Cerca
  • Redazione

Il mistero dei fuochi artificiali negli Stati Uniti



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Fine aprile. L’Italia si trova ancora in pieno lockdown. Le cronache locali di Torino, fra le tante storie legate all’epidemia, ne menzionano una di cui prendiamo nota all’istante. Nel quartiere Barriera di Milano, da diverse settimane la gente vede e registra coi cellulari misteriosi fuochi artificiali, fatti esplodere senza apparente motivo e senza che nessuno capisca esattamente da dove partano. Sembrano essere lanciati ogni sera da vie differenti. Come osservatori dei comportamenti sociali “insoliti”, la cosa ci incuriosisce. ma la vicenda rimane isolata, a parte qualche articoletto che potete recuperare, ad esempio, qui e qui. L’episodio rimane avvolto nel mistero, a parte qualche azzardo di spiegazione da parte di Torino Today:


Non si sa con certezza chi siano gli autori, ma le ipotesi sono diverse: dalla manifestazione di potere, di saluto o un modo che qualcuno adotterebbe per rimarcare la propria presenza sul territorio.


Per quanto ne sappiamo, la vicenda torinese non ha dato vita a comportamenti emulativi degni di nota.


In quei giorni non pensavamo nemmeno per sogno che poche settimane dopo, negli Stati Uniti, si sarebbe sviluppata una vera e propria mania per i lanci di fuochi artificiali e che queste azioni, condotte a migliaia, sarebbero diventate oggetto di voci, paure, racconti e discorsi cospirazionistici di vario genere, sino ad attirare l’attenzione dei media esteri e dei commentatori.


Sebbene negli USA questa “moda dei fuochi artificiali” montasse da parecchie settimane, la tensione è precipitata in una situazione di quasi-panico intorno al 21 giugno. Su Twitter, thread come questo mostrano che a quella data l’attenzione per i “botti misteriosi” era altissima (e presente un po’ ovunque: a Philadelphia, a Boston, lungo la costa del Pacifico, per menzionare alcune zone particolarmente interessate). Ciò che ha prodotto l’impennata dell’attenzione e dello stress collettivo, però, sembrano esser state le notizie provenienti da New York, una delle metropoli americane più colpite dall’epidemia, al contempo caratterizzata da un’incredibile sequenza di usi illegittimi dei botti.


Il fatto che che i fuochi artificiali illegali fossero esplosi a migliaia, per ore, ogni sera, in una delle città più grandi del mondo, ha fatto pensare che quegli scoppi, in apparenza innocui o al massimo fastidiosi, fossero in realtà parte di un piano.


Perché non pensiate che esageriamo, ecco che cosa ad un certo punto è giunto a dichiarare il sindaco di Boston, Marty Walsh:


È una faccenda seria. La gente è spaventata, e sta perdendo il sonno. Bambini e ragazzi stanno svegli, gli animali da compagnia sono terrorizzati. I nostri veterani delle forze armate ed altre persone persone affette da PTSD [Disturbo da stress post-traumatico, N.d.R.] stanno subendo danni, e in città c’è il rischio concreto che si sviluppino incendi.

In questo clima, non c’è da stupirsi che abbiano fatto la loro comparsa ipotesi di ogni genere: questo thread di Twitter è soltanto una fra le migliaia di discussioni con le quali si cercava di capire se davvero in America stava succedendo qualcosa di “strano”. In qualche caso le reazioni sono state decisamente sopra le righe (ad esempio, più di uno sembrava convinto che si trattasse di esplosivi fatti detonare, o di vere e proprie bombe). Però, la lettura più frequente e strutturata coinvolgeva il movimento Black Lives Matter: i fuochi d’artificio sarebbero sparati dalle forze dell’ordine come tattica psicologica volta a distrarre l’attenzione dalle proteste, o a darne la colpa agli Antifa, o ancora per avere una scusa per poter effettuare perquisizioni ovunque, magari sostenendo di essere alla ricerca dei botti illegali.


Le voci tendenti a spiegare i fuochi d’artificio come azioni della Polizia sono state riassunte per The Atlantic da Kaitlyn Tiffany. Ecco una variazione sul tema riferito da Tiffany: lo scrittore Robert Jones Jr. aveva affermato in un tweet (poi rimosso dall’autore) che doveva trattarsi di un sistema per indurre deprivazione del sonno nei giorni più accesi delle manifestazioni antirazziste, rendendo quindi più cedevoli e meno resistenti gli attivisti.


In questo modo, la mania dei fuochi d’artificio americani ha costituito anche un esempio - meno infrequente di quanto si pensi - in cui sono comparse interpretazioni cospirazioniste “di sinistra”, altrettanto interessanti, dinamiche e potenzialmente estreme quanto quelle di segno opposto.


Ma, attenzione: questo non significa che lo stesso fenomeno non abbia subito interpretazioni dall’altro lato della barricata. Tra coloro che vedevano con sospetto le manifestazioni del Black Lives Matter l’origine dei botti è stata attribuita agli Antifa; i fuochi illegali diventavano così una forma di protesta pensata a tavolino, un modo per aumentare il caos (in maniera analoga, forse, con le letture sulle voci sugli animali liberati dagli zoo un po' in tutti gli Stati Uniti) e una dimostrazione del fatto che non si trattava di contestazioni spontanee, ma pianificate in anticipo da una regia sapiente.


Ma perché, in realtà, così tanti fuochi artificiali sono stati lanciati nelle ultime settimane? Un’indagine condotta da alcuni corrispondenti americani della BBC ha chiarito che cosa potrebbe essere successo nei mesi di maggio e giugno. Gran parte degli incassi della ditte pirotecniche degli Stati Uniti dipendono dai festeggiamenti per la festa nazionale, quella del 4 luglio. Ogni anno in tutto il Paese si registrano vendite (e consumi) crescenti nelle settimane che precedono la data fatidica. Ma questa volta - a causa del lockdown - i comportamenti del pubblico sono cambiati. Molte persone hanno iniziato a farli esplodere assai prima e in misura incredibilmente maggiore rispetto agli ultimi anni. Gli addetti all'industria del settore pirotecnico intervistati dalla BBC hanno attribuito questi cambiamenti al bisogno di passare il tempo e di reagire allo stress derivante dall’epidemia e alle misure restrittive (vissute, forse, in maniera più problematica rispetto a molte società europee).


Sempre Kaitlyn Tiffany, lei stessa testimone per settimane del fenomeno dalla sua casa di Brooklyn, ha commentato su The Atlantic:


I tweet sui fuochi artificiali mostrano toni di paura e di ansia generalizzata che sembrano fare un tutt’uno con la pandemia. Viviamo in casa, in silenzio, da mesi. Questi fuochi d’artificio sono ripresi con video dalle finestre e postati online insieme a richieste febbrili perché qualcuno confermi queste osservazioni e questi suoni disorientanti.

Un paio di note italiane, per concludere.


Durante il periodo peggiore dell’epidemia anche noi abbiamo avuto una curiosa fissazione per eventi assolutamente ordinari: i passaggi di elicotteri e di aerei. Da nord a sud, per qualche settimana, sui social e sui quotidiani online sono comparse notiziole relative ad avvistamenti, video e foto di “misteriosi” elicotteri e a volte di piccoli aerei, che compivano voli ripetuti su città e campagne, e che in genere erano ricondotti da quelli che se ne preoccupavano ad azioni da parte delle autorità (caccia a gente scappata dalle zone rosse, lanci di disinfettanti dal cielo, sorveglianza strettissima del territorio).


Spiegazioni “straordinarie”, rispetto alla realtà dei fatti: quei voli erano riconducibili a normali attività delle forze dell’ordine, esercitazioni militari, manutenzione sulle linee aeree ad alta tensione effettuate con mezzi aerei, voli acrobatici, ecc. Casi come questi sono stati segnalati in tutta la Penisola: nel Canavese, a Cesenatico, nel Polesine, ad Asti, Torino, Cagliari, Bollate


Sovente, i commenti indicavano quanto le persone, già spaventate dal Covid-19, fossero diventate ipervigilanti nei confronti dell’ambiente circostante. È possibile che qualcosa del genere sia successo anche negli Stati Uniti, dove la particolare situazione in corso (lockdown e tensioni sociali derivate dalle proteste antirazziste) ha fatto propendere per spiegazioni “straordinarie”, rispetto a quanto sarebbe normalmente accaduto.


Aggiungiamo un piccolo, divertente parallelo italiano su fuochi artificiali interpretati in maniera “malevola”. Accadde nel passato, durante un’altra grande epidemia - quella di colera del 1835-37. Lo storico Paolo Preto, nel suo libro Epidemia, paura e politica nell’Italia moderna (Laterza, 1987) ha documentato con fonti d’archivio, come a Napoli e in Sicilia molti vedessero con terrore i lanci notturni di razzi illuminanti e di “folgori” (fuochi artificiali): pensavano si trattasse di mezzi con i quali i governi, i ricchi, i medici, diffondevano il morbo, volto a sterminare i contadini. Questo curioso particolare, peraltro, è menzionato di sfuggita anche da Verga nelle novelle Quelli del colera e in Storia di una capinera.


L’analogia, però, è soltanto parziale: anche allora c’erano paure connesse all’uso di razzi e fuochi in occasione di una malattia dilagante, ma in America, nel 2020, i lanci non sono stati legati quasi mai al Covid-19, alle cui tensioni e folklore nascente si sono, semmai, soltanto sovrapposti.



659 visualizzazioni

Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee (CeRaVoLC) - 2018