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  • Sofia Lincos

Leggende in musica

Aggiornato il: 23 ago 2018

Articolo di Sofia Lincos


Il tema di oggi è... canzoni a tema leggendario! Ne conoscete?


Probabilmente qui in Italia la più famosa è Mio cuggino degli Elio e le Storie tese (1996), incentrata proprio su quelle storie strane che si raccontano come accadute a un generico e mitologico cugino (anzi, a un "cuggino").

Mi ha detto mio cuggino che una volta si è schiantato con la moto,/ Mio cuggino mio cuggino.../ Mi ha detto mio cuggino che poi si è tolto il casco e si è aperta la testa./ Mio cuggino mio cuggino.../ Mio cuggino si è tolto il casco, mio cuggino si è aperta la testa/ Mi ha detto mio cuggino che una volta ha trovato in spiaggia un cane e invece era un topo/ Mio cuggino mio cuggino.../ Mi ha detto mio cuggino che una volta è stato con una che poi gli ha scritto sullo specchio "Benvenuto nell'AIDS"...

Nel testo sono impiegate parecchie leggende metropolitane classiche, da quella del ragazzo che dopo aver abbordato una donna si risveglia in un fosso "tutto bagnato che gli mancava un rene", al ragno uscito dal tronchetto della felicità, alle persone che finiscono al Pronto soccorso per farsi togliere "delle cose tipo arance, bottiglie, maniglie, porte, cani, mondi..."


Altro pezzo che merita una menzione è Coccodrilli di Samuele Bersani (1998), che si apre con il verso che dà il titolo al brano:

In America lo sai che i coccodrilli escon fuori dalla doccia - Doccia!/ E che le informazioni meteo sono prese pari pari dalla Bibbia - Bibbia!

Un riferimento alla classica storia dei coccodrilli albini che vivrebbero nelle fogne di New York (l'unico a tema leggendario di tutto il testo, purtroppo).


Indimenticabile, invece, il magnifico pezzo di chitarra elettrica di Alberto Radius in Coccodrilli bianchi, del 1979, interamente basato su una rilettura "politica", ma dai contorni sfumati:

Noi siamo i coccodrilli bianchi/ di stare al buio siamo stanchi/ rifiuti metropolitani, che vi sporcavano le mani...

Una canzone d'epoca è invece la napoletana ‘Stu fungu cinese di Renato Carosone (1955), basata sulla mania del fungo cinese che spopolò in Italia l'anno prima (in pratica, una catena di Sant'Antonio su base biologica).


Rimanendo alla canzone dialettale - ma cambiando totalmente zona - El mustru (2001), del lombardissimo Davide Bernasconi, in arte Davide Van De Sfroos, è incentrata sul mostro che abiterebbe le acque del lago di Como. Il protagonista è un anziano pescatore, ormai ridotto in sedia a rotelle, che da giovane aveva visto l'animale pararglisi dinnanzi - ma al quale ovviamente nessuno aveva creduto.


Un mostro si ritrova anche nella Fòla del Magalas dei Modena City Ramblers (2000), che viene introdotta così dagli autori (che sembrerebbero alludere, usando la leggenda del "biscione" emiliano, alle polemiche antiberlusconiane allora fortissime):

State attenti! Questa è una vecchia storia, è la storia del Magalas, una storia che gira tra Modena e Bologna e che parla di una biscia: una biscia enorme, una biscia incazzata, una biscia cattiva che d'inverno si nasconde; e a marzo 'sta stronza vien fuori e quando lo fa, beh, sono cazzi per tutti. Nell'intenzione della favola, nel Magalasso ognuno ci vede quello che vuole... Comunque rimane un biscione, 'na roba brutta.

Tornando a Davide Van de Sfroos, qualcuno ha voluto vedere un riferimento al mito dell'autostoppista fantasma anche in Il camionista Ghost Rider (2011). Certo è che, rispetto al racconto classico, il guidatore è del tutto consapevole della natura "fantasmatica" e metaforica degli uomini cui sta dando un passaggio, e manca quindi l'elemento della sorpresa finale, tipico delle leggende contemporanee in generale. Nel testo c'è però un riferimento più esplicito a una vecchia diceria del mondo della musica: tra gli autostoppisti caricati in auto dal protagonista della canzone figurano infatti anche Robert Johnson e il suo il patto col diavolo, che avrebbe firmato in cambio della sua incredibile bravura.

All'osteria vicino a Faenza c'è un ragazzo elegante con gli occhi da matto/ butta giù whisky come fosse gazzosa/ la sua chitarra sembra andare a pezzi/ Ha le dita come anguille la pelle marrone e la voce da donna/ mi dice "Devo scappare dal diavolo/ che mi cerca con in mano il mio contratto"/ Hey Robert Johnson dai che andiamo, dai che andiamo/ Comacchio non è la Louisiana, ma le zanzare sono più cattive/ nemmeno il diavolo si fa vedere quando arriva l'ora del tramonto/ e non temere per i crocevia, che qui in Italia ormai sono tutte rotonde.

La leggenda dell'autostoppista fantasma si ritrova anche nella canzone country Bringing Mary home, dello statunitense Red Sovine (1966). Il protagonista sta guidando l'auto in una notte buia e tempestosa, quando i fari illuminano una ragazzina ai bordi della strada. L'uomo la fa fa salire, la piccola dice di chiamarsi Mary e gli chiede di portarla a casa. Avete già indovinato come va a finire, vero? L'uomo arriva all'abitazione, apre la portiera, ma Mary è scomparsa. Una donna esce dalla casa, si asciuga una lacrima e dice al protagonista:

E' stato carino da parte sua deviare dal suo percorso/ Ma oggi sono tredici anni che in un incidente giusto in fondo alla strada/ La nostra cara Mary ha perso la vita, e ci manca così tanto/ E quindi grazie per la sua preoccupazione e per la gentilezza mostrata/ Lei è la tredicesima persona che riporta Mary a casa/ Lei è la tredicesima persona che riporta Mary a casa.

Questa versione sembra essere particolarmente diffusa nella zona di Jamestown, nel North Carolina.


E a voi, quali canzoni a tema leggendario vengono in mente?


Ditecelo a: centro@leggendemetropolitane.eu, oppure twittatecelo: @Ceravolc

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