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Operazione Water Moccasin: l’invasione americana che NON fu



Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo


Come tutti saprete, nell’ottobre 2020 i cinesi hanno invaso gli Stati Uniti da nord, grazie al comportamento compiacente del governo canadese, che aveva permesso che Pechino ammassasse truppe nel suo territorio. Come saprete altrettanto bene, l’attacco cinese fu fermato dall’aeronautica americana in un paesino del Maine, Robbinston. Fu lì che 35.000 soldati cinesi perirono miseramente, nelle rovine dell’enorme bunker sotterraneo in cui si erano concentrati.


No, eh?


Beh, forse è perché non seguite le teorie del complotto che sono circolate nelle frange ultraconservatrici statunitensi in autunno. Della curiosa sorte del paesino di Robbinston abbiamo parlato qui.


Il fatto è che Robbinston ebbe un precedente illustre molti decenni fa. Robbinston potrebbe oggi stabilire un discutibile gemellaggio con un altro centro non particolarmente famoso della Georgia, cioè Claxton (“la capitale mondiale della torta alla frutta”).


Nel 1963, proprio come nel 2020, gli americani l’avrebbero scampata bella: il sud del Paese stava per essere occupato da “soldati comunisti neri scalzi” (sic)!

Già, perché, esagerando ma non troppo, fu questa la sostanza di una serie di voci cospirazionistiche che quell’estate circolò ampiamente fra parte del pubblico più estremista.


Paul Matzko, storico delle politica e della religiosità americane del Ventesimo secolo, si è occupato di queste voci che, nell’estate di cinquantotto anni fa, per un attimo diventarono una vera e propria tempesta di fantasie estreme.


In quei mesi le forze armate statunitensi stavano organizzando una serie di esercitazioni antiguerriglia che avevano per teatro in particolare gli Stati del sud. Erano gli anni in cui la strategia americana era volta in modo particolare a combattere l’insorgenza comunista in varie parti del mondo. Da quel punto di vista il 1963 fu fondamentale: proprio in quell’anno l’amministrazione Kennedy cominciò ad intervenire massicciamente nel conflitto del Vietnam, con le conseguenze disastrose che ne seguirono per i dodici anni successivi.


Questa serie di manovre prese il nome di “Water Moccasin III”. Uno di quelli che promosse una delle versioni più popolari di quelle fantasie fu un deputato al Congresso per la California, il repubblicano James B. Utt


Scrive Matzko al riguardo:


Sebbene oggi la cosa appaia bizzarra, nei primi anni ‘60 i conservatori temevano che l’amministrazione Kennedy avesse un piano per sostituire le forze armate americane con una forza di pace globale dell’ONU. Inoltre, nel corso del 1963 l’amministrazione Kennedy fece pressioni sul Senato perché confermasse il trattato sul divieto dei test nucleari che avrebbe limitato il numero e il tipo di esperimenti nucleari condotti dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica. In questo modo, nell’estate del 1963 i conservatori erano in allarme sia sul fronte del governo, sia su quello delle forze armate, sia nei confronti delle Nazioni Unite. Era la combinazione ideale per politici conservatori come James Utt, che guardavano alle elezioni previste per l’anno successivo, il 1964.

Al tempo delle voci sull’invasione comunista del Sud, il paesino di Claxton aveva 2600 abitanti circa, non molti più di quelli che conta oggi. Claxton si trova nel cuore di uno Stato, la Georgia, che allora era al centro delle lotte per la fine della segregazione nei confronti degli afro-americani. Manifestazioni, scontri e arresti si susseguivano. A volte si contavano i morti. Buona parte dei bianchi temeva ancora la perdita di un controllo secolare sul potere e sulle amministrazioni. Detta senza troppi giri di parole, il razzismo era diffusissimo. Ecco quello che per alcuni giorni mandò nel panico gli abitanti di quella zona, con continue telefonate ai giornali, alla Polizia e alle basi militari più vicini con le quali si chiedevano notizie sull’imminente arrivo dei comunisti neri e asiatici o si segnalavano movimenti sospetti di persone o di camion nelle campagne circostanti. Matzko elenca gli elementi che scatenarono la paura e le interpretazioni fuorvianti:


[…] un’esercitazione antiguerriglia nel sonnolento paese rurale di Claxton. Centoventiquattro osservatori stranieri provenienti da Paesi alleati. Fra essi, Canada, Francia e Vietnam del Sud. Gli Stati Uniti stavano rapidamente accrescendo il loro coinvolgimento nel conflitto vietnamita, e quindi l’esercitazione cadeva a puntino.
I commenti più estremi da parte di Utt riguardarono le voci sulle presenza di “africani scalzi” nell’esercitazione. Di questa cosa non c’era nessuna prova, ma Utt parlò con preoccupazione alle frange più conservatrici della presenza di truppe africane a Cuba che si stavano addestrando alla guerriglia. Non aveva nessuna prova, ma in quel modo strizzava l’occhio alle paure degli anti-comunisti paranoici. In un modo o nell’altro, ipotizzò che le Nazioni Unite, i sovietici o anche gli Stati Uniti (!) fossero responsabili della presenza di militari africani a Cuba.

I progressi verso l’integrazione razziale, per Matzko, furono il terreno sul quale proliferarono le voci cospiratorie per le quali l’operazione Water Moccasin era in rapporto con un’imminente insurrezione nera che sarebbe stato appoggiata dall’invasione comunista. Il tutto favorito dall’arrendevolezza – se non dalla complicità – del governo traditore di Washington.


Matzko tiene a sottolineare che il panico in luoghi come Claxton si spense in pochi giorni; le tracce di quanto accadde nell’estate 1963, però, restarono a lungo. Per tutti gli anni ‘60 continuò a circolare una cartina prodotta da un gruppo di fondamentalisti protestanti che mostrava i confini che avrebbe assunto lo “Stato comunista nero” del Sud. Il volantino chiedeva ai conservatori di agire senza indugi, perché altrimenti “dieci milioni di bianchi saranno cacciati da casa per far spazio ai comunisti sovietici neri!” Potete vedere la cartina qui. Matzko ne ha trovato copia nel fondo archivistico Carl McIntire del Princeton Theological Seminary.





L’estate successiva alle voci sull’operazione Water Moccasin, cioè nel 1964, il partito repubblicano scelse il suo candidato alle presidenziali: Barry Goldwater Jr. Fra le tante cose, Goldwater, ampiamente accreditato come uno dei padri del populismo americano contemporaneo, fu anche un politico che comprese prima di tutti gli altri la rilevanza dell’uso politico del cospirazionismo, in specie di quello ufologico. Non solo Goldwater ripeté più volte la sua convinzione che il governo - come per altre cose - ci nascondesse la verità sul fenomeno, ma ebbe stretti rapporti con il NICAP, una delle principali associazioni ufologiche americane di quegli anni, della quale probabilmente contribuì ad accentuare la tendenza a continue campagne pubbliche pro-UFO rivolte alle autorità governative.


James Utt, che come abbiamo visto fu un ampio sostenitore delle voci sull’Operazione Moccasin, per tutti gli anni ‘60 continuò a sostenere la necessità che gli Stati Uniti uscissero dall’ONU, (che a suo dire era intenzionata a prendere il controllo del pianeta per conto dei comunisti); fu anche un sostenitore acceso della candidatura di Goldwater, fin dall’inizio.


Conseguenza interessante dell'ondata di voci: le dicerie dilaganti sull’Operazione Water Moccasin attirarono subito l’attenzione degli scienziati sociali. Nel 1965 vi fece ampio riferimento Richard Hofstadter nel suo The Paranoid Style in American Politics (uno stile comunicativo sul quale Donald Trump, secondo uno studio, si sarebbe largamente basato). Nel 1966 il sociologo Tamotsu Shibutani, che fu tra i primi a lanciare gli studi moderni sulle dicerie con il volume Improvised News: A Sociological Study of Rumor, menzionò le voci sull’Operazione Water Mocassin come uno dei suoi casi esemplari.


Per Matzko, nel 1963 relativamente pochi conservatori credevano sul serio che soldati cubano-sino-africano-sovietici stessero per costituire una propria enclave nel cuore del Sud degli USA con conseguenti arresti e deportazioni di massa. Quasi tutti, però, temevano le conseguenze della fine della segregazione razziale. Allo stesso modo, nell’America odierna in tanti vedono con orrore l’immigrazione dai Paesi dell’America centrale, soprattutto lungo gli Stati al confine con il Messico (Texas, Arizona, ecc): un sentimento che politici come Donald Trump hanno ampiamente sfruttato. Matzko ne trae una conclusione amara:


Ancor oggi, i politici sono restii ad alienarsi anche soltanto una piccola parte della propria base, in specie quando quel segmento è particolarmente motivato e chiassoso. È più facile cercare una via di mezzo, assecondando quella frangia senza aderire in modo formale a una teoria cospirazionista. Solo di rado il coraggio è una virtù dei politici.

Insomma: le storie del 1963 sugli “africani scalzi” hanno ancora molto da dirci.


Immagine in evidenza: il primo ministro cubano Fidel Castro e il primo ministro e segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, Nikita Chruščëv, salutano la folla durante la parata del 1° maggio 1963 a Mosca.



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