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Rapine al peperoncino?



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

La sera del 3 novembre la polizia di Hamilton, nell’Ontario (una delle maggiori città del Canada e grande centro industriale), è stata costretta ad emettere un comunicato nel tentativo di riportare la calma fra gli abitanti.

Nelle 24 ore precedenti, infatti, si era diffusa la voce secondo cui alcuni malintenzionati, con la scusa di vendere cioccolatini porta a porta, ne approfittavano per spruzzare spray al peperoncino in faccia agli ignari cittadini. Le forze dell’ordine avevano ricevuto circa trentacinque telefonate - solo la punta dell’iceberg, probabilmente - da parte di persone che, allarmate, avevano sentito dire che nei loro dintorni erano arrivati i fantomatici criminali.

In realtà, non si era verificato nemmeno un episodio del genere, e le indagini avevano ricondotto tutto a una falsa notizia postata da un utente, poi trasmessa via social e di bocca in bocca. Era bastato un solo messaggio, postato da un privato cittadino, per innescare un panico di breve durata ma di notevole.

La commissaria Krista-Lee Ernst ha confermato che nel giro di poche ore il messaggio è dilagato su tutti i social e in diverse parti del Paese. In effetti, ha comunque fatto notare, può darsi che una campagna di vendita porta a porta in corso nella zona abbia interagito con la condizione ansiosa nella quale molti si trovano a causa della pandemia. Questa miscela avrebbe provocato il “botto”.

La conferma della natura interamente psicogena delle voci sui venditori di cioccolatini-rapinatori è giunta nelle stesse ore anche dalla Polizia Regionale di Peel, un centro parte della Grande Toronto: in un video, il commissario Akhil Mooken ha smentito voci analoghe diffusesi nella zona di sua competenza. Anche in questo caso, non si era verificato nessun episodio del genere.

Le voci canadesi sulle rapine al peperoncino sono soltanto l’ultimo esempio di una tradizione ultrasecolare: quella delle leggende sui malviventi che, per raggiungere i loro scopi sinistri, usano mezzi straordinari o ambigui. In questo caso, tutto si gioca sull'ambiguità dell’elemento offerto (i normalissimi, familiari cioccolatini da vendere, che poco dopo saranno seguiti dallo spray urticante). In altre leggende metropolitane, il mezzo può essere più fantastico, l’attenzione si sposta sull’eccezionalità del sistema usato per colpire, ossia sulla dimensione tecnica dell’azione.

Sotto questo profilo, l’esempio classico è costituito dal mito delle rapine con l’ipnosi, già ben presente all’inizio del Ventesimo secolo. Quest’anno, in piena pandemia da Covid-19, in varie parti del mondo si è diffusa la leggenda delle rapine al cloroformio: i rapinatori girerebbero casa per casa offrendo mascherine chirurgiche imbevute di questa sostanza. A inizio ottobre, queste dicerie hanno ricevuto una nuova spinta grazie a un garante d’eccezione: Valerio Staffelli, che ha condiviso questo appello sulla sua pagina Facebook:


Attenzione!! Ora sta circolando qualcosa di nuovo. La gente va di porta in porta per distribuire maschere. Dicono che sia una nuova iniziativa del governo locale. Ti chiedono di indossarlo (sic) per vedere se si adatta. È stato spruzzato con sostanze chimiche che ti faranno dormire. Allora, verrai derubato!! NON accettare maschere da estranei. Avverti i tuoi amici, è un momento critico e le persone sono disperate, il crimine aumenterà. Stiamo attenti!

Il celebre inviato di Striscia la notizia ha rimosso la storia quando si è reso conto che si trattava di una bufala, ma lo screenshot del suo post continua a girare indisturbato su WhatsApp e altri social.

Una tradizione, quella delle rapine al cloroformio, che ha una lunga storia: nella seconda metà dell’Ottocento si scatenò un vero e proprio panico nei confronti di quel nuovo mezzo, e in particolare per un suo temuto impiego contro le donne (i timori andavano a intersecarsi con un altro grande mito, quello della tratta delle bianche). Un esempio fra i tanti: nel maggio 1870, diversi giornali pubblicarono il resoconto di uno strano tentativo di rapina avvenuto a Londra. Un uomo, che viaggiava sul treno con due signori "dall'aspetto rispettabile", aveva accettato una presa di tabacco gentilmente offerta da uno di questi (erano gli anni della grande diffusione del tabacco da fiuto). Subito, però, aveva cominciato a sentire la testa pesante e aveva avvertito una strana sensazione. Giunto alla sua fermata, scese dal treno e trovò accoglienza in casa di un amico, dove cadde incosciente per diverse ore. La storia è stata studiata dal folklorista Simon Young, specializzato in folklore dell’epoca vittoriana.

I presunti nuovi mezzi impiegati da ladri e malfattori, protagonisti indiscussi delle leggende metropolitane a tema criminale, sono praticamente infiniti: carte da visita o campioncini di profumo imbevuti di droga (la famosa burundanga o scopolamina), anelli con aghi che iniettano sostanze soporifere con le strette di mano, portachiavi con microchip che tracciano i movimenti delle potenziali vittime, manichini di bambini per indurre i guidatori (e ancor più le guidatrici) a fermare le auto, lanci di uova che produrrebbero, mescolandosi al liquido dei tergicristalli una miscela impossibile da mandar via e costringerebbero gli autisti a fermarsi, delinquenti sanguinari che si apposterebbero sotto i vani delle auto per tagliare le caviglie dei malcapitati, gas immessi nelle case per rendere più profondo il sonno dei proprietari...

Una fra le voci più curiose, forse, è quella delle narco-rapine del Sudafrica: i criminali renderebbero incoscienti le proprie vittime lanciando in casa, dalle finestre aperte, vecchi CD dati alle fiamme. I fumi prodotti dalla combustione dei compact disc avrebbero un effetto soporifero...


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