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Leggende dal casinò: gli scommettitori “drogati” di ossigeno?




Articolo di Sofia Lincos


Non è un mistero il fatto che i casinò siano costruiti per indurre il cliente a rimanere il più a lungo possibile all’interno della struttura: maggiore il tempo di permanenza, maggiori le scommesse, maggiore il guadagno per il banco. Aria condizionata, musica soft, drink omaggio e alcol a prezzi scontati, assenza di orologi e di finestre, lucine e colori sgargianti, percorsi labirintici per raggiungere i bagni o i punti ristoro costellati di slot machines sono elementi comuni a molti casinò. Servono a comunicare un senso di gioiosa eccitazione in cui il pessimismo non ha spazio e non è mai troppo tardi per un’ultima puntata o un giro alle macchinette. Eppure, alcuni casinò agirebbero in maniera più subdola - almeno stando a una leggenda metropolitana diffusa anche in Italia.


Ne riprendiamo la sostanza da uno dei tanti siti dedicati al mondo del gioco d’azzardo, VegasMaster:


Uno dei più bizzarri trucchi dei casinò è il fatto che in alcuni casi usino alti livelli di ossigeno nelle loro strutture per tenere svegli i giocatori. Pompare ossigeno extra aiuta i giocatori a sentirsi rinfrescati e in forma, cosa che permette loro di scommettere per più tempo, senza sentirsi affaticati. Si dice persino che alcuni casinò rilascino ferormoni, che stimolano sensazioni di euforia e comfort, rendendo l'ambiente ancora più attraente e capace di dare dipendenza. Tenete sempre a mente questi trucchi psicologici dei casinò la prossima volta che ne visitate uno, e usate queste conoscenze a vostro vantaggio.

Ma davvero i casinò doperebbero i propri clienti? Secondo Snopes si tratta di una delle più diffuse dicerie riguardo al gioco d’azzardo, spesso riferita a Las Vegas. Il sito lo definisce Casino-Lore, folklore relativo al mondo delle case da gioco.


L’ambiente delle scommesse è un grandioso generatore di miti: da un lato, le piccole superstizioni che danno al giocatore l’impressione di poter controllare la fortuna. Due esempi tra tutti: la convinzione che ci siano slot machines “calde” (quelle che non pagano da diverso tempo, e che aumenterebbero le probabilità di ricevere il jackpot) e quella secondo cui riscaldare la moneta con un accendino prima di introdurla nella macchinetta porterebbe a vincere più spesso.


Altre leggende, invece, parlano di giocatori arrivati a un soffio dal realizzare una grossa vincita, di tecniche segrete per mettere nel sacco i casinò, di slot che si guastano a causa dell’abitudine di versar acqua santa sulle monetine prima di inserirle, di macchinette che possono venire alterate pigiando i pedali in una determinata maniera, o ancora di suicidi coperti dalle autorità di Las Vegas per non rovinare gli affari della città… Insomma, c’è tutto un mondo di leggende, dentro ai casinò.


Un filone a sé stante è proprio quello delle tecniche più o meno truffaldine messe in atto dai proprietari per truccare i giochi.


Tra questi espedienti ci sarebbe anche quello dell’aria ossigenata, un’idea che però non ha alcun fondamento: per euforizzare i giocatori occorrerebbero alti livelli di ossigeno nell’aria, con costi esorbitanti (i casinò, in molti casi, hanno dimensioni ragguardevoli). Una cosa del genere, oltretutto, aumenterebbe il rischio di incendi - e considerate pure che nella maggior parte dei casinò degli Stati Uniti è permesso fumare.


Come spiega il Museum of Hoaxes:


Secondo il comandante dei Vigili del fuoco della mia zona, "pompare ossigeno in un casinò costituirebbe un tremendo pericolo di incendio che aumenterebbe notevolmente l'infiammabilità di tutti gli altri oggetti. Qualsiasi piccolo incendio, ovunque nell'hotel, verrebbe alimentato e crescerebbe grazie all'ossigeno”. Guardando il rapporto rischio/beneficio, nessun casinò prenderebbe mai in considerazione un pensiero di questo tipo.

Dello stesso parere la fisiologa Vivienne Marcus, che rispondendo a una domanda su Quora sul fatto che la pratica fosse permessa o meno dalla legge, così argomentava:


Non sono sicura che sia illegale, ma non lo fanno. Prima di tutto, preparare l'ossigeno è costoso. In secondo luogo, dovresti conservarlo, trasportarlo e quindi convogliarlo nel casinò. L'aria atmosferica ordinaria contiene circa il 21% di ossigeno in volume. Con solo il 25% di ossigeno, la carta umida brucerebbe facilmente. La più piccola scintilla trasformerebbe l’intero casinò in un tremendo inferno che sarebbe impossibile da spegnere. Dovresti praticamente lasciarlo lì a consumarsi. Nel frattempo, questo stesso livello di ossigeno (25%) non avrebbe alcun effetto sulle persone nel casinò. Non migliorerebbe la loro concentrazione. Non li renderebbe resistenti alla fatica. Non so da dove venga quest'idea sui proprietari dei casinò che aggiungono ossigeno extra all'aria, ma è sicuro che non lo fanno.

Non parliamo poi dei “feromoni” che sarebbero mischiati all’aria delle sale da gioco: non solo è improbabile la loro somministrazione, ma l’esistenza stessa dei feromoni umani è quanto meno dubbia.


Sull’origine della leggenda, invece, le idee divergono. Alcuni articoli, ma anche il libro Debunked! di Richard Roeper (2008), ascrivono l’invenzione della storia alla fantasia di Mario Puzo, lo scrittore italo-americano che nel 1969 raggiunse il successo con il romanzo Il padrino (poi trasformato nel film del 1972 di Francis Ford Coppola). Anche in un libro del 1978, Fools Die (tradotto in italiano come I folli muoiono), compare proprio la nostra leggenda. Alfred Gronevelt, proprietario dello Xanadu Hotel di Las Vegas, nella sua stanza ha un pulsante che permette di pompare ossigeno nel casinò del locale, per “risvegliare” i giocatori ormai stanchi:


Gronevelt era vestito per andare al piano del casinò. Giocherellò con il pannello di controllo che avrebbe riempito i condotti del casinò con ossigeno puro. Ma era ancora troppo presto. Avrebbe azionato il pulsante nelle primissime ore del mattino, quando i giocatori sarebbero stati stanchi e intenzionati ad andare a dormire. Allora li avrebbe fatti rivivere come marionette. Era stato solo nell’ultimo anno che aveva fatto collegare i tubi dell’ossigeno direttamente alla sua suite.

Carol Gino, compagna per oltre vent’anni di Mario Puzo, raccontò anche di aver chiesto allo scrittore se la faccenda fosse vera. In Me and Mario: Love, Power & Writing with Mario Puzo (2018), la donna riferisce così la risposta di Puzo: “Fantasia, mia cara. Pura fantasia”.


La storia potrebbe quindi essere nata così, grazie a un’idea letteraria presa un po’ troppo sul serio e poi diventata leggenda, ma non si può nemmeno escludere che lo scrittore abbia usato una diceria già in circolazione e sentita chissà dove.


Un’altra ipotesi, presentata da alcuni siti web, è che la leggenda sia nata da un fraintendimento basato sull’esistenza degli oxygen bar (alcuni dei quali hanno trovato posto proprio in locali ed hotel di Las Vegas già noti per i loro casinò). Si tratta di club e spa in cui è possibile aspirare ossigeno tramite due tubicini inseriti nelle narici, magari tra un drink e l’altro. Le sessioni costano circa un dollaro al minuto e ne durano al massimo 15-20, durante i quali si può respirare aria in cui è disciolto ossigeno a percentuali superiori a quelle consuete (90-95%), a volte aromatizzata con oli essenziali come menta o eucalipto.


Le pubblicità ascrivono alla “ventata d’aria ossigenata” benefici per la salute che vanno dalla “detossificazione” (grande classico delle medicine alternative) all’aumento della concentrazione. L’aria così trattata darebbe energia, avrebbe un effetto euforizzante, rinforzerebbe il sistema immunitario, sarebbe un toccasana contro mal di testa, lo stress, o addirittura contro il cancro. In realtà, articoli scientifici alla mano, simili affermazioni non sembrano giustificate. La leggenda metropolitana sui casinò potrebbe essere nata anche così, cioè da un fraintendimento sul reale funzionamento degli oxygen bar, dove l’aria non è impregnata di ossigeno ad alta concentrazione ma in cui questa sostanza viene comunque somministrata.


L’ultima ipotesi chiama invece in causa l’utilizzo da parte dei casinò di aria profumata che dovrebbe spingere ad aumentare le puntate. In effetti, alcune sale da gioco diffondono nell’ambiente particolari profumi per cercare di “invogliare” le scommesse. L’origine di questa pratica si fonda su uno studio del 1991, che Alex Boese in Elephants on Acid and Other Bizarre Experiments (2009) descrive così:


Nel 1991 il dottor Alan Hirsch introdusse due diversi odori, entrambi classificati come piacevoli in precedenti studi sulle preferenze, in diverse aree del casinò del Las Vegas Hilton. I profumi erano abbastanza forti da essere facilmente percepiti, ma non al punto da diventare opprimenti. Una terza area fu lasciata inodore. La diffusione avvenne per un periodo di quarantotto ore. I risultati furono sorprendenti. Una delle aree profumate vide un aumento del 45% della quantità di denaro speso alle slot rispetto alla settimana precedente. La seconda area “aromatizzata” e quella priva di profumazioni non registrarono aumenti. Il primo odore sembrava aver indotto le persone a spendere più soldi, molti più soldi. Non c'erano feromoni: erano semplicemente aromi piacevoli. Inoltre, il dottor Hirsch non aveva idea del perché il primo odore, ma non il secondo, avesse causato il fortissimo aumento delle entrate. Si aspettava che entrambi avrebbero avuto qualche effetto. Tuttavia, l'industria del gioco e i commercianti di tutto il Paese se ne accorsero immediatamente. I soldi facili, dovevano aver pensato, non hanno mai avuto un profumo così gradevole.

Il problema è lo stesso dei primi studi sui messaggi subliminali o sugli effetti di particolari musiche sulle vendite: l’assenza di dati robusti e ben verificati. L’esperimento di Hirsch, ad esempio, non venne mai replicato, anche perché nei suoi lavori lo studioso non forniva informazioni sufficienti a ricreare il “profumo attira-denaro”. I risultati prodotti da altri test dello stesso tipo sono quanto meno ambigui. In pratica, non c’è alcuna prova che i consumatori siano davvero influenzati dall’odore diffuso in un ambiente (e l’effetto, se veramente esiste, è comunque molto inferiore a quell’aumento del 45% trovato da Hirsch).


Tutto ciò non impedisce che imprese e proprietari di locali mettano comunque in pratica l’idea, diffondendo aria aromatizzata, e tra questi ci sono di certo alcuni casinò. Unite questa idea con l’eccitazione e l’euforia sperimentate da molti giocatori nelle loro visite a Las Vegas (a cui contribuiscono l’ambiente, l’azzardo, le piccole vittorie…) e avrete un indizio su come la leggenda dell’ossigeno nei casinò potrebbe essersi formata.


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