily Eagle, quotidiano dell’Oklahoma. Anzi, è proprio dalla scoperta di quell’articolo, dovuto alla storica Kay Massingill, che è partito lo stimolo per nostre ulteriori ricerche.


Ed è in questa versione che compare un dettaglio prezioso, che prima mancava: un disegno che intendeva riprodurre le fattezze della bambina e della “vipera” - forse, un po’ troppo evidente per corrispondere nei dettagli a ciò che presentava davvero la piccola. Lo vedete qui sopra.


In realtà, la storia di Serafina con il serpente al collo non è altro che una versione tarda - la scienza novecentesca stava per ucciderlo - di un modello scientifico che a suo modo discuteva la questione della trasmissione ereditaria dei caratteri e della capacità del corpo di plasmarsi grazie alla forza dell’immaginazione (cosa, quest’ultima, molto discussa un tempo, come nel caso dell’uovo di Borgosesia).


Stiamo parlando, come dicevamo all’inizio, della teoria delle impressioni materne, quella seconda la quale un’emozione della madre poteva influire sul nascituro. Eppure, tra i possibili turbamenti che una donna avrebbe potuto provare, sembra che uno dominasse su tutti: la paura.


Lo spavento in gravidanza poteva condurre non soltanto a malattie del feto (fisiche o mentali), ma addirittura a riprodurre somaticamente, sul corpo del neonato, la causa dell’emozione. Persino Joseph C. Merrick (Elephant Man), quando veniva esibito sui palchi dei freak show attivi in Inghilterra fino al 1886, raccontava una storia simile: durante la gravidanza la madre avrebbe visto un elefante, animale a lei del tutto sconosciuto, e questo spettacolo sarebbe rimasto impresso sul suo corpo.


Era un modo, forse un po’ ingenuo, per spiegare l’origine delle deformità, delle voglie, dei difetti congeniti e di tutto ciò che poteva apparire “deviante” dalla norma. Un’interpretazione che, però, tendeva ad attribuirne la colpa esclusivamente alla madre, unica responsabile della salute dei figli - i padri, in tutto questo, non avevano alcun ruolo. La teoria delle impressioni materne era chiamata, con un termine tedesco, Versehen: un errore, uno sbaglio involontario.


Le donne che, per imprudenza, non rimanevano tranquille a casa ed esponevano i loro occhi a spettacoli spaventosi, potevano far sì che quelle visioni spiacevoli si trasmettessero alla carne dei loro figli. Dietro questa credenza c’era, forse, anche il desiderio di ridurre l’alea della casualità, la rassicurante sensazione che, stando all’erta, nessuna deformità avrebbe intaccato l’aspetto e la vita futura dei propri figli. Nella donna incinta la paura era un sentimento da combattere in ogni modo, pena conseguenze irreparabili.


La paura, pronta a colpire con un segno indelebile le donne in un momento così cruciale della loro vita... Un sentimento così potente da rendersi, come nel caso di Serafina, plasticamente visibile sotto l’aspetto di una vipera sul collo.


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