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Trent'anni di leggende


articolo di Paolo Toselli, fondatore e coordinatore del CeRavOLC



Si narra che esista un Centro Raccolta Leggende Metropolitane.


Così iniziava una striscia a fumetti pubblicata su Il Giorno Ragazzi del 21 gennaio 1994 a firma di Alberto Rebori, noto illustratore e vignettista.


Quel Centro esiste e oggi compie 30 anni!


Quando nel 1988 in Italia si iniziò a prendere coscienza di un fenomeno emergente, quello delle urban legends, da noi tradotto come “leggende metropolitane”, come dal titolo dell’edizione italiana del libro di Jan Harold Brunvand pubblicata proprio quell’anno da Costa & Nolan, mi appassionai immediatamente.


Essendo in contatto con studiosi che in Europa e negli USA avevano iniziato ad occuparsi di questi temi – compreso quello delle “voci”, brevi affermazioni, poco verificabili, di solito infondate, in inglese rumors - e constatando che loro stessi si stavano organizzando in istituzioni dedite al loro studio, decisi, assieme ad una decina di persone che già conoscevo e sapevo interessate, di formalizzare anche per l’Italia quest’attività.


Fu così che il 15 settembre 1990 veniva fondato il Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee, in sigla CeRaVoLC, finalizzato a coordinare, a livello nazionale, le attività di raccolta dei dati sul tema, favorire la circolazione di una corretta informazione sull'argomento e promuovere lo studio del fenomeno. Perché “contemporanee” e non “metropolitane” o “urbane”? La scelta era in linea col pensiero della gran parte degli studiosi, considerato che l’ambientazione di queste storie non necessariamente è la metropoli, né tantomeno esse vengono raccontate solo nelle grandi città.


Nel frattempo, la Mondadori, nella collana Oscar, aveva pubblicato 99 leggende urbane a cura di Maria Teresa Carbone, la traduttrice del saggio di Brunvand, e di lì a poco le Edizioni Dedalo mandavano in libreria l’opera monumentale di Cesare Bermani Il bambino è servito. L’argomento attirò l’attenzione dei giornalisti e così anche il nostro Centro iniziò a farsi conoscere. L’attivazione di una casella postale, di un sito internet (inizialmente curato da Carlo Presotto) e di una mailing list fu utile per creare una prima rete di collaboratori, a ricevere numerose informazioni su nuove e vecchie leggende e ad instaurare una discussione sulle stesse.


All’inizio la raccolta delle “storie” avveniva quasi esclusivamente attraverso la registrazione o la trascrizione dei racconti orali. Poi utilizzammo anche una sorta di “questionario conoscitivo del folklore moderno” in cui venivano elencate sinteticamente alcune leggende contemporanee e in cui si chiedeva se fossero note e, in caso di risposta affermativa, di raccontare le storie. Il questionario veniva spedito per posta o utilizzato nel corso di incontri sul tema. Di conserva, si cecava di monitorare la stampa, soprattutto i quotidiani e i settimanali. Così facendo, e anche grazie al puntiglioso lavoro dei componenti e dei collaboratori del Centro, tra cui vorrei almeno citare Paolo Fiorino e Roberto Labanti, è stato costituito un archivio documentale unico in Italia e composto da libri, riviste, pubblicazioni varie, ma soprattutto da migliaia di ritagli, lettere, messaggi elettronici e registrazioni di racconti orali. Merito di quest’attività, tutta incentrata sul volontariato, è l’aver evitato il rischio che tale materiale andasse irrimediabilmente perso.


Le voci infondate e le dicerie diffuse negli ultimi decenni a proposito del traffico clandestino di organi umani rappresentano uno dei dossier più voluminosi presenti in archivio. Altrettanto materiale è stato raccolto sulle storie di rapimenti di bambini che hanno alimentato numerose leggende metropolitane in tutto il mondo come quella nostrana della “zingara rapitrice”. Di tutt’altro genere, ma non meno consistente, la documentazione sulle apparizioni di felini misteriosi (noti nel mondo anglosassone anche come “alien big cats”) che vagherebbero nelle nostre campagne facendosi fotografare e lasciando tracce, ma che nessuno riesce a catturare. Lo stesso vale per le narrazioni di lanci da elicotteri di vipere, ma anche ldi upi, che attuerebbero di nascosto alcune organizzazioni ambientalistiche. E poi le cosiddette leggende di guerra, che hanno nutrito le nostre menti anche a seguito della tragedia del crollo delle Torri Gemelle nel 2001, ma anche Il filone che può essere raggruppato nella categoria “sesso e scandalo”: gli amanti incastrati e la sposa abbandonata sull’altare, tanto per citarne un paio. Poi, tutta la serie di raccolte benefiche (redemption rumors secondo la terminologia anglosassone) e le svariate “catene di Sant’Antonio”, tra cui potremmo anche inserire il codice segreto dei ladri o degli zingari, a seconda dei casi, che da decenni, se non secoli, fa discutere. Sino a giungere ad episodi con connotazioni soprannaturali, quali l’autostoppista fantasma in tutte le sue molteplici versioni, il diavolo al ballo, la morte per la scommessa al cimitero. Senza dimenticare, infine, eventi che stanno in bilico tra realtà e suggestione come le rapine con ipnosi, oppure le innumerevoli narrazioni su presunte contaminazioni alimentari.


Ma quante leggende abbiamo raccolto? È la domanda che ci fanno in molti - di solito i giornalisti - ma a cui però è difficile rispondere: centinaia, migliaia, decine di migliaia? Un giorno, forse le conteremo. Quel che è certo è che tutto il materiale raccolto raggiunge ormai quasi i 20 metri lineari. Pensate che già nel 1992, su iniziativa di Marisa Milani, docente di letteratura delle tradizioni popolari all'Università di Padova (scomparsa prematuramente anni fa), e grazie ad un lavoro di ricerca sul campo, era stato prodotto il primissimo database informatizzato sulle leggende contemporanee con oltre 700 schede suddivise per categoria: ne conserviamo copia nei nostri archivi. Oltre ai vari incontri e scambi di materiale e opinioni intercorsi con la professoressa Milani, da ricordare anche quelli susseguitisi nel tempo con lo storico Cesare Bermani, con gli antropologi Marino Niola e Laura Bonato, con lo scrittore Danilo Arona, e, passando Oltralpe, con il sociologo Jean-Bruno Renard e l’antropologa Véronique Campion-Vincent.


Grazie anche a questi contatti, nel 1994 ebbi l’opportunità di partecipare al seminario internazionale sulle leggende contemporanee organizzato a Parigi dall’International Society for Contemporary Legend Research,con una relazione sulle voci che insistentemente avevano percorso l’Italia a proposito di presunti rapimenti di bambini per il mercato clandestino degli organi. Un’esperienza unica in cui mi confrontai con oltre una trentina di studiosi provenienti da diversi continenti.


I rapporti col mondo universitario per noi sono essenziali. Negli anni abbiamo anche fornito il nostro supporto con consulenze generali e bibliografiche per la stesura di numerose tesi e dissertazioni sulle leggende metropolitane presentate in vari atenei d’Italia.


A tal proposito, è da ricordare, fra tante occasioni, la partecipazione del CeRaVoLC, assieme al CICAP, alla Notte dei Ricercatori, presso l'Università del Piemonte Orientale, ad Alessandria, il 22 settembre 2006. Nel corso della manifestazione, somministrammo un questionario contenente otto affermazioni e relative domande su voci e dicerie. Sessanta partecipanti, per un’età media di 33 anni, li compilarono. Da segnalare che l’affermazione la Grande Muraglia cinese è visibile ad occhio nudo dalla Luna, oltre a essere risultata la più conosciuta, risultò anche la più creduta vera (38%), malgrado sia del tutto falsa. Invece, l’asserzione su internet è stata venduta all’asta per 9.600 dollari la radiografia di un’anatra con la testa di un alieno nello stomaco fu ritenuta vera solo dal 6% (la più bassa percentuale), malgrado risultasse nota solo al 15% dei partecipanti. Eppure, al contrario delle altre, la vicenda della radiografia è accaduta veramente! A comprarla su eBay furono quelli del Casinò on line GoldenPalace.com. A metterla in vendita, nel maggio 2006, un centro di riabilitazioni per uccelli (International Bird Rescue Research Center in California), che utilizzò il ricavato per il programma di riabilitazione dei volatili. Da segnalare, a scanso di equivoci che l’”alieno” era in realtà un agglomerato di semplici chicchi di grano, come chiarito da un'autopsia eseguita a posteriori.

Lungi dall’essere storie insignificanti, voci e leggende contemporanee, sono al contrario narrazioni piene di significato, che vale la pena di studiare e comprendere risalendo la catena con cui si sono formate e tramandate. Ci si muove tra una sorta di indagine poliziesca e approfondimenti che possono utilizzare vari approcci: quello storico, quello sociologico, quello folkloristico, quello antropologico.


Poco più di due anni fa, grazie al fattivo contributo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo, il nostro sito si è completamente rinnovato cercando di trasformarsi in un punto di riferimento costante e affidabile per chi è incuriosito da questo fenomeno complesso, sempre in mutamento e che ogni giorno produce novità sorprendenti. Sono già quasi 120 gli articoli di approfondimento pubblicati. Avremmo voluto festeggiare i trent’anni di attività del CeRaVoLC, un traguardo non scontato, con un nuovo convegno internazionale, come quello tenutosi a Torino nel 2004, ma l’attuale situazione sanitaria ci ha suggerito di rimandarlo a tempi migliori e limitarci a una mostra che sarà visitabile dal 2 al 31 ottobre 2020 presso il museo etnografico C’era una volta di Alessandria.


Ecco qui il relativo evento che ho creato su Facebook. In testa all'articolo potete vedere il logo dell'evento!


Volete contribuire ai festeggiamenti? Segnalateci le storie e le leggende di cui siete venuti a conoscenza. Un grazie a tutti i collaboratori storici e a quelli futuri!

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Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee (CeRaVoLC) - 2018