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Pallottole fatidiche: tre storie dal passato




Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


I proiettili: causa di giustizia, causa di salvezza, motivo di gioia e di lode a Dio. Tutto molto discutibile, comunque la si voglia mettere. Eppure, l’insieme diventa più comprensibile, appena ci poniamo nella prospettiva dello studio delle leggende contemporanee. Oggi vi racconteremo tre storie di pallottole, provenienti dal passato ma accomunate dalla natura “fatidica” dell’oggetto che ne è protagonista: il colpo esploso da un’arma da fuoco.


La ballata della pallottola paziente


Nel luglio 2022, un canale Youtube che vanta quasi due milioni di iscritti, Gabe Sweats, ha pubblicato una storia curiosa, che al momento della pubblicazione di questo articolo ha raggiunto i 26 milioni di visualizzazioni:


Questa è la pallottola più paziente del mondo - una pallottola che ci ha messo vent’anni per arrivare a segno. Lasciate che vi spieghi. Nel 1883, nella città di Honey Grove, Texas, Henry Ziegland ruppe con la fidanzata, Maysie Tichnor. Lei cadde nella depressione e pose fine alla sua vita. Suo fratello era furioso: andò alla fattoria di Ziegland e sparò al giovane; poi diresse la pistola verso di sé, non sapendo che in realtà Ziegland era sopravvissuto. Non era nemmeno ferito gravemente; il proiettile lo aveva solo sfiorato, prima di colpire un albero. Ora, facciamo un salto in avanti di vent’anni. Ziegland stava facendo legna con il figlio nella sua fattoria. Non riuscivano a buttar giù l’albero con l’accetta, quindi si misero a scavare dei buchi nel tronco, poi riempiti con piccole quantità di esplosivo. Quando erano a circa cinquanta piedi di distanza, Ziegland e il figlio innescarono l’esplosione. Ciò che accadde a questo punto è quasi folle - proprio come non essere iscritti a Gabe Sweats! La pallottola che aveva aspettato Henry per vent’anni fu sparata fuori dall’albero con una forza incredibile e l’agricoltore fu colpito alla tempia sinistra, rimanendo ucciso all’istante.

La storia è davvero divertente: un proiettile che aspetta vent’anni per colpire l’uomo a cui era destinata; quasi una parabola sul fato, sulle coincidenze impossibili e sulla punizione finale dei propri misfatti. Ma questo episodio si è verificato davvero?


Probabilmente no. A indagare sulla sua storia è stato il sito Old Spirituals, gestito dalla scrittrice americana Kimberley Tilley, che se ne è occupata in un post dei primi del 2019. A quanto pare, la vicenda della pallottola paziente fu raccontata per la prima volta il 24 marzo 1905 sull’Evening News di Jackson, Mississippi. Il racconto era stato ambientato nel 1885 a “Dryno” (una località che, almeno noi, dall’Italia, non siamo riusciti a identificare meglio):


Un meraviglioso caso di punizione in terra per i peccati della carne si è verificato oggi nella municipalità di Dryno, in questa contea. Vent'anni fa Henry Ziegland, allora un giovane bello e ricco, abbandonò la bella Maysie Tichnor e la ragazza si suicidò. [...]

Come si vede, anche se il quadro di riferimento non è esplicito, nel 1905 è quello cristiano: l’uomo viene punito, già qui, non nel giudizio dopo la morte, per i peccati commessi e per il male provocato - quello gravissimo di un suicidio, oltretutto. Insomma, una giustizia divina implacabile e, soprattutto, che giunge in modo imperscrutabile, niente affatto ovvio e diretto. Alla fine, in sostanza, a determinare la morte del peccatore per ciò che ha fatto, è un’azione innnescata e portata a termine da lui stesso, non da altri. Nel testo del video del 2022 questa cornice culturale è rimossa.


In un certo arco di tempo la storia fu ripresa da diversi giornali americani (accadeva spesso, anche con ritardi notevoli rispetto all’originale, come allora era normale). In realtà, però, forse la sua circolazione si sarebbe arrestata lì e forse sarebbe non sarebbe giunta sino al 2022 se, nel 1913, non fosse stata riproposta da parecchi quotidiani come appena accaduta.


Fu allora che dilagò sui giornali di grandi città come New York e Buffalo e transitò anche oltreconfine, in Canada. Qui generò una nuova versione: stavolta l’abbandono della donna, il suo suicidio e la successiva morte del peccatore erano avvenute nel 1893 nella città di Honey Grove, Texas, nella contea di Fannin.


Dato l’appello in grado di suscitare come storia esemplare, la storia passò nei repertori dei “fatti strani” e delle coincidenze incredibili e più o meno documentate.


A rigor di logica, nessuno può affermare che la storia raccontata dall’Evening News fosse infondata, ma la cosa più plausibile - vista anche l’improbabilità del caso, e la tendenza dei giornali del tempo a inventarsi storie per tenere alta l’attenzione dei lettori - è che si tratti di una leggenda. La vicenda è esemplare dal punto di vista morale e, se lo si ritiene, anche dal punto di vista di una certa religiosità: se si fa del male la giustizia, per quanto tardi a manifestarsi, arriverà. Anzi, proprio il tardare renderà più utile sul piano narrativo la conclusione non ordinaria, da giustizia “non comune”. In più, come vedremo fra poco, essa è parte di un intero filone di storie leggendarie o di invenzioni che hanno per protagonisti proiettili più o meno fatidici.


La pallottola conficcata nella Bibbia


Se la “pallottola paziente” è quasi una testimonianza della vendetta divina, esistono però altre storie dove il legame religione-pallottola è ancora più forte: è la storia della “Bibbia che salva dal proiettile”. In questa narrazione, un uomo viene aggredito a pistolettate, e una viene indirizzata al cuore del malcapitato; ma questo riesce miracolosamente a salvarsi. La ragione? Nel taschino della giacca, proprio a ridosso del cuore, l’uomo portava una Bibbia. La pallottola rimasta conficcata nel libro diventa così la prova tangibile del fatto che “la Bibbia salva”, non solo in senso spirituale, ma anche materiale.


Questa storia è un must dell’intervento divino in diversi rami del Cristianesimo. È presente nel mondo cattolico - nel quale però di norma, per motivi culturali, a salvare sono rosari, medagliette con rappresentazioni mariane o con il Sacro Cuore di Gesù - oppure, nel caso si tratti di libri, opere di devozione o di preghiere e invocazioni. Ma è forse nel mondo anglosassone, dominato dalla tradizione protestante, che questa narrazione raggiunge l’apoteosi, con il ruolo di salvatore assunto direttamente dalla Bibbia.


L’abitudine di portare su di sé la Bibbia era normale, nei secoli passati, quando questa storia compare; tanto più se si andava in guerra o si doveva partire per un viaggio pericoloso. Considerato lo spessore che il volume, per forza di cose di piccole dimensioni, assumeva, ciò che si raccontava (e si racconta ancora) è che il proiettile mortifero potesse essere arrestato dalle pagine del testo sacro, rimanendovi conficcato dentro, a mo’ di giubbotto antiproiettile garantito dal Cielo. Per verificare quanto questa ipotesi possa rispondere alla realtà, vi rimandiamo a questa puntata di MythBusters.


Gli esempi di questa leggenda, ad ogni modo, sono innumerevoli, anche nella cultura pop (se qualcuno ha mai giocato a Bang!, saprà che una delle carte raffigura la Bibbia, e ha come compito proprio quello di parare un proiettile). Presunti esemplari di proiettili conficcati in bibbie si trovano poi in vari musei britannici, statunitensi e di altri paesi (alcuni esempi, qui):


Qui di seguito, tuttavia, eccone una menzione particolarmente remota: è nel quotidiano neozelandese Star del 30 dicembre 1882. Essendo ambientata a Birmingham, in Inghilterra, è altamente plausibile che le fonti primarie giacciano in qualche periodico di quel paese. La cosa interessante, tuttavia, è questa: in sostanza lo Star descriveva la vicenda come una trovata pubblicitaria, sbeffeggiandola senza ritegno!


La storia, dunque, era quella di un commerciante di quella città che, per arricchire la sua vetrina, aveva chiesto a un rappresentante di commercio una curiosità, qualcosa di eccezionale da proporre al pubblico. Il commerciante si vide arrivare:


[…] una Bibbia con un proiettile conficcato e un cartello da mettergli accanto, secondo il quale il libro era quello che veniva portato sempre con sé da un soldato impegnato in una pericolosa campagna militare e che, in un’occasione, aveva salvato la vita del proprietario fungendo da scudo contro il proiettile ben mirato di un nemico. Era stato facile procurarsi una Bibbia di piccole dimensioni, dall’aspetto consunto, con il nome del supposto proprietario nella prima pagina e una breve dedica dal direttore immaginario di una Scuola domenicale [l’equivalente protestante del catechismo cattolico, NdR]. La cosa difficile fu quella di piazzare un proiettile nella Bibbia senza penetrarla completamente. Se si fosse sparato da breve distanza con un fucile, naturalmente il colpo l’avrebbe attraversata… d’altro canto, era impossibile centrare un obiettivo così piccolo da grande distanza. Come per le cose iniziali, anche questa difficoltà fu rapidamente superata. Fu posta una piastra di metallo fra le ultime pagine del libro, poi fu sparato un colpo e le piastre rimosse… e il libro fu inviato alla sua destinazione…
La folla si accalca davanti al negozio che lo esibisce, persone di rango della città vanno in pellegrinaggio a vederlo e le signore chiedono di avere un lembo di una reliquia così interessante. Un pastore vi ha fatto riferimento dal pulpito come un esempio quasi miracoloso della cura della Provvidenza, mentre la stampa locale fornisce dettagli di ogni tipo sulla vita del proprietario i cui particolari sono, inutile a dirsi, forniti dall’intraprendente commerciante.

Incinta di una pallottola


Una pallottola, dunque, può essere strumento della vendetta divina o dimostrazione della sua grazia; ma potrebbe anche avere risultati più sorprendenti… Ecco una curiosa storia ottocentesca, invariabilmente presentata come “vera”, dove il proiettile finisce per… dare la vita.


Si noti, tra parentesi, la comunanza di aree culturali e la prossimità cronologica: la storia della “pallottola paziente” è documentata dal 1905 a partire dagli Stati Uniti; quella della “Bibbia che salva dai proiettili” dal 1882, in Inghilterra, quest’ultima, ancora dagli Stati Uniti, dal 1874.


La nostra storia venne infatti pubblicata il 7 novembre 1874, in una rivista medica importante, l’American Medical Weekly. Raccontava un fatto accaduto durante una battaglia della Guerra civile tra nord e sud, durata dal 1861 al 1865: una donna della Virginia si era scoperta incinta dopo che, il 12 maggio del 1863, era rimasta colpita all’addome da un colpo d’arma da fuoco. E non pensate male: la ragazza non aveva mai avuto rapporti sessuali!


L’indagine, scriveva il settimanale medico, aveva portato all’incredibile soluzione: un cavalleggero dell’Esercito del nord era stato colpito dal proiettile che, trapassatagli una gamba, aveva perforato lo scroto, portando con sé degli spermatozoi. Solo successivamente il colpo aveva raggiunto la ragazza, distante trenta metri, e conficcandosi nel suo addome aveva finito per metterla incinta! La vicenda era stata raccontata da un chirurgo: lo stesso che aveva curato il soldato ferito. 278 giorni dopo questo primo intervento, il medico era tornato sul posto per aiutare la giovane - ancora illibata - a partorire.


Era uno scherzo, come oggi ribadisce Snopes, e non ci voleva troppo a capirlo: basti pensare che nella fonte originale il proiettile inseminatore era stato ritrovato ancora conficcato… in un testicolo del neonato. E che, se non vi basta… il soldato del nord aveva “sanato” la situazione sposando la ragazza, vergine, madre a distanza del suo seme, trasportato a destinazione da un proiettile sudista!


In questo caso, ovviamente, non c’è traccia d’intenti edificanti: il tono “scientifico” usato intendeva imitare una relazione su un caso autentico. Si trattava, insomma, di una parodia, messa in piedi con tutta probabilità da un vero medico, Legrand G. Capers (1834-1877). Probabilmente Capers mandò il racconto al giornale in forma anonima, ma lo scherzo gli sfuggì di mano quando il direttore, riconoscendo la firma, decise di pubblicare l’articolo con la corretta attribuzione all’autore. Il 21 novembre di quello stesso 1874, la rivista uscì con la nota seguente:


Il DR. L.G. CAPERS, di Vicksburg, Mississippi, declina ogni responsabilità per la veridicità di quel notevole caso di fecondazione da parte di una palla di un minnie [probabile riferimento al fucile ad avancarica francese Minié, NdR] riportato nel n. 19 di questa rivista. Racconta la storia come gli è stata raccontata. Non afferma che non è vero, ma ricorda opportunamente la verità del vecchio adagio, per il quale "gli incidenti possono capitare anche nelle migliori famiglie". Il guaio è che il dottore riferì il caso senza firmare, ma siccome il direttore non era disposto a cader vittima di una frottola, riconosciuta la scrittura del testo pervenuto, non volle privare l'autore del divertimento pregustato, e gli permise di godere ancora di più di quanto previsto. I lettori hanno molto apprezzato la storia, ma non abbastanza da far le capriole dopo averla letta [un gioco di parole tra to cut capers, cioè saltellare con gioia o fare le capriole, e L. G. Capers, il nome del medico in questione, NdR].

Un commento che ci fa capire, insomma, che anche ai tempi in cui la storia fu pubblicata non fu presa poi troppo sul serio.


Ma in un certo senso, è proprio con questo scherzo che il cerchio tracciato dai tre racconti si chiude: la storia del proiettile paziente produce un destino di morte, ma di una morte segnata dalla giustizia; quella del proiettile fecondatore, invece, produce un destino di vita: quella del bimbo nato in maniera a dir poco improbabile e suggellata dal matrimonio fra il soldato nordista e la ragazza della Virginia. Una sposa, si noti, cittadina di uno stato che aveva partecipato alla Confederazione sudista: ma cosa sono queste divergenze quando il fato - e una pallottola - ci mettono lo zampino?


Immagine in evidenza: Everett Walker, rilasciata in licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


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