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La terrificante scuola superiore




Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Il fantasma terribile di una suora dall’aspetto triste infesta da sempre i bagni della nuova scuola che dovrai frequentare, ragazza mia. Sappilo.

In questa storia, riportata da una studentessa, c’è un po’ tutto il senso di ciò di cui vi parleremo: il ruolo delle leggende metropolitane diffuse fra studenti britannici e americani in procinto di passare dalle elementari alle medie (tecnicamente, dalla scuola primaria di primo grado a quella di secondo grado), oppure dalle medie alle superiori.


Se ne occupò in modo pionieristico già molti anni fa Sara Delamont, un’accademica britannica, oggi veterana degli studi di sociologia dell’educazione. Il suo articolo, intitolato The nun in the toilet: urban legends and educational research, fu pubblicato nel 1989 sulla rivista Qualitative Studies in Education.


E lì si scopre un universo di storie terribili che popolano l’immaginario di chi sta per affrontare un nuovo ciclo scolastico: professori stralunati o pericolosi, prove difficilissime da affrontare, bande organizzate di bulli senza controllo.


Nel folklore studentesco, infatti, c’è di tutto: le storie legate al passaggio dalla scuola dell’infanzia all’adolescenza - periodo in cui si raggiunge anche la maturità sessuale - sono così tante, così cariche di aspettative e così complesse, argomenta Delamont, che rappresentano uno strumento indispensabile per chi, con varie competenze disciplinari, voglia occuparsi del buon funzionamento di una scuola.


Per lei l’attenzione verso quelle che definiva “credenze irrazionali” degli studenti era infatti troppo bassa. Interpretando ciò che i ragazzi e le ragazze volevano dire, tramite quelle leggende, si potevano forgiare migliori politiche educative e affrontare al meglio le dinamiche interne alle scuole.


Alcuni degli esempi che lei forniva sono, probabilmente, del tutto inediti per il pubblico italiano: ve ne forniamo un piccolo repertorio.


Il panorama dei racconti: pericolo e disgusto


Il topo da laboratorio. - In questa leggenda, il preside, insegnanti o studenti più grandi raccontano ai nuovi arrivati che presso il laboratorio di scienze dovranno personalmente dissezionare un topo, rovesciandogli la pelle e aprendogli l’addome. In certe versioni, il topo sezionato è vivo, in modo da poterne osservare il battito cardiaco.


Il prof terribile. - Alcuni insegnanti della scuola superiore sono severissimi, o pazzi, o eccentrici fino all’inverosimile. In una variante raccolta a Kansas City, si racconta di un preside tremendo seppellito nei giardini della scuola, proprio sotto al pennone della bandiera americana. L’asta spunta direttamente nella bara... Un’insegnante, invece, è in realtà una strega: bisogna evitare di esserne toccati, perché altrimenti ci si ritroverà coperti di verruche. Al di là di queste varianti estreme, sovente si parla di professori di materie tecniche abituati a punire i ragazzi con ferocia (esempio: colpendoli con un fascio di rami irto di chiodi).


La tremenda corsa campestre. - Alcuni racconti specifici riguardano invece gli insegnanti di ginnastica. Nella nuova scuola, quella dei “grandi”, le lezioni comprenderanno corse da otto-dieci chilometri. Nel caso in cui ci si fermi prima di completarle, bisognerà ricominciare da capo.


Le gang senza controllo. - Il bullismo scolastico è una triste realtà: su queste basi autentiche, però, si innestano a volte leggende che ne rappresentano una versione esagerata ed estrema. Arrivati nella nuova scuola, quelli del primo anno saranno picchiati con guanti ricoperti di chiodi, o, in Inghilterra, semi-strangolati con le cravatte delle uniformi scolastiche fin dai primi giorni di scuola. Oppure, ancora, fatti rotolare lungo la collinetta dietro l’edificio scolastico, o umiliati nei modi più fantasiosi possibili, sino al surreale.


A testa in giù nel wc. - La versione più cruda di questa leggenda asserisce che, nel giorno del loro compleanno, gli allievi più piccoli della nuova scuola vengono “festeggiati” in un modo molto spiacevole: i più grandi infilano la testa della vittima designata nel wc e tirano più volte lo scarico. Nelle varianti meno truci, si viene messi ancora vestiti sotto una doccia, oppure gettati a testa in giù nel cassonetto della scuola. In questo modo, un giorno speciale nella vita dell’individuo, il compleanno, viene dissacrato e infangato dai bulli. In Carrie, romanzo del 1974 di Stephen King (poi trasformato in versione cinematografica da Brian De Palma due anni dopo), la protagonista vede rovinato dalle sue compagne, sotto la doccia scolastica, un altro momento importante nella vita di un’adolescente: quello del menarca, la prima mestruazione. L’intera trama del romanzo e del film prendono le mosse proprio da quella scena, che porterà la ragazza a scoprire le sue doti paranormali e a vendicarsi ferocemente delle angherie subite. In questo senso, Carrie rappresenta un parallelo letterario con le nostre leggende, anche se solo parziale: la scuola non è quella ancora sconosciuta dei “più grandi”, ma quella che si sta già frequentando da anni.


L’insegnante gay. - In questa leggenda omofoba, i ragazzi più giovani devono evitare un insegnante (o uno studente più grande) per evitare di essere molestati o abusati sessualmente. Una caratteristica narrativa che distingue questo racconto dagli altri è il fatto che, per la sua natura, viene raccontato più difficilmente agli adulti: rimane dunque maggiormente confinato al gruppo dei pari.


La lezione che può venire dalle leggende scolastiche


Per Delamont queste leggende sono un modo per reagire alla nuova situazione in cui ci si troverà nella nuova scuola, e riflettono le paure collegate a questo passaggio. Il cambiamento generale del contesto scolastico (prima si era i più grandi di tutti, ora si è i più piccoli), la maggior spersonalizzazione, i nuovi e più complessi programmi di studio, l’ambiente fisico di maggior dimensioni e il numero maggiore di insegnanti e studenti sono, come ricorda Sara Delamont, “conduttori naturali di miti”. Un adolescente che arriva in una nuova scuola esprimerà sovente bisogni, timori e speranze; e tra i modi in cui lo farà, ci sono anche le leggende metropolitane.


Nel formulare le politiche scolastiche del proprio istituto, dirigenti, docenti e psicologi scolastici dovrebbero tener nella giusta considerazione questi racconti.


L’analisi delle leggende scolastiche che Delamont propone è quella strutturalista classica, basata su coppie di opposti. Nei nostri casi, l’accentuazione della diversità fra un “noi” buono (la vecchia scuola, le maestre accomodanti, il piccolo edificio) e un “loro” spaventoso (la nuova scuola, i docenti feroci, il grande complesso scolastico) è portata all’estremo.


I bambini sono come animali: se nella vecchia scuola erano cuccioli da coccolare, in quella nuova sono bestie da macellare. Delamont, nel suo lavoro, riassume in alcune tabelle queste opposizioni. Le coppie che ne risultano trovano riscontro nella struttura narrativa delle nostre leggende (esempi: il compleanno come data felice e come tempo della sicurezza vs il compleanno come evento insicuro e come tempo del pericolo; competenze sufficienti a gestire l’ambiente vs necessità di acquisire nuove competenze; estrema abitudine al movimento nell’edificio scolastico vs difficoltà di orientamento fra locali misteriosi e in parte non riservati agli studenti, ecc.).


Tutttavia, è proprio in questo universo narrativo così diviso fra il “noi” e il “loro” che per Delamont, come in altri sistemi mitici, compare la figura di un “mediatore”.


Nelle nostre leggende, infatti, c’è sempre un “qualcuno” che spiega ai nuovi arrivati come stanno le cose: possono essere amici di vecchia data, studenti più grandi, parenti, addirittura insegnanti isolati. Lo faranno, con tutta probabilità, per prendersi gioco del nuovo arrivato, oppure riferendo storie reputate autentiche. Per Delamont, però, il ruolo di questi “mediatori” ha una funzione positiva. Nel nuovo ambiente e nelle sue tensioni, i narratori recano un messaggio di avvertimento: la nuova scuola è un posto terribile, ma la vittimizzazione non è inevitabile. Se si evita quel professore, se non si tocca l’insegnante, se non si passa da quel corridoio, se non si va in bagno da soli... Insomma, se si mettono in atto certe prudenze, sarà possibile superare la fase di adattamento alla terrificante scuola superiore.


Finché anche qualcuno dei nuovi arrivati, negli anni successivi, assumerà egli stesso il ruolo di mediatore, raccontando ai futuri studenti le tremende verità sulla scuola superiore.


E voi, nelle scuole italiane, avete mai sentito qualcosa del genere?


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