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La memoria di “Pippo”, aereo misterioso: un fantasma nei cieli della Seconda Guerra Mondiale

Immagine del redattore: Redazione
Redazione
3 ore fa
Tempo di lettura: 4 min


È di questi giorni la pubblicazione del primo fascicolo del 2026 de Il de Martino. Storie voci suoni, la rivista dell’Istituto Ernesto de Martino, fondata nel 1992 per promuovere lo studio critico della cultura popolare e del mondo delle classi subalterne. Il numero 46 ospita un inedito contributo a firma di Franco Castelli, Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria (Isral) e Centro ricerca etnomusica oralità (Creo), e Paolo Toselli, coordinatore del CeRaVoLC, dedicato a La memoria di Pippo, l’aereo ‘fantasma’ della Seconda guerra mondiale.


Fulcro dell’articolo è l’analisi di alcuni elementi emersi dall’analisi delle risposte a un questionario somministrato tra il 1988 e il 1991 nell’ambito delle ricerche promosse dal Centro di cultura popolare “Giuseppe Ferraro” sulla memoria dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e dedicato all’immaginario bellico di Pippo, un “misterioso” velivolo solitario che di notte, ma anche di giorno, sorvolava gran parte dell’Italia centro-settentrionale turbando i sonni degli italiani suscitando voci, leggende e illazioni di ogni genere. Tutti i rispondenti avevano vissuto in prima persona il conflitto. 


Chi o che cosa era “Pippo”?


A ottant’anni dalla fine della guerra , sappiamo che “Pippo” non era un semplice fantasma, ma che “si trattava di diversi velivoli ricognitori al servizio di una precisa strategia bellica delle forze alleate”, anche se, come ricordano i due autori, le poche ricerche storiche su questi eventi e la quasi totale assenza di documentazione presente negli archivi dei vari paesi coinvolti nel conflitto, non hanno chiarito a sufficienza come e perché un velivolo solitario abbia lasciato di sé una così vasta memoria, divenuta all’epoca una sorta di psicosi collettiva.

Pippo (così lo presentano Castelli e Toselli, N.d.R.) è una presenza oscura e perturbante (si sente ma non si vede), una presenza ibrida (aereo e pilota sentiti come fossero una cosa sola, uomo e macchina) e ogni spiegazione “dal basso”, a suo riguardo, è un tentativo di dominarla e “addomesticarla”, a cominciare dal nomignolo simpatico che gli è stato attribuito e dalle filastrocche infantili a lui riferite, come se si avesse a che fare con un bonario folletto, un personaggio burlone da fiaba. Ed è proprio qui che, con significativa deriva mitopoietica, Pippo viene associato alla figura atavica del gabbamondo o Trickster, che non ha una forma ben determinata e definibile, ma si sposta senza sosta da un luogo all’altro, giocando tiri a casaccio, senza alcuna logica apparente. Come demone dall’umore vagabondo, Pippo per alcuni è un giocherellone oggetto di riso, per altri uno spietato demone portatore di morte.

I risultati del questionario


Ma che cosa emerge dall’analisi dei cento questionari contenenti una ventina di domande e distribuiti all’epoca brevi manu o spediti per posta? 


In primo luogo “un caleidoscopio di sensazioni e di creatività mitopoietica. Ognuno ha visto in Pippo o ricorda cose anche molto diverse, e forse tutti quanti hanno ragione con le loro ipotesi o certezze”.


Eppure tutti lo chiamavano Pippo, declinato anche attraverso nomignoli e flessioni dialettali (ad esempio, Pipetto, Pepin e Pipetu), e l’origine del nome non è certa. Molte sono le ipotesi espresse nei questionari, da quella onomatopeica derivante dal tipico rumore dei motori alla diffusione di quel nome nelle trasmissioni propagandistiche di Radio Londra ascoltate in quegli anni dagli italiani clandestinamente. La maggioranza che si è espressa sulla sua nazionalità lo ha identificato come inglese o americano, anche se per il 17% era tedesco o italiano. Pochi si sono pronunciati sulla sua provenienza. Un elemento contraddittorio, in parte suffragato da altra documentazione, riguarda la datazione della prima comparsa delle storie su Pippo: non soltanto dopo l’estate 1943, ovvero dopo i primi successi della campagna alleata su suolo italiano, ma per alcuni già tra il 1941 e il 1942, quando le sorti dell’Asse erano ancora in ascesa. Un dettaglio che meriterebbe approfondimenti.


Un focus viene fatto anche su coloro che dopo la fine della guerra si sono identificati con Pippo (tra questi, alcuni casi di proto-ostensione, cioè, una situazione in cui un individuo attinge a una leggenda trasformandola in un racconto narrato in prima persona) e sulle numerose e differenti filastrocche dedicate a Pippo che, secondo Castelli e Toselli, rappresentano un ritorno all’arcaico, cioè a uno degli elementi più caratteristici della psicologia della guerra.


Marc Bloch e le “false notizie”


Con riferimento alle opere fondamentali dello storico Marc Bloch, poco tempo fa celebrato insieme alla moglie con l’ingresso simbolico al Panthéon, il tempio laico della Repubblica francese, e in particolare del suo celebre studio del 1921 sulle false notizie della Grande Guerra,  paiono particolarmente calzanti le considerazioni che riportiamo di seguito, fatte dallo studioso Roberto Labanti nell’introduzione all’articolo.

Dedicato all’immaginario bellico di Pippo, quel questionario, sia pure in riferimento a un altro conflitto, risponde, forse inconsapevolmente, all’auspicio formulato da Bloch di raccogliere i materiali prima della scomparsa dei testimoni, pur con i limiti del campione e dello strumento che gli autori stessi evidenziano nel loro contributo. Il timore espresso dallo storico francese si è nel frattempo concretizzato: la maggior parte delle persone che allora risposero è oggi scomparsa. Per il periodo in cui fu condotta, questa ricerca può essere considerata tra le esperienze pionieristiche italiane nello studio delle leggende contemporanee.

Nell’intenzione di Castelli e Toselli, la ricerca, proseguita e integrata attraverso fonti orali e a stampa, memorialistica, letteratura e folklore, potrebbe in futuro svilupparsi in uno studio più ampio e sistematico  visto pure che il ricordo di Pippo “persiste e resiste sino ai giorni nostri, contaminando di recente decine di romanzi, mostre e rappresentazioni teatrali”. Uno spazio per la pubblicazione di prossime ricerche potrebbe proprio essere una rivista quale ll de Martino, come suggerito dallo stesso Labanti a nome della redazione. 


Il panorama italiano degli studi sulle leggende contemporanee, le dicerie e le false notizie è oggi particolarmente vivace. Come redazione, ci auguriamo che la pubblicazione di questo contributo possa favorire ulteriormente il confronto su questi temi. «Il de Martino. Storie voci suoni» intende offrirsi come uno spazio aperto ad accogliere nuovi saggi e nuove ricerche di studiose e studiosi interessati a questi ambiti.

A noi non resta che consigliare la lettura di questo saggio su Pippo. Il CeRaVoLC si unisce all’appello verso altri studiosi perché contribuiscano alla ricerca sul “mistero” dell’aereo solitario, che a causa delle sue caratteristiche di ambivalenza, ambiguità e ubiquità, è davvero assurto allo status di leggenda moderna.


Immagine in evidenza: generata con Microsoft Bing Image Creator

 
 
 

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