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La pantera campana del 2020



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


È il 21 aprile. L’Italia è ancora in pieno lockdown a causa dell’epidemia di Covid-19. Gran parte delle persone sono tappate in casa, e l’attenzione di tutti è focalizzata sugli sviluppi della situazione. Ma è allora che, in un clima apparentemente poco favorevole a questo tipo di storie, fa il suo ingresso in scena la pantera campana. Non è la prima del 2020: voci di “felini misteriosi” avevano già interessato tra febbraio e aprile il Foggiano e alcune aree molisane. Ma nessuna ha avuto lo stesso successo della pantera campana.


Apparsa prima nella provincia di Benevento, vedrà poi il suo trionfo nella zona di Avellino, in un’ondata di storie caratterizzate da alti e bassi durati settanta giorni. In particolare, la fiducia nella reale esistenza del felino toccherà il culmine nell’ultima decade di giugno per poi sgonfiarsi di colpo, come una grossa bolla di sapone.


Vediamo come sono andate le cose.


Il 21 aprile, a Torrecuso (Benevento), un uomo vede e filma quella che a suo avviso è nient’altro che una pantera nera. Dalle immagini, a dire il vero, le dimensioni dell’animale sembrano assai modeste, ma il tam tam parte immediato. In poche ore giungono altre segnalazioni, gli abitanti della zona appaiono allarmati. Come accadrà più volte nella nostra storia, i rappresentanti delle istituzioni si allineano in pieno al sentimento di paura dilagante. Così, il giorno dopo i primi avvistamenti, il 22 aprile, il sindaco di Torrecuso emette un comunicato i cui toni preoccupati potete constatare dalla riproduzione qui sotto.


A inizio maggio, sempre in provincia di Benevento, ecco nuovi avvistamenti, cui si aggiungono stavolta ritrovamenti di carcasse di altri animali e impronte. Torrecuso è di nuovo epicentro dei fatti. Poi, però, le segnalazioni di uno strano animale si spostano direttamente nel capoluogo, Benevento. E’ a quel punto che il sindaco della città, Clemente Mastella, dà chiari segni di non credere alla realtà della pantera. Rispetto al collega di Torrecuso, che una dozzina di giorni prima aveva fornito indizi di un notevole disagio delle autorità per la “bestia”, Mastella fa spallucce e da quel giorno si rifiuterà di commentare le voci sul felino fantasma.


Ma non sarà sufficiente: il grosso della vicenda deve ancora giungere. Dopo qualche settimana di notizie in tono minore, a inizio giugno gli avvistamenti si spostano in modo assai più massiccio a sud, nell’Avellinese, in particolare nella zona di Roccabascerana. Ma è il paese di Summonte quello in cui la “panterite” campana culmina. Da lì il 9 giugno arriva la foto di due occhi nella notte, attribuiti al misterioso intruso; da lì, a quel punto, come è tipico di ogni mania collettiva a carattere epidemico, emergono le memorie di chi, nei pressi o in qualche paese vicino, dichiara di averla vista nelle settimane precedenti.


Il 17 giugno, invece, ci riserva una lieta, totale sorpresa. Si profila sulla scena - anche se solo per un attimo - una figura ben nota a noi del CeRaVoLC, quella dell’appassionato di felini, ex-stuntman, ex-attore cinematografico ed ex-controfigura Tony Scarf (al secolo Antonino Scarfone), che già trent’anni fa - a suo dire - nel Lazio catturava pantere che nessun’altro riusciva a prendere. Il 17 giugno Scarfone si propone come nuovo deus ex machina per risolvere il problema del felino etereo ma, per quanto ci è dato sapere, la sua idea non pare aver trovato ascolto nelle autorità locali.


Dopo il video, a Summonte compare anche una foto del felino (anche se i più smaliziati fanno notare la somiglianza con un gatto), e per prudenza i Carabinieri la acquisiscono per accertamenti. Negli stessi giorni, le segnalazioni si concentrano intorno a Sant’Angelo a Scala, mentre le cronache locali assegnano alla quiete imposta dal lockdown la responsabilità del presunto movimento della “bestia” dall’alta Puglia alla Campania. Il 18 è la volta di due ragazzi che la vedono a Mercogliano. Il giorno 20, le voci ormai si sovrappongono ad altre voci: il sindaco di Summonte è costretto a telefonare alla prefetta perché sembra vi sia intenzione di abbattere l’animale. La storia è smentita nel giro di poche ore (il 13 maggio, peraltro, a Pesco Sannita si era diffusa la diceria di un’avvenuta cattura da parte della Polizia provinciale), ma la tensione continua a crescere in maniera evidente. Il 21 giugno vengono ritrovati altri tassi uccisi nella zona di Summonte, e il cacciatore che l’aveva vista una settimana prima l’avvista per una seconda volta...


Siamo al climax: per la preoccupazione, dal 24 giugno vengono annullati trekking, gite ed escursioni in tutta la zona del Partenio. La situazione, infatti, è appena precipitata: il giorno prima, alla Prefettura di Avellino è giunta via posta elettronica un’attesa relazione stilata da due consulenti dell’Università Federico II di Napoli e dell’Istituto Zooprofilattico di Portici. Le impronte, in specie quelle della zona di Summonte, paiono compatibili con le zampate di un grosso felide.


La prefettura ne prende atto e il 24 emette un comunicato con il quale spiega che al più presto verrà convocato un tavolo tecnico. In realtà, spiega la stessa funzionaria, la riunione era intesa ad “un accertamento dell’esistenza dell’animale”. Prudenza, dunque, ma anche preoccupazione per la sicurezza: se esiste davvero, argomenta la dirigente del Ministero dell’Interno, l’areale della bestia concerne larghe parti due province diverse, l’Avellinese e il Beneventano.


È molto importante aspettare gli esiti dell’incontro tecnico in Regione perché in quella sede si metterà in campo una vera e propria strategia operativa. L’individuazione, l’avvistamento dell’animale e l’eventuale cattura, ovviamente sempre tutelandolo al massimo, spetteranno senz’altro agli specialisti che saranno individuati proprio nel corso della riunione che si farà in Regione.

A questo punto ecco comparire in pieno un meccanismo mediatico ben noto a chi si occupa di pseudoscienze e di paranormale. La presa in carico di una questione insolita da parte di qualche autorità, viene presentata dai media - anche da quelli mainstream - come un endorsement.


Questo è uno dei meccanismi psicosociali e giornalistici che, ad esempio, consente al mito degli UFO di vivere e di riproporsi sempre nuovo, di volta in volta, da quasi 75 anni: un rapporto di avvistamento fatto da militari, un vecchio documento tratto da archivi pubblici, un intervento dei Carabinieri sono letti come prova della realtà della presunta “anomalia”.


Così è accaduto a fine giugno anche con i felini fantasma campani - complice, sia chiaro, la notevole pressione esercitata dalla stampa locale.


È in questo clima che. la sera del 27 giugno, una donna segnala la pantera a Campetto Santa Rita, un quartiere semi-centrale di Avellino, a venti metri da casa sua. Il felino, secondo la testimone (che appare sicurissima dei suoi occhi), ormai si aggira tranquillo, di giorno, nel capoluogo di provincia - una città di 55.000 abitanti. Le forze dell’ordine accorrono, ma - sorpresa, sorpresa - non trovano un bel niente. Il giorno dopo, ecco l’ultima fiammata: si parla di nuove, misteriose impronte trovate a Sant’Angelo a Scala, che l’Istituto Zooprofilattico di Portici avrebbe chiesto di esaminare. In contemporanea… Altro allarme nella vicina ma non troppo San Leucio del Sannio (Benevento), dove il sindaco, dopo alcune segnalazioni, invita la popolazione a non fare uscire i bambini nelle aree boschive e a segnalare con tempestività “eventuali uccisioni di animali”.


Il primo luglio le istituzioni regionali sembrano davvero sul piede di guerra: si annuncia per il giorno dopo una nuova riunione presso la sede della Regione insieme ai direttori degli zoo di Pesco Sannita e di Napoli. Si vuole catturare il felino senza fargli del male!


Ma appena ventiquattr’ore dopo, proprio in quella riunione che avrebbe dovuto dare il via alle battute su larga scala, la realtà dei fatti emerge in maniera penosa.


Non sarà effettuata nessuna ricerca su vasta scala e non saranno impegnate risorse importanti per episodi per i quali, nel complesso, “mancano elementi certi”. In aggiunta, rende scettici la mancanza di suoni, ossia di segnalazioni di ruggiti che i grandi felini emettono con frequenza e che sono udibili anche a distanze notevoli, soprattutto nelle ore notturne. Comunque, viene previsto il posizionamento di fototrappole e la riconvocazione di un’altra riunione, per valutare eventuali sviluppi di rilievo.


Che però, tuttora, non ci risulta ci siano stati.


Nel frattempo la pantera campana si è presa un’altra brutta zampata. Il 6 luglio sono stati resi noti i risultati dell’esame del DNA presente sui resti delle carcasse di animali che si supponevano sbranati dal felino fantasma. “Probabilmente” si trattava di un cane, uno delle centinaia di grossi cani che, purtroppo, vagano abbandonati dove sussiste ancora il problema del randagismo. Ogni idea di caccia al felino, da quel giorno, è scomparsa d’incanto.


Il rapporto errato fra la nostra specie e gli altri animali, i disastri ambientali, la vecchia tentazione antropocentrica, forse, ci spiegano molto del mito dei felini misteriosi, moderni fantasmi di quelle che un tempo erano campagne e monti; luoghi di cui oggi, sovente, non si può che tornare a dire hic sunt leones.


Per consolarvi un po’ - ma poco poco - sappiate che la sera del 15 luglio, sul lungomare di Ascea (Salerno), almeno due testimoni diversi hanno segnalato ai Carabinieri il transito di una pantera - ovviamente nera. C’è voluto poco a identificarla. Era l’ennesimo, normalissimo gatto. Solo, pare avesse un orecchio mozzato. Una piccola “anomalia” che ha portato i testimoni a catalogarlo come pantera, e a riproporre ancora una volta l’eterno, onnipresente mito delle pantere in fuga; ancora oggi più vivo che mai.


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