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Passeggiando in Romagna, una sera, ho incontrato un felino che non c'era



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


…Ovvero: ma perché ci piacciono così tanto i felini misteriosi?


Ci risiamo: c'è un puma vagante a spasso per la Romagna. Anche se in tono minore, è l'ennesimo caso italiano di “felino fantasma”. Ma questa volta, garantisce il testimone, è proprio vero-vero. Vediamo com'è andata.


Nel pomeriggio di venerdì 2 luglio 2021, sulla pagina Facebook di un’associazione di promozione sociale attiva a Lugo di Romagna (Ravenna) è comparso un post da brividi: la mattina precedente un loro volontario aveva avvistato un puma in frazione San Martino. L'associazione si chiama “Piccola Oasi Lilly e i Vagabondi”, cura alcune aree naturalistiche della zona e promuove l'aiuto a persone in difficoltà.


Immediata è scattata la reazione delle forze dell'ordine: il puma - affermava sempre il post - era stato cercato invano. Si aggiungeva poi che “probabilmente lo deteneva qualche privato”, si invitava (a caratteri maiuscoli!) a non far uscire gli animali da cortile, per concludere raccomandando di non lasciare i bambini soli e ventilando l'ipotesi che l’animale si fosse già spostato altrove. A corredo del post, la foto di un mezzo dei Carabinieri forestali e di un drone in volo.


Inevitabile la sfilza di commenti più o meno ironici, ma anche le testimonianze di chi - secondo un meccanismo ben noto - ricordava di aver visto qualcosa di molto simile:


Io e mio marito vi crediamo, già circa un mese e mezzo addietro, sulla via lunga, in prossimità dell’incrocio con la via delle ripe (la strada che da una parte porta al cimitero e dall’altra alla chiesa) avevamo davanti un animale che correva sul ciglio della strada, davanti a noi (direzione Bagnara-San Vitale) e aveva le movenze da felino ma era ben più grande di un gatto, diciamo come un podenco o un levriero non delle razze più grandi... monocolore crema, pelo raso tipo i pincher (non messo benissimo), la coda che terminava in un ciuffetto tipo un pennello bagnato; tutto ad un tratto ha fatto un balzo di là dal fossettino (e è stato in quel momento che abbiamo notato i particolari del pelo e della coda), ma non un salto da gatto o cane, un bel balzo molto più potente e lungo!
L’impressione era stato di un felino inconsueto ma non abbiamo detto niente, era così strano che ci siamo detti che non ci avrebbero preso sul serio... (un po’ come con voi oggi) e quindi, sì, io ci credo proprio!
Era buio, venivamo da Bagnara e portavamo il cane a fare la passeggiata serale nella lottizzazione di Villa, secondo me si era ancora al lockdown delle 10.

In realtà, nel corso di poche ore la cosa si era già spenta senza - a quanto pare - riuscire ad attecchire. Nel tardo pomeriggio del 2 luglio la testata locale Ravenna Today confermava: fin da subito erano partite ricerche condotte da Carabinieri Forestali, Polizia Provincia e Polizia Locale della Bassa Romagna, ma senza nessun riscontro, di alcun genere.


Al mattino di sabato 3 luglio, l’ultima comunicazione della pagina Facebook dell’associazione. I toni erano assai più prudenti rispetto al giorno prima:


Abbiamo fatto corsi per censire gatti selvatici e linci ed hanno caratteristiche molto differenti da quelle dell'animale visto dal volontario. Noi riteniamo sia meglio essere consci della possibilità che in giro possa esserci un animale potenzialmente pericoloso senza con questo sfociare nel panico. Prevenire è meglio che curare!!
Noi siamo i primi a sperare che sia stato un grande abbaglio ma il nostro volontario non ha dubbi…
Per favore senza scatenare cacce alle streghe fate semplicemente più attenzione del solito e segnalate possibili avvistamenti… tutto qui! [fine cit.]

In questo caso, al contrario di quanto successo per altri felini fantasma, l'amministrazione locale non è intervenuta: non siamo riusciti a trovar traccia di dichiarazioni o prese di posizione da parte del sindaco o di altri personaggi pubblici di Lugo.


In questo modo, gli appelli alla prudenza sono rimasti confinati all'ambito privato di un'associazione, e forse anche questa circostanza - non sappiamo quanto pianificata - ha contribuito a una rapida estinzione della vicenda. Il panico da felino vagante non ha quindi assunto, come in tante altre occasioni, la struttura di un vero ciclo narrativo, con nascita, culmine, razionalizzazioni finali (le “spiegazioni” che si solito compaiono verso la fine del panico, e che sovente sono fantasiose quanto il resto) e uscita di scena.


Forse, dopo tutti questi articoli su “felini misteriosi” in libertà, potremmo anche dirvi qualcosa sul perché siamo così attenti a storie simili.


Ve ne parliamo perché ha molto a che fare con il modo in cui nacque il CeRaVoLC, a fine 1990. Tutto nasce, nella seconda metà degli anni Ottanta, da un gruppo di appassionati che aveva dato vita, a Torino, al Centro Italiano Studi Ufologici (CISU). A poco a poco, queste persone avevano iniziato ad analizzare la questione UFO utilizzando gli approcci psicologici e psicologico-sociali, giungendo a chiedersi se, in ultima analisi, l’intero fenomeno UFO non potesse trovare spiegazione nell’eterna, immensa e sempre mutevole creatività della mente e della cultura umana.


Visto che da sempre gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati seguono ritmi fortemente oscillanti (quelli che gli ufologi chiamano waves, ondate), pareva naturale cercare analogie strutturali con altre ondate di segnalazioni di “cose strane”, dalla natura ambigua, e che davano adito a controversie sulla loro stessa esistenza.


Una di queste analogie parve essere quella con le ondate di avvistamenti di felini misteriosi, che da molti anni scuotevano in particolare la Gran Bretagna. Anche lì, gli ufologi interessati al folklore, alla cultura di massa e alle mitologie dell’attualità se ne erano occupati. Anche in Italia, del resto, dai primi anni Ottanta queste notizie erano diventate più frequenti. Così, persone come Paolo Toselli e altri membri del CISU iniziarono a raccogliere le segnalazioni di felini fantasma e a porli relazione con gli UFO, secondo una prospettiva comparativistica. Dal 1987 in poi, l’interesse per la circolazione delle voci e delle leggende metropolitane si fece più netto. Al culmine di questo processo, nell’autunno del 1990, Paolo diede vita al Centro per la Raccolta delle Voci e delle Leggende Contemporanee: era nato il CeRaVoLC. Allo stesso tempo, venne iniziata la pubblicazione di una piccola rivista cartacea, Tutte Storie, i cui numeri abbiamo digitalizzato e che potete scaricare qui, in formato pdf.


Proprio sfogliando il primo numero, datato marzo 1991, alle pagine 4-9 troverete un lungo articolo di Paolo sulle ondate di felini misteriosi che fra il dicembre 1989 e il maggio 1990 avevano interessato l’Italia centrale, facendo esplodere una vera e propria mania. Esagerando, si potrebbe dire che il CeRaVoLC non è mai guarito dal graffio della pantera. Insieme all’interpretazione folklorica, antropologica, psicosociale, storica, la valutazione delle dinamiche degli eventi e i resoconti di prima mano del leggendario contemporaneo continuano a costituire uno dei nostri interessi. Le ondate dei gattoni imprendibili - ne siamo convinti - non smetteranno tanto presto di finire nella cronaca dei nostri giornali: seguirle e provare a ragionarci sopra è una sfida che continua ad affascinarci.


Immagine in evidenza: Wikimedia Commons

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