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La leggenda dei borseggiatori contactless



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Uno noi due (Sofia) ai primi di luglio ha partecipato come relatrice a Folle di Scienza, che si tiene ogni anno a Strambino (Torino). Ha parlato col pubblico di leggende contemporanee, e, naturalmente, si è sentita raccontare storie di vario tipo.


Quella che l’ha colpita è una fra le più moderne voci sui mezzi super-efficienti che i malintenzionati metterebbero in campo per truffarci: i criminali che andrebbero in giro sugli autobus con i Pos del bancomat attaccati alla cintura, per poter rubare i soldi altrui grazie alla tecnologia contactless.


Chi di voi ha un bancomat di nuova generazione, sicuramente l’avrà già visto: al momento di fare un pagamento, non è più necessario consegnare la carta al negoziante. È sufficiente che lui imposti la cifra, e a quel punto basterà semplicemente accostare il bancomat al Pos per fare il pagamento. Al di sotto di 25 euro, non è necessario nemmeno impostare il PIN o firmare la ricevuta: l’operazione è automatica e sfrutta la tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification) integrata nella carta. Negli ultimi anni, questo nuovo sistema si è diffuso ampiamente. E dove arrivano le nuove tecnologie, spesso, arrivano anche le leggende metropolitane...


La storia dei ladri contactless circola da almeno cinque anni. Ne troviamo traccia per la prima volta il 19 febbraio 2016 sul Corriere delle comunicazioni:


Se nel vostro portafoglio avete una carta di pagamento contactless, buttate sempre un occhio a chi vi sta intorno, specialmente quando siete su mezzi pubblici particolarmente affollati. Si evolvono infatti i sistemi tecnologici delle carte di credito e anche i ladri si adeguano, come dimostra l’ultima truffa hi-tech geniale che sfrutta i nuovi dispositivi Pos mobile.
La segnalazione su Facebook – A lanciare l’allarme è stato un utente che su Facebook ha condiviso la foto di un uomo in treno con in mano un Pos portatile (nella foto), mettendo in guardia dal possibile utilizzo fraudolento del Point of Sale elettronico. A prescindere dal fatto che l’uomo nella foto sia un ladro o un semplice commerciante, effettivamente sfruttando la calca di un vagone del treno o di un autobus, è facile avvicinarsi alle borse e alle tasche dei jeans o delle giacche che contengono i portafogli, “custodi” delle nostre carte di credito.
Come avviene il “furto contactless” – A seconda dello spessore della tasca o del portafoglio, può infatti capire che il Pos stretto nelle mani del ladro riconosca il passaggio della carta davanti al lettore. A quel punto rubare i soldi, specialmente piccoli importi, è un gioco da ragazzi visto che per transazioni inferiori ai 25 euro effettuate con le carte contactless non è necessario inserire il Pin o firmare la ricevuta. Anche se avete impostato l’arrivo di un sms per i prelievi e i pagamenti, rischiate dunque di farvi prosciugare il conto in pochi istanti senza avere troppo tempo a disposizione per bloccare la carta tempestivamente.[...]

Due giorni dopo la storia veniva ripresa, assai simile e con la stessa foto, dal sito del quotidiano Libero.


La cosa che ci preme far notare è che, già cinque anni e mezzo fa, il rapporto informativo fra testate giornalistiche e social media era del tutto capovolto. A generare la copertura giornalistica era un post Facebook con una foto ambigua: una persona non identificata in alcun modo, cui il testo attribuiva l’uso malvagio di una tecnologia allora davvero decisamente nuova (almeno per l’Italia).


Agli inizi del 2018, in occasione di una nuova comparsa sui social, fu David Puente a spiegare con cura tutti i passaggi della storia, e, almeno per quanto gli fu possibile seguire, l’origine russa dell’allarme anti-ladri.


L’8 febbraio 2016 la foto con didascalia era infatti apparsa su un sito russo, Tjournal.ru. Ma, a sua volta, da dove l’aveva tratta quella testata russa? Beh, dalla pagina Facebook di un presunto dipendente dell’azienda che produce l’antivirus Kaspersky… Insomma, la stessa dinamica dell’informazione italiana, ma nella sua versione originale.


Il punto che rende ancora più interessante questo ciclo di mancate verifiche del racconto è il fatto che pochi giorni dopo la comparsa in Russia, la stessa cosa era accaduta in Inghilterra. Il 13 febbraio 2016 la foto era apparsa sulla pagina Facebook di un utente britannico. Quattro giorni dopo, Il Daily Mail e il Telegraph la riprendevano, mettendo in guardia tutti i lettori contro la nuova tecnica ladresca. Ventiquattr’ore dopo, la leggenda cominciava a circolare anche in Italia.


Puente non si era limitato a risalire alla più che precaria fonte della diceria, ma aveva anche riassunto i motivi concreti per i quali il “borseggio contactless” era in sostanza non praticabile. Eccoli.


  • 1) Il sistema che permette la lettura senza contatto delle carte non è efficace a distanza. Si potrebbero sviluppare lettori compatti in grado di operare a distanze maggiori, ma questo a costi elevati, e sempre supponendo l’immobilità per un po’ di tempo del malcapitato con la carta o il bancomat in tasca o in borsa;

  • 2) i sistemi di crittografia (le cui chiavi sono lette dai sistemi di verifica delle banche) sarebbero riconducibili agli apparati del truffatore. In altri termini, le operazioni effettuate in questa forma non sono transazioni anonime: l’autore del furto “firmerebbe” l’operazione con nome e cognome, e sarebbe facile risalire alla sua identità. Alla fine, per i ladri è assai più pratico (e per noi gente comune, assai peggio) ricorrere alle tecniche tradizionali del borseggio.


Non per nulla, non risultano al momento casi reali di furti contactless, le forze dell’ordine non hanno mai fatto appelli in proposito, e l’allarme che circola grazie al passaparola è corredato sempre dalla stessa, unica fotografia.


Alla base del successo di questa storia ci sono diversi fattori: da un lato è una classica cautionary tale, una vicenda esemplare che dovrebbe metterci sul chi va là riguardo agli sconosciuti. Fornisce suggerimenti facili da mettere in pratica (“buttate sempre un occhio a chi vi sta intorno, specialmente quando siete su mezzi pubblici”, scriveva il Corriere delle comunicazioni) e ci spinge a condividere il consiglio con le persone che ci stanno a cuore, perché non cadano nella truffa. I “favolosi” mezzi di ladri e malfattori, non a caso, sono un classico delle leggende metropolitane (segni dei ladri o dei rapitori di donne, simboli di riconoscimento tra pedofili, biglietti da visita alla burundanga…).


L’altro filone è quello delle nuove tecnologie con cui ci troviamo ad interagire. Spesso è più semplice comprenderle grazie a una storia che con una lunga spiegazione teorica. Ed ecco dunque che le narrazioni sul cane nel microonde o sulla fragola-pesce sono un modo per confrontarci con l’avvento dei forni a microonde o con gli OGM, con il loro funzionamento e con i pericoli associati. Un’interessante analisi di questo tipo di storie è contenuta nel saggio di Lorenzo Montali Leggende tecnologiche ...e il gatto bonsai mangiò la fragola pesce (Avverbi, 2003).


Anche il caso dei nostri borseggiatori potrebbe ricadere in questo filone: non stupisce che un’immagine priva di contesto e di verifica torni a circolare a distanza di anni. Nel febbraio 2020, ad esempio, la storia sui “nuovi pericoli dei bancomat contactless” si è ripresentata sui giornali (ad esempio su Brindisi Report) completa della foto russa di quattro anni prima.


Un pensiero anche a quel povero incolpevole anonimo della foto, magari un commerciante col suo primo Pos da far funzionare. Si sarà mai riconosciuto in quella foto senza volto e in quel giaccone non esattamente modaiolo?




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