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Teste mozzate per costruire un ponte




Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Il 25 giugno 2022 la premier del Bangladesh, Sheikh Hasina, ha inaugurato il Ponte Padma: una grande opera su due livelli della lunghezza di 6,15 chilometri, che permette l’attraversamento di una parte dell’estuario del Gange. La sua costruzione ha richiesto sette anni e l’impegno di 14.000 lavoratori. Ma anche, secondo una leggenda molto diffusa nel paese, l’uso di teste e sangue umani…


Una condanna per una leggenda


L’8 novembre scorso, il tribunale per i reati informatici di Rajshahi, una città bengalese di un milione di abitanti, al confine con l’India, ha condannato un diciannovenne a una pena detentiva notevole: cinque anni di carcere duro, con un’ammenda di 5000 taka. In caso di mancato pagamento della pena pecuniaria, il giovane avrebbe dovuto scontare un ulteriore anno di carcere.


La sentenza è stata emessa per un motivo molto particolare: aver fatto circolare delle bufale, delle leggende metropolitane. Le voci, diffuse il 6 agosto di tre anni prima dal giovane sui social media, riguardavano proprio la costruzione del ponte Padma e una presunta “caccia” a teste e sangue, necessarie per il completamento della sua costruzione. A questa, si aggiungeva un’altra voce ansiogena per la quale il ragazzo era stato imprigionato: aver scritto che, in alcune zone del paese, gruppi misteriosi andavano in giro spruzzando sostanze tossiche addosso ai malcapitati, per fargli perdere i sensi e poterli poi decapitare con calma.


La durezza della pena decisa dal tribunale era dovuta a quanto, a causa delle dicerie, era successo in Bangladesh nell’estate di tre anni prima, cioè nel 2019.


Una voce terrificante e i suoi effetti


Il 12 luglio del 2019 il ministro dei trasporti, durante una cerimonia svoltasi a Dhaka (la capitale del grande paese asiatico) aveva annunciato che la premier Sheikh Hasina aveva ordinato l’apertura di un’inchiesta sulle voci, e che aveva chiesto “pene esemplari” per chi stava diffondendo il panico nel paese. Non mancava la polemica politica: l’opposizione aveva perso da poco le elezioni, e, per il governo, a fomentare quelle storie tremende erano i partiti usciti sconfitti dal voto. Per il ministro, vista la mala parata, tentavano di seminare paura e malcontento fra i bengalesi.


Dopo l’ordine del primo ministro la polizia si era mossa rapidamente e senza troppi complimenti: già il giorno dopo quell’annuncio, il 13 luglio, almeno otto dei presunti responsabili della circolazione di quelle storie erano stati arrestati. Secondo la polizia, dopo aver caricato in rete foto del ponte in costruzione, di teschi e di fiumi di sangue, uno degli incarcerati aveva scritto sui social:


Ho appena avuto la notizia - si tratta di cose vere, non di dicerie - che il ponte Padma vuole sangue, che più di cento famiglie hanno lasciato le loro case, che i lavori per il ponte stanno chiudendo per la mancanza di sangue, che sono sparite quattro persone, gente dei villaggi sta scappando e che sono stati presi sul fatto diversi saccheggiatori.

Ben presto le voci erano dilagate in modo virulento, e in varie località del paese la gente aveva preso ad aggredire e anche a uccidere individui sospettati di essere fra gli incaricati di reperire le vittime da “sacrificare” al ponte in costruzione.


Il 23 luglio un giornalista del maggior quotidiano del Bangladesh, il Daily Star, non celava la sua sorpresa: aveva sentito riferire la voce da persone di parti del paese e di estrazione sociale completamente diverse.


Alla fine, il bilancio delle violenze avvenute nel paese fu di otto morti e una trentina di feriti. Fra gli altri, morirono due donne: una era la madre di due bambini, uccisa davanti a una scuola perché sospettata di voler rapire gli scolari. Fu linciato anche un sordo, incapace di spiegarsi con la folla.


La polizia paramilitare, l’Ansar, fu dispiegata ampiamente nell’intero paese per riportare la calma. Le autorità sequestrarono 25 canali YouTube, 60 pagine Facebook e 10 siti web accusati di aver contribuito a diffondere il panico.


Un conflitto culturale e religioso


Le fonti stesse suggeriscono una possibile linea interpretativa per una vicenda di questa gravità: le voci esplose nel 2019 potrebbero aver tratto origine da quanto accaduto nel 2015, quando sulla stampa bengalese erano apparse immagini di operai e tecnici cinesi che davano il via alla fase più importante della costruzione del ponte Padma, ripresi nell’atto di sacrificare alcuni animali (capre e mucche) per il buon andamento del progetto. Le offerte avrebbero dovuto, secondo una superstizione cinese, evitare incidenti e problemi durante i lavori.


Le immagini dei sacrifici erano però state condivise senza contesto, trasformandosi nella “prova” che la costruzione del ponte richiedeva l’offerta di sangue umano e teste di bambini. Quelle fotografie erano andate a confermare una leggenda già molto diffusa in Bangladesh e in altri paesi, ossia quella dei “sacrifici edilizi” necessari per la realizzazione delle grandi opere.


Il 26 luglio 2019, al culmine dei disordini di quell’estate, il Daily Star aveva offerto la sua prospettiva grazie a un commento del giornalista Mohammad Tareq Hasan:


Alla base di questa diceria c’è un vecchio mito sulla necessità di compiere sacrifici umani per la costruzione di strutture robuste (ad esempio, per i ponti). Naturalmente, il mito (o leggenda metropolitana) non esiste solo in Bangladesh. Leggende simili si trovano in diversi paesi dell'Asia, dell'Africa o persino in Europa. Una componente del mito riguarda l'uso del sacrificio umano per ottenere un risultato desiderato. Se ora vogliamo chiederci come mai questa cosa ora sia riemersa in Bangladesh, la letteratura antropologica potrebbe tornarci utile in quest’indagine.

Su questo sfondo di storie già diffuse da lungo tempo si erano sovrapposte le accuse recenti - e nemmeno troppo velate - contro l’influenza della cultura cinese nel paese asiatico. La costruzione del ponte Padma era effettuata da ditte cinesi, e questo non era visto molto di buon occhio. Il 28 luglio 2019, ad esempio, sulla New Tribune i toni erano questi:


Alcune vite sono già andate perse per il credito dato alla superstizione cinese del dover dare del sangue animale per poter completare un progetto. Si tratta di una pratica o di una superstizione - comunque la si voglia definire - importata da un altro paese. Essa potrebbe condurre alcune menti semplici a credere che, se per questa superstizione cinese vite e sangue sono necessarie per portare a termine un progetto importantissimo, anche per il ponte Padma potrebbe volerci sangue di bambini

D’altro canto, anche se in maniera meno virulenta che nei confronti della cultura cinese, moderna e aggressiva, nel 2019 non mancò nemmeno qualche riferimento anti-induista (non dimentichiamo che il Bangladesh è al 91% abitato da musulmani, e che gli induisti rappresentano un po’ meno dell’8% della popolazione). Il 26 luglio era Global Voices a ricordare che la mitologia classica induista prevedeva sia la presenza di sacrifici umani, sia - si sosteneva - la necessità di compierli quando si erigeva un ponte sopra un torrente di montagna.


Un precedente nel 2010: il ponte sul fiume Karnaphuli


La storia del 2019 ha almeno un precedente. Nel 2010 le voci avevano riguardato un altro ponte, questa volta sul fiume Karnaphuli, nella regione di Chittagong. Anche in quel caso, alcune persone vennero accusate di rapire bambini per tagliar loro le teste e offrirle al ponte. Le dicerie culminarono nel mese di agosto in una serie di pestaggi e tentativi di linciaggio. La sera del 21 del mese a Chittagong, nel quartiere di di Bandartila, un'anziana mendicante fu uccisa dalla folla, convinta che nella sua borsa stesse trasportando delle teste mozzate.


Lo stesso giorno, una banda di ladri a Chandgaon cercò di utilizzare le voci a proprio vantaggio: dopo aver portato via 5.000 taka (una cinquantina di euro) e il telefono cellulare a un commerciante, Khalil Uddin Razu, i criminali prevennero la reazione dell’uomo iniziando a inveire contro di lui e accusandolo di essere un “rapitore di bambini”. Decine di persone si unirono al linciaggio, picchiando il commerciante. La polizia intervenne, e lo scontro si trasformò in un attacco alla stazione di polizia di Chandgaon.


Il bilancio fu di una trentina di feriti, tra cui alcuni poliziotti, e il danneggiamento di un’auto di servizio. Alcune persone che avevano accusato Khalil di avere cinque teste tagliate con sé, furono arrestate.


Un altro sospettato “rapitore di bambini”, Mohammad Ali, di 19 anni, fu picchiato dalla folla a Bakolia negli stessi giorni, e salvato a stento dalle forze dell’ordine. Lo stesso accadde con un conduttore di risciò. Pochi giorni dopo i linciaggi causarono un’altra vittima: una donna di circa 40 anni, affetta da disturbi mentali, e abitante nella zona di Masterpole, sempre a Chittagong. Il 24 agosto la donna fu accusata di avere teste tagliate nella sua borsa e picchiata a morte. Il suo corpo fu gettato in un vicino canale.


Anche in quell’occasione l'ondata di violenze fu alimentata dalla diceria che i rapitori di bambini stessero cercando teste da mozzare per costruire il ponte sul Karnaphuli.


Queste storie, insomma, nel Bangladesh tendono a ripetersi, non sono state importate in tempi recenti dalla cultura cinese e, probabilmente, sono abbastanza antiche.


Indicativo a questo riguardo il commento di un utente Facebook, Sanvi Ahmed, riportato da Global Voices in occasione del panico del 2019. Per lui dicerie simili erano comuni già negli anni ‘70:


A quel tempo ero uno studente. I miei amici discutevano del ponte Kanchpur in costruzione. Si diceva fossero necessarie ossa umane per rendere forti le strutture del ponte. Per un ponte così grande erano necessarie almeno 500 ossa umane. I bambini venivano presi di mira e le richieste venivano inviate alle scuole. Anche la nostra scuola aveva ricevuto una lettera del genere. Le maestre avrebbero mandato uno o due bambini ai cantieri edili del Ponte. Eravamo abbastanza preoccupati e spaventati. Anche noi avremmo potuto essere mandati lì. Non siamo riusciti a dormire la notte. Quante preoccupazioni nelle nostre testoline!

Immagine in evidenza: Teste di traditori sul London Bridge, da "John Cassell's Illustrated History of England", vol. 2, Londra, 1858. Immagine in pubblico dominio, via Wikimedia Commons.



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