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Un viaggio nel tempo negli archivi della polizia parigina? Una probabile leggenda urbana



Articolo di Bruno Mancusi *


Nel suo libro Invitation au château de l'étrange (Maisonneuve et Larose, Parigi, 1969, pp. 131-133), lo scrittore e folklorista francese Claude Seignolle (1917-2018) racconta una curiosa storia su un viaggio nel tempo.


Alla fine di una giornata (non è indicata nessuna data precisa), uno studente parigino va a sedersi su una panchina in Avenue de Breteuil. Un vecchio è già lì, vestito con un frock coat del 1900... Discutono, trovano un interesse comune nella musica e il vecchio invita lo studente a seguirlo a casa per un piccolo concerto. La cena e il concerto sono eccellenti, gli ospiti si trovano bene e quindi si separano molto tardi e con rammarico. La mattina dopo, lo studente si accorge di aver lasciato l'accendino sul davanzale di una finestra del soggiorno. Così torna dal suo ospite e suona il campanello, ma nessuno risponde. Bussa e bussa alla porta, tanto che il portiere (una donna) arriva con due poliziotti. Lo studente viene portato alla stazione di polizia e lì gli viene detto che quell’appartamento, che è sprangato, è vuoto da due anni. Lo studente è stupito di non aver visto nessun sigillo sulla porta. descrive al sovrintendente il suo ospite e l'interno dell'appartamento. Quindi tornano indietro: i sigilli sono intatti. Entrano nell'appartamento. Lo studente riconosce il luogo, ma non ci sono più mobili, i tappeti e i dipinti; c'è solo polvere, tranne... tranne che nel soggiorno, naturalmente, dove può recuperare l'accendino.


Una storia simile fu raccontata dal giornalista e scrittore Guy Breton (1919-2008) sull’emittente radiofonica francese France-Inter e poi pubblicata nel libro scritto da Breton eLouis Pauwels Histoires magiques de l'histoire de France, vol. 1, (Albin Michel, Parigi 1977, pp. 271-280), ma con un’incredibile quantità di dettagli: abbiamo le date (giugno 1925), i luoghi (l'incontro questa volta avviene al Jardin du Luxembourg), l'appartamento è in Rue de Vaugirard, 3° piano a sinistra, ci sono i nomi (lo studente: Jean Romier, il vecchio: Alphonse Berruyer), e così via.


In sintesi:


È la mattina del 2 giugno 1925, e siamo al Jardin du Luxembourg. Uno studente di medicina ventiquattrenne, Jean Romier, sta rileggendo i suoi appunti al sole, quando un vecchio in frock coat va a sedersi accanto a lui. Si impegna subito nella conversazione e inizia a parlare di Mozart, una passione condivisa dal giovane.


Vieni a casa mia venerdì sera, sto organizzando un piccolo concerto di musica da camera per la mia famiglia e i miei amici. Suoneremo i quartetti di flauto di Mozart.

Lo studente accetta, felice di questa opportunità di ascoltare gratuitamente il suo compositore preferito. Il vecchio si alza, dà il suo nome e l'indirizzo: Alphonse Berruyer, Rue de Vaugirard, terzo piano, a sinistra.


Il venerdì successivo, all'ora stabilita, Jean Romier suona il campanello della porta dell'anziano appassionato di musica e trascorre una piacevole serata con la famiglia e gli amici. L'unica cosa che lo sorprende un po' è che queste persone, che ovviamente dispongono di un'abbondante fortuna in denaro, usano ancora la luce a gas. Inoltre, sono tutti vestiti alla moda del secolo precedente, hanno un colorito pallido e i loro lineamenti sono un po' rigidi, come se fossero fatti di cera.


Nell’intervallo fra due quartetti, lui e i nipoti Berruyer, che hanno la sua stessa età, hanno una conversazione: André sta preparandosi per entrare alla Scuola della Marina, Marcel studia legge... Si accendono qualche sigaretta mentre bevono Madeira. A mezzanotte, Jean si congeda dai suoi ospiti esprimendo la sua gratitudine per quella meravigliosa serata.


Appena arrivato sul marciapiede, si rende conto di aver dimenticato l’accendino. Torna subito di sopra e suona il campanello. Nessuna risposta. Assai turbato, inizia a bussare alla porta. Il vicino di casa esce sul pianerottolo, furioso per il rumore notturno. Jean gli spiega la situazione.


"Mi prendi per un idiota? Questo appartamento è vuoto da vent'anni!" Lo studente di medicina pensa di avere a che fare con un pazzo, e gli dice con tono di voce calmo che ha appena passato la serata a casa di Alphonse Berruyer. "È morto nel 1905", risponde il vicino. “Se sei entrato in casa sua, significa che sei un ladro. Scassinatore!"

Allarmato dalle grida, il custode (un uomo) sale le scale e conferma la versione del vicino. Qualcuno chiama la polizia.Il giovane, scioccato, finisce alla stazione. Una telefonata ai genitori dell'imputato chiarisce che si tratta di una persona per bene e che è in buona salute mentale.


All'alba il commissario lo riporta sulla scena per verificare la sua storia. Nessun segno di effrazione. A loro si unisce il padrone di casa, un certo signor Mauger, che apre a malincuore l'appartamento, abbandonato da quando l'ha ereditato. Jean Romier quasi sviene. L'appartamento è come l'ha descritto, mentre il sovrintendente diventa sempre più perplesso. I mobili però sono ricoperti da uno spesso strato di polvere e le ragnatele ricoprono l'arredamento, che emana un intenso odore di muffa.


"È lui, è Alphonse!"- esclama Jean improvvisamente indicando uno dei ritratti. Il signor Mauger conferma: è proprio il suo trisavolo. Nelle foto incorniciate, lo studente identifica all’istante il piccolo Marcel che sta studiando legge, il giovane André che si sta preparando per la Scuola di Marina... Aghast, il discendente, non può che annuire ricordando come nonno Marcel una volta gli aveva raccontato dei concerti privati che suo nonno organizzava, "Chi altri potrebbe ricordare? Persino io l'avevo dimenticato..."

Il commissario chiede all'"ospite del passato" perché aveva voluto tornare in questo appartamento, dato che, a quanto pare, se n'era appena andato. Jean racconta di aver dimenticato l’accendino, e li conduce nella sala-biblioteca dove, qualche ora prima, aveva fumato in compagnia di quel futuro ammiraglio defunto che allora aveva la sua stessa età. E tutti si bloccano davanti al ripiano del tavolo. L'accendino di Jean Romier è lì sopra...


Guy Breton aggiungeva che persino Albert Einstein si era interessato al caso e che avrebbe dichiarato: Questo giovane ha inciampato nel tempo... come altri sbagliano un passo...


Breton per la sua storia citava queste fonti: gli archivi della Prefettura di polizia di Parigi;

il libro dello spiritualista inglese Sir William Barrett Au seuil de l'invisible (verosimilmente una traduzione di On the threshold of the unseen, Londra, 1917, ma non ho potuto trovare i termini "Romier" e "Mozart" nel testo); quello di un altro metapsichista britannico, John W. Dunne, Le temps et le rêve (edizione francese del 1927 (traduzione di An experiment with time, uscito lo stesso anno in originale inglese, ma nemmeno stavolta ho trovato "Romier" o "Mozart" nel testo); un non meglio precisato L'univers sériel (1934); ancora di John W. Dunne The new immortality (Londra. 1938), e infine, l’astronomo,francese Charles Nordmann con il suo L'au-delà (Parigi, 1927).


Come si può notare, Breton fornisce dettagli di scarsa utilità, come la menzione del "3° piano a sinistra", ma senza il numero civico, e gli "Archives de la préfecture de police", ma non la collocazione del documento. Ne concludo che Breton ha abbellito il testo di Seignolle per ottenere una storia più presentabile e più convincente. Un altro dettaglio “esagerato" nel bel racconto di Breton è la citazione di Einstein. Il guaio è che sappiamo che molte delle cosiddette citazioni di Einstein sono false (un esempio in ambito ufologico: I dischi volanti esistono, il popolo che li possiede è un popolo di esseri umani, partiti dalla Terra 20.000 anni fa).


Recentemente, un altro autore, e non fra i meno importanti, ha ripreso questa storia. Si tratta di Didier van Cauwelaert, scrittore francese che ha vinto il premio Goncourt nel 1994. Nel suo libro Il dizionario delle cose impossibili (Dictionnaire de l'impossible, Plon, Parigi, 2013, pp. 384-390; la traduzione italiana è uscita presso Clichy, Firenze, 2015), van Cauwelaert aggiunge dettagli assenti nel testo di Breton: l'accendino dello studente è fatto d'oro, è un regalo dei suoi genitori e quando lo ritrova, anche quello è coperto di polvere e di ragnatele. Inoltre, per quanto riguarda il rapporto della polizia si spinge a sostenere che il giornalista e scrittore Guy Breton l'ha avuto tra le mani. Così facendo, non solo ripete la nostra storia senza fare alcuna verifica, ma aggiunge particolari del tutto inventati per renderla ancora più credibile e più strana.


In rete il racconto si trova un po' dappertutto, in francese e in inglese. Esiste anche in versione audio, letto da Tom Novembre (Les séries France Bleu, La France mystérieuse - Jean Romier et l'étrange concert).


A questo punto, che dire del nucleo della storia, ossia di quella raccontata da Seignolle nel 1969?


Prima di tutto, la presenza dell'accendino ricorda la leggenda dell’autostoppista fantasma, ad esempio in una versione ambientata a Castellammare di Stabia (Napoli) nella primavera del 1959. Un giorno, sotto la pioggia, un giovane ai comandi di un motorino nota una ragazza sul ciglio della strada che gli fa segno per invitarlo a fermarsi. Il ragazzo le presta gentilmente la giacca. Arrivando davanti a casa sua, la ragazza lo ringrazia e torna a casa. Il giorno dopo, il ragazzo suona il campanello per recuperare la giacca. Naturalmente i genitori della ragazza gli dicono che è morta più di due anni prima. Incredulo, il ragazzo chiede di vederne tomba - e cosa trova sulla tomba della ragazza? La sua giacca, ovviamente! (La Nouvelle Revue de Lausanne, 2 maggio 1959 e Feuille d’Avis de Lausanne, 4 maggio 1959).


Molte versioni francesi della variante dell’autostoppista fantasma in cui c’è un oggetto “dimenticato” sono raccontate dal folklorista Cesare Bermani in Il bambino è servito (edizioni Dedalo, 1991), ad esempio, cercando qui, ma, più in generale, alle pp. 114-121.

Un altro argomento a favore della natura di mera diceria della nostra storia ci viene dallo stesso Seignolle. La si trova nella seconda edizione dell'Invitation au château de l'étrange (Walter Beckers, Kalmthout, Belgio, 1974, pp. 125-127). In quest'altra versione, raccontata da un italiano al dott. Adolphe Auvray, di Parigi, che a sua volta l'aveva riferita al poeta Roger Teneze, i dettagli sono leggermente diversi, il fatto succede alla periferia di Roma una trentina di anni fa (cioè negli anni '40) e l'accendino è sostituito da un portafoglio. Anche lì, l'appartamento è sprangato. Il portafoglio in questo caso è lasciato sul davanzale di una finestra...


In conclusione, credo che Breton abbia inventato la storia di Romier e Berruyer sulla base di una leggenda urbana trascritta da Seignolle e che circolava almeno in Francia e in Italia. Ma non ne ho la prova certa.



* Chimico, nato nel 1960 da padre napoletano e da madre svizzera, Bruno Mancusi si è interessato alle cose "strane" (UFO, paranormale...) e "nascoste" (spionaggio, complotti...) sin da quando era giovane. Quindi era naturale che acquisisse una passione pure per le leggende urbane...

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