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Brutte leggende contemporanee sovietiche



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Gli utenti del sito del CeRaVoLC sanno già che qualche volta abbiamo presentato qualche frammento dell’immenso immaginario della Russia pre-rivoluzionaria, dell’era sovietica o di quella post-comunista. Ci siamo occupati di automobili nere che seminavano il terrore nel 1917, di jeans infetti da sifilide che si diceva fossero venduti al mercato nero di Mosca e di leggende americane che mettevano in ridicolo la paranoia delle microspie durante la Guerra fredda. Fra i tanti studi sulle leggende contemporanee russe, vi segnaliamo solo questo sulla Volga nera, un mito giunto vivo e vegeto al Ventunesimo secolo.


Di recente, è comparso un articolo divulgativo che vi segnaliamo perché, accanto a storie più conosciute, ne menziona altre più specifiche e meno note anche a molti specialisti. L’articolo, firmato da Alexander Kislov, è uscito su Russia Beyond, un sito dedicato alla cultura, alla società e alla storia russa.


Vediamo dunque le storie meno note a noi italiani.


  • La minaccia maoista. - Alla fine degli anni Sessanta la tensione fra i due giganti comunisti, URSS e Cina popolare, era al suo massimo. Nel 1969 lungo i confini orientali, in particolare sul fiume Ussuri, i due eserciti si scontrarono in combattimenti sanguinosi. La propaganda sovietica soffiava sul fuoco in funzione anticinese, e anche i sentimenti sinofobi fra la popolazione andavano di pari passo. Fu in questo clima che comparve in Russia una leggenda metropolitana decisamente bizzarra: una donna aveva comprato un tappeto cinese e lo aveva appeso a una parete. Una notte il figlio, che dormiva nella stessa casa, sentì urlare la madre e chiamò la Polizia. Trovarono la donna senza vita, con il viso contratto dal terrore. Un astuto poliziotto spense la luce, e capì cosa aveva spaventato a morte la vittima: sul tappeto, compariva un disegno che scintillava di luce verde, fioca come la fiamma di una candela. Raffigurava Mao Zedong in una bara, con le mani incrociate sul petto. Di che si trattava? Era un bizzarro sabotaggio messo in atto dalla Cina: i tappeti esportati in Unione Sovietica erano intessuti con fili fosforescenti che andavano a comporre l’immagine di Mao, così che i russi ne fossero terrorizzati.


  • La spia che ti spogliava - Esattamente come in Occidente, in cui però si trattava di un gadget giocoso per pre-adolescenti, in Unione Sovietica si parlava molto di occhiali a raggi X”, ma con narrazioni assai più sinistre. A possederli erano, secondo la voce popolare, i turisti occidentali, che fotografavano con pellicole speciali di colore rosso le donne russe in costume da bagno. Quando si sviluppava la pellicola, il costume svaniva e le giovani apparivano nude. In Occidente, poi, queste foto circolavano abbondantemente, andando a macchiare la reputazione delle brave ragazze comuniste (ricordiamo che, nei Paesi sovietici, la pornografia era soggetta a sanzioni pesantissime).


  • Non prendete le caramelle dai capitalisti. - Il motivo ubiquitario della minaccia ai più innocenti, i bambini, si fuse con il timore per l’americanizzazione, andando a colpire il dolcetto yankee per eccellenza: il chewing gum. Si diceva che gli occidentali li distribuissero ai piccoli pionieri del Partito, ripieni di microaghi o di vetri sminuzzati, per far loro patire le più atroci sofferenze. Oppure, che fossero di per sé pericolosi: inghiottendoli, l’interno delle vostre bocche si sarebbero riempite di muffa.


  • Zecche americane dal cielo. - Altrove abbiamo presentato il mito, tipico dei Paesi comunisti, dei lanci di dorifore da parte di aerei americani per danneggiare le coltivazioni di patate negli Stati del blocco sovietico. La leggenda sopravvisse a lungo (tuttora persone dei Paesi dell’est europeo raccontano di averla sentita di recente). Assai meno noto è il fatto che, mentre si costruiva nell’estremo oriente siberiano la ferrovia fra il lago Baikal e il fiume Amur (anni Settanta), gli americani avrebbero lanciato sui binari quasi ultimati... ampolle di vetro riempite di zecche!


  • L’eterno mito antisemita. - L’antisemitismo, già presente nella chiesa ortodossa russa, fu riattizzato a fasi alterne sotto il regime sovietico. Uno dei periodi più noti e più oscuri di questa paranoia fu quello che fra il 1951 e il 1953 vide una vera persecuzione antiebraica basata sull’idea che un gruppo di medici volesse uccidere Stalin. Questa follia, alimentata dalla stampa comunista, condusse alla nascita (o alla rinascita) di una serie di voci infamanti. L’arresto dei congiurati, si diceva, aveva fatto saltare fuori i nomi di migliaia di medici traditori; alcuni di loro inoculavano la tubercolosi o il cancro con la scusa della vaccinazioni scolastiche, mentre altrove i dottori ebrei uccidevano i loro pazienti con pillole al piombo o contenenti frammenti di fili elettrici…


Infine, non possiamo che fare nostro il consiglio di lettura di Russia Beyond: riguarda un libro in russo, quindi non accessibile a tutti, ma molto importante per avere un panorama approfondito del leggendario di quel Paese. Si tratta di Опасные советские вещи (Cose sovietiche pericolose, edizioni NLO, 2020). Le autrici sono due delle principali studiose russe oggi attive nel nostro campo: Alexandra Arkhipova e Anna Kirzyuk.


Immagine in evidenza: "A sua immagine e somiglianza", vignetta antisemita di A. Zenin, in Sovietskaya Moldavia, 22 gennaio 1972. L'ebreo, con una scure recante inciso lo scudo di Davide, cola sangue. Per ombra, un profilo di Hitler in cui lo scudo di Davide si trasforma in una svastica.



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