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Mercurio rosso e macchine da cucito



articolo di Sofia Lincos


Avete per caso una vecchia macchina da cucito Singer, magari appartenuta alla nonna e che nessuno usa più? Potrebbe valere una fortuna.


Nell’aprile 2009, in Arabia Saudita si diffuse una storia curiosa: le macchine da cucito di quella marca conterrebbero al loro interno una sostanza rarissima, il mercurio rosso, dal valore inestimabile.


Si tratta di una sostanza pressoché mitica, ma fortemente evocativa nella cultura araba. Un buon inquadramento è quello fatto nel 2015 da Stefano Dalla Casa su Wired, ma per saperne di più vi consigliamo anche questo articolo della BBC.


C’è chi ha paragonato il mercurio rosso alla pietra filosofale, chi a un elisir magico, chi a una vera e propria lampada di Aladino in grado di evocare geni e realizzare desideri, utile per creare bombe nucleari ed altri ordigni superpotenti, ma anche per rimanere sempre giovani, curare il cancro. Permetterebbe di moltiplicare per dieci il proprio denaro, trasformare in oro il vil metallo, e sarebbe l’alimento preferito dei jinn, spiriti ed entità soprannaturali del folklore islamico; questi, a loro volta, sarebbero disposti a scambiare il mercurio rosso con immani ricchezze, o a indicare ai proprietari della misteriosa sostanza l’ubicazione di tesori sepolti. Certo, esistono composti del mercurio dal colore rossastro (il cinabro, ad esempio), ma nessuno - come certo capirete - ha le caratteristiche che vorrebbe la tradizione.


Dove si trovi questa sostanza, poi, non lo sa nessuno: periodicamente le polizie di tutto il mondo arrestano truffatori che sostengono di possederlo e che cercano di venderlo su Internet. Sembra che nel 2015 anche l’Isis si fosse messo alla sua ricerca. Un’altra diceria sostiene che il mercurio rosso albergherebbe nelle tombe dei faraoni, o nella gola delle mummie egizie. Questa particolare versione della leggenda è stata smentita anche dal celebre Zahi Hawass nel 2011: alcuni dei saccheggiatori entrati nel museo del Cairo si erano messi alla ricerca di questa sostanza. Nel 2018, quando aprendo un sarcofago al suo interno si trovò dell’acqua rossastra, le autorità egiziane dovettero intervenire per spiegare che si trattava di un’infiltrazione d’acqua dal sistema fognario, e non di un fantomatico “elisir di lunga vita” da bere.

Altri, infine, affermano che il mercurio rosso potrebbe esser raccolto nei nidi dei pipistrelli, o nel loro guano.


Oppure, ancora, nei vecchi elettrodomestici, come avvenne appunto nel 2009 in Arabia Saudita.


Ad aprile, dunque, la notizia si sparse rapidamente in tutto il Paese tramite post su internet ma anche a voce. A causa di questa diceria, le quotazioni delle Singer raggiunsero livelli esorbitanti: i prezzi aumentarono da 200 riyal (circa 45 euro) a parecchie migliaia di riyal, con un esemplare che, a quanto pare, fu venduto all’esorbitante cifra di mezzo milione di riyal (oltre 110.000 euro). In molti ci videro un sistema rapido per guadagnare - ma nemmeno in questo caso con buoni risultati, si direbbe. Il 16 aprile di quell’anno, Saudi Gazette riportava questa testimonianza:


“Ho sentito la storia e sono andato dritto a comprare una macchina da cucito per 11.000 riyal, sperando di venderla magari a 50.000, visto che su Internet avevo letto di prezzi del genere”, ci dice un abitante di Taif che desidera mantenere l’anonimato. “Ho cercato di venderla per due giorni, ma senza successo”. Il giovane afferma che aveva messo da parte i soldi con cui ha acquistato la Singer per comprarsi un’auto.

Si era innescato, insomma, quello che gli psicologi sociali chiamano effetto bandwagon: la gente acquistava le Singer perché tutti sembravano volerle acquistare. E, aumentando la richiesta, anche i prezzi crescevano… Saudi Gazette pubblicò la fotografia di un venditore che in un mercato locale posava fiero di fianco al suo tesoro. Altre immagini di quel periodo possono essere trovate qui.


Temendo raggiri, la polizia si mise a investigare sull’origine di quelle voci. Nella provincia di Al-Qassim (nella zona centrale del Paese), le forze dell’ordine si misero a pattugliare i mercati per verificare che nessuna Singer fosse venduta a prezzi irragionevoli. Altrove, emise comunicati per invitare i cittadini a non cadere in quelle truffe.

Un portavoce del governo dichiarò all’agenzia Reuters:


Dobbiamo trovare chi ha creato questa bufala. Non siamo però sicuri al 100% di scoprire a breve chi è che ha fatto iniziare questa storia. [...] La gente spera di realizzare un profitto. Questo non è un caso tanto diverso da quelli in cui le persone investono il loro denaro in sistemi fraudolenti.

La ricerca di un colpevole risultava improbabile anche perché, su una possibile bufala originaria si erano poi innestate voci incontrollate di ogni tipo. Ad esempio, si raccontava che non meglio identificate “imprese straniere” stessero facendo incetta di macchine da cucito - segno che, evidentemente, avevano capito che qualcosa di prezioso al loro interno c’era davvero. A Buraidah e in altre città della provincia di Al-Qassim si puntava il dito verso una multinazionale con sede in Kuwait, alla disperata ricerca delle Singer; a Tabuk le dicerie erano simili, ma si parlava di “visitatori sauditi”, non di forestieri.


Ad Al-Jouf, invece, gli occhi erano puntati verso il locale Museo di antichità: secondo la voce popolare, quell’istituzione avrebbe comprato tutte le macchine da cucito che gli fossero state offerte. Dopo che diverse persone si presentarono per venderle, il direttore Ahmed Al-Qu'eid dichiarò alla stampa che non avevano alcuna intenzione di procurarsi oggetti del genere, e che le voci forse erano dovute a “esperti svizzeri e americani che stanno cercando e acquistando vecchie macchine Singer” (Saudi Gazette, 14 aprile 2009).


Tra le conseguenze, secondo la BBC, ci furono anche alcuni tentativi di furto: a Dhulum due donne irruppero nei negozi di alcuni sarti per portarsi via le preziosissime attrezzature. Ma la Singermania - come l’avevano soprannominata alcuni quotidiani - aveva conseguenze anche sui rapporti personali:


“Alcune donne nei villaggi qui intorno a dove vivo hanno cominciato a litigare”, ci ha detto un uomo di Dhulm. “Stanno andando a casa di altri chiedendo in prestito le macchine per fare qualche lavoro di cucito, e invece le portano al mercato. Altre persone [...] sono andate a casa di loro amici per chiedere indietro le macchine che avevano regalato anni fa, e ho anche sentito di alcuni tipi che si sono azzuffati con i fratelli per le macchine da cucito di proprietà delle loro madri e nonne”. [...] A Baha le cose sono finite in tribunale, quando un uomo ha accusato un altro di avergli rubato una macchina per venderla. Il querelante, comunque, ha rifiutato di giurare di fronte alla corte, e il giudice Waheed Abdullah Aal Abdul Qadir ha quindi archiviato il caso. (Saudi Gazette, 16 aprile 2009)

A Medina la gente fu filmata mentre faceva scorrere i telefonini al di sopra delle macchine da cucito, nella convinzione di poterli usare per rilevare la presenza del mercurio rosso. La tecnica era questa: se il segnale si azzerava quando il cellulare era piazzato vicino all’ago della Singer, era il segno che la sostanza c’era davvero. Il 17 aprile Arab News intervistò Khaled Kamakhi, ex direttore dell’Institute of Research and Consultancy dell’Università di Taiba (Medina). Secondo l’uomo, il segnale dei cellulari poteva essere azzerato in presenza di “un forte campo elettrico statico”.


Nel frattempo, comunque, le voci sul mercurio rosso avevano raggiunto anche la Giordania, mentre altre autorità saudite intervenivano pubblicamente per smentire l’esistenza del mercurio rosso (tra queste, il portavoce del Ministro dell’Interno, Mansour Al-Turki, che aveva definito le voci “tanto false quanto ingannevoli”). Qualche giorno dopo le dicerie toccarono anche Manama, capitale del Bahrein, dove il politico Abdulhaleem Al-Murad intervenne per chiedere una legge “che preveda pene severe per chi diffonde bufale come questa” (Arab News, 22 aprile 2009).


Il giornale Al-Eqtisadiah commentava, invece:


La povertà fornisce un terreno fertile perché le voci sul mercurio rosso si diffondano nella società saudita, specialmente nella classe media.

Come avviene spesso per queste voci, la Singermania del 2009 si spense in poche settimane; non così avvenne, però, per il motivo sottostante, il mito del mercurio rosso. La convinzione che esista il miracoloso elemento è tuttora comune in molte regioni del mondo in prevalenza di cultura islamica, dal Medio Oriente all’Indonesia.


Periodicamente su Youtube appaiono video in cui si esaminano con cura vecchi elettrodomestici che potrebbero contenere la preziosa sostanza: radio, televisori, scaldabagno, stereo, telefoni a disco, ferri da stiro… In alcuni casi quello che viene estratto sembra normale componentistica, magari di colore rossastro (ad esempio, vecchie valvole di radio e televisori, frammenti di rame, parti arrugginite). Altri casi sembrano invece possibili truffe, con elementi aggiunti in maniera posticcia per dimostrare l’esistenza del mercurio rosso. Di solito, in queste occasioni il filmato si conclude con un numero da chiamare per poter procedere all’acquisto. Possibili raggiri, insomma, che si fondano su un patrimonio condiviso di leggende, folklore e tradizioni.


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