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Leoni, tigri e giraffe manifestano per George Floyd?


Articolo di Sofia Lincos


Ci son due coccodrilli, e un orangotango… Quello che vogliamo raccontarvi è un aspetto molto meno drammatico di altri delle proteste, dei disordini e delle gravi tensioni sociali esplose negli Stati Uniti in seguito all’uccisione di George Floyd.


Nel fine settimana che ha segnato il passaggio tra il mese di maggio e quello di giugno, in varie città degli Stati Uniti si sono diffuse voci sulla presenza di animali selvatici di vario genere circolanti per le strade di città e cittadine, o perché fuggite dagli zoo durante il caos provocato dalle manifestazioni, o perché liberate a bella posta dagli spauracchi del momento, gli Antifa, pronti ad azioni violente di ogni genere, dappertutto.


Snopes si è occupato del fenomeno in una sua breve analisi; altri articoli sono stati raccolti dal folklorista Brian Chapman sul suo blog.


Il 31 maggio, dunque, il quotidiano Democrat & Chronicle ha raccontato i contorni della “tempesta perfetta” andata in onda durante gli scontri della sera precedente. Set del dramma, il Seneca Park Zoo di Rochester (New York).


Tutto è cominciato con un tweet. Alle 22.50 circa, la polizia di Irondequoit ha lanciato un messaggio con le sole parole: STAY AT HOME. State a casa. Tutto scritto in lettere maiuscole, senza nessun’altra spiegazione. Il tweet è stato poi rimosso, ma nel frattempo i Vigili del Fuoco della Contea di Monroe si erano dati da fare per mettere al corrente i cittadini su cosa stava accadendo:


Se vivete vicino allo Zoo, STATE A CASA. Gli animali sono scappati.

Nelle risposte date agli inevitabili commenti allarmati, l’account dei Vigili del Fuoco parlava di leoni in giro per le strade. Ma l’account ufficiale dello zoo lo smentiva, cercando di rispondere con affanno ad un numero sempre crescente di cittadini preoccupati: no, gli animali erano tranquilli nello zoo, il servizio di guardia della struttura funzionava come al solito e non si registravano fughe. Non si capiva da dove avesse avuto origine la voce, ma è possibile che la Polizia avesse davvero ricevuto una chiamata al numero di emergenza 911 in cui si parlava di un leone in libertà.


A complicare le cose, le foto scattate quella notte da un giornalista della stazione televisiva WROC, in cui si vedevano diverse auto della polizia di Rochester fuori dallo zoo, forse giunte sul posto per accertarsi direttamente della situazione..


La scena si è ripetuta quasi uguale a Chicago. Nella mattina di lunedì 1° giugno Julian Braun, responsabile della comunicazione del Lincoln Park Zoo (zona settentrionale di Chicago) faceva sapere alla stampa che non c’erano animali in fuga:


Tutti gli animali del Lincoln Park Zoo sono stati controllati e stanno bene. Non ci sono state irruzioni, o incidenti la scorsa notte. Le immagini che stanno circolando, con l’affermazione che si tratta di animali del Lincoln Park Zoo al di fuori del loro ambiente, sono false.

Le voci relative a Chicago avevano cominciato a circolare nella giornata di domenica 31. Si parlava di comunicazioni tra le forze dell’ordine ascoltate da privati cittadini, che riferivano di animali scappati dallo zoo e riversatisi in strada. Sui social media si rincorrevano foto di pinguini, di una tigre, di una giraffa, di un rinoceronte e persino quella di un ippopotamo. In realtà, si trattava di immagini datate, riguardanti luoghi e fatti di cronaca ben diversi da quelli indicati. Gli autori dei post erano in genere persone contrarie alle proteste in corso, che alle immagini associavano hashtag come #ANTIFAterrorists o simili. Molti si erano rivolti allo zoo chiedendo se le davvero la struttura era stata saccheggiata. Ma la notizia doveva essere circolata anche in altre zone: un portavoce di un altro giardino zoologico, il Brookfield Zoo, si era sentito in dovere di precisare che pure loro non avevano avuto problemi.


Sempre il 1° giugno, la voce si era diffusa a Oakland, in California, al capo opposto del Paese. Questa volta si parlava insistentemente di una tigre. Anche qui, a dar notizia delle voci era stato un account ufficiale, quello dell’Alameda County Sheriff:


Ci sono segnalazioni di una tigre in fuga vicino allo Zoo di Oakland. Se la vedete chiamate il 911. 98esima Avenue all’incrocio con Golf Links [Drive].

Questa volta la segnalazione aveva avuto origine da un autista di autobus, che aveva descritto l’avvistamento alla polizia. Lo zoo aveva poi specificato che nessuno aveva fatto irruzione nella struttura, e che le voci delle fughe, comunque, erano false.


Stesso copione a Boston, sempre domenica 31. Questa volta le dicerie parlavano addirittura di manifestanti che avevano forzato le entrate del New England Aquarium e che avevano portato via i pinguini. Questa volte le voci pare fossero iniziate con una falsa notizia, e un successivo controllo della polizia alla struttura:


Grazie a tutti quelli che ci hanno chiesto notizie dei nostri animali dopo la scorsa notte. I nostri animali stanno bene. La polizia di Boston ha effettuato un welfare check (controllo) dopo un presunto tentativo di irruzione, ma si trattava di una notizia falsa. Per favore, state al sicuro e grazie per il vostro sostegno.

Queste voci, che si sono sovrapposte alle paure di irruzioni e saccheggi da parte dei manifestanti Antifa, si sono poi rincorse nei giorni successivi, in particolare nell’ovest del Paese. Tutto, però, era iniziato in maniera un po’ più innocua, il 28 maggio, quando dal Minnesota era giunta la foto di… una pacifica giraffa in libertà, ma che in realtà circolavano almeno dal 2013 e probabilmente si riferivano a uno zoosafari. Insomma, tutto era iniziato quasi come un modo per alleggerire le tensioni via via crescenti, per poi confondersi nel mare magnum delle leggende sulla protesta.


Ma perché queste storie si sono diffuse in maniera così efficiente? Quel che è possibile dire è che, almeno in parte, queste voci sono circolate soprattutto fra coloro che si sentivano minacciati dalle manifestazioni antirazziste di queste settimane. È possibile che alcune siano state messe in giro con intenti umoristici, ma altre probabilmente sono state propagandate da persone con il preciso intento di screditare le proteste. Una terza possibilità, sia pur paradossale, è che in qualche occasione si sia trattato di un messaggio al limite del paradosso, per invitare la gente a stare in casa. Qualcosa di simile, ad esempio, era accaduto con i cosiddetti “leoni di Putin” che secondo una leggenda sarebbero stati messi in libertà per “dissuadere” i cittadini russi dall’uscire per strada, rispettando così le misure di lockdown dovute al COVID-19 (particolare curioso: in un caso, la foto utilizzata per testimoniare la liberazione dei leoni in USA e in Russia era la stessa).


Ma, dietro al successo della leggenda degli animali in fuga, c’è sicuramente anche l’idea che gli Antifa siano apportatori di caos, di azioni criminali e di saccheggi. Questi rumours, infatti, non sono certo gli unici sulle manifestazioni in corso, peraltro diffusi da entrambi i lati della barricata. Qualche esempio: tra i manifestanti è circolata la notizia di un blackout delle reti cellulari, messe fuori uso per limitare i contatti tra coloro che si erano radunati davanti alla Casa Bianca (ne ha parlato Stefano Dalla Casa su Wired). Oppure che la polizia lasciasse di proposito cumuli di mattoni agli angoli delle strade, per fare in modo che le proteste degenerassero. Dall’altra parte si raccontava di bus carichi di rivoltosi in procinto di arrivare anche nei centri più sperduti per portare il caos (qualcosa di simile, in un certo senso, alle leggende australiane sui bus di razziatori, l’idea di un nemico in arrivo dall’esterno contro cui occorreva premunirsi). Ma si è parlato anche di proteste organizzate e di armi di offesa nascoste nelle maniere più improbabili (mazze da baseball dentro ai cartelli, coppette di gelato fatte di cemento…). Fino all’idea che “loro” (i cattivi, i “terroristi”) avessero intenzione di percorrere le strade “dei bianchi” bussando a caso e sparando a gente inerme per dimostrare che black lives matter. Sottotitolo: tappatevi in casa, quelli sono capaci di qualsiasi cosa. Anche di compiere azioni, oltre che malvagie, caotiche - nel senso letterale del termine: fare irruzione in uno zoo e liberare gli animali in città. Il leone in fuga come simbolo di anarchia, di sovvertimento delle leggi e di qualsiasi ordine, sociale e morale.


Ed è subito Esercito delle 12 scimmie (nell'immagine in evidenza, una scena del film).

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