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I DRONI, Il bambino E la suora: LE nuove leggende di guerra russe

Immagine del redattore: Redazione
Redazione
10 minuti fa
Tempo di lettura: 9 min


Nel 2022 e nel 2024 vi avevamo presentato alcune delle leggende metropolitane che circolano in Russia da quando, il 24 febbraio 2022, è iniziata la cosiddetta “operazione speciale”, cioè l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte delle forze armate della Federazione Russa, in realtà in guerra con Kyiv sin dalla primavera del 2014. 


Se la prima fase del conflitto aveva visto un’impennata di atrocity stories, cioè racconti in cui il nemico è spietato e capace di ogni efferatezza, ben al di là dei crimini accertati, da un paio di anni siamo entrati in una fase narrativa che ha portato a nuove leggende e dicerie: quelle relative ai droni e agli altri sistemi aerei che ormai, in specie dal 2024, colpiscono su larga scala obiettivi in territorio russo. Oggi, il raggio di azione di alcuni fra i tipi di droni ucraini più grandi e con motorizzazione maggiore è superiore a ben più di 2500 chilometri al di là del territorio controllato dalle forze di Kyiv (e si tratta di una stima conservativa, come per i droni Zozulya, con i suoi 2100 km); i missili da crociera FP-5 Flamingo, in uso dal 2025, forse hanno una portata superiore ai 3000 km. Questa situazione comporta ogni giorno per le autorità russe un carico di centinaia di segnalazioni di oggetti volanti da parte dei cittadini.


A raccontare queste voci è la benemerita antropologa sociale e folklorista russa Aleksandra Arkhipova, che sin dall’inizio raccoglie leggende, dicerie e racconti circolanti nei canali Telegram filo-governativi e nelle conversazioni private dei comuni cittadini, e che ne ha scritto in un bel lavoro uscito nel giugno 2026 sulla rivista Важные истории, ("Storie importanti"). Questo lavoro è in larga misura nostra fonte per questo articolo. Ecco una sintesi di ciò che ha appurato Arkhipova.


Droni su Mosca


Le nuove narrazioni che circolano fra i russi, per Arkhipova sono dovute in primo luogo all’intensificarsi degli attacchi di droni lanciati dagli ucraini contro la regione di Mosca e contro la periferia della stessa capitale, oltre che, come si accennava, sull’intera Russia europea:


Fin dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina, le autorità russe hanno proposto ai cittadini un patto sociale: l'“operazione speciale” in Ucraina non li avrebbe toccati, permettendo loro di dormire sonni tranquilli e di poter guardare altrove. Inoltre, negli ultimi quattro anni, sono stati profusi notevoli sforzi per rendere la guerra praticamente invisibile a Mosca. Una recente battuta allude proprio a questo privilegio di cui gode la capitale: “Sobyanin [l’attuale sindaco di Mosca] ha annunciato in conferenza stampa che Mosca potrebbe imporre sanzioni alla Russia, qualora il Paese continuasse a trascinarla nelle sue beghe militari”.
Nel 2024 la frequenza degli attacchi da parte di droni ucraini sul territorio russo ha iniziato ad aumentare. Nello stesso anno, le regioni russe hanno cominciato – una dopo l'altra – a vietare le riprese di tali attacchi (prevedendo sanzioni per i trasgressori) e a sospendere l'accesso a Internet da dispositivi mobili. Oltre a prevenire il panico, queste misure miravano chiaramente a preservare quel patto sociale basato sull'ignorare la guerra.

A fronte di questa nuova realtà, la reazione di molti russi, soprattutto di quelli leali al regime o poco interessati alla politica, è stata di negare che quei droni provenissero davvero dall'Ucraina. “Il governo non può aver mentito”, è il ragionamento: dunque, i droni devono arrivare dalla Russia stessa. Le leggende mirano proprio a identificare un nemico più prossimo, interno al paese: un vicino di casa, un rifugiato, o addirittura una suora.


Il bambino, delatore inconsapevole


Una delle storie più diffuse in questa tipologia di storie riguarda un bambino che, senza volerlo, smaschera i propri genitori: potremmo considerarla, in un certo senso, qualcosa di analogo alla leggenda dello Scandalo a Piccoli Fans, in cui le parole innocenti di un bambino rivelano, senza che il piccolo ne sia consapevole, una tresca clandestina tra la madre e lo zio. 


Qui il tradimento svelato, però, riguarda la Russia intera. In una versione, ancora piuttosto generica, un bambino racconta ai compagni d'asilo che i genitori, di notte, "giocano con gli aeroplanini", ma che non lo lasciano partecipare al gioco. I compagni e la maestra, allarmati, avvertono l'FSB (Federal'naja služba bezopasnosti, Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa, uno dei servizi informativi eredi del KGB), e gli agenti scoprono che la famiglia del bambino costruisce droni da lanciare su Mosca.


Il 17 agosto 2024 la storia si concretizza in un caso preciso, con tanto di nome della città da cui avvengono i lanci: Slavyansk-na-Kubani, nella regione di Krasnodar. Un video pubblicato da un certo “Aslan D.” racconta di aver saputo che lì è stata scoperta una famiglia di profughi ucraini del Donbass che assemblava droni in cantina; sarebbe stato un bambino, all'asilo, a far scattare l'allarme raccontando che mamma e nonna costruivano "aeroplanini" in casa. La storia comincia a viaggiare sui social, come in questo post di X:


“A Slavyansk-na-Kubani è stata scoperta una famiglia che lanciava droni. Li assemblavano nel seminterrato, ma il bambino aveva raccontato all'asilo che la madre e la nonna stavano costruendo dei "piccoli aerei" in casa. L'insegnante ha reagito immediatamente e sul posto è stata inviata la polizia”.

Il racconto ha tutte le caratteristiche della leggenda metropolitana: l'innocenza infantile che smaschera il tradimento adulto, un nemico ben identificato (i profughi del Donbass, già percepiti come corpo estraneo da parte di alcuni russi anche se russofoni anche loro) e un finale rassicurante (le autorità funzionano, i sabotatori vengono presi). Nel giro di poco tempo la storia passa dai social a canali Telegram filo-governativi con centinaia di migliaia di iscritti, fino a comparire come notizia “vera” su agenzie di stampa e testate regionali.


Peccato che a Slavyansk-na-Kubani non risulti nulla: né droni, né arresti, né il fantomatico bambino. Le smentite, pubblicate anche dall’agenzia Tass, non fermano la storia, che continua a viaggiare; lo stesso schema – famiglia di sfollati del Donbass che assembla droni in cantina, bambino che svela il piano senza volerlo – ricompare infatti ambientata a Bataysk, nella regione di Rostov-na-Donu, poi a Shebekino, nella regione di Belgorod, e a maggio 2026 persino a Dmitrov, vicino a Mosca, dove sarebbe stata una bambina dell'asilo a far scoprire i genitori-sabotatori all'FSB.


Le monache lancia-droni


Il nemico interno più ricorrente in queste storie è identificato nei russi sfollati dalle regioni orientali dell’Ucraina, ma non sono i soli. All'inizio del 2025 comincia infatti a circolare la storia delle monache ortodosse del monastero del paesino di Odrina, vicino Yelets (circa 400 km a sud di Mosca, nella regione di Bryansk): di notte, si racconta, dall'edificio partirebbero droni diretti su Bryansk, Kaluga e Tula. Le autorità locali, avvertite, avrebbero fatto irruzione trovando droni pronti al lancio; la badessa, descritta come un’ucraina "occidentalista", sarebbe stata arrestata insieme ad altre dodici persone:


“Nella cittadina di Karačev – non lontano da Yelets – sorge l'antico monastero di Odrinsky. La gente notava dei droni che decollavano di notte, dirigendosi verso Bryansk, Kaluga, Tula e altre località. Le autorità locali sono intervenute per ispezionare il sito e hanno scoperto droni ucraini pronti per essere lanciati contro la Russia. E la "matushka" [madre superiora]... era la mente dietro a tutto (è una “occidentalista” proveniente dall'Ucraina). Sono state arrestate tredici persone, compresa quella sabotatrice".

Anche qui, a febbraio 2025, arrivano le smentite ufficiali sui media federali. Ma questo, come prevedibile, non impedisce alla storia di continuare a circolare.


I soliti sospetti


Accanto ai profughi del Donbass e alle monache "collaborazioniste", compare un intero campionario di gruppi già marginalizzati. Nell’oblast di Vladimir (190 km a nord-est di Mosca), dopo un attacco di droni che ha causato alcune vittime, circola la voce che i droni non arrivino affatto dall'Ucraina, ma che siano automobili misteriose a scaricarli dai bagagliai lungo le strade, scegliendo le vittime "in base alle luci accese in casa". La leggenda è facilmente smentita dalle dimensioni di molti dei droni usati attualmente dall’Ucraina per colpire raffinerie e altri obiettivi russi: l’apertura alare degli ordigni usati in vario modo dagli ucrani, varia dai tre ai dieci metri. 


In una città vicino a Mosca, dopo un attacco a una fabbrica, il direttore di uno stabilimento racconta invece che sono "i senzatetto locali, pagati con una bottiglia" a lanciare i droni. Nella regione di Tambov si dice che siano gli zingari ad assemblarli.


Vero è, comunque, che alcuni attacchi sono stati condotti portando piccoli droni (quadricotteri Osa) in camion sul territorio russo (la più famosa è stata l’operazione Spiderweb, condotta il 1° giugno 2025 contro aeroporti strategici siti anche a grande profondità nel territorio nemico). Ma non risultano coinvolti sistematicamente sabotatori o traditori russi, anche se numerose sono le eliminazione mirate di ufficiali anche di alto rango, effettuate con esplosivi o con armi da fuoco: il cielo dell’immenso territorio russo è semplicemente impossibile da difendere e, dunque, attacchi di questo tipo sono, almeno in parte, inevitabili.


Insomma, la leggenda punta il dito verso gruppi già percepiti come estranei o marginali – profughi, rom, senzatetto – che diventano il capro espiatorio ideale per proiettare la responsabilità di un pericolo altrimenti incomprensibile.


Ma come avverrebbe il trasporto degli inesistenti droni da assemblare dall’Ucraina alla Russia? Nelle ultime settimane, secondo Arkhipova, alla leggenda si è aggiunto questo dettaglio: i pezzi verrebbero trasportati nelle bare di zinco destinate ai soldati caduti al fronte, rispedite in Russia per la sepoltura. Una volta arrivate nei villaggi, i complici locali le nasconderebbero in case abbandonate, per poi aprirle di notte e liberare i droni.


Luci nel buio


C'è infine un dettaglio che ci ha colpito. Secondo un'altra delle voci in circolazione, i droni ucraini sarebbero guidati verso i bersagli da complici locali muniti di fito-lampade – quelle lampade a luce viola usate normalmente per far crescere le piante in casa – che punterebbero il fascio di luce verso il cielo per segnalare l'obiettivo ai droni in arrivo. Ne è un esempio questo post su Threads:


Mosca e altre città russe. Quella luce viola in un appartamento serve a guidare un drone delle Forze Armate ucraine. È esattamente il tipo di luce che si vedeva dall'abitazione di un mio amico, colpita ieri da un drone. Se vedete qualcosa del genere, chiamate la polizia o, meglio ancora, non perdete tempo e neutralizzate voi stessi il segnalatore nazista.

La storia colpisce perché rimanda a racconti analoghi, diffusi anche in Italia durante la Prima Guerra Mondiale, e che si inseriscono in una lunga serie di "panici da dirigibile" legati al timore dello scoppio di una guerra, che in Europa ebbero grandissima portata a iniziare dal 1905. Nel giugno del 1915, appena entrato nel conflitto, il nostro paese fu attraversato da un vero e proprio panico collettivo attorno alla figura del "prete spia": si diceva che, per rancore verso lo stato italiano che aveva tolto Roma al papa, e per l’anticlericalismo di larga parte delle classi dirigenti post-unitarie, il clero cattolico fosse schierato con l'Austria-Ungheria, e che segnalasse con sistemi luminosi gli obiettivi militari al nemico.


Qualche esempio: l'8 giugno di quell’anno un ufficiale nota dei fasci luminosi provenire da un convento domenicano vicino a Bari e fa arrestare cinque frati. Si parla di mappe militari, di un grande riflettore per segnalazioni. La notizia rimbalza sulla stampa internazionale. Alla fine di luglio, il processo stabilisce che il "riflettore" era in realtà una lanterna magica usata per l'oratorio parrocchiale e che le "mappe militari" non erano altro che una comune carta geografica; i frati vengono assolti. Nell'estate del 1915 il panico produce decine di casi analoghi in tutta Italia: luci misteriose a una finestra scambiate per segnalazioni al nemico; oggetti innocui (un breviario, un'antenna del serbatoio dell'acqua, una lampada elettrica tremolante) scambiati per strumenti di spionaggio o per mezzi per indirizzare a distanza gli attacchi aerei, in specie quelli di misteriosi dirigibili. E così via…


Storie analoghe di nemici interni, segnalatori e quinte colonne investirono la Francia, dove si raccontava che le pubblicità del dado Maggi recassero sul retro codici e informazioni utili alle truppe tedesche, e l’Inghilterra, dove invece si parlava di traditori che avevano approntato piazzole per cannoni e basi di rifornimento per dirigibili tedeschi, o di un capo scout che andava in giro su una motocicletta offrendo dolci avvelenati alle sentinelle. 


Come già argomentato negli Anni 90 dal folklorista Bill Ellis e dal sociologo Gary Alan Fine – chiamati dopo l'11 settembre a capire perché migliaia di americani sostenessero di aver incontrato un "terrorista riconoscente" che li aveva avvertiti in anticipo di un attentato – le leggende metropolitane non nascono dalla disinformazione, ma dal bisogno di dare un senso a un evento che smentisce le nostre certezze su come funziona il mondo. Quando lo stato promette sicurezza e quella sicurezza viene meno, il nemico invisibile e inafferrabile viene sostituito da un nemico più vicino, riconoscibile e – soprattutto – più semplice da sconfiggere: il senza-fissa-dimora, il religioso "occidentalista", la famiglia di sfollati, il religioso sospetto.


Il messaggio implicito della leggenda è lo stesso: lo stato non ci ha mentito sulla propria forza, sono i traditori a metterci in pericolo, o, perlomeno, un nemico che agisce in maniera subdola, sleale, utilizzando sistemi nuovi e insoliti. Le autorità, quando li scoprono, li fermano. Sono storie che suonano molto più rassicuranti della realtà: che il nemico sappia semplicemente colpire meglio di quanto le difese sanno reagire.


Immagine in evidenza: generata con Microsoft Bing Image Creator


 
 
 

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