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Leggende contemporanee nella Nuova Zelanda di una volta



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


Chi s’interessa di leggende contemporanee spesso è abituato a pensare che l’attenzione degli studiosi per queste cose sia esploso fra gli anni ‘60 e gli anni ‘70. Giustamente, si citano nomi come quelli della folklorista americana-ungherese Linda Dégh, dello svedese Bengt af Klintberg, del sociologo nippo-americano Tamotsu Shibutani, del folklorista americano Jan H. Brunvand, oppure anche di giornalisti come il britannico Rodney Dale.


Ma prima degli anni ‘60 c’è stato un mondo intero di studiosi e di appassionati anche di grande valore. Molti di loro sono poco conosciuti - tantomeno in Italia. Ecco un esempio particolare, perché è abbastanza antico e perché arriva da un’area remota del mondo, la Nuova Zelanda. Isolata geograficamente rispetto alle aree in cui si decidevano le grandi cose, ma parte vivacissima della cultura imperiale britannica al suo culmine. E, anche per questo, con un giornalismo e una letteratura vivaci e assai inclini al gusto dell’aneddoto, della satira e del racconto morale - oltre che alla libertà di parola più ampia nei confronti dei governanti.


È in questo senso che può essere letta la carriera di uno scrittore e soprattutto giornalista che ha lasciato una traccia rilevante nella storia neozelandese moderna, Alan Edward Mulgan (1881-1962). Mulgan produsse moltissimo e collaborò con parecchi fra i

Alan Mulgan nel 1926 (fonte: Archives New Zealand Reference: ACGO 8333 IA1 1350 / 15/11/24370)

tanti periodici del suo paese. A noi interessa in particolare il fatto che scrivesse per uno dei maggiori quotidiani neozelandesi del tempo, l’Auckland Star, per il quale si firmava “Cyrano”.



Una testimonianza esplicita del fatto che Mulgan aveva ben presenti da anni le leggende contemporanee - che ovviamente non chiamava così - è un articolo dello Star uscito poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, il 5 febbraio 1945. Portava un titolo inequivocabile: How Many Stories That You Tell Are Myths? Quante delle storie che racconti sono miti?


Già, quante?


L’allievo del grande maestro


Molti anni prima del 1945 - esordiva Mulgan - avevo letto una storia relativa al grande compositore Pietro Mascagni, a quel tempo ancora popolarissimo: quando Mulgan scrisse il suo articolo, peraltro, Mascagni era prossimo alla morte. Mulgan non citava la sua fonte, ma raccontava che un giorno, infuriato per come, in strada, un suonatore d’organetto eseguiva il suo “Intermezzo” della Cavalleria rusticana, era sceso in strada, spiegandogli con quali tempi doveva esser suonato. Il giorno dopo il suonatore si presentò in strada esibendo un cartello che recava la scritta: “Sono un allievo di Mascagni”.


Il sottinteso era che, in questo modo, i passanti gli avrebbero elargito somme più cospicue.


Il punto, scriveva Mulgan, era che gli sembrava un buon aneddoto, un aneddoto vero, e quindi lo aveva ripetuto anche lui più volte. Il guaio era che in seguito aveva letto la stessa, identica storia attribuita a Niccolò Paganini, che era morto ventitré anni prima che Mascagni nascesse. Non soltanto. Ne aveva scovato un’altra variante, recente, che la assegnava al compositore e politico polacco Jan Paderewski.


Passando davanti all’abitazione di “Miss Brown, insegnante di pianoforte, 25 centesimi all’ora”, Paderewski aveva sentito che la donna eseguiva il suo Minuetto, era entrato e l’aveva suonato per lei. Il giorno dopo, ecco un esito un po’ diverso da quello di Mascagni e Paganini: sull’abitazione ora campeggiava un cartello con la dicitura “Miss Brown, allieva di Paderewski, un dollaro all’ora”.


I due racconti su Paganini e su Paderewski, concludeva Mulgan, erano apparsi in anni recenti in due volumi pubblicati negli Stati Uniti.


Il principe non riconosciuto, ma riconoscente


Sono scettico sino al punto da domandarmi se questo tipo di storie non risalga alla Grecia antica.


Ecco una delle cose fondamentali per lo studio delle leggende contemporanee che, in due parole, enunciava Mulgan: le storie della cultura di massa ormai trionfante in buona parte dei casi non erano per niente nuove. Ogni volta, di norma era possibile ritrovarle nel passato più o meno recente; e in parte delle occasioni si trattava di motivi letterari remotissimi appena travestiti con panni moderni.


Era quello che gli sembrava nel leggere una storia che era stata pubblicata circa un anno prima dal periodico americano Christian Science Monitor, che si era fidato di un dispaccio d’agenzia. La storia era edificante: una coppia californiana di estrazione sociale modesta aveva invitato a pranzo, per il Giorno del Ringraziamento, un soldato di stanza in una base vicina (ricordiamolo, lo scenario è quello della fase culminante della Seconda Guerra Mondiale). Il militare ne era stato felice. Alla vigilia di Natale, i due si videro arrivare a casa un grande pacco dono. “Cari amici – diceva il biglietto che l’accompagnava – ecco un piccolo segno di apprezzamento per la gentilezza e l’ospitalità verso un soldato che sentiva nostalgia di casa nel Giorno del Ringraziamento. Firmato, Marshall Field IV”.


Questo nome a noi non dirà nulla, ma Marshall Field IV (1916-1965) era il più giovane discendente della famiglia Field, a suo tempo la maggior catena di grandi magazzini degli Stati Uniti. In altri termini, un giovane miliardario famosissimo.

Mulgan spiegava che il Monitor si era scusato con il pubblico per aver abboccato all’amo di una storia non solo falsa, ma che nella Prima guerra mondiale era stata… attribuito al padre del protagonista della nostra storia, Marshall Field III! Il Monitor aveva poi scritto a Marshall Field III, il quale aveva confermato che già a suo tempo la leggenda gli era stata attribuita. Secondo lui la diceria era nata dal fatto che, invitato a suo tempo a una cena, il giorno dopo aveva fatto pervenire alla padrona di casa, per cortesia, un mazzo di fiori - tutto qui.


Una storia dickensiana, commentava Mulgan, che legava i bei comportamenti ai giorni di festa (Ringraziamento, Natale), ma del tutto falsa. Oggi sappiamo bene che racconti come questi fanno parte dell’ampio e antico filone folklorico del principe non riconosciuto, al quale persone modeste usano delle cortesie e che, per quello, si vedono ricompensati oltremisura. Un tempo religiosi di ogni confessione, prìncipi e capi tradizionali; nella modernità, capitalisti e signori della finanza e dell’Information Technology.


Nei casi recenti, molto spesso una celebrità non riconosciuta rimane in panne con la sua auto o la sua moto e, aiutato da una persona comune del tutto inconsapevole, si vede ricompensare nel modo adatto a una cultura iper-consumistica: un’automobile di lusso, o un mutuo estinto presso una banca. In questo articolo avevamo discusso due vicende di questo genere relative a Donald Trump e all’attore George Clooney.


Pericolo scampato


Mulgan aveva capito molto: “storie come queste” - scriveva - “sono racconti popolari, oppure stanno per diventarlo”. E notava che ormai anche in Nuova Zelanda si stava cominciando a capirne la natura. Alcuni anni prima, un altro articolo dello Star (non sappiamo a quale si riferisse) aveva già argomentato in questo senso. Fra gli esempi prodotti, Cyrano ne riportava uno che reputava particolarmente interessante, perché lo aveva sentito anche lui, e in un primo momento lo aveva ritenuto degno di fede. Da allora, però, era diventato “più scettico”.


Un medico neozelandese va in Inghilterra per specializzarsi. Durante il viaggio in nave si fa delle amicizie e la prima sera a Londra va in una casa o in un club dove gioca a bridge. “La solita posta?”, chiede chi ospita, e tutti annuiscono. La posta però non viene dichiarata, e il neozelandese preferisce non domandare. Alla fine della sera successiva, rimane di stucco nel ricevere un assegno da 1200 sterline, e naturalmente comincia a sudare al pensiero della situazione nella quale si sarebbe ritrovato se avesse perso. Sarebbe dovuto rientrare di filato in Nuova Zelanda.

Mulgan scriveva che già a suo tempo l’autore dell’articolo dello Star aveva stabilito che questa voce non aveva nessun fondamento.


Questo racconto interessante è una versione very British e molto ben pettinata di racconti assai più grevi della vasta categoria leggendaria del “pericolo scampato”. Una persona - sovente una donna - solo a posteriori si rende conto di esser stata sfiorata, del tutto inconsapevole, da un grave pericolo, sovente mortale, o comunque da qualcosa di tremendo. Un esempio caratteristico è il motivo della “mano leccata”. Una versione assai nota racconta di una ragazza che, mentre è a letto, impaurita per il fatto che in città da tempo imperversa un serial killer, sente che la sua mano viene leccata da un qualcosa che si trova sotto il letto. Sicura sia il suo cane, si addormenta. Al mattino dopo, ignara, va in bagno e trova la sua bestiola in un lago di sangue, e, sul vetro della doccia, una scritta del tipo: “anche gli esseri umani sono capaci di leccare”. Il killer, per motivi misteriosi, per quella notte si era accontentato di sopprimere l’animale.


Altro super-classico, è quello del bambino che sfugge al rapimento da parte di criminali solo all’ultimo istante, dopo che, magari nei camerini di prova di un grande magazzino, viene recuperato, con una parrucca, abiti diversi e trucco in faccia, nascosto sotto i vestiti di una donna che sta per dileguarsi.


Infine, il timore dei rapimenti (che però anche stavolta NON riescono), come nel caso dei segnali che i rapitori lascerebbero per indicare potenziali vittime, o per indurle a mettere in atto comportamenti che faciliterebbero i rapimenti stessi.


Quella raccontata da Mulgan era una versione “leggera” e senza uno sfondo così drammatico degli esempi che abbiamo ricordato, ma, anche così, parte dello stesso filone.


Per comprendere l’essenziale delle dinamiche dei racconti del leggendario moderno, insomma, non c’era bisogno di essere degli accademici oppure di attendere gli anni ‘60 del Ventesimo secolo. C’era chi, con i suoi interessi, aveva già iniziato a farlo, assai prima di allora.


Immagine in evidenza da Openclipart.org, rilasciata in pubblico dominio (https://openclipart.org/detail/336653/vintage-map-of-new-zealand)


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