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Iraq: i tassi al servizio di Sua Maestà


Articolo di Sofia Lincos


Iraq, 2007. Da circa quattro anni il Paese era occupato da una coalizione di forze guidate dagli Stati Uniti, in seguito a quella che è nota come Seconda Guerra del Golfo. Nel 2003 Saddam Hussein era stato deposto, nel 2005 si erano svolte le elezioni dell’Assemblea Nazionale per la redazione di una nuova costituzione, mentre nel 2006 l’ex leader iracheno era stato catturato, processato e giustiziato a Baghdad. George Bush aveva da poco deciso di aumentare la presenza delle truppe USA nell’ambito della strategia surge, che avrebbe dovuto pacificare definitivamente la regione. È in quelle circostanze che, tra la popolazione irachena, aveva cominciato a diffondersi una voce curiosa: i militari occidentali - e gli inglesi in particolare - avevano introdotto nel Paese pericolosi orsi divoratori di uomini.


Per la verità, gli “orsi” non erano proprio orsi, ma tassi del miele (Mellivora capensis): animali della lunghezza di circa un metro, diffusi in Africa, India e Medio Oriente. In Iraq non ce ne sono un gran che; preferiscono le savane e le foreste, mentre i luoghi aridi non sono l’ambiente ideale per loro. Però non si può dire che siano assenti: anzi, diverse pubblicazioni scientifiche ne segnalano la presenza fin da tempi non sospetti, tanto da essersi guadagnati anche un nome locale (al-Girt). Non sono pericolosi per l’uomo, ma possono predare piccoli animali come pollame conigli e quindi costituire un problema per gli allevamenti.


Ebbene, nell’estate del 2007 un tasso del miele venne catturato vicino all’aeroporto di Bassora, dove si trovava una base britannica. Poi, altri animali della stessa specie furono avvistati dalla popolazione locale e uccisi dai contadini della zona. Una donna di trent’anni, Suad Hassan, affermò di essere stata attaccata da un esemplare mentre dormiva; il marito sarebbe accorso alle grida di aiuto, ma quello sarebbe scappato “veloce come un cervo”. L’allarme era stato poi fomentato da un video che circolava attraverso programmi di messaggistica: nel filmato si vedeva di sfuggita un animale morto circondato da una folla di allevatori della zona, mentre la telecamera indugiava sui suoi lunghi, spaventosi artigli...


Ce n’era abbastanza per scatenare una ridda di voci incontrollate: tra queste, quella dell’uccisione di alcuni bambini ad opera di un tasso, una notizia assolutamente priva di riscontri reali. La colpa dei presunti rilasci, comunque, venne data alle forze di occupazione inglesi, che avevano annunciato il loro ritiro per la fine dell’estate. Sarebbe stato quello un ultimo sfregio alla popolazione locale, che non li aveva accolti come liberatori. Coincidenza curiosa: uno dei contingenti mandati nella zona portava proprio il nome di Badger Squadron (Squadrone Tasso).


Al panico generale, probabilmente, contribuirono in modo decisivo anche i giornali locali. Come spiegò il New York Times:


Prendete un esercito occidentale che è ospite da un po’ troppo tempo nelle antiche terre della Mesopotamia. Aggiungete una creatura dai denti aguzzi con gli artigli di un orso e una reputazione da rivaleggiare con il mastino dei Baskerville. Fate bollire alle temperature estive di 40 gradi e cospargete il tutto con un po’ di testate locali irachene desiderose di colmare la mancanza di notizie lasciata dai funzionari in vacanza.

Le voci spinsero il contingente britannico a una smentita ufficiale. Il maggiore Mike Sherer dichiarò alla stampa:


Possiamo affermare categoricamente che non abbiamo liberato tassi mangiatori di uomini nella regione. Ci è stato detto che si tratta di carnivori notturni indigeni di questa zona, che non attaccano gli esseri umani finché non vengono messi alle strette.

Anche il direttore dell’ospedale veterinario di Bassora, Mushtaq Abdul-Mahdi, affermò che si trattava di animali già presenti durante il regime di Saddam e che le voci su una loro recente introduzione in Iraq erano “scorrette e non scientifiche”. I tassi, infatti, vivevano da tempo nelle paludi a nord di Bassora, anche se le bonifiche effettuate negli anni Ottanta e Novanta ne avevano ridotto il numero. Con il ritorno delle acque nelle paludi prosciugate erano ricomparsi.


Forse, la loro presenza massiccia nel 2007 era dovuta a cause contingenti: Ghazi Yaqub Azzam, dell’Università di Bassora, ipotizzò che i tassi si fossero spostati verso le città a causa delle inondazioni che avevano colpito il loro habitat naturale. Quell’insolito aumento di animali - specie già presente, ma difficile da osservare in condizioni “normali” - era probabilmente all’origine delle dicerie. Dopo tutto, quella proliferazione richiedeva una spiegazione…


Un meccanismo, questo, alla base di moltissime leggende di questo tipo. Qualche esempio? In epoca classica - riporta Tommaso Braccini nel suo Miti vaganti - si diffuse l’idea che l’imperatore Decio avesse liberato ai confini orientali dell’impero romano leoni e rettili velenosi: un’arma “non convenzionale” contro i barbari che incombevano sui territori dell’Arabia, della Siria e della Palestina. In maniera simile, le voci sulle dorifore delle patate lanciate da aerei sui Paesi del blocco sovietico potrebbero essere state alimentate dalla proliferazione di questi insetti negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Anche anche una leggenda classicissima come quella delle vipere paracadutate dagli elicotteri potrebbe essere nata dalla casuale osservazione di un aumento di questi animali in alcune regioni (non per nulla, più di recente le voci di ripopolamenti abusivi sono state rivolte verso altri animali, come lupi e cinghiali).


Aggiungiamo che quella dei “ferocissimi tassi occidentali” non era la prima storia di questo tipo diffusa durante le due guerre del Golfo. In altre fasi del conflitto si era parlato di uova di cobra e coccodrilli seminate volontariamente da “agenti stranieri” negli acquitrini iracheni e di cani anti-bomba infettati di proposito con il virus della rabbia e poi liberati nelle città. In tutto il Medio Oriente, poi, si rincorrono da tempo voci sull’utilizzo di animali per spiare o per attaccare il nemico: a farne le spese sono, di volta in volta, diverse specie di uccelli, camaleonti o delfini.


Nel 2003 Lisa Blaydes, studiosa di scienze politiche all’Università di Stanford, pubblicò State of Repression: Iraq under Saddam Hussein. Nel libro sono raccolte diverse leggende e dicerie registrate negli archivi del disciolto partito Baath di Saddam, ma censurate dalla stampa della dittatura. Alcune di queste avevano a che fare proprio con animali rilasciati in natura e usati come arma “non convenzionale”. Nel 1999, ad esempio, si diffuse una diceria secondo cui uomini del governo avevano liberato ratti malati di colera in un quartiere di Saddam City (ora Sadr City), un’area notoriamente difficile da controllare e ostile al partito Baath, perché abitata in larga prevalenza da sciiti di orientamento filo-iraniano (proprio come la regione meridionale di Bassora). In un’intervista sul sito dell’Università di Stanford, Blaydes osservava:


Le voci, a differenza dei pettegolezzi, riguardano argomenti importanti e spesso sorgono quando l'informazione è molto apprezzata, ma la qualità dell'informazione in una società tende ad essere scarsa. [...] Le voci erano particolarmente comuni durante i periodi di incertezza politica, specialmente quando i rapporti dell’Iraq con la comunità internazionale erano più conflittuali.

Forse questo discorso può valere anche per l’Iraq del 2007, quello dei temibili tassi al soldo dell’Inghilterra.


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