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La leggenda dei positivi al supermercato



Articolo di Sofia Lincos, Giuseppe Stilo e Paolo Toselli


Sta circolando dalla fine di marzo, ambientata un po’ in tutta Italia. Lo fa tramite post, messaggi WhatsApp, audio ma anche grazie al caro, vecchio passaparola. È la leggenda dei positivi al supermercato. Ecco il messaggio che è stato segnalato sabato 10 aprile al CeRaVoLC da Luca Antonelli, volontario del CICAP:


Dai, racconto quanto accaduto nella mia città... Così... Tanto per tranquillizzare. Questa settimana una dottoressa entra in un supermercato. Vede entrare con lei una sua paziente a cui aveva appena comunicato che il suo tampone era positivo. La dottoressa va dalla direzione ed avvisa che nel supermercato c'è una persona certamente positiva, ma che non poteva dire chi era per deontologia e privacy. Il direttore fa un comunicato, dicendo che sapevano della presenza di un soggetto positivo che era stato riconosciuto, invitandolo a recarsi in direzione per evitare conseguenze. Non sapendo a chi si stesse facendo riferimento... Si sono presentati... in otto! Ovvero erano presenti otto persone che erano consapevoli di essere positive, ma che stavano tranquillamente facendo la spesa!

La città non è definita, ma in realtà diversi messaggi di questo tipo sono apparsi sui social e tra le pagine dei quotidiani già a partire dall’inizio di marzo.


Prima di arrivare sulle pagine dei giornali, la notizia deve aver viaggiato per un po’ tramite il passaparola e sui social. Su Twitter, il primo messaggio che abbiamo trovato sembra risalire al 5 marzo (l’utente sembra provenire dall’Umbria). L’utente parlava di 6 positivi “venuti allo scoperto” tramite l’annuncio dell’altoparlante, ma ci teneva a precisare che la storia poteva essere una leggenda metropolitana:


La riferisco con tutti i dubbi di una storia arrivatami via "me l'ha detto Tizio la cui sorella fa la cassiera lí".

Altri tweet che riferiscono la storia sono, ad esempio, questo, questo o questo. Sui quotidiani, la leggenda sembra invece essere approdata relativamente tardi, dopo almeno un mese di circolazione “sotterranea”.


Tra i giornali che ne hanno parlato, il primo sembra essere stato Il Quotidiano italiano, sezione di Bari. In un servizio pubblicato il 26 marzo, si intervistava il direttore del negozio di arredamenti Famila di Carbonara (Bari) circa un audio che da alcuni giorni circolava in città. La storia era estremamente simile ed era stata riferita all’autore del messaggio da sua madre. Il medico aveva riconosciuto tre positivi che erano alle casse, aveva avvisato il direttore e questo aveva invitato i furbetti a presentarsi all’ingresso. Conclusione:


Ragazzi, sapete quante persone si sono presentate fuori, all’uscita del supermercato? Dieci persone ragazzi, dieci positivi stavano dentro al supermercato. È follia.

Il direttore del Famila, però, smentiva: anzi, raccontava che da quando quel messaggio aveva cominciato a circolare la sua vita era diventata un inferno. Aveva ricevuto decine di telefonate da parte di amici e conoscenti che gli chiedevano se fosse vero e se andare a fare la spesa fosse sicuro. L’uomo si lamentava particolarmente di alcune persone che, sui social, avevano affermato di aver assistito direttamente all’episodio: nulla del genere era mai accaduto.


Su La Repubblica, il 28 marzo, la storia era collocata in Toscana e si presentava in un’altra variante: a svelare la proliferazione di positivi al supermercato non era l’annuncio della direzione, ma direttamente le forze dell’ordine. Questa era la voce che, stando al quotidiano, correva di bocca in bocca da una decina di giorni:


Un’amica mi ha raccontato che… ieri in un negozio Esselunga di Firenze una signora ha visto una conoscente che doveva essere in quarantena. Andata dal direttore, quest’ultimo ha chiuso il supermercato, ha chiamato i vigili e identificato tutti i presenti, scoprendo che tra questi c’erano ben venti persone evase dalla quarantena.

La scena era ambientata, di volta in volta, in supermercati differenti di Firenze: l’Esselunga di via Canova, quello della zona del Gignoro, e, ancora, presso la Coop di Tavarnelle Val di Pesa, o anche in un’Esselunga di Milano. La Unicoop di Firenze ha smentito il fatto per Tavarnelle, bollando la vicenda come una delle tante fake news che “fanno male a tutti in un momento così difficile”. La stessa scena era invece data per avvenuta davvero a Lido di Camaiore (Lucca), secondo La Nazione.


Il 29 marzo, la notizia circolava invece ad Arezzo, tramite un audio WhatsApp che ambientava la storia in un Ipercoop della città. Lì sarebbe addirittura scoppiato un parapiglia a causa del riconoscimento e della segnalazione di una persona che avrebbe dovuto essere in quarantena. A quel punto sarebbe partita dall’altoparlante la richiesta per il positivo di recarsi alle casse: si sarebbero presentati ben in dodici. Spiegava ArezzoNotizie:


Gli "inoltra" sono fioccati, ma come cantava De André "una notizia un po' originale, non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca". E così le versioni aretine si sono moltiplicate: quella in cui cambia il punto vendita, quella in cui le persone autodenunciatesi sono in un numero differente. La bolla è esplosa anche su gruppi facebook e c'è chi spergiura sull'attendibilità dei fatti ("...mio cugino c'era..."). Ma ovviamente nessuna testimonianza diretta.

A smentire la storia, questa volta, non è stato solo il responsabile relazioni esterne del punto vendita, ma anche il Comandante della Polizia Municipale di Arezzo: “È un racconto che circola da una settimana, forse di più, ma non è assolutamente veritiero". Sempre il 29, sul sito MarchioDoc venivano bollati come fake news i messaggi che circolavano da alcuni giorni sui social secondo cui un positivo al Coronavirus era stato individuato all’interno del supermercato Famila ubicato nella Scuola Agraria di Cerignola (Foggia). La trama era simile alle storie già viste: i Carabinieri, chiamati dal direttore, avevano chiuso tutte le porte e “controllato al terminale tutti i nominativi dei clienti… dentro stavano 15 positivi”. Una ricostruzione smentita anche dal Famila locale, che già il 27 marzo aveva precisato:


Comunichiamo a tutta la nostra clientela che ciò che circola da due giorni non sono altro che fake news. Ci teniamo pertanto, a rassicurarvi che nulla di tutto ciò è mai accaduto.

Il 4 aprile è stata la volta della Gazzetta di Modena, che dava l’episodio come realmente accaduto a Monza:


Monza. In sette erano a fare la spesa in un supermercato della Brianza malgrado dovessero stare a casa in quarantena perché positivi al Covid o venuti a stretto contatto con persone contagiate. Non sono stati sorpresi sul fatto, sono stati loro a farsi riconoscere, dopo che il direttore del discount aveva invitato con l’altoparlante una persona positiva al Covid che era appena stata vista dal suo medico aggirarsi tra gli scaffali. Il messaggio del direttore del supermercato era stato volutamente molto generico, talmente generico che appunto in sette si sono presentati nel punto di accoglienza indicato: sette persone che si sono sentite chiamare in causa, pensando che l’annuncio fosse stato rivolto a loro, e che appena hanno capito l’equivoco si sono allontanate in tutta fretta.

La novità più interessante, in questo caso, è la fuga finale dei positivi smascherati. Peraltro, la fonte di questa variante dovrebbe essere un articolo pubblicato il giorno prima sul sito del quotidiano Il Giorno col titolo “Un cliente positivo al supermercato? No, sono sette”, che però risulta non più leggibile (probabilmente rimosso dalla redazione, resasi conto della natura della storia).


Infine, il 6 aprile, la scena si è spostata prima a Desio e poi a Milano. A parlarne è stato il quotidiano online Prima Como, che ha identificato correttamente la storia per quello che era: una fake news. Il canovaccio era lo stesso della Gazzetta di Modena, se non per il fatto che i positivi stavolta erano soltanto sei. Contemporaneamente, dall’altra parte d’Italia, il sito Il Gallo.it riferiva di un episodio analogo avvenuto la vigilia di Pasqua in un supermercato di Casarano (Lecce). Dopo l’allarme lanciato dal solito medico, questa volta sarebbero stati i Carabinieri, intervenuti sul posto, a far fare un invito dagli altoparlanti affinché i positivi al Covid lasciassero immediatamente i locali. Ben sette quelli che avevano violato la quarantena!


Per ora la storia non risulta essere stata segnalata al di fuori dell’Italia.


Che dire di tutta questa proliferazione di positivi al supermercato? La leggenda circola perché si basa su elementi di verità: la storia è verosimile, e, purtroppo, le persone che pur essendo positive vanno in giro per negozi esistono (si veda, ad esempio, questo caso avvenuto a gennaio a Mussomeli, in cui la paziente è stata riconosciuta proprio dalla sua dottoressa). Sulla scorta di queste notizie, sono nate probabilmente alcune fake news come quella diffusasi sempre a gennaio a Villafranca Tirrena (Messina): una famiglia positiva era stata avvistata in un supermercato dal medico di famiglia, che aveva provveduto ad avvisare le autorità; l’esercizio era rimasto due giorni chiuso per sanificazione (circostanza poi smentita dal sindaco). Una notizia simile è circolata a Ruvo di Puglia a fine marzo. La leggenda che vi abbiamo raccontato, però, aggiunge alla “semplice” notizia falsa un tocco surreale da commedia horror.


La storiella dei positivi al supermercato, infatti, fa leva sulla paura dell’untore in un luogo che bene o male tutti siamo costretti a frequentare, il supermercato, e sull’indignazione per il comportamento irresponsabile di alcune persone (che mettono a rischio la salute di tutti). La loro mancanza di rispetto delle regole tuttavia è punita: i positivi vengono smascherati, identificati dalla polizia o quantomeno costretti a un’indecorosa fuga; in alcune versioni presenti su Twitter, tutti i presenti vengono segnalati e multati.


In questo senso, la storia può essere vista come una doppia cautionary tale: da un lato, mette in guardia contro gli sconosciuti (che potrebbero essere soggetti pericolosi e infetti, e in numero molto superiore a quelli che pensiamo); dall’altra, sfrutta un meccanismo di giustizia immanente: se ti comporti male, sarai immancabilmente scoperto e ne pagherai le conseguenze - e senza indugi.


Al tempo stesso, il colpo di scena finale è divertente e risolve la tensione in commedia: al posto dell’unico positivo chiamato dall’altoparlante se ne presentano 6, 7, 10, 12, 20… Da questo punto di vista, la leggenda ricorda alcune storielle che già nel Diciannovesimo secolo prendevano di mira i loschi intrighi della politica o la falsa morale dei religiosi (ma, come ci ha segnalato la folklorista Bonnie Taylor-Blake, anche una leggenda metropolitana più recente sulla droga). La versione più famosa, però, è forse quella che chiama in causa uno scherzo di Sir Arthur Conan Doyle, il “padre” di Sherlock Holmes:


Una volta, Arthur Conan Doyle mandò un telegramma identico a tutti i membri della Camera dei Lords. “Tutto è stato scoperto. Fuggite!”. Quella sera, tre dozzine di lord prenotarono un treno per Parigi.

Si ringraziano Bonnie Taylor-Blake e Peter Burger per i contributi all’articolo. Immagine in evidenza: Melonbob, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons


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