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Zecche dagli aerei: una leggenda nordamericana

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 17 giu
  • Tempo di lettura: 11 min

Nel 2026, la provincia canadese dell’Ontario ha visto un’impennata di morsi di zecche, e delle relative malattie che la cosa può comportare: morbo di Lyme, encefalite, babesiosi e rickettsiosi. E se la diffusione di questi parassiti non fosse naturale? Se fossero in realtà lanciati dal cielo tramite aerei? È questo il contenuto di una voce che nella primavera di quest’anno ha cominciato a circolare in Canada, per poi estendersi anche agli Stati Uniti.


Gole profonde e aerei trasporta-zecche


Il 16 marzo 2026, un utente anonimo di un forum complottista (Godlike Production) ha raccontato di aver partecipato alle operazioni di dispersione:


“Lavoro per una compagnia di voli charter privati dell’Ontario, Canada. La compagnia si occupa di noleggiare e effettuare voli soprattutto nell’Ontario. Veniamo pagati per diffondere zecche dall'alto. Succede due volte l'anno, all'inizio della primavera e all'inizio dell'autunno. Quest'anno siamo stati ingaggiati per farlo prima. La compagnia riceve le zecche dentro delle casse. Ogni cassa contiene milioni di zecche. L'aereo usato è generalmente mono o bimotore, con un solo pilota e un altro passeggero (quello che si occupa della dispersione). Pagano molto. Intendo davvero molto. Di solito le zecche sono disperse in regioni specifiche dell'Ontario, sempre le stesse ogni anno. La scorsa primavera le zecche lanciate erano per lo più quelle dei cani della prateria. Quest'anno erano tutte zecche dei cervi (immagino allevate specificamente per resistere alle basse temperature)”.

Come spesso accade, la testimonianza del misterioso whistleblower abbonda di dettagli tecnici che contribuiscono a conferirle autenticità. La storia è stata poi ripresa da un video su TikTok che ha raggiunto 250.000 view e che è stata amplificata da diversi account canadesi sui social. Con l’aumentare delle temperature – e delle zecche – in Ontario, le autorità canadesi si sono trovate a fare i conti con voci e leggende di ogni tipo e con tentativi di spiegazione per le presunte “operazioni clandestine”.


Sebbene il post originale non specificasse i motivi dei lanci zecche, diversi commenti chiamavano in causa l’azienda farmaceutica Pfizer: sarebbero stati loro i mandanti dell’operazione, volta a far circolare sul suolo canadese il morbo di Lyme, una delle più diffuse zoonosi da morso di zecca. Lo avrebbero fatto, inutile dirlo, per vendere vaccini contro la malattia (anche se il vaccino, a ben vedere, è ancora in fase di sperimentazione).L’Ontario Federation of Agriculture, che rappresenta circa 38.000 agricoltori, ha ipotizzato che le voci potrebbero essere collegate alle scatoline usate nei monitoraggi:

 

"Le trappole a forma di scatola sono di norma utilizzate nei programmi di monitoraggio e di sorveglianza dei parassiti per raccogliere dati sulle popolazioni e le specie di insetti. È possibile che agricoltori o membri del pubblico a volte notino questi dispositivi nelle aree agricole o nelle vicinanze senza sapere cosa siano”.

Si aggiunga che il Dipartimento delle Risorse Naturali dell’Ontario utilizza aerei e elicotteri per lanciare sulle zone boscose esche edibili contro la rabbia, con l’obiettivo di vaccinare le popolazioni di volpi e procioni selvatici. Operazioni di questo tipo potrebbero essere alla base di alcune testimonianze?


Va detto che dal punto di vista biologico, l'aumento delle zecche in Ontario è un fenomeno studiato da anni. Gli specialisti lo collegano a una combinazione di fattori, come i cambiamenti climatici, l'espansione degli habitat favorevoli e la presenza di animali selvatici che fungono da ospiti per i parassiti. Eppure, la spiegazione degli esperti non sembra sufficiente. Per alcuni utenti dei social network, l'idea che milioni di zecche possano comparire spontaneamente in aree sempre più vaste appare meno convincente di una causa intenzionale e facilmente identificabile.


Casse di zecche nei campi del Missouri


Mentre in Canada si parlava di aerei impegnati a disseminare parassiti dall'alto, negli Stati Uniti la stessa leggenda assumeva forma diversa. Il 30 marzo 2026 Sarah Outlaw, una naturopata molto seguita sui social network, ha pubblicato un breve video accompagnato da una frase destinata a fare il giro della rete:


"Gli agricoltori stanno segnalando il ritrovamento di scatole piene di zecche nei campi. Questa cosa dovrebbe preoccuparvi."

Il filmato dura appena pochi secondi e mostra alcuni cavalli al pascolo: nessuna scatola, nessuna zecca. Eppure il messaggio si è diffuso rapidamente, raggiungendo milioni di visualizzazioni tra Facebook, Instagram e TikTok, e attirando commenti, repost e nuove testimonianze. Nei giorni successivi, Outlaw ha ampliato il racconto. Secondo quanto affermava, gli episodi si sarebbero verificati nelle zone rurali del Missouri. Gli agricoltori avrebbero trovato misteriose casse abbandonate nei campi, contenenti grandi quantità di zecche. Come nel caso delle segnalazioni canadesi, però, non forniva nomi, luoghi precisi, fotografie verificabili o testimonianze.


La storia è poi arrivata anche in Italia. Il 16 maggio NoPaliSmart, un canale telegram che contesta l’inquinamento elettromagnetico, ha pubblicato il video di alcuni oggetti di difficile identificazione stagliati contro il cielo. A commento:


“Le immagini provengono dagli Stati Uniti. Dal cielo, zecche geneticamente modificate vengono rilasciate in scatole sopra le fattorie. Gli utenti dei social media americani hanno iniziato a condividere i video”.

Quando il noto sito di debunking Snopes ha deciso di approfondire la vicenda, il 2 aprile, Outlaw ha modificato la propria versione dei fatti. Dapprima aveva dichiarato di aver ricevuto le informazioni in via diretta dagli agricoltori interessati; poi ha spiegato di averle apprese da un collega che lavora con alcune comunità rurali del Missouri. Alla richiesta di indicare una contea o un'area geografica specifica, ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli, sostenendo di voler proteggere la privacy delle persone coinvolte.

Nel tentativo di verificare la notizia, Snopes ha contattato centinaia di funzionari locali, di uffici sanitari e dipartimenti di polizia del Missouri: diverse contee hanno risposto di non aver ricevuto alcuna segnalazione riguardante le scatole porta-zecche, mentre il Dipartimento statale della Salute ha negato di aver informazioni al riguardo.


Bill Gates e la sindrome alfa-gal


Nel mese di maggio, la diffusione artificiale di zecche è stata collegata alla sindrome alfa-gal, una particolare allergia alla carne rossa che può svilupparsi in seguito al morso di alcune specie di zecche. Chi ne soffre può manifestare reazioni anche gravi dopo aver consumato prodotti contenenti la molecola alfa-gal, in particolare carne bovina e suina o alcuni latticini, mentre sono da considerarsi sicuri alimenti come la carne di pollo e il pesce. 

Il canale telegram InfoNesh, da sempre in prima fila sulle teorie del complotto, ha spiegato: 


Bill Gates ha appena reso la vera carne pericolosa. Le zecche Alpha Gal stanno esplodendo in tutta America a velocità record. Un solo morso = allergia permanente a tutta la vera carne. Manzo, maiale, agnello — il tuo corpo ora lo tratta come un veleno. Nel frattempo, Bill Gates ha finanziato la ricerca sulle allergie… e detiene enormi partecipazioni nella carne finta coltivata in laboratorio. Creano il problema. Possiedono la “soluzione.” Non è casuale. È un modello di business.

Insomma, Gates avrebbe finanziato ricerche sulle zecche modificate pervia genetica, e allo stesso tempo avrebbe investito in aziende che producono carne coltivata o alternative vegetali alla carne tradizionale. Da qui la domanda: è solo una coincidenza?


La teoria però accosta elementi verificabili a speculazioni senza fondamento. È vero che la Fondazione Gates ha sostenuto alcuni progetti di ricerca riguardanti le zecche. Ed è vero che Gates ha investito in aziende impegnate nello sviluppo di carne coltivata in laboratorio o di sostituti vegetali della carne. È vero, infine, che negli Stati Uniti i casi di sindrome alfa-gal sono aumentati negli ultimi anni, di pari passo con la diffusione delle zecche.


Però la sindrome alfa-gal è associata soprattutto alla cosiddetta zecca Lone Star (Amblyomma americanum), una specie in espansione in gran parte del paese. L'aumento di questi animali è favorito da fattori ambientali e climatici. 


I finanziamenti sostenuti dalla Fondazione Gates riguardavano invece un progetto sviluppato nel Regno Unito per il controllo della zecca blu asiatica (Rhipicephalus microplus), parassita del bestiame che rappresenta un grave problema economico in molte aree tropicali, con l’obiettivo di ridurne le popolazioni attraverso tecniche genetiche.


Una specie diversa da quella associata alla sindrome alfa-gal, dunque, e che non riguardava nemmeno gli Stati Uniti. Ma nelle teorie cospirative Bill Gates ha un ruolo che in altre epoche sarebbe stato attribuito a servizi segreti, a governi stranieri o a oscure organizzazioni: quello dell'artefice invisibile di eventi in apparenza inspiegabili. Le zecche, in questa visione, sono lo strumento di un progetto più ampio in cui malattie, alimentazione, biotecnologie e interessi economici finiscono per intrecciarsi.


Uno scherzo dal lontano 2013


L'idea che qualcuno stia diffondendo deliberatamente zecche per scoraggiare il consumo di carne potrebbe sembrare una conseguenza diretta delle polemiche recenti sulla sindrome alfa-gal e sulla carne sintetica. Eppure, una versione assai simile della storia era circolata già tredici anni fa, sotto forma di pesce d’aprile.


Il 1° aprile del 2013, l'associazione animalista PETA aveva pubblicato sul suo blog un comunicato che così recitava: "PETA pronta a liberare zecche che provocano allergie alla carne nel nord-est degli Stati Uniti". Lo spunto era proprio il collegamento tra alfa-gal e zecche:


Al momento, le zecche si trovano in specie nel sud-est degli Stati Uniti. Ma la PETA ha ideato un piano per rilasciare le zecche stella solitaria nei parchi del nord-est, sperando che il clima più caldo e le condizioni di umidità ne favoriscano la proliferazione. Don Beleav, un biologo della PETA che sta studiando la fattibilità del progetto, ha spiegato come le conseguenti allergie alla carne saranno di grande beneficio per gli esseri umani che entrano in contatto con le zecche: "Proprio come le sanguisughe purificano il sangue, questi minuscoli insetti possono aiutare le persone a liberarsi di un'abitudine dannosa per gli animali, la salute umana e l'ambiente", afferma Beleav. "Ovviamente, l'obiettivo principale della PETA è prevenire la sofferenza degli animali, ma diventare vegetariani o vegani aiuta le persone a perdere peso, rafforza il sistema immunitario e riduce il rischio di tre delle principali cause di morte nel nostro paese: malattie cardiache, cancro e ictus". Beleav continua: "L'unica resistenza che prevediamo verrà dalle catene di fast food". Forse McDonald’s inizierà a distribuire collari antipulci e zecche gratuiti con i suoi menù a prezzo fisso! La PETA sta valutando anche la possibilità di spedire gli insetti per posta a chiunque desideri diventare vegetariano ma non abbia la forza di volontà per farlo.

L'intenzione era con ogni evidenza umoristica. Come avrebbe spiegato in seguito una portavoce dell'associazione, il presunto programma di allevamento delle zecche era "finto come un elefante felice in un circo". Eppure, come racconta ancora Snopes, negli anni successivi il pesce d'aprile aveva preso a circolare come notizia autentica. 

La storia delle zecche anti-carne, insomma, non nasce nel 2026. Quest’anno, però, trova nuovi interpreti e nuove paure a cui agganciarsi.


Il morbo di Lyme come bio-arma


Le storie sulle zecche diffuse in modo artificiale attingono però anche da un altro serbatoio: quello delle teorie cospirazioniste sull’origine del morbo di Lyme, che sarebbe il risultato di un programma militare sfuggito al controllo.


Questa teoria non nasce oggi. Da anni circolano libri, documentari e articoli che collegano la diffusione della malattia a presunti studi condotte durante la Guerra Fredda presso strutture militari statunitensi come Fort Detrick o Plum Island, un centro di ricerca situato al largo delle coste di New York, vicino ai luoghi dove la malattia fu identificata per la prima volta. La teoria aveva avuto una tale risonanza che nel 2019 il Congresso degli Stati Uniti aveva chiesto al Dipartimento della Difesa di chiarire se in passato fossero stati condotti programmi di ricerca militare che coinvolgevano zecche e altri artropodi. Il dibattito era stato poi alimentato da libri come Bitten: The Secret History of Lyme Disease and Biological Weapons (2019), di Kris Newby, divulgatore scientifico dell'Università di Stanford, che ha co-prodotto anche il documentario Under Our Skin.


Che le forze armate americane abbiano studiato la possibilità di utilizzare insetti e parassiti come vettori biologici è un fatto documentato. Tuttavia, quando si passa all'idea che il morbo di Lyme sia nato in laboratorio, ecco emergere parecchi problemi. Gli studi storici e genetici indicano che il batterio responsabile della malattia era presente in Nord America molto prima della sua identificazione ufficiale. Campioni di zecche raccolti negli anni Quaranta risultano già infetti, mentre successive analisi hanno individuato tracce dell'agente patogeno in animali conservati nei musei risalenti addirittura alla fine dell'Ottocento.


Anche la cronologia rappresenta un ostacolo. Il batterio responsabile del morbo di Lyme venne identificato soltanto nel 1981 dall'entomologo Willy Burgdorfer. Prima di allora nessuno sapeva con precisione quale microrganismo provocasse la malattia, rendendo difficile immaginare un programma volto a modificarlo o a trasformarlo in un'arma biologica.

Esiste poi un'obiezione più pratica. Le zecche non sono vettori particolarmente efficienti per un attacco biologico. Sono difficili da allevare, da trasportare e da distribuire su larga scala. Inoltre, il morbo di Lyme ha tempi di incubazione piuttosto lunghi e una mortalità molto bassa: caratteristiche poco compatibili con quelle di solito ricercate in un'arma destinata a colpire rapidamente una popolazione o un esercito nemico. Queste obiezioni non hanno però impedito alla teoria di arrivare fino ai piani più alti del Congresso americano.


In un certo senso, le idee sugli esperimenti militari e quelle sugli aerei che lanciano zecche condividono la stessa struttura di fondo. Entrambe cercano una causa intenzionale per spiegare un fenomeno reale: l'aumento delle malattie trasmesse da questi parassiti. Una volta introdotta l'ipotesi che qualcuno possa aver manipolato le zecche in passato, il passo verso la teoria che qualcuno continui a diffonderle nel presente diventa molto più breve.


Uno zoo col paracadute


Le zecche in Ontario e Missouri sono parte di una storia secolare di animali diffusi “artificialmente”. L’esempio più antico che conosciamo, descritto dal classicista Tommaso Braccini nel suo Miti vaganti, è quello dell’imperatore romano Decio, che regnò dal 249 al 251: secondo le cronache del tempo, sarebbe stato lui a liberare leoni e rettili velenosi lungo i confini orientali, dopo averli fatti arrivare dall’Africa per contrastare i barbari che incombevano sui territori dell’Arabia, della Siria e della Palestina. 


Molti secoli dopo, nel pieno della Guerra Fredda, l’idea riemerge su entrambi i lati della Cortina di ferro. Nel 1950 i paesi del blocco sovietico accusano gli Stati Uniti di aver disseminato dall'alto dorifore delle patate per sabotare l'agricoltura socialista. Manifesti, giornali e campagne propagandistiche mostrano gli insetti come veri e propri aggressori inviati dall'Occidente. Sul fronte opposto, anche se meno diffusa, i pescatori del Devon attribuiscono a una causa simile l’aumento di polpi nella Manica, tanto numerosi da danneggiare le trappole per le aragoste: sono i pescherecci russi, si dice, a liberarli nell’oceano dopo averli portati lì in vasche. 


Dal 1970, prima in Svizzera, poi in Francia e Italia, si diffonde una delle più longeve leggende zoologiche europee: quella delle vipere paracadutate tramite aerei ed elicotteri per ripopolare le montagne (negli Stati Uniti è arrivata più tardi, e riguarda in genere serpenti a sonagli o mocassino testa-di-rame). I colpevoli sono, di volta in volta, case farmaceutiche che fabbricano sieri anti-vipera, istituzioni pubbliche, oppure animalisti desiderosi di mettere nei guai i cacciatori. La storia continua a riaffiorare periodicamente per decenni, adattandosi ai contesti locali e ai timori del momento. Gli animali “lanciati” diventeranno poi lupi, cinghiali, gabbiani, e, insomma, qualsiasi animale soggetto a un aumento anomalo – o considerato tale. 


Negli anni Novanta, in Piemonte, è stata la volta dei piccioni: si vociferava di camion senza targa che avrebbero raccolto gli uccelli nelle grandi città (Milano, Venezia…) per poi liberarli nelle campagne. Nel 1998, in Iraq, alcuni organi di stampa accusavano il Mossad israeliano di aver introdotto ratti infetti e uova di coccodrillo nei laghi del paese. Nel 2007, sempre in Iraq, la crescita della popolazione di tassi del miele era attribuita a presunti rilasci effettuati dalle forze di occupazione britanniche. Nel 2024, durante la guerra tra Russia e Ucraina, alcuni canali filorussi hanno sostenuto che droni ucraini avessero rilasciato vipere palestinesi nelle campagne attorno a Mosca. In anni recenti, sempre in Ontario, l’aumento di tipule (popolarmente chiamate mosquito hawks, falchi delle zanzare, anche se non predano questi insetti) era attribuito al governo, che le avrebbe introdotte proprio per contrastare le zanzare, responsabili della trasmissione del virus West Nile


C’è anche un precedente che riguarda anche stavolta le zecche e risale agli anni Settanta del secolo scorso: mentre si costruiva nell’estremo oriente siberiano la ferrovia fra il lago Baikal e il fiume Amur, in Unione Sovietica si diffuse la leggenda secondo la quale gli americani avevano lanciato sui binari quasi ultimati ampolle di vetro ricolme dei parassiti.  

Animali diversi, epoche diverse, ma un innesco simile per le voci: una specie percepita come problematica o minacciosa, e un aumento – reale o presunto – della sua presenza. La spiegazione dell’animale diffuso per vie artificiali ha sempre un responsabile identificabile: un governo, un esercito, un'organizzazione, una potenza straniera, un’élite economica. Nel caso delle zecche, per di più, a diffondersi non sono soltanto i parassiti, ma anche le patologie ad essi collegati: un’azione doppiamente dannosa, dunque, che richiama le mille leggende sui patogeni diffusi in modo artificiale. 


Dicerie di questo tipo si diffondono perché le spiegazioni ufficiali – cambiamenti climatici, modifiche ambientali, programmi di contenimento inadeguati, introduzione da altre regioni, o soltanto una maggiore attenzione mediatica verso la specie – sono più complesse. Queste leggende offrono invece una risposta immediata, che ha il merito di attribuire a qualcuno la colpa del problema: se gli animali aumentano, qualcuno li ha portati; se il fenomeno appare insolito, qualcuno lo ha pianificato; se c'è un danno, deve esserci un responsabile malevolo.


È una forma di ragionamento che attraversa i secoli e che continua a riemergere ogni volta che un animale suscita paura, disgusto o preoccupazione. Le zecche dell'Ontario e del Missouri sono l’ultimo capitolo di una storia molto più lunga. Una storia nella quale, da quasi duemila anni, animali e parassiti continuano a essere diffusi da forze malvagie e incontrastabili.


Immagine in evidenza: generata con Microsoft Bing Image Creator

 
 
 

1 commento


John Brown
John Brown
5 giorni fa

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