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Un felino sul Brenta



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Vi raccontiamo la più recente delle mille storie italiane di "felini misteriosi" soprattutto perché segna il ritorno di questo fenomeno - quello delle ondate di avvistamenti di grandi felini imprendibili - che nel nostro paese è presente almeno dall'ultimo quarto del Diciannovesimo secolo.


I "felini misteriosi" costituiscono uno fra gli aspetti più persistenti, diffusi e importanti del leggendario contemporaneo. L'analisi di questo storie occupa il CeRaVoLC sin dalla sua nascita, nel 1990, e il suo fondatore e animatore, Paolo Toselli, è il massimo conoscitore di quelli che, scherzosamente, vengono anche definiti con sigla inglese ABC (Alien Big Cats).


In realtà, dall'estate del 2021 il numero di episodi italiani di questo genere è diminuito, dopo parecchi anni di ondate a ripetizione e ravvicinate nel tempo fra loro. Finora, nel 2022 si era avuto un solo evento degno di nota: l'uccisione di quaranta pecore nelle campagne di Sant'Anna di Mercogliano (Avellino), in seguito alla quale era corsa che fosse tornata a farsi viva una presunta pantera già segnalata in zona due anni prima.

Il primo "vero" caso di quest'anno si è però verificato soltanto al culmine dell'estate.


Sindaci apprensivi?


Come in molte altre occasioni i media della zona interessata da questo episodio, nella parte settentrionale della provincia di Vicenza, hanno cominciato a dare spazio alla voce della presenza del felino soltanto quando la storia è stata presa in carico da attori sociali dotati di autorità.


È quanto accaduto nella giornata di sabato 13 agosto 2022 a Cartigliano, comune posto sulla sponda orografica sinistra del Brenta, e in sostanza confinante col territorio di Bassano del Grappa, grossa e importante cittadina di 45.000 abitanti. Dunque, la vicenda ha preso avvio dalla periferia bassanese.


Quel giorno, il vicesindaco e assessore all'ambiente di Cartigliano si è sentito in dovere di avvertire i Carabinieri forestali a causa di due notizie pervenute all'amministrazione. La prima, in realtà, risaliva a quattro giorni prima, cioè a martedì 9: una donna a spasso col cane in località Cave, sul fiume, aveva visto un presunto, grosso felino nero che - secondo quanto riferito - aveva fatto abbaiare l’animale di sua proprietà.


Non sappiamo nulla delle dinamiche comunicative che quasi di certo saranno intercorse in paese in seguito a quel primo episodio, ma la decisione del comune di Cartigliano di attivarsi a quanto pare sarebbe stata presa soltanto dopo che venerdì 12 agosto era giunta per telefono, sempre al vicesindaco, una seconda segnalazione. Questa volta era stato un abitante di un paese vicino (non si sa quale) a vedere "un grosso felino a pelo corto". Il cane di questo secondo testimone, al vederlo sarebbe scappato via.


Oltre ad avvisare i Carabinieri forestali, il comune di Cartigliano aveva fatto un’altra cosa - certo con la migliore delle intenzioni: avvisare i cittadini via Whatsapp invitandoli a evitare la zona degli avvistamenti, in particolare al tramonto. Da lì era seguito l'inevitabile tamtam dei gruppi Facebook e, dal giorno 13, appunto, il decollo definitivo della storia dovuto ai media locali.


A indicare ulteriormente che è stata la seconda segnalazione a suscitare l'allarme degli amministratori, sta il fatto che, subito dopo, era stato interpellato anche il vicino Parco faunistico Cappeller, nell'ipotesi che da lì fosse fuggito qualche animale (la risposta, comunque, è stata negativa). A quel punto, a quanto pare, anche la Polizia provinciale, un altro fra i protagonisti recenti delle storie di felini misteriosi, ha preso a monitorare la zona.


Come succede sovente in questo tipo di panici collettivi, da un punto iniziale le segnalazioni migrano, generando l'impressione che la "bestia" si sposti. Nel nostro caso, il 16 agosto il sindaco di Pozzoleone, un comune un po' più a sud di Cartigliano ma sulle sponde opposte del Brenta, ha comunicato pubblicamente che anche lì erano arrivate due segnalazioni di un felino di grosse dimensioni nell'alveo del fiume, nei pressi del ponte di Friola. Non c'era però nessuna rilevazione di tracce o di resti di predazione che potessero rivelarsi sospette: in questo caso, i toni usati dal sindaco sono parsi particolarmente prudenti e ragionevoli.


Unica conseguenza concreta, a quanto pare, l'importante diminuzione della presenza di turisti e di partecipanti a scampagnate lungo le rive del Brenta in occasione del Ferragosto.


Il 17 agosto televisioni locali come A3 intervengono sulle sponde del fiume, intervistando abitanti del posto: lo scetticismo e il colore si sprecano. L’impressione è un po’ quella delle interviste di un tempo agli abitanti delle zone in cui si verificavano ondate di avvistamenti Ufo: ironia, chi ci crede e chi no, l’uso quasi costante del dialetto nelle dichiarazioni, la mancanza di qualsiasi elemento concreto. Il clima, comunque, appare del tutto rilassato e confidenziale.


Sempre il 17, il comandante dei Carabinieri forestali di Vicenza, nel confermare il proseguimento delle ricerche, ipotizzava due possibilità, ma metteva le mani avanti: avrebbe potuto trattarsi di una lince reintrodotta (in Svizzera è stato fatto), oppure di un lupo. In entrambi i casi, tuttavia, la cosa era considerata difficile, dato che l’area quasi pianeggiante e densamente popolata renderebbe poco plausibile la presenza prolungata di animali predatori fortemente elusivi. Quanto alla lince, oggi si stima che sul territorio italiano ne viva un numero ridotto di esemplari lungo l’arco alpino dell’alto Piemonte, del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia. Nel vicentino non risulta documentata.


Nella dichiarazioni del comandante dei Carabinieri forestali, tuttavia, c’è anche un elemento che, nella nostra esperienza, potrebbe produrre una prosecuzione del ciclo degli avvistamenti e, dunque, dell’attenzione per la voce: l’appello ai cittadini perché, nel caso notassero animali insoliti, li riprendessero con videocamere e con immagini fotografiche della miglior qualità possibile. Insomma, la conservazione del dubbio, pur nella prudenza, era garantita.


Non è chiaro, peraltro, se a Pozzoleone, a parte i due avvistamenti resi noti dal sindaco il giorno 16, ci siano state ulteriori segnalazioni. Una fonte giornalistica del 17 agosto, infatti, attribuisce al sindaco dichiarazioni che sembrano indicare una portata più ampia di quanto accaduto.


«Mi sono arrivati diversi messaggi di residenti che nella stessa zona hanno detto di aver visto un grosso animale su dei massi, pareva fosse tigrato, e che emettesse ruggiti strani, quasi baritonali - spiega il sindaco Edoardo Tomasetto -. Ho chiamato subito il sindaco di Cartigliano, quindi ho avvisato la forestale. I militari hanno eseguito accertamenti ma non ci sono tracce del presunto felino. Non ci sono impronte nemmeno nelle aree umide del fiume, dove si sarebbe dovuto avvicinare per abbeverarsi, come non ci sono escrementi o tracce di pelo. Mi hanno confermato che i monitoraggi continuano. Noi restiamo a disposizione, in attesa di evoluzioni, ma senza prove concrete non abbiamo davvero idea di che animale potrebbe trattarsi».

Il 18 agosto, di nuovo un classico di questi episodi: TVA Vicenza, emittente locale, torna a Cartigliano per intervistare la gente del posto, al bar o per strada, e, dopo aver raccolto più scetticismo che altro, mentre qualcuno ripete il topos dell’animale “scappato a un privato”, si chiede se possa trattarsi di “puma, tigre o pantera”. La conclusione però è un po’ triste: probabilmente la storia è destinata a diventare “una leggenda, paesana più che metropolitana, visto il perimetro di circolazione”.


Linci, visoni e razionalizzazioni


Nella fase più tarda ha fatto la sua comparsa un altro aspetto che caratterizza spesso le ondate dei felini: i tentativi di razionalizzazione fatti da varie parti. In realtà, nel tentativo di fornire una spiegazione che dovrebbe apparire plausibile, questi tentativi non fanno altro che confermare, spostandola su un altro piano, la realtà della leggenda.


In altri termini, piuttosto che accedere a spiegazioni semplici (l’essere già a conoscenza di storie simili relative al passato, i discorsi collettivi, presenza di cani randagi e di grossi gatti), nel suo complesso la storia viene salvata introducendo l’idea della presenza di animali “strani ma non troppo”.


Abbiamo già visto che il 17 agosto il comandante dei Carabinieri forestali di Vicenza aveva ipotizzato che un felino ci fosse davvero, ma che si trattasse di un felino “possibile” (o quasi): una lince, per la quale una rarissima presenza sulle Alpi italiane è nota - ma non certo fra le colline venete.


ll tentativo più interessante però è arrivato il giorno 18: uno spettatore della tv Rete Veneta ha contattato l’emittente, sostenendo di aver identificato il “felino”: secondo lui si trattava di un visone americano lungo circa 60 centimetri, che aveva immortalato in foto. Ce ne sarebbero un paio, in zona - racconta Rete Veneta -, avvistati sotto il ponte vecchio di Bassano… Forse (secondo lo schema consueto) sarebbero scappati a un privato…


Mentre scriviamo ci mancano ulteriori novità: sulla base di quanto sappiamo, il panico estivo del “felino del Brenta” sembra esser rimasto circoscritto a due comuni a sud di Bassano del Grappa ed esser durato per circa sette giorni: dal 12 al 18 agosto 2022. Al contrario della norma corrente, si direbbe in questa occasione sia mancata sia l’ormai tradizionale presenza di foto e video (visone a parte) che dovrebbero comprovare l’esistenza del felino, sia impronte o evidenze fisiche di qualsiasi altro genere.







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