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LO STRANO CASO DEGLI SPINACI: LEGGENDE URBANE E RIVISTE SCIENTIFICHE


Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo


3 luglio 1932: In questa striscia, Braccio di Ferro spiega a Olivia, la fidanzata, che mangia spinaci perché ricchi di vitamina A.

"Braccio di ferro mangiò/ spinaci inscatolati/ e un pugno in faccia gli tirò", cantava Lucio Dalla nel 1970 in Fumetto.


Perché, come soprattutto chi è nato qualche annetto fa sa bene, gli spinaci fanno diventare forti e vigorosi, dal momento che contengono tanto ma tanto ferro. Ora, tutti sanno che questo non è vero. E se chiedete in giro come sia nato questo errore, in molti risponderanno: colpa di una pubblicazione scientifica, che aveva dimenticato una virgola facendo apparire il contenuto di ferro negli spinaci dieci (ma c’è chi dice anche cento o mille) volte quello corretto.


L’hanno raccontato anche a voi, vero?


Beh, in sostanza questa è una vera e propria leggenda metropolitana, nota con l’acronimo SPIDES (Spinach Popeye Iron Decimal Error Story). E la cosa interessante della faccenda della "virgola spostata" è che si tratta di una leggenda che compare anche in numerose pubblicazioni scientifiche, ripresentata in modo semi-automatico per anni.


Come ha raccontato alcuni anni fa il neurologo Sergio Della Sala sulle pagine di Query, la rivista del CICAP, le cose hanno cominciato a cambiare nel 2010.


Quell’anno Mike Sutton, criminologo dell’università di Manchester, decise di inserire l’aneddoto degli spinaci di Braccio di Ferro e della virgola spostata in un articolo riguardante proprio l’influenza dei dati non verificati sulle strategie politiche. Alla ricerca della fonte originale della notizia, Sutton si accorse che tutto sembrava essere partito da un articolo del 1981 pubblicato sull’autorevole British Medical Journal e intitolato “Fake!”, in cui l’immunoematologo Terence J. Hamblin smascherava il mito dell’alto contenuto di ferro negli spinaci e identificava l’origine della falsa credenza proprio in una virgola sbagliata. Il problema è che della presunta tabella non sembrano esserci tracce. L’articolo parla genericamente di un’analisi effettuata da chimici tedeschi e lo stesso Hamblin, contattato da Sutton, raccontò di non ricordare la fonte della notizia. Tutto fa pensare, insomma, a una leggenda su una leggenda.


Sullo strano caso degli spinaci Sutton pubblicò nel 2010 un articolo intitolato Spinach, iron and Popeye: ironic lessons from biochemistry and history on the importance of healthy eating, healthy scepticism and adequate citation (“Spinaci, ferro e Braccio di Ferro: lezioni ironiche dalla biochimica e dalla storia sull’importanza di una sana alimentazione, di un sano scetticismo e di adeguate citazioni”).


Va comunque fatta un'ulteriore precisazione. Lo stesso Sutton, alla fine, si è dimostrato non indenne da qualche bias di ragionamento sulla nostra storia e - purtroppo - su scala maggiore, per cose assai più rilevanti. Già più di due anni fa, Stefano Dalla Casa aveva mostrato per Wired che, almeno agli inizi, Braccio di Ferro non diventava forzuto direttamente grazie agli spinaci, ma alla sostanza che la scienza della nutrizione allora prediligeva: la vitamina A. Il fatto che fosse contenuta negli spinaci (con o senza errori quantitativi) era, perlomeno ai primi degli anni '30, un fatto accidentale. Dalla Casa però fa notare un'altra vicenda, questa assai più seria: Sutton in tempi più recenti ha cercato in maniere goffa e dilettantesca di dimostrare che Charles Darwin e Alfred R. Wallace avrebbero "rubato" le idee base dell'evoluzionismo ad un orticoltore inglese. Faceva notare Stefano:


Insomma, non tutto nel mondo è necessariamente una bufala in attesa di un eroe solitario che la riveli come tale, e sapersi comportare in modo scettico e razionale non è garanzia di infallibilità. Anche i più capaci possono faticare a riconoscere i propri limiti, e in quel caso anche loro potrebbero trovarsi dall’altra parte della caccia alla bufala.

Al nostro argomento, comunque, si è successivamente interessato, mostrando tutti i gravi problemi di comunicazione che questa faccenda ha causato, Ole Bjørn Rekdal, uno studioso norvegese che si occupa di sociologia e psicologia della salute. Nel 2014 Rekdal ha pubblicato a sua volta un lungo studio su Social Studies of Science, rivista accessibile sul Web, che cerca di trarre alcune “lezioni” da questa storia.


Nelle pagine del suo lavoro, Rekdal racconta di essersi accorto, parlando con colleghi del suo istituto universitario, che la convinzione secondo la quale gli spinaci sarebbero ricchi di ferro è tuttora diffusa in molti settori della popolazione americana, e questo nonostante il famoso articolo del 1981 di Terence J Hamblin sulle pagine del British Medical Journal, e malgrado un ulteriore e più diffuso articolo del 1995 pubblicato da K. Sune Larsson sul Journal of Internal Medicine, in cui questo mito viene demolito in modo decisivo. Eppure entrambi questi articoli, pur dicendo una cosa giusta, usano per essere più convincenti la storia apocrifa della virgola sbagliata, che in un certo senso è parte della stessa logica delle leggende urbane. E stavolta si tratta di leggende urbane accademiche.


Il fatto, alla fine di un lungo percorso di ricostruzioni di fonti, di errori, di citazioni incrociate, scrive Rekdal, è che in tutta questa lunghissima sequenza che ha coinvolto sia il pubblico sia gli scienziati:

Sembra esserci una costante ironica assai uniforme nei modi in cui diversi autori hanno affrontato la questione dell'errore della virgola del decimale. Nell'usare l'errore della virgola, che non è mai esistito o che perlomeno non si riesce a documentare, Bender, Hamblin, Larsson, Skrabanek e McCormick (a quelli sopra citati, Rekdal accosta altri autori che se ne sono occupati, N. d. R.) hanno finito per fare l'opposto di ciò che andavano predicando.

Una cosa dal retrogusto tragico o, se non vogliamo esagerare, piuttosto divertente: per smentire la leggenda moderna degli spinaci come super-fonte di ferro, si è fatto ricorso (anche) alla probabile leggenda secondo la quale all'origine di tutto ci sarebbe un errore nella trascrizione di una cifra.


Potremmo fermarci qui, ma c’è un ulteriore lato ironico in tutta questa faccenda. Come racconta Sergio Della Sala:

Sutton ha analizzato centinaia di strisce di Braccio di Ferro e in nessuna di queste ha trovato la benché minima associazione tra spinaci e ferro. Quando, per la prima volta, Braccio di Ferro deve spiegare perché mangia gli spinaci, chiarisce che è per il loro contenuto di vitamina A. Braccio di Ferro dice di essere un uomo di ferro, dice che la sua forza è legata al consumo di spinaci, ma, almeno nei fumetti analizzati, non dice che gli spinaci contengono ferro.

Dunque, l’errore era già lì, fin dalle premesse. Braccio di Ferro non afferma di mangiare gli spinaci perché ricchi di ferro, non c’è bisogno di smentirlo, tanto meno sulla base di una leggenda (la SPIDES) che si è rivelata poggiare su basi altrettanto scivolose; una leggenda a cui, oltre tutto, hanno creduto per anni anche gli scienziati più scettici, contribuendo a diffonderla attraverso articoli divulgativi e pubblicazioni accademiche.


La storia di Braccio di Ferro rappresenta un grande, gigantesco caveat per chiunque si interessi di scienza e abbia a cuore la corretta informazione: nessuno è al riparo dal fascino delle leggende, e spesso risalire all’origine di alcune affermazioni sentite e risentite potrebbe rivelare amare sorprese.


Per chi si occupa di smentire le false credenze altrui, SPIDES è insomma un fermo invito a controllare le fonti anche delle tante “storie esemplari” diffuse tra gli stessi debunkers.

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