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In Francia, epidemia di mutilazioni di cavalli



Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo


L’estate del 2019, in Italia, è stata l’estate di Samara (andate a rileggervi questo, questo e questo). Quella del 2020 in Francia sarà senza dubbio ricordata come l’estate dei cavalli mutilati. Si tratta di un fenomeno che ha visto diversi - terribili - episodi di ferite su questi animali. A questi casi si sono sovrapposti, però, decine di voci, congetture, interpretazioni collettive del fenomeno che sfiorano il leggendario.


Si tratta, comunque, di un fenomeno che è cresciuto gradualmente. Era dalla metà di febbraio, infatti, che le prime notizie e le ipotesi sugli episodi avevano cominciato ad accumularsi. L’evoluzione è stata lenta per tutta la primavera, poi sempre più rapida in estate: gli allevatori di equini, soprattutto di cavalli (ma anche asini e altri animali), si sono accorti di un fatto drammatico, incomprensibile. In estate il fenomeno si è trasformato in vero panico, con proprietari e amministratori locali concentrati in modo ossessivo su queste vicende.


Questa, in pratica, la vicenda: decine e decine di animali sono stati trovati uccisi, feriti, di solito mutilati o con segni di colpi inferti - almeno in apparenza - con corpi taglienti. Occhi cavati, genitali e altri organi lacerati o asportati, spesso anche una o entrambe le orecchie mozzate.


Le ferite hanno lasciato fin dal primo momento sconcertati gli allevatori. Non si capiva perché e chi potesse agire in questo modo. Già, perché agli occhi dei proprietari quasi subito è sembrato chiaro che dietro quelle sofferenze atroci ci fosse un’azione malvagia e coordinata, voluta da qualcuno in maniera sistematica per scopi oscuri, osceni, indicibili.



Le mutilazioni di bestiame negli anni ‘70


I panici da mutilazioni di animali non sono certo una novità dell’estate 2020. Il loro mito nasce nella prima metà degli anni ‘70 e nelle grandi pianure degli Stati Uniti, dove gli allevamenti di bovini e di equini hanno dimensioni con pochi paragoni. Da allora, anche senza raggiungere quella frenesia collettiva, paure di questo genere sono riapparse in diverse aree del mondo.


Al caso si interessò anche l’FBI, le cui indagini si conclusero nel 1979. Parte dei documenti sono stati presentati da Paolo Toselli in un un capitolo del suo volume FBI Operazione UFO (Armenia, 1996). Gran parte degli eventi erano riconducibili all’azione di predatori, scambiate per atti compiuti da esseri umani. Intorno al fenomeno, però, sorse una gran quantità di ipotesi alternative. Sono queste interpretazioni, più o meno implausibili, ad aver dato origine a un universo di voci e leggende la cui analisi richiederebbe volumi interi: alieni spietati, progetti governativi segreti, culti satanici e, in tempi più recenti, gli attacchi di una delle figure del folklore centroamericano recente, il mostruoso chupacabra


Il tutto, con ampio corredo di avvistamenti UFO sugli allevamenti e, non dimentichiamolo, con la nascita del sotto-mito degli “elicotteri neri privi di contrassegni d’identificazione”, che, apparso proprio in relazione alle mutilazioni animali, è poi diventato parte del mito ufologico e del cospirazionismo.


Malgrado i numerosi episodi segnalati via via in più Paesi, specie in Gran Bretagna, nell’Europa continentale il panico per le mutilazioni non aveva mai attecchito. Quest’estate il quadro è cambiato di colpo. La situazione in Francia è tuttora in movimento; sarà possibile misurarne l’entità solo a posteriori, ma dal nostro monitoraggio quotidiano è chiaro che il fenomeno ha raggiunto dimensioni ragguardevoli.


Ci limitiamo a fissare alcuni punti chiave, soprattutto per ciò che concerne le novità più recenti.



Alcuni numeri


Impossibile, e anche pedante, fare conti precisi su quanti episodi si siano verificati finora. A parte il numero altissimo di voci su attacchi in realtà mai avvenuti, secondo una prima verifica compiuta dal quotidiano Ouest-France, i casi avvenuti quest’anno sarebbero circa 55. Buona parte di questi sarebbero accaduti a luglio e agosto, con una curva in netta ascesa nelle ultime settimane, a riprova della natura “epidemica” del fenomeno. Anche la distribuzione geografica è interessante: i dipartimenti maggiormente interessati sono quelli atlantici e settentrionali. Al sud e verso l’Italia la situazione appare più tranquilla.


Il 30 agosto, Libération ha stilato per il suo servizio “CheckNews” un vero e proprio catalogo (con circa 36 casi, un numero inferiore a quello di Ouest-France). Gli episodi erano divisi in tre categorie: “mutilazioni”, “casi dubbi” e “dicerie”; la qual cosa implica, quanto meno, che secondo il quotidiano sia possibile tracciare una linea di separazione abbastanza netta fra le tre tipologie. Già il 5 settembre, però, sono comparsi altri dati, stavolta ad opera del settimanale L’Express, che indicano cifre complessive assai superiori. Nei dipartimenti più colpiti (Vandea, Somme, Ain, Giura, ecc.) ci sarebbero oltre trenta casi. Soltanto nel FInistère, nella notte fra il 3 e il 4 settembre le forze dell’ordine avrebbero ricevuto 40 chiamate! Una mappa prodotta in rete localizza addirittura 107 episodi nel corso dell’anno, (gran parte dei quali avvenuti in estate).


Infine, nel pomeriggio del 7 settembre, il ministro degli interni, Gérald Darmanin, ha dichiarato che le inchieste aperte riguardo alle mutilazioni sono salite a 153, e che le segnalazioni giungono ormai dall'intero territorio nazionale…


Messi in fila, questi tentativi di misurazione puntano in una direzione ben precisa: un fenomeno sociale di vaste proporzioni, la cui complessiva natura psicogena pare, per il suo stesso andamento e per la mancata individuazione di una causa unitaria, plausibile.



Il problema assume rilievo politico nazionale


I fattori che dopo Ferragosto hanno portato a un aumento dei casi potrebbero essere due.


Il primo, il 25 agosto, è rappresentato dai toni preoccupatissimi usati dal ministro dell’Agricoltura, Julien Denormandie - un uomo a capo di un dicastero il cui rilievo politico in Francia è assai superiore al nostro. Davanti all’accumularsi ormai quotidiano delle segnalazioni e degli allarmi, Denormandie scriveva su Twitter:


A fronte dell’ondata ignobile di mutilazioni di cavalli sono in corso diverse indagini. Queste sevizie crudeli sono intollerabili. Il mio ministero si mobilita, insieme alla Brigata nazionale per le indagini veterinarie e fitosanitarie.

L’allarme era accompagnato dalla riproduzione di un avviso lanciato dalla Gendarmeria a tutti gli allevatori francesi. L’avviso, redatto in toni assai seri, contiene una richiesta di applicazione immediata di varie misure di sorveglianza e di sicurezza.


Il secondo fattore precipitante potrebbe essere stata la comparsa del solo elemento che finora abbia assegnato un volto - nel senso più stretto che si possa immaginare - ai misteriosi mutilatori. La sera del 24 agosto, nel dipartimento della Yonne, un agricoltore aveva chiamato la Gendarmeria dicendo di aver sorpreso due uomini nella sua stalla intenti a torturare i cavalli con armi da taglio (con cui avevano lievemente ferito anche lui). In seguito a questo “incontro ravvicinato”, il 27 le forze dell’ordine diffondevano l’identikit di uno dei presunti assalitori. In un istante quell’immagine faceva il giro della Francia.


Dopo una decina di giorni l'identikit ha fruttato il fermo di un pregiudicato di 50 anni, abitante nella zona, già processato per reati di droga. La posizione di quest'uomo, le cui motivazioni per l'attacco e il ferimento dell'allevatore mentre scriviamo non appaiono chiare e che non avrebbe nulla a che vedere col mondo dei cavalli, è adesso al vaglio degli inquirenti. Era già stato coinvolto, in passato, in sevizie contro animali compiute in Germania, compresi atti di zoofilia.


Ecco dunque che il Male almeno in un caso ha assunto un volto preciso: quello di un criminale con precedenti specifici. Naturalmente, occorrerà attendere, anche in questo caso così peculiare, gli sviluppi delle indagini giudiziarie.


Ad ogni modo, è proprio dopo questi due eventi mediatici che la spirale è andata avviluppandosi.


Allo stato attuale, una delle cose che più colpisce è il bisogno di far rete delle comunità locali e dei gruppi sociali coinvolti. La paura che vi si scorge è multiforme: timori per la sorte degli animali, per l’apparente incomprensibilità delle azioni, paura dell’isolamento sia da parte delle autorità, sia da parte degli appassionati di turismo ippico, cioè del pubblico che di solito affolla le scuderie.


Fra le persone dotate di maggior capacità analitica ci sono però anche altre preoccupazioni, e cioè quelle per le conseguenze che potrebbero derivare dal panico generalizzato. Parlando a La Nouvelle République, un veterinario (che è anche allevatore di cavalli nel dipartimento dell’Indre) ha invitato alla prudenza. Negli ultimi anni quest’uomo ha subito quattro attacchi contro puledri, uccisi e con un orecchio mozzato. Eppure costui, al contrario di altri, non ha mai presentato denuncia. Negli eventi, infatti, non ha scorto nessun senso e nessuna logica che potrebbero indicare un intervento umano:


Fra tutto, non dimentichiamoci che un cavallo può ferirsi da solo, ad esempio con il filo spinato.

Insomma, potrebbe essersi trattato di fatti casuali, di ferite dovute a cause diverse fra loro, senza nessun “agente misterioso” dietro.


In maniera simile, la proprietaria di un altro centro per l’equitazione ha parlato di un’eco sproporzionata rispetto all’evidenza e di una serie di “supposizioni fantasiose”: in rete, dice, si vede di tutto, compresi i numeri delle targhe automobilistiche dei presunti colpevoli...


Da un lato, dunque, c’è un invito alla prudenza a fronte del panico, dall’altro, però, c’è una forte necessità di raggrupparsi e di far fronte alla paura, in qualsiasi modo stiano le cose. Un’altra proprietaria di cavalli dell’Indre, non a caso, ha creato un gruppo Facebook, ma un gruppo chiuso, in cui si entra soltanto dopo attento vaglio: vogliamo evitare di sentirci isolati, ha dichiarato; ma - conclude La Nouvelle République sempre parlando di lei, questa donna “rifiuta il sensazionalismo e ricorda le decine di casi non confermati, che alimentano la paura”. Questa è la reazione, chiamiamola così, “a mezza strada” fra lo scetticismo totale e il vigilantismo più estremo.


Mentre scriviamo, il fenomeno è caratterizzato da un duplice aspetto: nella prima parte dell’estate, anche sulla base di una fortissima copertura da parte dei media mainstream, si era accumulata qualche decine di episodi di ritrovamenti di equidi uccisi o feriti. Qualsiasi ne fosse la causa, questi eventi, rilevati con cura crescente, si erano verificati davvero: gli animali mutilati e uccisi da un qualche agente esterno, in quella fase, c’erano sul serio. Da qui, però, è insorto un vero panico nazionale poi estesosi ad alcune parti della Svizzera e del Belgio. Nel frattempo, peraltro, gli eventi francesi erano già stati collegati a un piccolo nucleo di episodi analoghi avvenuti nella prima metà dell’anno in Germania.

Il bisogno di proteggersi


Aggiungiamo un ultimo elemento: la paura degli allevatori e dei proprietari francesi di cavalli ha un carattere fortemente “rurale”. Come in altre occasioni, la minaccia agli animali si è trasformata in una minaccia alla stessa ragion d’essere della campagna e al rapporto strettissimo della sua gente con gli animali. La Gendarmeria, che, come da noi i Carabinieri, svolge il suo lavoro in primo luogo nei piccoli centri urbani e fra i campi, ha colto rapidamente il pericolo di un’involuzione del quadro sociale. Ha preso sul serio le denunce e le paure e se n’è fatta carico con una forte, diffusa opera di sorveglianza, sia pur senza compromettersi con dichiarazioni azzardate. Il clima di terrore contro cui le forze dell’ordine devono combattere è testimoniato, ad esempio, da questa intervista rilasciata all’emittente Europe 1 da un allevatore aggredito una notte, in una stalla, da due sconosciuti.


Le autorità, quindi, stanno di sicuro agendo con determinazione. Lo scopo è di evitare che i fenomeni di vigilantismo che si sono manifestati dalla prima metà di agosto soprattutto nell’ovest francese possano trasformarsi in azioni dannose verso le cose e le persone. E, in effetti, i motivi di allarme ci sono. Nella notte fra sabato 29 e domenica 30 agosto alcuni allevatori armati di taglierini e di una pistola a piombini hanno fermato un’auto con a bordo due donne che si spostava fra alcune località rurali del Finistère. Le due hanno presentato denuncia per minacce e sequestro di persona. Pochi giorni dopo il fatto, due persone sono state convocate al Tribunale di Quimper perché accusate di aver preso parte al blocco stradale. Qualcuno giunge a ostentare fucili da caccia. L'atmosfera di pericolosa angoscia in cui agiscono allevatori che di notte cercano gli “attaccanti imprendibili” è ben illustrata in questo articolo pubblicato il 4 settembre.


Un punto della situazione è stato fatto dalla Gendarmeria il 2 settembre. Secondo un comunicato dei militari diffuso da France Presse, le modalità delle ferite presenti sugli animali sarebbero raggruppabili in poche tipologie: le più ricorrenti consistono nel taglio delle orecchie, ma ci sono sia la mutilazione dei genitali, sia tagli fatti con vari generi di oggetti taglienti. Oltre che impedire che la situazione degeneri, l’altra priorità dei gendarmi è individuare gli autori dei gesti:


Circa le motivazioni […] viene considerato tutto: una challenge su Internet, qualche deriva settaria, l’emulazione, l’odio per gli equini, riti satanici. Il Miviludes (organo interministeriale per la lotta alle sette, NdR), che collabora alle indagini, non ha rilevato evidenze di riti satanici, ma […] la cosa non è ancora scartata. Ogni episodio è occasione per uno studio approfondito (esami veterinari, autopsie, analisi), per raccogliere ogni indizio.

A quanto si sa, in realtà il Miviludes seguirebbe ormai da marzo, ossia da ben prima dell’ondata, la pista dei rituali satanici (almeno per quanto riguarda i precedenti, più sporadici casi di mutilazioni). Ad oggi, tuttavia, non si sono trovati riscontri di rilievo per corroborare questa ipotesi. Negli ultimi anni infatti le segnalazioni su culti satanisti che potrebbero aver imboccato derive violente in Francia sono state rarissime. È vero che in alcuni culti presenti in Francia - come in certi riti della religione vudù - in qualche occasione sono stati riscontrati riti sacrificali con animali, le specie coinvolte erano sempre di piccola taglia. Mai, finora, sono emersi casi di violenze compiute da culti su animali come quelli oggi di cui si discute, ossia su equini.


Il 6 settembre, intervistato da Libération, il generale Jacques Diacono, capo dell'Ufficio per la lotta ai reati ambientali e contro la salute pubblica, ha detto con chiarezza che gran parte dei casi è già stata ricondotta ad alcuni grandi gruppi:

1) morti per cause naturali;

2) morti per azioni di animali predatori che si cibano di carogne, in particolare delle parti molli di esse (occhi, orecchie, genitali);

3) una parte di morti (20-25% del totale) dovuta senz'altro ad azioni umane la cui motivazione rimane ignota, ma per la quale l'effetto imitativo pare giocare un ruolo importante.


Per questo ultimo quarto di casi, il gen. DIacono ha aggiunto che due fra le ipotesi formulate (truffe inscenate dagli stessi allevatori per riscuotere i premi assicurativi, azioni di culti satanisti) al momento non hanno trovato alcun riscontro.


Elementi fantastici e leggendari


Dai primi di settembre in questo clima da vertigine si è inserita un’ulteriore complicazione. La sera del primo del mese, in Bretagna, diverse persone hanno visto uno strano drone sorvolare alcuni allevamenti di cavalli e rimanere immobile direttamente sopra alcuni animali. Era bianco, con fasci di luce rossa. La Gendarmeria confermava di aver ricevuto diverse segnalazioni e di avere aperto un’indagine. Un altro drone minaccioso legato alle mutilazioni è descritto qui, ed altri ancora qui. Anche il cielo, dunque, si è fatto minaccioso.


D’altro canto, anche i “buoni” in questa saga dispongono di mezzi moderni che proteggono dall’altro: elicotteri e droni di sorveglianza sono stati dispiegati dalla Gendarmeria per ordine della magistratura perlomeno nella zona di Limoges. Altri elicotteri agiscono in altri dipartimenti.


Non è certo questo il primo segnale che indica come il fascino per i droni moderni stia in parte sovrapponendosi all’immaginario UFO, fino, in certi casi, a scalzarlo. Del resto, già nelle pianure americane degli anni ‘70, il leitmotiv era quello: oltre che al satanismo e alle sette, la paura per le mutilazioni dei bovini chiamava in causa la malvagità di freddi gruppi di vivisezionatori alieni coi loro velivoli.


E dunque, la notte del 6, ecco una caccia all’uomo nella Cote d’Or, condotta con elicottero, cani e quaranta gendarmi, alla ricerca di due individui scorti da un agricoltore nella sua stalla, dopo che dalla finestra l’uomo aveva visto dei “lampi”.


Anche in Francia è pensabile uno slittamento verso interpretazioni estreme come quelle americane?


Del resto, in modo del tutto incongruo, Libération il 3 settembre aveva sostenuto che un caso di mutilazione avvenuto nel gennaio 2014 nella Loira era stato sospettato di aver origine "satanica", perché compiuto alla vigilia di San Vinebaldo, che secondo un presunto calendario dei adoratori del diavolo prevederebbe sacrifici animali. In realtà, quest'idea sembra essere molto più diffusa tra i circoli antisatanisti che tra coloro che vorrebbero combattere: sembra, di fatto, trattarsi di un'invenzione di fine anni '80. Nessun satanista si è mai interessato ad un santo come Vinebaldo, pressoché sconosciuto agli stessi cattolici romani e la cui ricorrenza non si celebra nemmeno nel giorno segnalato da Libération... Ad agosto 2020, invece, mesi dopo che un allevatore della Aisne aveva trovato una puledra mutilata della vulva, sempre per Libération ecco arrivare per posta ritagli di giornale su altre mutilazioni insieme a un biglietto che alludeva alla fine del mondo e alla necessità di "sacrifici".


Ma non è finita qui. Mentre alcune voci accusavano i neopagani francesi (qui una loro replica), la generale comunanza con il più vasto timore dei rapimenti ad opera di entità maligne (gestori del traffico di donne, di bambini, di organi…) ha fatto sì che ai primi di settembre comparissero nel nuovo mito elementi di leggende precedenti. Ecco quindi saltar fuori numerose voci sulla presenza di camion frigoriferi neri, di furgoni bianchi e di altri veicoli misteriosi, di solito considerati mezzi per portare via gli animali, o in alternativa, come contenitori-tana degli attaccanti misteriosi.


L’edizione francese dell’Huffington Post è un riassunto delle voci più hard attualmente in circolazione, e delle varie motivazioni dietro agli attacchi finora ipotizzate: sfide giovanili lanciate sui social (ma di cui non c'è traccia), rituali esoterici, vendetta nel mondo delle scommesse ippiche (un settore fortemente danneggiato dal coronavirus, e che ha comportato molti licenziamenti e chiusure di attività negli ultimi mesi), incidenti di caccia (le orecchie e gli altri organi sarebbero stati asportati per rimuovere le pallottole e cancellare le prove di un’attività clandestina di questo tipo), manovra di "distrazione" messa in atto dalla malavita per occultare attività illegali di altro tipo, traffici internazionali...


L’inchiesta verte sulla possibilità che gli autori conoscano bene gli animali, cosa accreditata dall’efficienza con la quale gli organi, in certi casi, sono stati prelevati. Un lavoro degno di chirurghi, e, magari, anche di veterinari.
Ciò potrebbe significare che un gruppo organizzato agisce dietro le mutilazioni… Per fornire organi o tessuti a un’organizzazione mafiosa? Per tentare di individuare malattie negli allevamenti di bestiame francesi? Per produrre siero antilinfocitario, che serve per evitare il rigetto dei trapianti nell’uomo, e che è prodotto da sangue di cavallo? Dietro questa serie di episodi francesi potrebbero esserci in realtà veterinari venduti al servizio di un qualche tipo di traffico internazionale.

Nel frattempo, però, il 6 settembre, la stampa ha cominciato a riferire l'esito dei primi risultati di varie autopsie fatte su cavalli uccisi in Bretagna. Non risulta alcun segno di azione umana: almeno quei cavalli sarebbero stati vittime di attacchi di animali predatori di varie specie. Il 7, invece, un uomo di Alès ha confessato di essersi inventato un'aggressione di mutilatori di cavalli soltanto per attirare su di sè, l'attenzione dell'ex-compagna.


La paura si estende oltre la Francia


Il panico ha ormai assunto proporzioni tali che timori e casi isolati si sono inevitabilmente trasmessi ad altre parti dell’Europa occidentale. Dapprima la stampa francese aveva cominciato a notare che in alcune parti della Germania (Bassa Baviera, Palatinato) in luglio si erano registrate uccisioni di cavalli con mutilazioni ai genitali. Tempo dopo, e assai di più che per la Germania, mano a mano che la situazione in Francia precipitava, il panico si diffondeva in altri Paesi di lingua francese.


Nel Belgio vallone da fine agosto sarebbero comparsi ormai diversi casi relativi a cavalli, mucche e montoni (potete leggerne qui , qui e qui) mescolati - anche qui! - a voci di ogni genere. Subito dopo, da alcuni cantoni francofoni svizzeri confinanti con il Giura francese, gli allevatori hanno cominciato a riportare in patria i cavalli tenuti a pensione oltre Lemano, ossia in Francia. Si direbbe tuttavia che al momento nella Confederazione le mutilazioni non si siano manifestate.


A tutt’oggi siamo ben distanti dal poter trarre conclusioni. Gli elementi mitopoietici, leggendari, il dilagare delle voci e della paura, i legami con credenze preesistenti ci sono tutti. Ciò detto, non ce la sentiamo di escludere che vengano commesse anche azioni “reali”, di origine socialmente deviante, magari precipitate da meccanismi di imitazione. Potrebbe esservi coinvolto, ad esempio, qualche soggetto sociopatico con tendenze sadiche.


Vi terremo accuratamente aggiornati.


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